Tuesday, June 08, 2010

Damele: l'AIDO è sempre più presente in Friuli


Daniele Damele è stato eletto responsabile della sezione dell’associazione italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule (Aido) di Udine e Cividale. La nomina è avvenuta nel corso dell’assemblea intermedia provinciale dell’associazione friulana che ha visto confermata alla presidenza provinciale Cristina Ferrara che potrà avvalersi per i prossimi due anni della collaborazione di cinque consiglieri: Nevio Altan, Mario Ambrosio, Gino Driol, Daniele Damele e Giuseppe Sclosa, quest’ultimo presidente provinciale Avis. L’assemblea ha rilevato che nella provincia di Udine sono attive sezioni Aido oltre che a Udine e Cividale anche a Latisana, Lignano e Prepotto. L'Aido conta di 12 mila iscritti donatori in Friuli Venezia Giulia.
Nel corso dell’assemblea Damele ha, ricordato che "il Friuli Venezia Giulia è una regione che per numero di donatori di organi utilizzati è da tempo ai vertici nazionali" e ha, quindi, lanciato un appello: "i pazienti in lista d'attesa in Italia son ancora molti. Occorre implementare la schiera di chi volontariamente e consapevolmente dichiara in vita la propria volontà a donare organi e tessuti all'atto della propria morte e bene fa la Regione a coinvolgere i medici di famiglia e i Comuni in tal senso".
Ma quali sono i fattori che alimentano ancora pregiudizi e distanze rispetto alla donazione? "Da un sondaggio del governo italiano il 21% della popolazione coinvolta nutre dubbi sulla definizione e l'accertamento della morte cerebrale - ha detto Damele, che è anche consigliere nazionale dell'Aido - mentre il 9% evidenzia che il no dipende dalla diffusione attraverso i media di messaggi negativi sulla sanità"
Damele ha, infine, ricordato che "iscrivendosi all'Aido si aderisce quale volontario a tale associazione e si sottoscrive un atto olografo che permette di contare su un sempre maggior numero di donatori, via possibile per garantire la realizzazione della terapia sociale dei trapianti" per poi sottolineare come "dichiarare la propria volontà da vivo evita di creare situazioni d'imbarazzo ai propri cari che in un momento di dolore come la perdita di un congiunto devono, magari, decidere per lui rispetto all'opportunità di donare organi e tessuti e salvare vite umane".

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