Saturday, October 09, 2010

Sarah Scazzi: quando l’informazione deve fermarsi


Quando l’informazione deve fermarsi? Ad analizzare quanto accaduto con il tragico caso di Sarah Scazzi sembrerebbe mai. E’ giusto che sia così? Per quaranta giorni si è scavato alla ricerca di non so proprio cosa in una vita nemmeno sbocciata, la vita di un’adolescente “colpevole” di essere carina. Si è parlato di lei come di una ragazza insoddisfatta e le sono state attribuite amicizie di persone adulte: quante volte abbiamo sentito ripetere e abbiamo letto che “Sarah chattava con trentenni”. A 15 anni è, forse, proibito dialogare con adulti?
Fantasie e falsità mentre lei era già in fondo a quel maledetto pozzo. Magari chi ha scavato morbosamente alla ricerca di qualcosa che non c’era avrebbe dovuto cercare meglio nella famiglia di Sarah e nei campi dello zio…
L’informazione dimostra di non conoscere più alcun limite, il privato e il dolore non contano più nulla, tutto sacrificato sull’altare della notizia, dell’audience, del profitto. Perché Federica Sciarelli e gli autori di “Chi l’ha visto” non hanno deciso per la madre di Sarah di chiudere il collegamento con lei? La decisione non andava rimessa a una madre straziata dal dolore ed evidentemente nel pallone più totale per la situazione e le notizie in arrivo in diretta. No, la tv ci ha riservato anche il fatto di sbattere in faccia alla mamma la terribile realtà di una figlia ritrovata cadavere e di uno zio assassino. Bisognava fermarsi, e invece no: dalla stanza vicina si sente il pianto della cugina di Sarah, anche questo è spettacolo, e, si sa: the show must go on”.
Pur di fare ascolto si arriva alla violenza perché quanto perpetrato nei confronti della famiglia di Sarah è stata pura violenza. Bisognava e bisogna fermarsi. Non lo si è fatto e si è sbagliato. A nulla serve, ora, invocare sanzioni disciplinari, meglio sarebbe un esame di coscienza di chiunque è responsabile di quanto si propone in tv, alle radio, on line, sulla stampa: non sacrifichiamo tutto e tutti sull’altare del profitto e dell’audience, il rispetto è cosa saggia, utile e importante per tutti.

Daniele Damele

No comments: