Sunday, September 26, 2010

Appello dell'Aido: stop alle notizie su chi vuole vendere un rene


Relegare le notizie riferite a persone che pensano di vendere un rene per risolvere una propria situazione personale di oggettiva difficoltà a dei trafiletti a fondo pagina o a delle veloci comunicazioni a fine tg affermando che chi pensa, erroneamente, che ciò possa essere una soluzione sbaglia mentre bene farebbe a rivolgersi ai servizi sociali dei Comuni”: è l’appello lanciato da Daniele Damele, consigliere nazionale per il Friuli Venezia Giulia dell’Associazione italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule (Aido) all’indomani del 58enne friulano recatosi nei giorni scorsi in più di una redazione di giornale e tv locale per rendere nota la sua disperazione.
Un tv locale ha già reso noto che un uomo, attraverso un amico, aveva chiesto di lanciare un appello sulla sua intenzione di mettere in vendita un suo rene. Decisione dettata dalla disperazione del momento in cui questa persona si trova. Quella redazione ha preferito non dare voce a questa sua richiesta invitandolo a cercare aiuto presso le sedi adeguate, ovvero i servizi sociali. La scelta della tv è stata dettata dal desiderio di non creare sensazione che può certamente provocare un’emulazione da parte di altre persone che si potrebbero trovare nell'identica condizione. “Nel plaudire a questa scelta – ha detto Damele - sono certo che anche i telespettatori abbiano compreso questa saggia decisione”. Damele, che è anche responsabile Aido per Udine e Cividale del Friuli, ha aggiunto che “sono senz’altro più d’uno i casi di questo tipo e a favore di queste e altre persone in difficoltà sia i servizi sociali, sia le associazioni tutte intervengono sempre con aiuti concreti”.
Damele prosegue ricordando che “è illegale comprare organi umani. La donazione di organi, tessuti e cellule è un atto anonimo e gratuito di solidarietà. Non è permessa alcun tipo di remunerazione economica e non è possibile conoscere l’identità del donatore e del ricevente”.
La Legge 1 aprile 1999, n. 91 stabilisce il principio del consenso o dissenso esplicito, per cui a chiunque è data la possibilità di dichiarare validamente la propria volontà scegliendo una delle modalità di seguito indicate: il tesserino blu inviato dal Ministero della Sanità nel maggio 2000 da portare sempre con sé; la registrazione della volontà effettuata presso gli appositi sportelli delle Aziende Sanitarie Locali e dei Comuni; una dichiarazione di volontà alla donazione di organi e tessuti scritta su un comune foglio bianco che riporti nome, cognome, data e luogo di nascita, data e firma; la tessera o l’atto olografo dell’Aido, onlus nazionale, unica che ha questa prerogativa.
“In mancanza di una esplicita dichiarazione espressa in vita, i familiari (coniuge non separato o convivente more uxorio o figli maggiorenni o genitori) – ha detto sempre Damele - possono presentare opposizione scritta al prelievo durante il periodo di accertamento di morte. L’opposizione non è consentita se dai documenti personali di cui sopra o dalle dichiarazioni depositate presso le ASL di appartenenza, risulta che il soggetto abbia espresso volontà favorevole al prelievo di organi, tessuti e cellule. Il prelievo non ha luogo se viene presentata una dichiarazione del potenziale donatore, contraria alla donazione, successiva alla precedente dichiarazione favorevole”.
Recentemente il Consiglio Superiore di Sanità ha espresso un parere articolato sul tema della donazione di organi in vita da parte di «samaritani» in cui ritiene ammissibile questa pratica, nel quadro normativo esistente. Detta operazione può avvenire solo dopo una valutazione psicologica e psichiatrica del donatore e nel rispetto della privacy, escludendo qualsiasi contatto tra donatore e ricevente.
Il donatore «samaritano» va inserito prioritariamente nel programma di trapianti con modalità cross-over e, qualora non fosse possibile, occorre tenere conto della provenienza regionale del donatore. Il trapianto cross-over è quello che può essere viene attuato quando vi sono almeno due coppie, ciascuna delle quali è composta da un paziente in attesa di trapianto di rene e da una persona a lui consanguinea o affettivamente vicina disposta alla donazione, ma biologicamente incompatibile. Se si constata che vi è compatibilità biologica tra il donatore della prima coppia e il ricevente della seconda e viceversa, e se vi è il consenso dei quattro soggetti, è possibile effettuare una donazione «incrociata» tra le coppie.
Va inoltre svolta un'attenta valutazione psichiatrica e psicologica non solo del donatore ma anche del suo nucleo familiare. Non solo: l'accertamento della sua idoneità deve essere accertata da una «parte terza» estranea all'organizzazione medica che effettuerà il “prelievo-trapianto”. Infine va eseguita una completa e accurata valutazione clinica strumentale delle condizioni fisiche del donatore samaritano da parte del Centro trapianti che organizza il prelievo, analogamente a quanto previsto nel caso della donazione cross over. Il follow-up di donatore-ricevente, anche in questa modalità di trapianto, non può essere difforme da quanto a tal fine espletato per donatori e riceventi di rene da viventi.
Anche il Consiglio superiore di sanità ha ritenuto anch'esso valido il trapianto di rene tra persone che non si conoscono e non hanno legami affettivi o di consanguineità. In modo specifico va sottolineata l'importanza dell'anonimato tra donatore e ricevente e la necessità che il donatore ben comprenda i rischi potenziali e le conseguenze psicofisiche dell'intervento e l'irreversibilità della scelta. Fondamentale anche l'accertamento delle condizioni cliniche e psichiche del donatore e le motivazioni del gesto attraverso una "parte terza" estranea all'organizzazione medica che effettuerà il prelievo e il trapianto del rene.
“Come si vede – conclude Damele - siamo lontani anni luce dalla volontà espressa dal friulano di porre in vendita il proprio rene. In Italia ciò è del tutto impossibile. Anzi il Paese è all’avanguardia nel settore della donazione e dei trapianti in Europa e nel mondo. Sono quasi 3 mila trapianti stimati per il 2010, ma c’è anche un positivo lieve calo delle liste di attesa per i pazienti che attendono un organo salvavita. Un dato senz'altro positivo, che dà conto di un quadro stabile e che ci consente di affermare che il sistema è in equilibrio, considerando il parziale e limitato calo delle donazioni e, fortunatamente, quello delle opposizioni”.

Servono pubblicità più rispettose


E’ tornata nelle reti tv la pubblicità d una nota marca di caffè con testimonial George Clooney. E’ del tutto incomprensibile come gli autori degli spot pubblicitari non pensino a realizzare promo accattivanti e allo stesso tempo anche rispettosi nel messaggio che lanciano. In questo caso c’è la necessità di fare il verso a un'altra ditta produttrice di caffè che per prima ha “sistemato” Bonolis e Laurenti in paradiso. Ebbene in questo caso a finire in paradiso è Clooney, ma questi lamenta che “non è ancora il mio momento”. La soluzione alla protesta? Immediata e all’insegna del materialismo. Basta barattare la macchina per il caffè appena acquistata con un “disponibile” (!) San Pietro e così si torna sulla terra, pronti per acquistare un'altra macchina per il proprio caffè e uscire, stavolta, da una porta sul retro per evitare, magari, di dover ribarattare ancora il prodotto appena acquistato visto che i pianoforti cadono dal cielo piuttosto ripetitivamente!
E’ evidente che il messaggio proposto non è affatto rispettoso di chi crede che almeno con i Santi non si deve scherzare o quantomeno non li si deve coinvolgere in improbabili cose terrene dettate dal mero materialismo. La pubblicità in questione non assume, infatti, minimamente un valore nobile, ma esclusivamente quello dello scambio materiale. Si replicherà che una pubblicità mira alla vendita. Vero, ma perché farlo con spregio sui valori? E’ del tutto possibile farlo in maniera diversa e maggiormente rispettosa, ugualmente affascinante. Basta impegnarsi. Stavolta i “nostri” Bonolis e Laurenti battono Clooney!

Daniele Damele

Saturday, September 25, 2010

DAMELE AL CONGRESSO NAZIONALE DEI PEDIATRI IL 2 OTTOBRE


Daniele Damele, giornalista e scrittore friulano, alla vigilia della pubblicazione del suo settimo libro dal titolo “Vola figlio mio. Raccontarsi e fare il genitore oggi” (Minerva edizioni), terrà una relazione sabato 2 ottobre al quarto congresso nazionale della Federazione italiano medici pediatri in programma a Firenze dal titolo “Cicatrici sulla pittura fresca”.
La relazione di Damele è prevista all’auditorium del palacongressi fiorentino in seno a “Informazione e infanzia” dalle ore 9 alle ore 11 e verterà sul codice di autoregolamentazione internet e minori.

Favorire un uso consapevole e corretto de cellulare


Spesso quando vado a parlare a colleghi genitori o a insegnanti mi viene posta la fatidica domanda: “ma, secondo lei, a che età possiamo dare il cellulare ai ragazzi?”. Bei tempi, i miei, quelli dell’infanzia e dell’adolescenza, dove il telefonino non esisteva. Siamo cresciuti ugualmente, senza alcuna necessità di reperibilità costante e immediata. Come abbiamo fatto? Vivendo la nostra vita normalmente. Ecco, forse, basta vivere e lasciar vivere i nostri figli normalmente, senza eccessive ansie. Una pubblicità di qualche tempo fa sosteneva che “il telefono allunga la vita”, sarà anche vero, ma certamente la condiziona.
E allora l’età? Mio figlio ha oggi 17 anni. E’ stato l’ultimo ad avere il cellulare nella sua classe alle medie inferiori. Non credo esista un’età, ma certamente mi spingerei a dire no al cellulare prima dei 12 anni. Uno studio del Governo inglese per il programma MHTR (Mobile Telecomunications and Health Research Programme) afferma, infatti, che ai bambini sotto i 12 anni dovrebbe essere bandito l’uso dei telefoni cellulari.
Anche se i possibili danni non sono ancora stati accertati (i primi risultati saranno disponibili tra 5 anni), si teme un collegamento tra le radiofrequenze e alcune di neoplasie e malattie neurologiche. In ogni caso bisogna sempre ricordare che i bambini, in quanto tali, subiscono maggiormente ogni tipo di fattore esterno (es. raggi ultravioletti) e, quindi, il rischio, soprattutto sotto i 12 anni per loro è, comunque, maggiore.
Lungi da me allarmare o provocare stati di agitazione. Forse tener conto, bambini e adulti, che un uso consapevole e corretto de cellulare è senz’altro utile è cosa buona e saggia. Al di la, poi, delle precauzioni per la salute, sempre molto rilevanti, quanto cerco di studiare sono le implicazioni educative e psicologiche dell’uso di questo mezzo di comunicazione.
Ritengo che nel darlo ai nostri figli sia necessario il dialogo per insegnare loro a cosa serve il telefonino. Mettiamoci dal loro punto di vista e pensiamo all’utilità effettiva di avere un telefonino in tasca, senza necessariamente consegnargli l’ultima versione di grido presente sul mercato dalle mille funzioni, spesso non utilizzate appieno.
Anche il telefonino può divenire uno strumento che favorisce il dialogo tra adulti e ragazzi.

Daniele Damele