Sunday, May 23, 2010

Suicidi giovanili: valutare bene i segnali


“Mi fa schifo vivere così, però non dimenticatemi”: questo l’annuncio di un ragazzo veneto di 17 anni lasciato su facebook. Ha scelto la rete per dire al mondo che voleva farla finita, poi si è gettato nelle acque del Piave. L.F., giovane di una paesino del ricco Veneto ha scritto on line ciò che avrebbe fatto e poi lo ha messo in pratica. Ha raggiunto un ponte a San Donà di Piave, è sceso dal motorino e si è buttato nel fiume morendo poco dopo annegato. Una tristezza infinta, una tragedia da non imitare ragazzi, mai, nonostante il clamore che alcuni media riservano a queste notizie.
Piena vicinanza e massimo rispetto al dolore infinito della famiglia. Niente riuscirà a lenire la perdita del ragazzo che certamente nessuno dimenticherà.
Il suicidio, specie giovanile, non è mai un fulmine a ciel sereno. Tanto più in una persona che ha problemi e magari non li fa emergere. Chi si toglie la vita lancia sempre dei segnali prima, che vanno monitorati. Chi non riesce a farlo non deve sentirsi in colpa. E’ difficile realizzare un tanto, ma può aiutare altre famiglie sulla via della prevenzione.
Persino un’eccessiva e immotivata serenità dopo una grave angoscia (la sensazione di non essere promosso, il rifiuto di una ragazzina, i nostri figli sono deboli, spesso perché noi li abbiamo cresciuti così) rappresenta un chiaro campanello d’allarme cosi come dare via un oggetto a cui si tiene molto.
Perdere il lavoro, in un adulto ad esempio, e lo abbiamo visto anche recentemente, può portare al suicidio persone fragili che già vivono una forte angoscia esistenziale. E’ una condizione che implica perdita, insicurezza, vergogna e anche colpa verso la famiglia. Per questo nelle persone che vivono questo forte disagio vanno valutati i segnali come il cambiamento del comportamento, l’insonnia, la minore cura dell’aspetto fisico, le dichiarazioni sull’inutilità della vita.
L.F. ha scritto “mi fa schifo vivere così”. Ora questa “sentenza” getterà nello sgomento per molto tempo la famiglia che si addosserà la colpa di non aver capito, non aver compreso che qualcosa non andava. Attenzione, quindi, ai nostri giovani: sono pieni di stimoli, ci sembrano adulti già da bambini, hanno mille opportunità, ma ce l’hanno più dura di quando noi eravamo giovani.
La crisi di valori in atto porta a non capire il senso della vita. Apparire è più rilevante che essere, vincere ad ogni costo e spesso con ogni mezzo è indispensabile, altrimenti si è falliti anche se si arrivi solo secondi o terzi. Non poter sbagliare mai, non fallire in nulla, essere chiamati a primeggiare sempre: sono questi i modelli comportamentali che ci vengono dalla società, media, vecchi e nuovi, in primis.
Una volta i nostri genitori, i nonni impiegavano più tempo per trasmettere conoscenze e appunto valori veri ai figli e ai nipoti. Ora questo sembra essersi perso nelle città come nei paesini, tutti “inebetiti” davanti ai tanti schermi che caratterizzano la nostra vita.
Urge una riflessione immediata per tornare alla vita vera e smetterla di vivere di percezioni e attuare scelte solo su queste basi. A muso duro magari, ma si torni alla realtà di una vita che va vissuta sempre e comunque, da tutti.
Addio L.F.

Daniele Damele

Saturday, May 15, 2010

STOP ALL'ANONIMATO IN RETE


Molti anni fa, prima che nascesse internet, qualcuno disse che il valore dei commenti ad un articolo giornalistico dipende dal fatto che, presi nel loro insieme, i lettori ne sanno sempre più di chi scrive. Spesso il contributo dei lettori, espresso in forma di commento a un articolo e, oggi, a un post su un blog, completa il valore informativo del testo pubblicato. Ma molte volte non è così.
Non c’è dubbio che sia opportuno guardare con favore ai cosiddetti media partecipativi e agli ambiti informativi costruiti con i contributi volontari degli utenti. L’intervento di esperti, magari testimoni di eventi, può correggere o arricchire il lavoro giornalistico, ma è anche utile ricordare che il numero di commenti che sul web è possibile raccogliere, moltiplica le pagine viste e accresce il valore pubblicitario sul sito.
Per esprimere il proprio punto di vista è spesso richiesta una procedura di registrazione. Il valore dell’anonimato, uno dei principi fondanti della rete, ne esce, però, incrinato solo parzialmente: chiunque desideri commentare un articolo sul sito del Corriere della Sera, ad esempio, per non parlare dei “blogghetti” di cui è piena la rete, può registrarsi sotto falso nome senza troppe difficoltà, a patto di disporre di un indirizzo e-mail valido.
Le Monde consente i commenti solo ai propri abbonati, il sito della Bbc accetta, invece, commenti da chiunque, pur riservandosi il sacrosanto diritto di editarli o cancellarli. Così se ne assume la responsabilità, parola che pare non esistere in internet.
Non sempre i commenti sono un affare: spesso il rumore di fondo di decine di commenti inutili o fuori tema annulla l’eventuale contributo di valore dei lettori.
Questo accade in special modo sui siti Web. Il blog di Beppe Grillo, sito ad alto traffico e bassa moderazione, offre commenti di difficilissima lettura, dove una comunicazione spesso urlata, da toni accesi e talvolta offensivi, oscura ogni eventuale contributo di valore.
Ma perfino su You Tube, sito sociale per eccellenza, la scarsa moderazione dei commenti crea numerosi e noti problemi.
Per contrastare questa tendenza nelle ultime settimane in Usa si discute di eventuali passi ulteriori. I siti web dei principali quotidiani stanno cercando di capire quale sia la maniera migliore per selezionare ulteriormente i contributi dei lettori.
Alcuni adotteranno sistemi di rating dei commenti votati dai commentatori stessi (uno schema selettivo inaugurato molti anni fa che affibbia ai commentatori che non desiderano rilasciare le generalità, il “nikname” ironico di Anonimo Codardo), altri si apprestano a chiedere ai commentatori l’uso del nome e cognome, magari premiando con una maggiore visibilità chi decida di dichiararsi esplicitamente.
Archiviata la prima fase euforica dell’apertura della rete ai contributi di tutti sembra arrivato il tempo, per lo meno negli ambiti informativi professionali (gli altri è meglio dimenticarli), della selezione dei contenuti raccolti. In ossequio ai molti aspetti positivi che riguardano la partecipazione collettiva all’elaborazione delle notizie e delle conoscenze, saranno benvenuti tutti coloro i quali sapranno aggiungere senso e valore alle informazioni date in rete.
Collettivamente, i lettori ne sanno spesso più di chi scrive, ma presi uno per uno probabilmente no e il mondo degli internauti è pieno di anonimi codardi e di chi li utilizza per propri fini. Serietà impone di dire stop all’anonimato in rete.

Daniele Damele

Tuesday, May 11, 2010

La Chiesa nel web, utile strumento


















"Sacerdoti e presbiteri devono imparare a utilizzare le nuove tecnologie come mezzo di comunicazione e dialogo. E' urgente una campagna di sensibilizzazione su questa realta' che rappresenta il presente e il futuro della nostra societa'. La Chiesa deve partecipare a questa forma di comunicazione”: questo quanto dichiarato da monsignor Gastone Simoni, vescovo di Prato, presentando il programma della Settimana della comunicazione organizzata dalla Commissione regionale CET per le comunicazioni sociali, l'ufficio comunicazioni sociali dell'Arcidiocesi di Firenze e il vicariato di Porta Romana.
L’attenzione della Chiesa per il web e i new media in generale è di fondamentale rilevanza, perché questi strumenti vanno riempiti di contenuti positivi.
La Diocesi di Gorizia ha recentemente allestito il nuovo portale web. Il sito internet del Duomo di Gorizia viene aggiornato ogni sabato sera. I ragazzi della pastorale giovanile curano le pagine di www.gopagio.org. Diversi parroci utilizzano i social network Facebook e inviano newsletter. La chiesa isontina è on line da tempo. Nel Goriziano la fede ha già conquistato il mondo digitale.
In riva all’Isonzo, insomma, l’invito lanciato da papa Benedetto XVI a evangelizzare il web è realtà non di oggi ma di ieri. Mauro Ungaro, portavoce del vescovo Dino De Antoni e direttore del settimanale diocesano Voce Isontina, ricorda che molte parrocchie hanno un proprio sito da almeno cinque o sei anni. Alcuni sono “clickati” anche dall’estero assicura. Il problema, però, riguarda l’aggiornamento dei contenuti. In molti casi ci si affida a volontari, quasi sempre a dei giovani.
Se quasi tutti i religiosi utilizzano la rete per trovare documenti utili al proprio ministero o spunti per le omelie, più contenuto è il numero dei cyber parroci quelli che per tenere i contatti con i propri fedeli sfruttano internet in modo attivo. La crisi delle vocazioni e la mancanza di seminaristi in provincia di Gorizia costringe alcuni preti a dividersi su più parrocchie e, in questo senso, i nuovi strumenti di comunicazione aiutano a ridurre le distanze sia in termini di spazio, sia in termini di tempo e a diffondere le informazioni in modo più capillare. I parrocchiani che frequentano la chiesa sono una percentuale ridotta del totale.
Attivare una pagina non è difficile e permette di illustrare aspetti della vita della comunità cristiana che altrimenti rimarrebbero circoscritti a soli praticanti. Il web però non si sostituisce alle relazioni interpersonali reali. Dobbiamo credere ancora al sedersi sui banchi della chiesa a una comunicazione più fisica. La formazione deve continuare ad essere fatta a quattrocchi perché altrimenti può essere deviante. Con le sole parole scritte spesso si creano dei fraintendimenti. Anche se i social network permettono di rimanere in contatto con fedeli, il rapporto personale diretto rimane l’unico di condivisione.
Certamente internet non può sostituire la vita sacramentale. Per fare un esempio comprensibile a tutti, sarebbe come se due fidanzati si baciassero alla webcam. Per i giovani è normale ricevere informazioni e avere contatti attraverso il web, ma il web è un’illusione di intimità, non realtà di profondità. Può essere un inizio ma non sostituisce i rapporti reali.
Insomma Facebook può servire per avvicinarsi ai ragazzi anche nel mondo della Chiesa. Quello che bisogna però avere chiaro è che è solo uno strumento, non il fine.

Daniele Damele

Wednesday, May 05, 2010

Oggi è la giornata contro la pedofilia





























"Gli aguzzini sono quasi sempre persone di cui i bambini si fidano ciecamente: familiari molto prossimi, ambiente scolastico e, purtroppo anche elementi della chiesa”. Recita questo un passo del messaggio inviato dal Gioventù Giorgia Meloni in occasione dell'iniziativa 'Un futuro di sole e di azzurro' organizzato dalla Fondazione Luca Barbareschi nella seconda giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia.
“Sicuramente - aggiunge il ministro - chi si macchia di questo crimine infame ha gravissimi problemi di natura psichica, ma onestamente, ogni volta che mi pongo di fronte a queste situazioni, mi risulta difficile distinguere il limite tra malattia e volontà considerando semplicemente dei malati gli aguzzini”.
Anche alcuni membri della Chiesa hanno violato i diritti dell’infanzia, un comportamento che la Santa sede non manca e non mancherà di deplorare e condannare. Il Papa più volte è, infatti, tornato a condannare gli abusi sessuali sui minori commessi dai preti. Ma non dobbiamo generalizzare.
L’insegnamento di Gesù, ci ricorda sempre il Pontefice, ha sempre costituito un appello pressante a nutrire nei loro confronti profondo rispetto e premura. Nel corso dei secoli, la Chiesa sull’esempio di Cristo ha promosso la tutela della dignità e dei diritti dei minori e, in molti modi, si è presa cura di essi. Purtroppo alcuni dei suoi membri, agendo in contrasto con questo impegno, hanno violato tali diritti.
Le dure parole di Gesù contro chi scandalizza uno di questi piccoli impegnano tutti a non abbassare mai il livello di tale rispetto e amore. E’ per questo motivo che la Convenzione dell’infanzia è stata accolta con favore dalla Santa Sede perché contiene enunciati positivi circa l’adozione, le cure sanitarie, l’educazione, la tutela dei disabili e la protezione dei piccoli contro la violenza, l’abbandono e lo sfruttamento sessuale e lavorativo.
Secondo il rapporto Murphy, finito lo scorso dicembre sulla scrivania del Pontefice, in Irlanda, tra il 1914 e il 2000, circa 35 mila bambini sono stati sottoposti ad abusi sessuali e maltrattamenti. In Canada, invece, la Chiesa cattolica ha risarcito con 79 milioni di dollari migliaia di bambini che hanno subito abusi nelle scuole cattoliche. Occorre tolleranza zero contro i preti pedofili, ma il Papa ha chiesto altrettanta coerenza anche alle autorità civili, ai genitori e a tutti gli educatori.
La famiglia è l’aiuto più grande che si possa offrire ai bambini. I più piccoli, infatti, vogliono essere amati da una madre e da un padre che si amano, ed hanno bisogno di abitare, cresce e vivere insieme con ambedue i genitori, perché la figura materna e paterna sono complementari nell’educazione dei figli e nella costruzione della loro personalità e della loro identità. Inoltre un ambiente familiare non sereno non sono mai senza conseguenze per i bambini.

Daniele Damele

Tuesday, May 04, 2010

L'agro-alimentare friulano sbarca a San Paolo del Brasile


“Quando parliamo di cultura alimentare del Friuli e dell’Italia ci riferiamo a prodotti dell’agroalimentare che raccontano la storia di tante nostre piccole imprese, una ogni dieci abitanti, che si tramandano di generazione in generazione”: con queste parole ha aperto i lavori della conclusiva giornata della missione friulana a San Paolo del Brasile il presidente della Camera di commercio di Udine, Giovanni Da Pozzo, qui presente anche quale componente dell’esecutivo nazionale di Unioncamere. Da Pozzo, parlando a importatori paulistas ha invitato a “guardare con attenzione ai prodotti friulani e italiani” sottolineando “la valida rappresentatività della ventina di imprese presenti in questa missione, di cui la metà è del Friuli”.
Il presidente camerale ha anche ricordato come “in Friuli Venezia Giulia siano presenti centri di ricerca di alta tecnologia di sicuro livello”, posto l’accento sulla posizione geopolitica al centro della Nuova Europa della regione e ha ricordato come “il Friuli esporti in Sud America tecnologia di alto livello pari all’8,2%. Il Brasile è per il Friuli il 54esimo partner nell’export per cui ci sono certi margini di miglioramento”
Dopo Da Pozzo è intervenuto il console generale d’Italia a San Paolo, Marco Marsilli, che ha proseguito quanto detto dal presidente camerale affermando che “il nostro Paese è storia ed arte,a ma anche prodotti enogastronomici di sicuro livello”.
Alle imprese nazionali presenti è stato detto di fare attenzione nelle scelte da attuare sull’importatore scelto, evitando la concessione di esclusive, sul canale distributivo, ma anche sulla necessaria ingegneria tributaria e doganale da porre in atto, sui marchi e i prodotti da promuovere, sulle norme e i sigilli non doganali da prevedere. In tal senso l’Istituto per il commercio con l’estero (Ice) paulista si è posto a disposizione di chi è ormai sbarcato nella “capitale” economica del Brasile.
Di particolare livello anche l’incontro con Milton Bogus, direttore del Dipartimento delle piccole e medie imprese di San Paolo che ha detto come “l’euro oggi più basso può favorire nel breve termine l’export friulano e italiano mentre per il medio e lungo termine è opportuno ipotizzare joint venture, le quali possono confidare su un mercato brasiliano in forte crescita”. Con questa associazione di categoria Da Pozzo ha ipotizzato di “sperimentare un fondo di garanzia comune per le imprese se norme e prassi saranno all’insegna della reciprocità”.
La fitta agenda di questa missione ha visto Da Pozzo incontrarsi anche con il presidente della Camera di commercio italo-brasiliana, Edoardo Pollastri, che consta di 1000 soci e 75 delegati, Giulia Farfoglia Barbieri, presidente dell’associazione Friuli Venezia Giulia in Brasile e, quindi, con il Fogolar friulano a San Paolo, 90 famiglie, tra cui i Papaiz.
Un seminario sull’alimentazione è stato tenuto dal professor Carlo Cannella mentre altri incontri si sono svolti all’associazione brasiliana delle industrie del mobile. La missione si è conclusa con una degustazione guidata dal sommelier Walter Filiputti all’associazione brasiliana dei sommeliers. Nutrita la presenza di sommeliers, ma anche di importatori coi quali erano stati fissati specifici incontri.
Soddisfazione è stata espressa dagli imprenditori presenti per il livello della missione che in poche ore ha permesso importanti e concreti incontri, ma anche di poter tornare in Italia, per qualcuno, già con qualche ordine in tasca. Per tutti resta la gratificazione dell’effettuazione di uno “sbarco” in Brasile senza nulla di esotico, ma tutto improntato all’insegna del mercato e degli affari commerciali.

Daniele Damele

Brasile: un mercato economico per il Friuli e l'Italia


Siamo qui per presentare al Brasile il settore dell’agroalimentare friulano e italiano convinti che questo settore sia una delle nostre eccellenze tramite il quale presentiamo anche il nostro territorio locale”: ha esordito così il presidente della Camera di commercio di Udine, Giovanni Da Pozzo, che è anche componente dell’esecutivo nazionale di Unioncamere, aprendo i lavori del primo di una serie nutrita di incontri, seminari, workshop e presentazione previste per tre giorni in seno alla missione imprenditoriale a San Paolo del Brasile dal titolo “Sapori d’Italia nel mondo”.
E proprio al titolo della missione che ha, poi fatto riferimento Da Pozzo specificando che “si tratta di un percorso teso a far capire il concedtto di qualità nel sistema produttivo friulano e italiano”.
La missione riguarda soprattutto il settore agroalimentare e vitivinicolo. Tra le aziende presenti segnaliamo le friulane Vigna Traverso, Forchir, Valchiaro, Conte Attimis, Bitussi, Petrussa, Foffani, la triestina Parovel, l’isontina Venturini e altre imprese di Toscana, Campania, Veneto, Basilicata e Puglia.
Dopo Da Pozzo ha preso la parola il direttore dell’Istituto per il commercio con l’estero (Ice), Giovanni Sacchi, che ha reso noto che “il Brasile gode, adesso, di una certa stabilità macro-economica e ha visto un progressivo concreto innalzamento della classe media con una crescita nel primo bimestre del 2010 del 7,5 %”. Riferendosi al settore vitivinicolo Sacchi ha affermato che “dagli attuali due litri pro capite di consumo di vino in Brasile si stima di passare ai 3,4 litri, sempre pro capite, nel corso dei prossimi anni raggiungendo così i mercati argentini e nord americani”. Da qui l’interesse del mercato dei vini.
Il Brasile è un mercato di 90 milioni di abitanti (su un totale di quasi 200 milioni) dei quali 45 milioni di classe media. Di questi 20 milioni sono oriundi italiani. Questo perché la percentuale più elevata di immigrati in Brasile, il 30 per cento, proviene proprio dal nostro Paese.
Molte le scadenze importanti che il Brasile avrà prossimamente: le presidenziali di autunno 2010, la Coppa del mondo di calcio del 2014, le Olimpiadi di Rio de Janeiro due anni dopo, nel 2016 e, forse, anche l’Expo 2020. Tutte date da segnare perché di estremo interesse per chi punta a quel mercato.
Un euro vale 2,5 real, la moneta del Brasile che cura con attenzione la propria immagine all’estero anche on line. Basti dare un’occhiata al sito www.ubrafe.com.br dove chiunque sia interessato alle fiere, compresa ovviamente la volontà di esporre, trova ogni info necessaria.
Il target delle aziende interessate è quello delle PMI. Una idea di quali servizi può offrire la Camera di commercio italo-brasiliana (CCIB) la si evince dal sito internet: www.ccib.it.

Daniele Damele

Saturday, May 01, 2010

Giusto chiedere agli alunni di pulire i bagni scolastici


Gli alunni di una scuola elementare di Padova sono stati invitati a lavare i bagni che loro stessi lasciavano troppo sporchi. La reazione dei genitori non è stata: “giusto, occorre imparare a lasciare i bagni pubblici come li si vorrebbe trovare”, ma si sono irati e hanno pensato bene di denunciare la preside!
Potremmo scrivere un’enciclopedia in merito. Basterà dire che la pedagogia posta in essere dalla preside è sacrosanta. I genitori dovrebbe condividere questa azione e aiutare preside e insegnanti a spiegarne il perché. Qui non si tratta di umiliare nessuno. Ci mancherebbe. Non si tratta nemmeno di punire tutti per alcuni che lasciano imbrattati i bagni.
Qui siamo dinanzi a un’azione meritoria di educazione: se si commette un danno, occorre porre rimedio e questa responsabilità è, da un punto di vista etico, di tutti.
Oltre a ciò se a casa non insegnano a tenere puliti i bagni pubblici come quelli di casa, bene fa la scuola a sostenere un tanto. Esistono regole che vanno rispettate, norme comportamentali alle qual non si deve venir meno e prima si comprende ciò meglio è.
Cari genitori lasciamo stare i giudici stavolta e pensiamo all’educazione, non cresciamo i nostri ragazzi solo sulla base dei diritti e del tutto dovuto, dei continui sì a ogni loro richiesta, parliamo loro anche di doveri e di rispetto verso se stessi e gli altri.
Brava Preside di Padova, continui così.

Daniele Damele