Sunday, March 07, 2010

Tutelare sempre i bambini on line


Il gruppo su facebook contro i bambini down è stato oscurato e il responsabile individuato. Non si trattava, quindi, di quel fenomeno che esiste online chiamato "troll", ossia una finta provocazione con lo scopo di sminuire il valore di una comunità virtuale.
Ancora una volta la polizia postale ha attuato uno straordinario lavoro. Mi permetto invitare a non sottovalutare certi comportamenti perché anche se molte voci si sono alzate, indignate, si tratta di un segnale di allarme che non deve essere banalizzato né sottovalutato. E' vero che sulla rete circola tutto e il contrario di tutto, ma proprio per questo non è tollerabile che il disprezzo della dignità della persona umana si esprima senza conseguenze: non si tratta di ragazzate, non sono atti goliardici: sono parole indegne di un Paese civile, che non hanno alcun diritto di cittadinanza.
Ciò che fa rimanere male è che il gesto di un singolo giovane sia stato seguito da un così elevato numero di persone. Li ho definiti idioti, confermo la definizione.
L'Autorità Garante per la privacy ha preso atto che il gruppo shock su Facebook contro i bambini down è stato doverosamente e tempestivamente oscurato, ma allo stesso tempo ha “avvertito” i media: anche la foto del neonato con la scritta ingiuriosa sulla fronte, pubblicata da alcune testate, lede la dignità della persona. Nello spazio utilizzato dal gruppo appariva anche la foto di un neonato con una scritta ingiuriosa sulla fronte. L'immagine è stata ripresa da alcune testate, seppur in un contesto di generale riprovazione di quanto accaduto, senza l'adozione di accorgimenti che la rendessero anonima. Perché i mezzi di informazione che intendono documentare questo grave episodio, siano essi agenzie di stampa, giornali, quotidiani on line, tg, ma anche gruppi attivi su internet, non pensano che sia necessario rendere irriconoscibile il bambino oggetto dello sfregio, avendo l'accortezza di oscurarne adeguatamente il volto.
Questa non è censura, vivaddio, ma rispetto dei principi sanciti da varie norme come il Codice deontologico dei giornalisti e la Carta di Treviso, in particolare quando si tratta di dare notizie riguardanti minorenni e persone affette da problemi di salute.
Basta poco…

Daniele Damele

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