Saturday, January 09, 2010

OCCORRE LEGIFERARE SUL WEB





























Due recenti pronunce, una del tribunale di Roma sulla vertenza tra Mediaset e You Tube per la diffusione delle immagini del Grande Fratello, l’altra della Cassazione che ha annullato la decisione del tribunale di Bergamo favorevole a Pirate Bay, testimoniano l’urgenza di legiferare sul web. Altrimenti le leggi le fanno i giudici.
La Cassazione, dopo avere inquadrato tra le condotte concorrenti nel reato di diffusione di opere coperte dal diritto d’autore quella del titolare di un sito web che indicizza le informazioni che gli vengono dagli utenti, ammette che il sito incriminato debba essere sequestrato. E qui soccorre l’ordinaria disposizione del Codice penale all’articolo 110. Il fatto poi che l’hardware del sito non sia in Italia non esclude la giurisdizione della magistratura italiana, visto che il reato di diffusione in rete dell’opera coperta da diritto d’autore si perfeziona con la messa a disposizione dell’opera in favore dell’utente finale. Nel momento in cui l’utente riceve il file o i file che contengono l’opera si realizza l’illecito, con una parte consistente dell’azione penalmente rilevante che avviene nel territorio nazionale.
La pronuncia si sofferma anche sulla legittimità dell’imposizione ai provider del divieto di accesso ai clienti. Un potere di inibizione riconosciuto all’autorità giudiziaria dagli articoli 14-15 del decreto legislativo n. 70 del 2003 sui servizi della società dell’informazione. Servizi, come quelli dei provider relativamente all’accesso alla rete internet, la cui libera circolazione è garantita, ma nel rispetto della legge sul diritto d’autore. Per ragioni investigative, di prevenzione o individuazione di reati, la libera circolazione può essere cosi compressa da un provvedimento della magistratura.
Decisivo l’articolo 17 del decreto legislativo il quale esclude si un generale obbligo di sorveglianza nel senso che il provider non è tenuto a verificare che i dati che trasmette concretino un’attività illecita, segnatamente in violazione del diritto d’autore, ma, congiuntamente all’obbligo di denunciare l’attività illecita, ove il prestatore del servizio ne sia venuto comunque a conoscenza, e di fornire le informazioni dirette all’identificazione dell’autore dell’attività illecita, contempla che l’autorità giudiziaria possa richiedere al prestatore di tali servizi di impedire l’accesso al contenuto illecito.
Potere che però va esercitato tenendo presente che la circolazione di informazioni sulla rete informatica internet rappresenta pur sempre una forma di espressione e diffusione del pensiero che ricade nella garanzia costituzionale. Libertà sì, ma non di compiere reati e di reati, a partire dalla diffamazione, on line ce ne sono tanti.
L’ordinanza del tribunale di Roma di dicembre 2009, invece, si concentra sulla richiesta di Riti (società controllata da Mediaset) di bloccare la diffusione attraverso You Tube e Google delle immagini della trasmissione Grande Fratello. I provider si erano difesi sostenendo la loro assoluta irresponsabilità, tenuto conto che si limiterebbero a mettere a disposizione gli spazi web sui quali gli utenti gestirebbero i contenuti da loro stessi caricati.
Il Tribunale ha, quindi, sottolineato come sia Google sia You Tube si sono dotati di regole per intervenire sui contenuti, impedendo la diffusione di immagini e video pedopornografici. Inoltre gli stessi protocolli prevedono l’accettazione dell’utente di ogni aggiornamento deciso da You Tube, il diritto di controllare i contributi, l’assoluta discrezionalità nell’interrompere in maniera temporanea o permanente la fornitura del servizio.
Facendo ricorso allo stesso decreto legislativo n. 70 del 2003, il tribunale romano ammette l’assenza di un obbligo generale di sorveglianza ma, quando il provider non si limita ad assicurare una connessione alla rete, ma offre servizi aggiuntivi, esiste una responsabilità se è consapevole della presenza di materiale sospetto e si astenga dall’accettarne la illiceità e dal rimuoverlo.
Adesso tocca al Parlamento fare la sua parte.

Daniele Damele

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