Monday, June 28, 2010

SITI PORNO AVRANNO MARCHIO, OK A SUFFISSO XXX: E' LA STRADA GIUSTA?


I siti internet a luci rosse avranno presto la loro inequivocabile etichetta: l'Icann, l'organismo responsabile degli indirizzi web per conto del governo Usa, ha dato da Bruxelles un importante via libera al suffisso '.xxx' che identificherà, su base volontaria, le pagine web con contenuti pornografici.
Il semaforo verde arriva dopo dieci anni dalla prima richiesta per la creazione di un dominio '.xxx' e dai numerosi 'no' che l'Icann ha confermato di volta in volta prima della svolta odierna ammettendo, in fase di dibattito, che è stato un errore negare negli anni questa approvazione. Da sei anni è ICM Register, provider di registri internet, che porta avanti a nome di numerose aziende questa 'battaglia' e che oggi afferma di avere già più di 110 mila prenotazioni per siti web 'hard' col nuovo dominio, cifra destinata a lievitare dopo l'ok all'agognato suffisso '.xxx'.
Se vediamo la cosa dal punto di vista degli utenti di internet è indubbio che se da un lato chi interessato avrà uno strumento in più per cercare con immediatezza (se mai ce ne fosse stato bisogno) l'intrattenimento per adulti, dall'altro potranno al contrario più facilmente tenersi alla larga dai contenuti 'hard'. C’è, però un pericolo, quello per cui alcuni produttori di contenuti hard potrebbero dire no all'adozione di un marchio così netto, che facilita sì le ricerche, ma anche l'attività di filtri e censure per minorenni. L'adozione del suffisso sarà, comunque, volontaria e non obbligatoria.
L'industria on line del porno e' una delle più fiorenti, basti pensare che il mercato potenziale del suffisso '.xxx' è di almeno 370 milioni di siti web con contenuti vietati a minori, mentre la parola ''sex'' e' la più cliccata di sempre in rete e rappresenta un quarto di tutte le ricerche effettuate su internet. Un mercato 'affollato' e a quanto pare anche remunerativo, come indicano i dati di alcune statistiche sulla pornografia on line secondo i quali gli internauti spendono ogni secondo più di tremila dollari in contenuti porno, e ogni secondo sono più di 28mila gli utenti di siti per adulti.
Negli ultimi anni l'Icann ha approvato numerosi domini 'specifici', come il '.travel' o il '.jobs' e ora apre un processo di alcuni mesi al termine del quale compariranno accanto ai siti '.org' o '.it' anche quelli con la tripla X. Il prossimo passo, ha precisato l'ente, sarà quello di verificare insieme ad ICM Registry che il suffisso goda ancora di un supporto dell'industria tale da giustificarne la creazione.
ICM si aspetta che il primo sito '.xxx' sara' on line non oltre l'inizio del 2011, se non prima, e c'è già chi scommette che le pagine appartenenti al nuovo dominio diventeranno una delle fette maggiori di tutto il web arrivando ad eguagliare, se non a superare, l'inossidabile '.com' che ha compiuto 25 anni a marzo e conta più di 80 milioni di siti registrati.
Forse quella del suffisso riservato può essere la strada giusta senza criminalizzare un’attività attuata da una vasta platea di adulti, permettendo, però, allo stesso modo di garantire i bambini attraverso l’installazione nei loro pc di filtri adeguati che blocchino il citato suffisso al fine di permettere una crescita adeguata, serena ed equilibrata delle nuove generazioni.

Daniele Damele

Thursday, June 24, 2010

DROGA: DIMINUISCE IL CONSUMO, MA AUMENTANO I RICOVERI PER COCAINA E CANNABIS E LA DIPENDENZA DA UNA TV DROGATA



























La crisi economica colpisce anche i consumi di sostanze stupefacenti, ma aumentano, purtroppo, i ricoveri per uso di cocaina e di cannabis: il dato emerge dalla Relazione annuale al Parlamento sulle droghe, che allo stesso tempo conferma, appunto, la favorevole tendenza in atto da qualche anno alla diminuzione di morti per motivi legati alla droga.
I ricoveri in ospedale per uso di cocaina sono aumentati nel 2009 del 4,2% rispetto all'anno precedente, e quelli per uso di cannabinoidi del 5%. Diverse le classi di eta' più frequentemente coinvolte: più giovani per la cannabis (20-24 anni), per la cocaina 30-39 anni, per l'eroina 35-44 anni. La media nazionale e' di 41,7 ricoveri ogni 100 mila abitanti.
Si conferma, poi, la tendenza alla diminuzione dei decessi per droga: nel 1999 erano stati 1.002, nel 2009 sono stati 484. Aumenta l'età media delle persone morte per droga. La regione più critica è l'Umbria, con un tasso medio di mortalità per droga tre volte superiore a quello nazionale. E si continua a morire soprattutto per eroina, ma anche per cocaina che registra un aumento delle overdose.
Esistono, comunque, anche altri tipi di dipendenze. Un ragazzo di 12 anni è stato incatenato in casa dal nonno nella provincia di Jangxi, nella Cina meridionale, per impedirgli di frequentare un Internet café. Lo ha scritto il quotidiano cinese Global Times nella didascalia di una foto che mostra il ragazzo con una catena fissata ad una caviglia, seduto per terra. L’altro capo della catena è nelle mani di un uomo, del quale si vedono solo le gambe (rispetto della privacy dei maggiorenni?). Il giornale aggiunge che il ragazzo rubava ai familiari i soldi per recarsi a navigare su Internet. In marzo, per analoghi problemi, sempre nel sud della Cina, un ragazzo era stato legato dal padre a un palo.
Ma ad essere drogata oggi è anche la tv e, forse, tutti noi. Si pensi, ad esempio, al trash televisivo. Pensate per un attimo a certe scene di Ciao Darwin. Incredibilmente il programma di Mediaset a base di “vermetti” è stato in assoluto il più visto della stagione televisiva. La tv drogata piace eccome. Non è sempre cosi,a ma spesso sì.
Quanta tv sopra le righe ci propongono? Chi si droga è persona incapace di gestire i propri problemi, di affrontarli, per cui sfugge dalla realtà rifugiandosi nei paradisi artificiali e talvolta letali delle sostanze stupefacenti.
La tv fa fatica oggi ad affrontare la propria identità comunicazionale, a capire ciò che piace alla gente e ciò che si è in grado di dare. Esempi? La Pupa e il secchione, dove a essere rappresenta è una realtà artificiale rispetto a quella dei rapporti di coppia. L’Isola dei famosi e i reality sono pieni zeppi di volgarità e ci eccessi espressivi. Che dire delle litigate ricorrenti nei programmi pomeridiani (quando i ragazzi stanno davanti allo schermo da soli) di intrattenimento e chiacchiere da salotto. Ma insomma è proprio vero che più abbassi la qualità, più sale l’ascolto. E gli autori tv hanno in testa solo il trash più deteriore? Insomma per disintossicarsi da una certa tv è possibile avere documentari, varietà e gli “one man show” di una volta, ovvero la tv di qualità?

Daniele Damele

Saturday, June 19, 2010

MANDI AGNE (Ciao Zia)


Venerdì 18 è mancata a Udine Tina Zardi Damele all’età di 88 anni. Tina Zardi era la sorella più giovane di Giorgio, giornalista e sindaco di San Daniele del Friuli, scomparso due anni fa. Tina aveva sposato Bernardo Damele, detto Dino, col quale si era trasferita a Venezia dove aveva svolto la professione di insegnante e ebbe due figli, Michele e Fabio. Andati in quiescenza Tina e Dino rientrarono a San Daniele del Friuli, luogo d’origine di Tina, dove i due rimasero sino al 1990 quando Dino scomparse. Da quell’anno Tina visse a Udine vicino al fratello Giorgio. Qui veniva spesso raggiunta dai suoi figli che operano in Veneto. Oltre a loro lascia i nipoti Ilaria, Alfonso, Giampaolo, Carlo, Susanna e Daniele, la cognata Bianca Maria, altri parenti e molti amici. Le esequie, per espresso volere testamentario, si svolgeranno in forma privata mercoledì 23 nel cimitero di San Daniele del Friuli dove Tina riposerà nella tomba di famiglia assieme al marito, al cognato Giulio, ai parenti Zardi tutti e alla suocera Lia.

Thursday, June 17, 2010

Finalmente l'obbligo di rettifica anche per i blog


Se la legge sulle intercettazioni passerà così com'è stata licenziata dal Senato, tutti quelli che hanno un sito internet registrato in Italia, anche i semplici blogger amatoriali, dovranno rispettare i nuovi obblighi di rettifica: 48 ore di tempo per pubblicarla con lo stesso rilievo e posizione, altrimenti scattano le sanzioni che vanno da 7.746 a 12.911 euro: finalmente una norma che regola il divieto di diffamare, insinuare e infangare.
Si tratta di una norma che tiene in considerazione la necessità di favorire la pubblicazione delle notizie su internet in forma corretta e rispettosa. Perché mai notizie che mai troverebbero spazio su giornali, radio e tv in quanto mancanti di verifiche oppure proprio diffamanti possono essere postate on line senza alcuna responsabilità? E’ vero che esistono leggi che tutelano chi è diffamato, ma la rete non conosce il diritto all’oblio, purtroppo, e non è, obbligata, oggidì, a rettificare notizie infondate, a differenza della stampa.
Per chi non ha nulla da temere in quanto riempie internet di notizie non offensive, né prive di fondamento non cambierà nulla. Chi grida allo scandalo e alla censura null’altro vuole che poter mantenere il diritto a diffamare, a offendere, a denigrare.
E’ del tutto necessario pretendere rettifiche e chiarimenti dai siti il cui responsabile è chi si è registrato e giusto farlo nei tempi prescritti. E’ vero molti potranno trasmigrare su siti stranieri, così da non rispettare le norme con la facoltà di esprimere liberamente la propria diffamazione. Si commenteranno da soli. Si collocheranno al di fuori delle norme italiane e, come tali, non meriteranno alcun rispetto.
E’ da tempo che chiedo regole per la rete. E’ del tutto opportuno che le stesse siano emanate e rispettate.
Il web è capace di ricordare tutto. Viviamo nell’epoca più carica di memoria di tutti i tempi, ma, questo non semplifica, anzi complica le cose. La memoria infatti è strettamente legata all’oblio, ha un senso quando è selezione. Oggi è diverso, si ricorda tutto e nel web c’è quello che vi mettono insigni studiosi some quello che scrivono i peggiori cretini, ci sono i negazionisti e i testimoni del lager, e questa massa di informazioni ci impedisce di capire subito cosa conservare e cosa no, senza parlare del problema dei supporti..
Abbiamo i più capienti ma anche i più effimeri. Sappiamo che il proprio supera i 2000anni, la carta a stampa i 500, ma nessuno sa quanto potrebbe durare un floppy disk visto che non ci sono più strumenti per leggerli e cosi sta accadendo con i Cd e, magari, presto con le chiavette usb. Del resto, cosa accadrebbe se un black out o qualche incidente cancellasse i dati delle banche, se queste non li conservasse anche su carta?

Daniele Damele

Sunday, June 13, 2010

Giovani violenti: ma la tv è senza limiti


Calci e pugni per avere messo gli occhi su un giovane italiano e andare a braccetto con lui. E’ la punizione che 4 ragazzine tra i 15 e i 17 anni hanno inflitto a una loro compagna di scuola marocchina in Piemonte. Viceversa in Veneto un alunno marocchino di 16 anni colpisce un 13enne al culmine di una lite, dopo averlo accusato di aver danneggiato un cartellone in aula, con una coltellata ferendolo all’avambraccio.
La notizia dura un giorno, nulla più. Si legge, si ascolta, ci si meraviglia e poi basta. Ci si meraviglia? Ma di cosa? Nei reality tv la media è di un’aggressione ogni minuto. Siamo assuefatti ormai, de-sensibili a causa dei continui messaggi negativi dei media.
Uno studio della Brigham Young University, un ateneo statunitense, rivela che i reality sono molto più violenti e aggressivi delle altre trasmissioni tv. Dal confronto di cinque reality show e cinque trasmissioni tv, viste in Gran Bretagna e Stati Uniti, si è visto che nel primo gruppo c’erano ogni ora 52 atti di aggressione, rispetto ai 33 dei programmi non reality. Uno ogni minuto. The Apprentice, il reality sul mondo del lavoro, è ampiamente sopra la media con 85 atti di aggressione verbale o relazionale. E ha ulteriormente dimostrato (se qualcuno aveva ancora dubbi) che nei reality di vero c’è ben poco: metà delle aggressioni sono, infatti, scatenate con strategie e tecniche precise dai produttori. Una meschinità, aggiunge lo studio, che ha come effetto il contagio degli spettatori.
Ha creato autentico panico un falso mediatico degno di Orson Welles nella repubblica caucasica della Georgia della Imedi Tv, un’emittente privata, che ha interrotto la programmazione per annunciare, usando immagini di repertorio, che i carri armati russi avevano nuovamente invaso il Paese.
Non era vero niente e lo scherzo ha suscitato reazioni critiche e polemiche, anche in Russia. Ma l’allarme si è subito diffuso a macchia d’olio, ed è stato solo allora che il conduttore ha abbandonato i toni concitati e ha informato il pubblico che quanto era stato mostrato documentava non quanto stava accadendo veramente, ma quanto potrebbe succedere in un futuro più o meno prossimo.
Il programma ha scatenato reazioni di panico simili a quelle suscitate dal famoso falso documentario radiofonico di Orson Welles del 1938 sull’invasione degli alieni, con deboli di cuore che si sono sentiti male, svenimenti, centralini della polizia in tilt e cellulari fuori uso per un sovraccarico della rete.
Il conduttore di Imedi Tv, all’inizio del programma, aveva accennato di sfuggita a eventi possibili, ma nessuno ci ha fatto caso. E cosi, quando è stato detto che i russi erano alle porte della capitale Tbilisi e che il presidente Mickhail Saakashvili era morto si è scatenato il finimondo.
Le notizie erano corredate dalle immagini autentiche di mezzi militari russi che stavano avanzando ma si trattava di filmati della guerra di due anni fa, quando le forze armate di Mosca avevano invaso veramente il Paese dopo l’intervento georgiano contro l’Ossezia del Sud, territorio ribelle proclamatosi indipendente.
Le autorità georgiane non hanno gradito la messa in scena e il portavoce della presidenza della Repubblica ha definito il programma un pessimo esempio di giornalismo.
Ma non basta: polemiche anche in Francia su Il gioco della morte, un documentario dove i concorrenti di un (finto) reality show infliggono torture (finte, ma i concorrenti non lo sanno) agli altri giocatori. In onda mercoledì su France 2, il film ha riaperto il dibattito sui limiti del piccolo schermo.
Forse occorre darci una regolata (in tv e non solo), contribuirebbe ad avere meno violenza nella vita.

Daniele Damele

Saturday, June 12, 2010

No al lavoro minorile


Fra il 1 gennaio 2006 e il 30 aprile 2010, il Servizio 114 - Emergenza Infanzia ha gestito complessivamente 7.165 casi di sfruttamento lavoro minorile, con una media mensile di 138 casi. Un numero complessivo costituito dal numero dei casi di emergenza sommati al numero delle chiamate relative ad altre situazioni di disagio per le quali e' stato richiesto l'intervento del 114. I dati sono di Telefono azzurro che in occasione della Giornata Internazionale contro il lavoro minorile, insieme ai Consulenti del lavoro fanno un'analisi del fenomeno, individuando linee guida comuni per una efficace azione di contrasto.
Tra le principali tipologie di emergenza per cui il Servizio 114 e' stato chiamato ad intervenire troviamo le situazioni di ''accattonaggio'' (circa il 7%, corrispondente a 491 casi) che coinvolgono bambini e adolescenti. Si tratta di minorenni cui nessuno provvede o che, fin da piccoli, sono coinvolti nella ricerca di un sostentamento per la famiglia: bambini trascurati e sfruttati. Sono passati ormai dieci anni dall'entrata in vigore della Convenzione dell'Ilo sulle peggiori forme di lavoro minorile (n. 182) e a oggi la convenzione e' stata ratificata da più del 90% dei 182 Stati membri dell'Ilo.
Il lavoro minorile riguarda ancora 215 milioni di bambini nel mondo di cui 115 milioni in lavori ad alto rischio (Ilo, 2010). Numeri che, seppure in calo (si stimavano 222 milioni di bambini nel 2004), rischiano di allontanare l'obiettivo di eliminare le forme più gravi di sfruttamento entro il 2016.
Il fenomeno in Italia e' ancora poco monitorato. Le vittime dello sfruttamento economico vanno ricercate nelle pieghe dell'economia sommersa: agricoltura, lavoro domestico, commercio al minuto, prostituzione, attività illegali.
Le richieste di intervento per situazioni di conflittualità all'interno del nucleo familiare ed episodi di violenza domestica hanno riguardato in misura maggiore bambini/adolescenti italiani. Ma la maggior parte delle chiamate (60,5%) ha riguardato minori stranieri. Oltre al lavoro in senso proprio, dove l'elemento culturale si aggiunge alla necessità di sostentamento del nucleo, si segnala l' ''accattonaggio'' (circa il 7%, corrispondente a 491 casi), che coinvolge bambini e adolescenti quasi esclusivamente di nazionalità straniera (nel 97,7% dei casi gestiti dal 114 Emergenza infanzia).
Ma non basta: dal 1 gennaio al 4 marzo 2010 risultano già 222 segnalazioni di minori scomparsi in Italia (più di tre bambini al giorno). E’ quanto emerge da un altro report di Telefono Azzurro presentato. Secondo la Polizia, nel 2009 sono stati ben 1.033 i minori italiani e stranieri per i quali sono state attivate le segnalazioni di ricerca sul territorio nazionale e che risultano ancora inseriti nell’archivio delle ricerche. Per Telefono Azzurro, che gestisce in Italia il numero 116.000, la linea diretta istituita dalla Commissione europea per fronteggiare il fenomeno, la maggior parte delle segnalazioni (il 34%) riguarda situazioni di sottrazione internazionale. Dal 1 gennaio ‘74 al 31 ottobre 2009 in Italia sono scomparsi e ancora da rintracciare 10.768 minori, di cui 1.944 italiani e 8.774 stranieri. Il numero dei bambini scomparsi, peraltro, potrebbe essere anche superiore se si tiene conto che alcuni minori stranieri non vengono denunciati.
Molti bambini "rubati" sono destinati all'accattonaggio in altri Paesi al fine di recuperare, in media, 100 € al giorno, cifra che si moltiplica sino a dieci volte quando i bimbi sono destinati a furti, scippi oppure messi a disposizione di pedofili.
Non lasciamo cadere nel vuoto quest'ennesima piaga riguardante i bambini, il nostro futuro.

Daniele Damele

Tuesday, June 08, 2010

Damele: l'AIDO è sempre più presente in Friuli


Daniele Damele è stato eletto responsabile della sezione dell’associazione italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule (Aido) di Udine e Cividale. La nomina è avvenuta nel corso dell’assemblea intermedia provinciale dell’associazione friulana che ha visto confermata alla presidenza provinciale Cristina Ferrara che potrà avvalersi per i prossimi due anni della collaborazione di cinque consiglieri: Nevio Altan, Mario Ambrosio, Gino Driol, Daniele Damele e Giuseppe Sclosa, quest’ultimo presidente provinciale Avis. L’assemblea ha rilevato che nella provincia di Udine sono attive sezioni Aido oltre che a Udine e Cividale anche a Latisana, Lignano e Prepotto. L'Aido conta di 12 mila iscritti donatori in Friuli Venezia Giulia.
Nel corso dell’assemblea Damele ha, ricordato che "il Friuli Venezia Giulia è una regione che per numero di donatori di organi utilizzati è da tempo ai vertici nazionali" e ha, quindi, lanciato un appello: "i pazienti in lista d'attesa in Italia son ancora molti. Occorre implementare la schiera di chi volontariamente e consapevolmente dichiara in vita la propria volontà a donare organi e tessuti all'atto della propria morte e bene fa la Regione a coinvolgere i medici di famiglia e i Comuni in tal senso".
Ma quali sono i fattori che alimentano ancora pregiudizi e distanze rispetto alla donazione? "Da un sondaggio del governo italiano il 21% della popolazione coinvolta nutre dubbi sulla definizione e l'accertamento della morte cerebrale - ha detto Damele, che è anche consigliere nazionale dell'Aido - mentre il 9% evidenzia che il no dipende dalla diffusione attraverso i media di messaggi negativi sulla sanità"
Damele ha, infine, ricordato che "iscrivendosi all'Aido si aderisce quale volontario a tale associazione e si sottoscrive un atto olografo che permette di contare su un sempre maggior numero di donatori, via possibile per garantire la realizzazione della terapia sociale dei trapianti" per poi sottolineare come "dichiarare la propria volontà da vivo evita di creare situazioni d'imbarazzo ai propri cari che in un momento di dolore come la perdita di un congiunto devono, magari, decidere per lui rispetto all'opportunità di donare organi e tessuti e salvare vite umane".

Saturday, June 05, 2010

Buone notizie: stop alla tratta degli esseri umani, sì a progetti per la montagna


Quotidianamente gli organi d’informazione ci comunicano le divisioni e le contrapposizioni tra maggioranza e opposizioni in Italia. Ma capita, talvolta, che ci siano anche dei voti resi al Parlamento all’unanimità. Titoli nei tg, nei gr o nelle prime pagine di questi provvedimenti non ce ne sono. Per saperne qualcosa occorre navigare on line.
Il Parlamento ha detto sì senza alcun voto contrario alla legge contro la tratta degli esseri umani. Ci sono oltre 12 milioni di persone di cui 500 mila soltanto in Europa, sottoposte ad ogni sfruttamento lavorativo e sessuale. Circa 800 mila sono trasportate ogni anno oltre i confini del loro stato d'origine per essere sfruttate in altri Paesi e l'80% delle vittime è costituito da donne e ragazze che, in più della metà dei casi sono minorenni.
Purtroppo l'Italia non è indenne se, come dice la relazione presentata dal Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, tra il 2000 e il 2008 quasi 50 mila persone sono state vittime di sfruttamento.
Con il voto del Parlamento finalmente abbiamo una legge che mira a prevenire e combattere la tratta degli esseri umani, a proteggere i diritti umani delle vittime della tratta, a proteggere e ad assistere vittime e testimoni, a promuovere la cooperazione internazionale nel campo della lotta alla tratta e a permettere la concessione di permessi di soggiorno per ragioni umanitarie.
La notizia potrà sembrare non rilevante rispetto alle contrapposizioni dei finiani con Berlusconi sul ddl intercettazioni o in relazione alla manovra Tremonti e alla critiche di Bersani sulla stessa senza mai una proposta alternativa valida. E potremmo continuare a lungo.
L’altro giorno sono giunti da tutta Italia a Tolmezzo, città montana del Friuli, imprenditori e dirigenti appartenenti all’Unione cattolica imprenditori e dirigenti (Ucid). Hanno ragionato su come favorire lo sviluppo della montagna guardando al futuro specificando che non è possibile dimenticarsi di un territorio pena provocare problemi alle rimanenti realtà. In buona sostanza in Friuli non è possibile scordarsi di oltre il 50% del proprio territorio che è composto dalla montagna a meno che non si accetti di danneggiare anche pianura e collina. Ma soprattutto si è ragionato su cosa fare per il futuro: elaborare una Carta per la montagna da condividere e confrontare con tutti e a ogni livello, ma soprattutto realizzare progetti per favorire la popolazione montana.
Migliore maniera di festeggiare la terza giornata Woityla non c’era. Ma anche qui la stampa era assente. E’ ora di dare spazio anche alle belle notizie: divenga un impegno di tutti e non di solo dei soliti pochi.

Daniele Damele