Sunday, June 13, 2010

Giovani violenti: ma la tv è senza limiti


Calci e pugni per avere messo gli occhi su un giovane italiano e andare a braccetto con lui. E’ la punizione che 4 ragazzine tra i 15 e i 17 anni hanno inflitto a una loro compagna di scuola marocchina in Piemonte. Viceversa in Veneto un alunno marocchino di 16 anni colpisce un 13enne al culmine di una lite, dopo averlo accusato di aver danneggiato un cartellone in aula, con una coltellata ferendolo all’avambraccio.
La notizia dura un giorno, nulla più. Si legge, si ascolta, ci si meraviglia e poi basta. Ci si meraviglia? Ma di cosa? Nei reality tv la media è di un’aggressione ogni minuto. Siamo assuefatti ormai, de-sensibili a causa dei continui messaggi negativi dei media.
Uno studio della Brigham Young University, un ateneo statunitense, rivela che i reality sono molto più violenti e aggressivi delle altre trasmissioni tv. Dal confronto di cinque reality show e cinque trasmissioni tv, viste in Gran Bretagna e Stati Uniti, si è visto che nel primo gruppo c’erano ogni ora 52 atti di aggressione, rispetto ai 33 dei programmi non reality. Uno ogni minuto. The Apprentice, il reality sul mondo del lavoro, è ampiamente sopra la media con 85 atti di aggressione verbale o relazionale. E ha ulteriormente dimostrato (se qualcuno aveva ancora dubbi) che nei reality di vero c’è ben poco: metà delle aggressioni sono, infatti, scatenate con strategie e tecniche precise dai produttori. Una meschinità, aggiunge lo studio, che ha come effetto il contagio degli spettatori.
Ha creato autentico panico un falso mediatico degno di Orson Welles nella repubblica caucasica della Georgia della Imedi Tv, un’emittente privata, che ha interrotto la programmazione per annunciare, usando immagini di repertorio, che i carri armati russi avevano nuovamente invaso il Paese.
Non era vero niente e lo scherzo ha suscitato reazioni critiche e polemiche, anche in Russia. Ma l’allarme si è subito diffuso a macchia d’olio, ed è stato solo allora che il conduttore ha abbandonato i toni concitati e ha informato il pubblico che quanto era stato mostrato documentava non quanto stava accadendo veramente, ma quanto potrebbe succedere in un futuro più o meno prossimo.
Il programma ha scatenato reazioni di panico simili a quelle suscitate dal famoso falso documentario radiofonico di Orson Welles del 1938 sull’invasione degli alieni, con deboli di cuore che si sono sentiti male, svenimenti, centralini della polizia in tilt e cellulari fuori uso per un sovraccarico della rete.
Il conduttore di Imedi Tv, all’inizio del programma, aveva accennato di sfuggita a eventi possibili, ma nessuno ci ha fatto caso. E cosi, quando è stato detto che i russi erano alle porte della capitale Tbilisi e che il presidente Mickhail Saakashvili era morto si è scatenato il finimondo.
Le notizie erano corredate dalle immagini autentiche di mezzi militari russi che stavano avanzando ma si trattava di filmati della guerra di due anni fa, quando le forze armate di Mosca avevano invaso veramente il Paese dopo l’intervento georgiano contro l’Ossezia del Sud, territorio ribelle proclamatosi indipendente.
Le autorità georgiane non hanno gradito la messa in scena e il portavoce della presidenza della Repubblica ha definito il programma un pessimo esempio di giornalismo.
Ma non basta: polemiche anche in Francia su Il gioco della morte, un documentario dove i concorrenti di un (finto) reality show infliggono torture (finte, ma i concorrenti non lo sanno) agli altri giocatori. In onda mercoledì su France 2, il film ha riaperto il dibattito sui limiti del piccolo schermo.
Forse occorre darci una regolata (in tv e non solo), contribuirebbe ad avere meno violenza nella vita.

Daniele Damele

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