Sunday, February 04, 2007

CATANIA: arresti di minori e video assassini uccidono due volte Filippo Raciti

Tra i 29 arresti sinora effettuati a Catania dopo i tragici fatti del 2 febbraio (che riportano al ricordo tanti altri drammatici fatti come quello di Stefano Furlan, morto durante un Triestina Udinese) molti sono minori addirittura tra i 13 e i 15 anni, una vera e propria baby gang. Ciò provoca sconcerto, sgomento, rabbia, ma anche tanti interrogativi: cosa facevano i genitori di detti ragazzi quella sera? Erano anche loro allo stadio? Oppure avevano dato il permesso ai loro figli di recarvisi da soli? Ed è possibile lasciare entrare o anche solo avvicinare allo stadio minori non accompagnati? Ma ancora: perché mai decisero di fare non una semplice bravata, ma la partecipazione a una guerriglia che non può essere improvvisata, ma va preparata? Perchè dei ragazzi fanno questo? Per ingannare la noia? Perché nel 2007 siamo dinanzi a una società che brancola nel buio e non sa cosa sia l'etica e il rispetto umano?
Potrei continuare con ancora parecchie altre domande che vorrei porre più ai genitori che non ai ragazzi tratti in arresto certo come sono che la stragrande maggioranza dei problemi dei ragazzi derivi da noi adulti.
E poi i video che riprendono le scene di violenza trasmessi in video senza alcuna pietà, nè rispetto per chi ha perso la vita. Anzi tali video uccidono per la seconda volta Filippo Raciti.
Che fare ora? Punire severamente i ragazzi, senza eccessi per il loro futuro, ma con determinazione. Più che alla fedina penale, penserei a obblighi sociali di pubblica utilità. Ma anche e soprattutto dialogare con i ragazzi e i loro genitori. Per prevenire questi tristi avvenimenti dobbiamo tornare ad ascoltare i nostri figli, i ragazzi, i giovani, dobbiamo parlare con loro e smetterla di ritenere che l'educazione possa risolversi con alcune risposte materiali.
Occorre elaborare un progetto di grande respiro di formazione dei giovani basato sull'etica lanciando nuovi messaggi educativi attraverso i media contrastando l'enorme quantità di scene di violenza presenti in tv, internet, nei videogiochi e sui telefoni cellulari.
Occorre voltare pagina. Il mestiere del genitore, è stato più volte detto, è il più difficile del mondo, ma non per questo si deve o può abdicare, anzi dobbiamo riappropriarci del nostro ruolo nell'ambito di un nuovo progetto che raccolga tutte le agenzie educative, dalla famiglia alla scuola sino ai media.

Daniele Damele
Docente di Etica e comunicazione
Università di Udine

2 comments:

Annalisa Cama said...

Appresa la notizia mi sono sentita pietrificare dallo sgomento. La gente già muore giornalmente per malattie, guerre e ideali. Già la morte è inaccettabile per chi rimane ma lo è ancora di più quando questa è causata da una bravata in seguito ad una partita di calcio. Un padre di famiglia è morto senza motivo. Perchè quel minorenne ha compiuto un gesto che lo segnerà a vita? Concordo con il Professor Damele nel dare la colpa ai genitori che evidentemente non hanno fornito al figlio dei modelli. Lo hanno lasciato in balia di se stesso e degli altri. Penso che a questo punto ogni genitore dovrebbe riflettere e qualora si rendesse conto di non aver fatto il proprio dovere da genitore, dovrebbe cercare di recuperare se non vuole che il proprio figlio faccia la stessa fine di quel ragazzo.

Ornella Buda said...

La notizia è agghiacciante sia per le motivazioni per cui è sata commessa una tale sommossa sia per la simile barbarie di cui sono stati capaci dei minorenni. Concordo a pieno con la considerazione che le colpe sono da imputare maggiormente ai genitori dei ragazzi che hanno preso parte alla rissa. Spesso i genitori per compensare le loro assenze o per mancanza di tempo dimenticano che sono proprio i "no" che aiutano a far crescere i figli e che li proteggono da gesti sconsiderati come quello a cui abbiamo dovuto tragicamente assistere. La mancanza dei modelli e dei valori che i genitori dovrebbero quotidianamente trasmettere ai figli è la causa di gesti così violenti compiuti da ragazzi che non sono neanche in grado di distinguere un divertimento "sano" da una "trasgressione" violenta. Alla luce di ciò, concordo con il Dott. Damele che la pena più adatta dovrebbe prevedere dei lavori socialmente utili perchè sono convinta che dietro questa disgrazia ci siano dei ragazzini che in fondo non hanno ancora capito la gravità e l'assurdità di ciò che hanno commesso.