Sunday, August 09, 2009

MISSIONE FRIULI AMAZZONIA (7)

Sabato 8 giugno è stata la volta del convegno alla Casa della gioventù (Caju) di Belém. Titolo: Giovani e internet: le minacce e le difese dalla nuova cultura. Oltre 150 giovani attenti e interessati, disponibili a perdonare il mio portoghese non sempre perfetto, ma, a loro dire, più che discreto (i voti, da me richiesti, sono andati dal più severo 6 e mezzo al più buono 8, direi non male). Ho lanciato delle proposte e delle provocazioni. Ho avuto la netta sensazione, anche dalle tante domande postemi e giunte via internet (la conferenza era trasmessa in streaming on line), che le stesse non siano affatto cadute nel vuoto.
Sotto la sempre vigile, attenta e amorevole supervisione di padre Claudio Pighin (e per me, di mio figlio Marco) l’evento si è svolto in un clima di grande partecipazione. A un certo punto ho chiesto che "nelle favelas e nei luoghi più poveri del Brasile ci si impegni, tutti, a far arrivare i servizi (acqua, luce, …), il cibo (necessario per sopravvivere senza doverlo recuperare in forma criminale), ma anche internet. Il perché è presto detto: internet può essere lo strumento più rapido che porti la cultura, un fatto indispensabile per tutti.
Durante il convegno (disponibile all’indirizzo internet www.livestream.com/cajuaovivo) mi sono state rivolte molte domande sull’esperienza italiana, così ho avuto modo di proporre il portale http://www.davide.it/, parlando dei filtri informatici salva famiglie invitando, comunque, a ricordare che i filtri più importanti resteranno sempre quelli "umani": la navigazione on line – ho esclamato – deve diventare un’attività di famiglia, collettiva, e così anche lo stesso pc non dev’essere relegato nelle camerette ("os quartinhos" in portoghese) dei nostri figli, ma collocato in una stanza dove si possa tutti interagire, interessarsi e controllare le attività svolte dai più piccoli.
Nel presentarmi padre Claudio ha ricordato come noi ci siamo conosciuti proprio grazie a internet pur provenendo dalla stessa "piccola regione" e ha addirittura ipotizzato che la mia presenza a Belém fosse un "disegno di Dio". Ha, infatti, sostenuto che "Dio sa tutto e sapeva che quando Daniele poco più di ventenne si recò a Rio de Janeiro per passione sarebbe, dopo anni, giunto proprio a Belém, assieme a suo figlio Marco, nella città originaria della famiglia della mamma di Marco".
Non so dire se padre Pighin ha ragione, so per certo, che questo mio viaggio con Marco è anche un atto d’amore verso mio figlio, un atto di speranza, di fiducia, di volontà di scrivere un domani diverso per noi due. Ben presto Marco volerà alto, via per il suo cammino, la sua vita. Spero tanto possa ricordare sempre che suo padre ha e avrà sempre, nonostante tutto e tutti, il cuore sempre aperto per lui.
Dopo il convegno siamo rientrati alla casa della Missione Friuli Amazzonia dove era prevista la festa per la laurea specialistica della figlia di una consigliera personale (Vera) della governatrice dello Stato del Parà Ana Julia, e collaboratrice del Pime. La cena è stata preparata dalla governante della stessa governatrice ed è risultata veramente ottima. Mi ha un po’ meravigliato il fatto che a un certo punto sembrava tutto pronto, ma non si dava inizio alla cena. Io, da buon "mangione" quale sono, ero divenuto impaziente e così chiesi cosa si stesse aspettando. La risposta fu: bisogna attendere che finisca la telenovela in tv, così le governanti (e non solo) si liberano e possono servire il tutto. La mia critica verso la tv è certamente aumentata considerevolmente.

Daniele Damele
In foto: parlando al convegno Cajù

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