Saturday, October 10, 2009

SABATO 10 OTTOBRE: GIORNATA MONDIALE CONTRO LA PENA DI MORTE


Sabato 10 ottobre, si è celebrata la giornata mondiale contro la pena di morte. Non è stato dato molto risalto a questo appuntamento e ciò è un vero peccato. Eppure dovremo essere ben orgogliosi di non lasciar passare sotto silenzio una vittoria storica dell'Italia. La sospensione della pena di morte votata lo scorso anno all'Onu da 104 Paesi fu, infatti, un successo dell'Italia e del mondo intero. Si pensi che nel 2007 gli Stati avevano decretato ben 5.628 morti mentre in realtà nessuno Stato può arrogarsi il diritto di decidere sulla vita delle persone. Nella sola Cina le decapitazioni sono state oltre 5 mila nel 2007. Dopo la Cina seguono Iran (che proprio in questa giornata ha condannato a morte tre persone che avevano manifestato contro il regime dopo le elezioni), Pakistan, Iraq, Sudan e Usa.
Quella della moratoria fu una battaglia vinta dal ministero degli esteri italiano e da tutto il nostro Parlamento (l’accordo fu pressoché unanime). E’ da 15 anni che in molti lottano all’Onu per farla finita. Ora si deve passare all'abolizione della pena di morte ovunque. Bisogna far finire una barbarie assurda e inaccettabile. A tutti noi deve essere concesso il diritto di scrivere nei nostri cuori: W i diritti civili umani.
Come spesso accade, però, il risultato del 2008 è stato ben presto accantonato senza dare lode a chi raggiunse tale traguardo: Emma Bonino ad esempio, ma anche Bobo Craxi, all’epoca sottosegretario agli Esteri con delega ai rapporti con l’Onu. Soprattutto non si è andati avanti quasi esistesse un muro di gomma troppo forte, una lobby decisa a non permettere, seppure in silenzio, passi avanti contro lo sterminio di persone ad opera di uno Stato.
Nel 2007 ebbi modo di seguire la 400esima esecuzione in Texas, dal 1976, quella avvenuta contro Johnny Ray Conner nei confronti del quale fu fatta un'iniezione letale per l'assassinio di una commessa di negozio durante una rapina fallita quasi dieci anni prima. Il Texas si conferma ancor oggi lo Stato "capitale" della pena di morte negli Stati Uniti. Altri tre detenuti dovrebbero essere messi a morte entro la fine dell’anno. Eppure ieri a Obama è stato assegnato il Premio Nobel per la pace. Ma di quale pace di tratta, di quale speranza stiamo parlando se a casa sua il presidente degli States ammette ancora la pena di morte?
Altre esecuzioni sono in corso in Cina, in Giappone e in altri Paesi come l’Iran e l’Iraq. Francamente io non avrei mandato a morte nemmeno Saddam Hussein e men che meno avrei tollerato che la rete permettesse di far circolare le immagini complete di quello e di altri assassini. Non si tratta di assurdità, qui stiamo parlando di crimini veri e propri intollerabili.
Si alzi oggi un unico grido: fermiano la pena di morte decisa dagli Stati. Si levi la voce di tutti coloro i quali sono contrari a questi assassini. Si dia l'opportunità a chi afferma un tanto di poterlo dire in tutte le sedi.

Daniele Damele
(articolo pubblicato anche su Periodico Italiano)

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