Saturday, February 13, 2010

Decreto Romani: norme a tutela dei bambini



















Il decreto Romani su tv e internet prevede importanti norme in materia di tutela dei minori. Si parte dal divieto di trasmissione di contenuti porno in tv dalle 7 alle 23, una disciplina molto più restrittiva sul cosiddetto “parental control” per i decoder satellitari e una classificazione dei programmi nocivi per i minori.
Lascia, però esterefatti la quantità di infrazioni al codice sui minori da parte di Sky Italia nel 2009. Attenzione quindi.
Per quanto riguarda internet è prevista l’assimilazione, richiesta dalla direttiva europea, fra reti televisive e chi fa tv su Internet tramite Web casting o live streaming. Chi fa televisione on line deve sottostare alle regole della televisione, tutto il resto non è toccato da questa direttiva con buona pace di chi grida allo scandalo per inesistenti censure alla rete.
I ministeri della Giustizia, dello Sviluppo Economico e dell’Interno stanno, intanto, valutando come vigilare e prevedere meccanismi di prevenzione, perché laddove ci siano profili, ad esempio, di istigazione all’odio, su social network tipo facebook si deve poter intervenire, anche se nessuno immagina di interferire.
D’altronde che il rapporto internet e bambini sia sensibile non lo è da oggi: l'8% di ragazzi italiani tra i 15 e i 17 anni che usa Internet mette in rete proprie foto nudi o sexy. L’allarme arriva dalla ricerca “Sessualità e Internet: i comportamenti dei teenager italiani” realizzata da Ipsos per Save the Children e Adiconsum e presentata a Roma in occasione del Safer Internet Day 2010, giornata europea per la sicurezza in Rete organizzata da InSafe, rete europea di cooperazione per l'uso sicuro di Internet costituita e cofinanziata dalla Commissione europea. Per questo e molto altro occorre diffondere tra i giovani le regole per una corretta navigazione in Rete.
Secondo la ricerca di Save the Children e Adiconsum, ragazzi e ragazze italiane fanno ampio uso di Internet per esprimere e vivere la loro sessualità e rilasciano con relativa facilità i loro dati personali. Tra i comportamenti che gli intervistati dichiarano diffusi tra la propria cerchia di amici, è presente inviare messaggi con riferimento al sesso (43%), inviare dati personali a qualcuno conosciuto on line (43%), guardare video o immagini a sfondo sessuale su internet (41%), ricevere messaggi con riferimento al sesso (41%), dare il proprio numero di telefono a qualcuno conosciuto in Rete (40%) e, non ultimo, tra i più diffusi, avere rapporti intimi con qualcuno conosciuto solo via web (22%).
Anche lo scambio di immagini o video personali a contenuto sessuale sembra essere un fenomeno piuttosto diffuso (fra gli amici) secondo il 22% degli intervistati: percentuale che scende al 17% per i giovanissimi (12-14 anni), ma risale al 25% per i 15-17enni e al 26% per gli over 17. Interessante sottolineare come la percentuale di diffusione sia pari al 14% per lo scambio di immagini proprie di nudo al fine di ricevere regali come ricariche e ricompense in denaro.
La facilità per i ragazzi di accedere alla rete e assimilarne i messaggi pone le istituzioni e la società di fronte a precise e ineludibili responsabilità. Non si tratta di controllare né tantomeno di vietare l'uso di Internet, ma di promuoverne sempre più efficacemente la funzione educativa e di conoscenza consentendo così ai giovani di affrontare con maggiore padronanza le sfide future.
Ma il “grooming”, l’adescamento in rete, deve diventare reato, ciò contro lo sfruttamento e l'abuso sessuale. E poi giochi come “Rapelay” devono non giungere o, comunque, sparire dalla rete. Non si tratta di criminalizzare Internet, anzi, ma di proteggere i minori e responsabilizzare le nuove generazioni ai rischi del web.

Daniele Damele

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