Monday, September 11, 2006

TECNO-ADOLESCENTI, tecno-fobie, ...


I nostri ragazzi sono sempre più dei tecno-adolescenti. Sanno tutto di pc, telefonia mobile, videogiochi, iPod e telecomandi per ogni tipo di tv. Però le nuove tecnologie possono comportare anche stress oltre che fobie e, udite udite, forme di tecno-superstizione.
Ho raccolto alcune forme di difficoltà che potrebbero essere riscontrate nei nostri ragazzi, ma forse anche tra chi ha qualche anno in più. Avete mai visto giovani e non inchiodati allo schermo magico del telefonino per avere la certezza d'essere sempre raggiungibili? Il fatto è che cellulari, pc e iPod sono diventati estensioni del nostro corpo. Comunichiamo quello che siamo mostrando il telefonino, trasmettiamo le nostre emozioni con una suoneria e così via.
E se, poi, accade di perdere il cellulare con gli sms memorizzati e i numeri della rubrica (una volta allenavamo la memoria, oggi basta un tocco col pollice) è un po' come perdere parte della nostra identità. Avere il pc in tilt è, invece, come fare i conti con la nostra anima a pezzi. Insomma da oggetti tali strumenti sono diventati simboli.
E così crescono fobie e paranoie: c'è chi vive con l'incubo delle catene di Sant'Antonio e chi ha due telefonini perchè se uno si rompe eccone subito pronto un altro in sostituzione. Ma così aumentano le nevrosi e diventa sempre più difficile spegnere i telefonini o lasciarli squillare a vuoto anche se accade, raramente, ma accade d'incontrare anche chi lo fa squillare a vuoto nove volte su dieci, una paranoia anche quella.
Che dire, poi, di chi si mette a guardare internet alle 11 di sera o giù di lì: di link in link tira l'una o anche più mentre con le email si è quasi persa la lettera tradizionale che tanto effetto aveva in passato.
Ma veniamo a quelle che possono risultare le fobie più frequenti: con l'iPod è ossessivo scaricare almeno un file mp3 nuovo al giorno e stare male se non si riesce a farlo come pure toccarsi continuamente la tasca per essere sicuri di non averlo perso o che non sia stato rubato. Col cellulare le fobie più attuali sono quelle di chi controlla di continuo se il telefonino ha campo per paura di non essere raggiungibile (chissà come hanno fatto i nostri genitori in passato che non ci raggiungevano col telefonino ed erano costretti a fidarsi di noi ragazzi che andavamo, almeno io, all'oratorio) come pure quelle di chi dorme col cellulare acceso o utilizza nella conversazioni parole in codice per timore d'essere intercettato.
E col pc? Anche il computer è causa di fobie: c'è chi controlla incessantemente la posta elettronica per paura di non vedere un messaggio importante oppure chi controlla più volte al giorno se in rete ci sono aggiornamenti di software da scaricare o, infine, chi scrive nelle email parole in codice per paura di echelon, il grande fratello che tutti ascolta e legge.
A proposito d'intercettazioni mio padre mi disse una volta: "male non fare, paura non avere", poi sentii la stessa frase ripetuta dal consigliere regionale e professore Fausto Monfalcon. Avevano ragione e non avevano nessuna delle fobie che troppo spesso ritroviamo nei nostri ragazzi, ma anche in tanti adulti.
Ridicole, poi, le superstizioni cresciute attorno a dette tecnologie: mai cambiare la tasca dove s'inserisce l'iPod perché la giornata potrebbe prendere una piega sbagliata oppure non usare il pc se già acceso quando si arriva in ufficio perchè è certo che occorrerà fare straordinari per l'intera settimana. E il cellulare? Mai appoggiarlo con lo schermo in giù sul letto perché arriveranno brutte notizie. Suvvia ridiamoci su e lasciamo perdere tic elettronici e superstizioni assurde e torniamo ad essere padroni di questi strumenti utilizzandoli a nostro esclusivo vantaggio.
E i genitori prestino, invece, attenzione a certi campanelli d'allarme possibili di bambini e ragazzi: la navigazione notturna attuata dopo che tutti sono andati a letto a dormire, la cancellazione dei siti visitati o la riduzione a icona appena si entra nelle loro stanze, oppure ancora l'arrabbiatura eccessiva se il Pc va in tilt o salta la corrente elettrica. Ebbene se questi comportamenti, magari assieme, sono posti in essere dai nostri giovani a più riprese e continuativamente nel tempo ecco che certi campanelli d'allarme dovrebbero scattare. Penso alla ricerca di un maggior dialogo e soprattutto di "ascolto" dei nostri figli e anche se inizialmente i primi giorni staranno zitti, muti, impassibili, prima o poi si scioglieranno e il dialogo verrà e con esso il tempo dedicato a loro potrà risultare molto più utile di tante ore passate dinanzi ai tanti differenti schermi oggi in uso ai giovani.

Daniele Damele
Docente di Etica e comunicazione
Università di Udine

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