Thursday, March 15, 2007

MESSAGGI distruttivi e diseducativi per i nostri giovani in tv: sono troppi


Sono in costante aumento i messaggi distruttivi e diseducativi che, tramite tv e internet, arrivano ogni giorno nelle case di tanti minorenni. Sussistono responsabilità gravi e pesanti degli oligopolisti che controllano il mercato dei nuovi media, ma pochi alzano la voce contro e ad ancor meno sono garantiti spazi per le loro denunce. Occorre, invece, agire per difendere la dignità dei nostri bambini e i loro diritti sanciti dall'Onu. Il mercato mediatico internazionale propone oggi degli scenari e delle sfide insidiose rispetto alle quali non possiamo e non dobbiamo sottrarci.
E' indubbio quanto siano rapidi, ormai, i mutamenti in corso nel mondo delle comunicazioni. Mentre la carta stampata lotta per salvare la sua diffusione, nuove forme di media, come la televisione e internet, si stanno sviluppando ad una velocità straordinaria, spesso usando la lingua inglese. Sullo sfondo della globalizzazione questa affermazione dei media elettronici coincide con la sua crescente concentrazione nelle mani di poche multinazionali, la cui influenza oltrepassa ogni confine sociale o culturale . Quali sono gli effetti di questa crescita dell’ industria mediatica? E’ una domanda che riguarda chiunque abbia a cuore il bene comune della società civile giacché i media invadono e permeano la cultura moderna.
Senza dubbio i vari componenti dei mass media hanno dato un grande contributo al processo di civilizzazione. Basti pensare ai documentari di qualità, ai notiziari, all’intrattenimento generale, ai dibattiti. Inoltre, per quanto riguarda in particolare internet, deve essere doverosamente riconosciuto che la rete ha aperto un mondo di conoscenze e possibilità di imparare a molti che prima avevano difficoltà di accesso. Tali contributi al bene comune meritano plauso e devono essere incoraggiati. D’altra parte è anche chiaramente evidente che molto di ciò che è trasmesso in varie forme nelle case delle famiglie è distruttivo e diseducativo e a ciò occorre porre un freno.

Daniele Damele
Docente di Etica e comunicazione
Università di Udine e Gorizia

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