Sunday, March 25, 2007

INTERVISTA a Daniele Damele (marzo '07)


Daniele Damele, giornalista, 45 anni, laureato in Scienze politiche e dottore di ricerca in Geopolitica, docente di Etica e comunicazione all’Università di Udine e Gorizia, si è da sempre adoperato per la tutela dei minorenni rispetto agli effetti nocivi della televisione, alle truffe delle televendite, ai pericoli della rete, prestando la sua attenzione anche alla tutela della salute pubblica rispetto alle onde elettromagnetiche e alla valorizzazione delle lingue minoritarie storiche, come lo sloveno e il friulano. Ha da sempre un costante occhio di riguardo ad infanzia e adolescenza. Ha scritto cinque libri e si occupa anche di volontariato, in particolare con l’associazione italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule (AIDO) di cui è responsabile della comunicazione a livello nazionale.
Damele, come sta andando il suo corso di etica e comunicazione a Gorizia?
“Beh, spero bene! E’ una grande soddisfazione poter insegnare, ma è anche impegnativo e costruttivo. Formare assieme la nuova classe dirigente è determinante. Sono soddisfatto che chi mi segue condivide che i media, vecchi e nuovi sono anch’essi, oggi, agenzie educative e per questo occorre accostarsi a loro criticamente”.
Quali consigli da ai suoi studenti?
“Nessun consiglio. Solo idee e riflessioni. La prima riflessione è quella volta ad ascoltare e confrontarsi, mettersi sempre in discussione. Occorre studiare e prepararsi, ma soprattutto guardare al mondo con passione, impegno e voglia di cambiare la società, renderla più a misura d’uomo”.
Sul piano pratico quali programmi tv e siti consiglia?
“Ce ne sono tanti di belli e anche educativi. Lo stesso vale per i siti della rete. C’è un mondo di cultura, bellezze naturali e altro tutto da scoprire e navigare evitando la spazzatura. L’importante, se si è minorenni, e non farlo mai da soli”.
E lei cosa guarda in tv?
Poche cose a dire il vero. I telegiornali, Striscia la Notizia, ma solo quando ci sono i miei amici Greggio e Iacchetti, lo sport, qualche film. Mi piacciono molto alcune produzioni delle tv locali, ma non mi riferisco ovviamente a quelle alle quali collaboro!”.
E in internet?
“I siti sui quali navigo sono quelli utili alle mie attività lavorative. Spesso, quando devo volare, consulto il sito dell’aeroporto di Ronchi dei Legionari per vedere se si parte in orario oppure no!”
Di cosa c’è bisogno oggi nella comunicazione politica?
“Potrei riempire un libro, un altro. Bisogna cercare tutte le strade possibili per avvicinare la gente alla comunicazione, anche politica e ad una gestione trasparente della cosa pubblica. Occorre svolgere un ruolo attivo di garanzia per la collettività come, peraltro, previsto dalla legge”.
In tv, a Telefriuli come a Telequattro e a Radio Punto Zero ha sempre valorizzato i giovani. Perché?
“Miro a far dialogare adulti e ragazzi sui temi più importanti della nostra società fornendo delle alternative al terribile wrestling, e alle tante proposte di modelli diseducativi che si vedono alle tv nazionali, come ad esempio i reality, altra spazzatura”.
Lei ha anche sviluppato una forte professionalità rispetto all’inquinamento elettromagnetico. Ci dica: dobbiamo temere per la nostra salute?
“Più che temere dobbiamo vigilare costantemente. Fortunatamente i limiti imposti dai governi dell’Ulivo e della Casa delle libertà sono molto bassi, i più bassi in Europa. Esistono dei problemi certi per elettrodotti e antenne radio-televisive, vedasi Conconello e Chiampore a Trieste, ma anche Faedis e Monte San Michele nell’isontino mentre per le antenne dei telefonini forse sussiste un eccessivo allarmismo. Va detto che i limiti imposti dalla legge non sono mai stati superati dalle stazioni di radio base per la telefonia cellulare in Friuli – Venezia Giulia. Occorre, però, mantenere la guardia alta e vigilare chiedendo maggiori controlli all’Arpa. Consiglio, in ogni caso, di visitare il sito http://www.monitoraggio.fub.it/ che riporta in tempo reale tutti i dati dei controlli effettuati per conto del Ministero delle Comunicazioni costantemente attento alle necessità del cittadino”.
Veniamo, infine, all’Aido, l’associazione per la donazione di organi. I dati sono confortanti, almeno in Friuli Venezia Giulia vero?
“Sì, certamente. E ciò lo si deve alla Regione, alle Aziende sanitarie, ai tanti bravi medici e alle associazioni. Ma resta ancora tanto da fare perché le liste d’attesa, specie per i trapianti di rene, sono molto lunghe. Per questo dobbiamo proseguire nell’azione di sensibilizzazione. Portarci dietro gli organi una volta morti è inutile, meglio donarli a chi ne ha bisogno”.

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