Thursday, August 06, 2009

MISSIONE FRIULI AMAZZONIA (4)

Padre Claudio Pighin ci ha portato ieri in due favelas. La prima si chiama Guamà. Dopo 15 anni a Macapà (nello Stato dell’Amapà) fu lì che padre Claudio fu destinato. L’impresa era titanica: fare una parrocchia dove regnavano e regnano povertà, criminalità e disperazione. In soli due anni padre Claudio riuscì a metter su una chiesa anche grazie all’opera dell’ingegnere pordenonese Ernesto Raffin. Arriviamo lì, tutti ci guardano, dai bambini agli anziani. I loro sguardi sono un misto di curiosità e stupore: che ci fanno quattro occidentali ben vestiti qui? Marco, mio figlio, che, ricordo, ha solo quasi 16 anni, ha paura.
Si percepisce chiaramente. Gli metto una mano sulla spalla, ma anch’io ho timore e rispetto e non so se riesco a rassicurarlo veramente. Francesco Tius è già stato lì, ma proprio per questo conserva la macchina fotografica ben nascosta. Padre Claudio è l’unico sereno. Lì ci ha vissuto. E dire che non ha nemmeno una croce addosso che lo possa contraddistinguere. E’ evidente che ha dentro sé la carica di chi vuol solo fare del bene. Entriamo in chiesa dopo esserci fermati un po’ con dei bambini che ci chiedono soldi. La Chiesa è intitolata a Santa Maria Goretti: è molto bella, complimenti ingegner Raffin!
Poi ci spostiamo in una "casa", ovvero in una baracca che si snoda orizzontalmente con stanze dove per letti ci sono amache con sotto un water in legno, una cucina che chiamarla tale è già un’esagerazione e panche. L’igiene non esiste eppure appena Dona Flor, una signora cieca di 70 anni, sente la voce di Padre Pighin le si illumina il volto, segnato da tante, troppe fatiche per sopravvivere. I due si abbracciano a lungo. Veniamo presentati. Non abbiamo fretta, lì dentro anche Marco non trattiene più il fiato e osserva. Nessun documentario, nessun racconto può essere utile come vedere di persona certe situazioni e, magari, apprezzare di più, un domani, il tanto (un’enormità) che abbiamo in Europa. Dona Flor confida a padre Claudio che "il nuovo prete fa Messa, ma non parla con noi, con lei, padre, era differente".
Poi vengo a sapere che il nuovo sacerdote è un brasiliano e mi spiace ripensare alle parole di Dona Flor. Mi consola Marco affermando che "nonostante quella situazione fatiscente e di povertà estrema Dona Flor sorride", e lo stesso fa il suo nipote Sidney, raggiante per aver appena vinto un concorso che lo porterà a San Paolo a perfezionare l’informatica. Forse Sidney ce la farà a uscire da quella situazione di estrema difficoltà. Ci raccontano che a pochi isolati da lì sabato scorso hanno ucciso una persona, ma forse hanno sbagliato perché volevano far fuori suo fratello. Ci sconsigliano di addentrarci nell’abitato, così ci spostiamo solo fino al primo incrocio per vedere la situazione di estrema difficoltà.
Prima di andare a visitare la favela di Curiò e Pantanal, padre Claudio ci ha portato, sempre a Guamà, dove ha fatto una cappella e ha sistemato le Suore dell’Immacolata-Pime. Attualmente sono in quattro. Accolgono padre Pighin come un divo della tv o del calcio (solo per fare un paragone …). Le suore sono due brasiliane, un’indiana e un’italiana di Conegliano Veneto. Entriamo nella loro casa: Sono felici di poter scambiare quattro parole con noi. Chiediamo della favela, ci raccontano di essere state assalite, ma poi uno di loro ha riconosciuto che erano suore della sua favela e ha restituito l’orologio appena rubato.
Usciamo dalla casa e una signora abbraccia padre Claudio: "è bello – gli dice – avere un padre come lei qui in visita, da carica e forza, grazie veramente", poi ci invita a chiudere bene i finestrini e le porte dell’auto e andare via. Guardo Marco e vedo nei suoi occhi un misto di paura e dolore. Credo che quanto abbiamo visto rimarrà a lungo nelle nostre menti, ma anche nel nostro cuore.
Il presidente del Brasile Lula aveva promesso almeno un pasto al giorno per ogni brasiliano. Il salario minimo non è mai stato così alto come adesso in Brasile e la situazione è realmente migliorata. C’è poi il futuro con la scommessa del petrolio, ma c’è ancora tanta miseria, c’è ancora tanto da fare per Lula, la Chiesa e chiunque volesse fare la sua parte.

Daniele Damele
In foto: con Dona Flor e Sidney

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