Saturday, May 14, 2011

Riscoprire i valori subito - Dal cattolicesimo un insegnamento per i giovani


I reality non sono e non possono costituire modelli comportamentali positivi, specie, ma non solo, per i giovani ed anzi quelle trasmissioni tutto sono meno che buona televisione. Gli autori di quelle produzioni sono, però, astuti e conquistano il pubblico. Se non avessero successo quei format sparirebbero.
Ma perché piacciono quei frammenti di tv? Facciamo un passo indietro. L’esordio del Grande Fratello fu accolto con grande favore da un pubblico trasversale. Il giudizio, all’epoca, fu addirittura positivo anche da parte di intellettuali e critici tv affermati e riconosciuti. Qualcuno si spinse a definire il GF “la nuova frontiera della tv”! Con orgoglio ricordo che il primo provvedimento del Comitato Tv e minori agli inizi degli anni 2000 fu proposto anche dal sottoscritto: riuscimmo a togliere questo reality dalla fascia protetta 16-19. Purtroppo, poi, il profitto negli anni successivi ebbe la meglio sui buoni propositi dei pochi di quel Comitato.
I reality rappresentano gli aspetti peggiori di una gioventù che guarda a propri coetanei nell’incapacità d’interpretare il vero significato dell’esperienza che aiuta a crescere e a maturare. Insomma nei reality non ci sono i valori del senso dell’esistere. Anzi siamo dinanzi alla diffusione dei “non valori” che ha il suo culmine quando vediamo le carriere di ex-protagonisti che non sono cantanti, attori, presentatori, non hanno studiato e diventano improvvisamente star di serate nelle discoteche e nei locali notturni o addirittura opinionisti. Così facendo non proponiamo alle nuove generazioni nessuna virtù. Questi giovani sono pagati per non sapere far nulla. E nessuna importanza rappresenta il futuro, in quanto il messaggio e che ciò che conta è solo il presente.
Speranze, progetti, prospettive, investimenti? Nulla. Come tutti fossimo protagonisti di un reality anche nella nostra vita senza alcuna conseguenza nella realtà vera. Vero? Pare che tutto si possa dire e fare. Così il senso di responsabilità difficilmente riesce a trovare una sua giusta collocazione.
Siamo onesti: questi non sono esattamente riferimenti etici corretti. Il sacrificio, ad esempio, non esiste. Come invertire la rotta? Bella domanda: dobbiamo essere maggiormente presenti accanto ai nostri figli e, fin da piccoli, assisterli criticamente nella visione della tv, della navigazione on line e nei videogiochi. Si tratta di favorire un percorso formativo che deve cominciare prestissimo per non diventare ragazzi incapaci di scegliere i messaggi televisivi virtuosi rispetto alla diseducazione.
Oggi, sabato 14 maggio, ho un appuntamento privato e personale di grande rilevanza: ad Aquileia ci sarà il battesimo di mio figlio Matteo che ha poco più di sei mesi. Nel preparami, assieme a sua mamma, a questo rito con don Davide Larice ho avuto, ancora una volta, la grande opportunità di soffermarmi sui considerevoli insegnamenti e valori che discendono dal cattolicesimo. Fede, speranza, ma soprattutto carità, Capacità di perdonare gli altri e se stessi per gli errori e i peccati che compiamo, la capacità di ascolto e ancora una serie di altri aspetti tutti riassumibili in una frase di Gesù: ama il prossimo tuo come te stesso. E’ da qui che possiamo ripartire per riscoprire, subito, i valori da insegnare a noi stessi e ai nostri figli.

Daniele Damele