Wednesday, November 22, 2006

MINORI: videofonini e web sotto accusa. Necessario riprendere il dialogo tra genitori e figli


Si susseguono ormai senza sosta le segnalazioni di abusi perpetrati da minori su altri minori. Fatti drammatici, resi ancora più gravi dal fatto che gli episodi di violenza vengono costantemente filmati per puro divertimento col videofonino per poi essere diffusi on line.
I 4 ragazzi responsabili del video girato al liceo Albe Steiner di Torino – nel quale venivano riprese le violenze su un ragazzo affetto da una grave forma di autismo – sono stati sospesi per un anno, mentre l’indagine si è allargata anche alla professoressa che, abbandonando l’aula, ha lasciato campo libero ai giovanissimi delinquenti e tutta la classe è stata sospesa per 15 giorni, 7 dei quali verranno utilizzati per aiutare il ragazzo preso di mira dalle violenze a reintegrarsi, se mai i genitori decidessero di volerlo reinserire nell’istituto.
Una decisione che aiuterà i ragazzi a comprendere la gravità del loro gesto.
Un’ondata di violenze che – forse perché amplificata, per lo più solo in forma cronachistica, dalla Tv e dai giornali – sembra non volersi più fermare, in una spirale di abusi e comportamenti sessualmente deviati che qualcuno ha addirittura definito ormai “una tragica normalità”.
Casi che evidenziano ancora una volta un malessere nei minori non colto dalle famiglie, tanto più che si assiste ad un'assuefazione d'immagini e a un linguaggio di un certo tipo soprattutto tra ragazzini, molti dei quali sono quasi costretti a subirlo e ad adeguarsi a stereotipi sempre più triviali.
Occorre, pertanto, che le famiglie adottino un controllo più estensivo dei figli in particolare per quanto riguarda l’uso di mezzi tecnologicamente avanzati come Internet e telefonini cellulari ma anche a una maggiore attenzione ai piccoli sintomi di 'malessere' manifestati dai figli, che se trascurati possono portare anche a fatti estremi.
Non si tratta infatti di ‘mostri’, ma di ragazzini ‘normali’: una violenza che trascende confini regionali e sociali e dilaga da nord a sud, tra ragazzi ‘bene’ e appartenenti a famiglie disagiate, in un degrado che non è più economico o sociale ma culturale, e con un solo denominatore comune: tutto viene filmato e trova posto in rete, magari tra i ‘filmati divertenti’.
E così, a Reggio Calabria, 4 minori di età compresa tra i 14 e i 16 anni abusano di una ragazzina di 12 e poi vanno a vantarsene al bar. Sono stati arrestati ma solo per uno di loro si è aperta la porta del carcere, mentre da Como arrivano su Youtube tre nuovi filmati: il primo ritrae un ragazzo che si cala i pantaloni in classe e finge di masturbarsi con alle spalle la professoressa che spiega; il secondo alza il maglione e mostra il costume ai compagni mentre è alla lavagna per una interrogazione; nel terzo, uno studente si appende e dondola alla porta della classe senza che l'insegnante se ne renda minimamente conto.
Un’escalation di stupidità a buon mercato nella quale si inserisce la decisione dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni di varare alcune misure di sicurezza in materia di tutela dei minori sui terminali mobili di videofonia. E', infatti, necessario che gli operatori che offrono servizi audiovisivi e multimediali, il cui contenuto sia destinato a un pubblico adulto, debbano adottare un sistema di protezione (parental control) che consenta di impedire durevolmente l'accesso dei minori a tali contenuti.
Tale funzione, oggetto di una specifica clausola contrattuale espressamente e separatamente firmata dall'acquirente, dovrà essere attivabile o disattivabile dal maggiorenne che stipula il contratto, tramite la digitazione sul terminale di un apposito PIN.
Il problema del bullismo non è tuttavia un fenomeno tipicamente italiano: anche in Gran Bretagna – dove a dire il vero l’allarme è scattato già da molto tempo – l’alto responsabile per la protezione dei bambini ha chiesto misure nuove e più efficaci per affrontare il dilagare del problema soprattutto nelle scuole.
In occasione dell’inizio della ‘settimana contro il bullismo” Sir Albert Aynsley-Green ha, infatti, presentato le sue proposte al ministro dell'Istruzione Alan Johnson, in vista di una loro eventuale applicazione già dal prossimo anno.
Anche in Gran Bretagna, secondo il rapporto preparato da Aynsley-Green, sono i disabili le vittime preferite dei bulletti, prede per eccellenza di coetanei che li scherniscono e gli usano violenza nell’indifferenza generale di chi bullo non è ma lo stesso non se la sente di prenderne le difese.
Secondo quanto dichiarato dallo stesso Commissario per l’infanzia lo scorso anno, quasi ogni bambino in Gran Bretagna è stato vittima o protagonista di episodi di bullismo, fenomeno che nella società inglese sta ormai diventando "la norma".
Sarebbe, perciò, nell'interesse di tutti e dappertutto migliorare il modo in cui i presidi, i provveditori e le Autorità locali accolgono le preoccupazioni dei genitori per incidenti che coinvolgono i loro figli.
Gli stessi genitori che in Italia, sono divenuti – grazie a una sentenza del Tribunale di Milano, che ha disposto il sequestro dei beni delle famiglie di alcuni adolescenti che hanno abusato di una compagna, responsabili delle gesta dei figli, ai quali evidentemente non hanno insegnato né il rispetto né la tolleranza verso chi è più debole fisicamente o psicologicamente.
Una decisione sacrosanta giacché è perfettamente lecito far ricadere sui genitori la responsabilità penale dei minori che delinquono.
E' giusto, infatti, considerare che gli atti illeciti dei minori derivino da un difetto di socializzazione, perciò è legittimo individuare i genitori quali riferimento essenziale nel processo di interiorizzazione di modelli e regole. Chi pensa che le radici del fenomeno della criminalità minorile siano da individuarsi soltanto in una profonda immaturità del soggetto si sbaglia di grosso, perchè molto è determinato, invece, da componenti genitoriali remissivi e indifferenti che prevalentemente giudicano piuttosto che educare.
Una mancanza di punti di riferimento che molti giovanissimi tentano di colmare in rete, fra chat, forum, blog e via dicendo. Strumenti che, seppure non responsabili di questa violenza, fungono da cassa di risonanza e, come nei casi degli ultimi giorni, da veicolo per la diffusione delle bravate più perverse.
Dall’ultimo rapporto presentato dal Telefono Azzurro, emerge una generazione che ha in internet il suo punto di riferimento più concreto, ma anche come oggi nella rete di internet circoli molta violenza tra ragazzi.
Se, infatti, fino a ora si è indicata la rete come porto franco per pedofili e adescatori di ragazzini, si è invece sottovalutata la portata dei materiali violenti inseriti dagli stessi ragazzi.
La cosa grave è che nessuno di loro denuncia il fenomeno e nessuno chiede aiuto agli adulti. Il rapporto prova come fra coetanei la violenza degli stadi ed altri episodi simili è vissuta come un fatto naturale.
E allora che fare? E' importante parlarne nelle scuole e fra coetanei. Far emergere attraverso la stampa questi problemi vuol dire cercare di creare dialogo anche nelle scuole e nelle famiglie. Occorre prevenire il bullismo ma anche cercare di aiutare le vittime e gli autori.
Il bullismo nella scuola e la pedopornografia via Internet sono espressione di un disagio profondo e di una grave frattura tra mondo degli adulti e mondo dei bambini. Frattura che deve essere risanata anche attraverso una decisa azione di governo di tutte le istituzioni, nazionali e locali favorendo momenti di elaborazione culturale e politica, con un impegno serio e onesto di analisi e monitoraggio dei risultati effettivi e delle criticità.

Daniele Damele
Vice-Presidente Comitato nazionale garanzia Internet e minori
Docente di Etica e comunicazione Università di Udine

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