Tuesday, August 17, 2010

ADDIO PRESIDENTE COSSIGA


Cossiga rievoca con Strassoldo il '76: dal Friuli un esempio di compostezza

Messaggero Veneto — 23 giugno 2007 pagina 08 sezione: REGIONE

UDINE. «Gli Strassoldo derivano da nobili dell’Austria e di Trento. Un suo antenato divenne segretario generale della Farnesina e un altro salvò parecchie vite umane dalle SS». Ha accolto cosí, nella sua residenza privata l’ospite Marzio Strassoldo, il senatore a vita Francesco Cossiga, che prima ancora di ascoltare e convenire sulla battaglia da portare avanti a favore delle lingue friulana e sarda («ma sarà durissima, caro professor Strassoldo, per il marcato e trasversale nazionalismo presente in Parlamento»), si è lasciato andare a ricordi, aneddoti, domande. «Dodici ore dopo il terremoto del ’76 ero a Udine. Fummo Moro e io che nominammo Zamberletti commissario. Venni nel suo Consiglio provinciale coi sindaci dei Comuni terremotati e spesso ci fermavamo attoniti perché la terra tremava ancora», ha ricordato Cossiga che al presidente della Provincia di Udine ha anche fatto molte confidenze, come quella del farmacista che non voleva lasciare il suo lavoro seppure in pericolo di crollo («mi disse che lui svolgeva un servizio pubblico. Riuscii a convincerlo a venir via solo quando gli trovai un posto per fornire farmaci in Comune»).Ma è Moro, la cui foto campeggia a fianco del divano dove il presidente emerito della Repubblica siede, a tornare di continuo nei ricordi: «Atterrai con Moro in aperta campagna, io ero ministro dell’Interni, Moro presidente del Consiglio. Ci venne incontro un contadino con due bicchieri di vino fresco in mano per noi. Ci disse che pensava ci avessero fatto piacere». Ricordi che il senatore sardo dispensa a uno Strassoldo attento che, a richiesta, indica luoghi e precisa i nomi dei protagonisti di allora. «Un bimbo di cinque anni non voleva farsi operare. Me lo riferirono. Andai a parlargli – racconta sempre Cossiga – gli spiegai quali e quanti interventi chirurgici avevo già fatto. Lo convinsi, ma fui costretto ad andare tutto bardato in sala operatoria con lui a tenergli la mano. Pochi anni fa mi venne a trovare, ora è un omone alto e forte».E quando Strassoldo fa riferimento ai fondamentali aiuti avuti dall’estero, Cossiga lo blocca: «Ma lei lo sa che mio cugino, Enrico Berlinguer, obbligò un sindaco comunista a chiedere scusa ai tedeschi per non averli voluti nel suo paese? Si presentarono autosufficienti in tutto per venti giorni, ma non furono accolti da quel primo cittadino e furono costretti a recarsi altrove». E sempre a proposito di aiuti internazionali, Cossiga ha anche evidenziato come «quando andai in Canada per ringraziare quello Stato a ricevermi fu un comandante di aeroporto nato a Udine mentre chi reggeva lo stormo canadese era un goriziano». Su terremoto e ricostruzione il presidente Cossiga ha, quindi, tranciato un giudizio netto: «Non c’è altra terra che abbia la compostezza del popolo friulano». Ma anche sul tema delle minoranze il senatore non ha lesinato memorie: «Quando andai a Resia, con Moro, mi dissero che in Ucraina capiscono la loro lingua». E la situazione in Sardegna? Sono chiare le idee del presidente: «abbiamo una minoranza catalana e un milione di persone considerate sardo-parlanti. Io parlo, ma non scrivo in sardo che è, al pari del friulano, una variante del ladino». Molte le telefonate giunte durante l’ora e mezza di colloquio tra Cossiga e Strassoldo, ma solo due hanno interrotto la conversazione, quelle dei due figli del senatore («uno è deputato di Fi, ma non discutiamo mai di politica») che ricorda ancora come «da presidente inaugurai la tv in lingua tedesca in Alto Adige, ora mi batterò per friulani e sardi».

Daniele Damele

http://ricerca.gelocal.it/messaggeroveneto/archivio/messaggeroveneto/2007/06/23/NZ_08_REGB3.html

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