Friday, August 07, 2009

MISSIONE FRIULI AMAZZONIA (5)

Nel quinto giorno di Belem è la volta della Casa do menor nella favela di Tapanà. In questa favela padre Claudio Pighin ha realizzato un’altra chiesa intitolata a San Francesco d’Assisi grazie, ancora una volta, ovvero come nella favela di Guamà, all’ingegnere pordenonese Ernesto Raffin. Ora a portare avanti la parrocchia sono due sacerdoti brasiliani. Ma prima di arrivare in questa chiesa ci dirigiamo alla Casa do menor, una struttura che sta per essere conclusa destinata a ospitare bambini e ragazzi desiderosi di imparare arti, mestieri, sport e altre discipline. Lì troviamo suor Maria Menina (di Belem), ma soprattutto una delle tante persone recuperate (altre sono nella casa della Missione ad Ananindeua e alla scuola) da padre Claudio: Marcos Luiz Lago.
Immediato il contatto con il "mio" Marco che stavolta dimostra di non aver più paura delle favelas, ma d’essere sempre più interessato e coinvolto in quest’esperienza (una curiosità: da quando siamo arrivati non abbiamo mai acceso la tv!). Marcos Luiz vive nella Casa do menor e ha tanta voglia di raccontare la sua storia.
Prendo così tre sedie lo faccio sedere assieme a Marco e me. Marcos ha 50 anni, è nato a Rio de Janeiro da una prostituta che non ha mai conosciuto. Ben presto si è trasferito a San Paolo dove ci rimase per 35 anni, ma soprattutto dove è stato cresciuto da una signora senza scrupoli: "quella signora mi ha insegnato a rubare e fregare gli altri e se non lo facevo – ci racconta abbassando gli occhi – mi picchiava forte".
Adesso, però sono più di 20 anni che Marcos non ruba più e da 15 che si trova nella favela di Tapanà. E’ orgoglioso di non rubare più: "la mia vita ha avuto rose e spine, ho vissuto nella strada per anni e anni, ma oggi sono sereno perché non faccio più quanto fatto in passato e di cui mi vergogno". E alla domanda su quali siano le "rose" della sua vita Marcos si illumina e apre un sorriso, senza denti, che commuove: "ho fatto due film e ho recitato per due volte in teatro, ma so anche 11 idiomi anche se non tutti proprio bene". La nostra conversazione prosegue, comunque, in portoghese con il "mio" Marco che gli fa un ripasso immediato d’inglese.
Marcos lasciò San Paolo per Belem perché voleva raggiungere gli Usa per guadagnare bene. Si è fermato nel Nord del Brasile, ha abbracciato 50 religioni alla ricerca disperata di qualcuno che facesse qualcosa per lui. Ha trovato nel suo cammino di vita padre Claudio e la Casa do menor, ma sottolinea che "è stato grazie a un giapponese che uscii dalla strada per iniziare a lavorare".
Poi una vena di tristezza lo incupisce quando ci racconta che è convinto che chi lo ha cresciuto gli ha fatto una "macumba" assieme ad altri parenti ed è per questo che adesso ha un polso rotto e la colonna vertebrale a pezzi.

Daniele Damele
In foto: dinanzi alla Casa do menor

1 comment:

Unknown said...

Caro Daniele,
cumplimenti per il vostro lavoro
Prof. José Zanella
Santa Maria, Rio Grande do Sul, Brasil