Monday, April 05, 2010

MULTA AGCOM: PAGHI CHI HA SBAGLIATO


Nei giorni scorsi è stata comminata una multa dell’Agcom a Tg1 (e Tg5) per violazione della par condicio. Mi preme fornire alcune informazioni in merito anche per evitare che qualcuno possa ritenere che a pagare la multa per il Tg1 della Rai sianno, alla fine, gli abbonati, ovvero i cittadini che pagano il canone.
La Rai è una Spa pubblica che gode di un cospicuo finanziamento, appunto pubblico, derivante per lo più (ma non solo, ci sono anche convenzioni e altri fondi pubblici ad essa riservati) dal cosiddetto canone, che in realtà è una tassa. E’ noto, però, che la Rai incassa anche i proventi delle pubblicità trasmesse.
Ergo si potrebbe tranquillamente sostenere che a pagare la multa Agcom si provvederà con i fondi della pubblicità e non con quelli pubblici, ma anche questo non sarebbe del tutto esatto. Quand’ero presidente del Corerat e poi del Corecom (dal ’98 al 2003) avanzai la proposta di attuare una doppia contabilità del servizio pubblico radiotelevisivo, una pubblica e una privata, ma non ci fu verso di farla nemmeno analizzare. Se fosse stata accolta avremmo potuto chiedere tra l’altro di mettere in sovrimpressione quali programmi erano coperti con fondi pubblici (ad es. tg, talk show, …) e quali con quelli della pubblicità (varietà, …) e soprattutto si sarebbero potute pagare le multe Agcom coi fondi privati e non dei cittadini.
E’, comunque, non corretto affermare che i giornalisti Rai responsabili non pagheranno. La Corte dei conti può intervenire anche sulle società pubbliche e il CdA della Rai può rivalersi su chi è responsabile. Ergo, basta volerlo, e a pagare è chi non rispetta la legge com’è giusto che sia. Basta scrivere a Rai e Corte dei conti romana da parte di chi ha responsabilità in merito.
Qualcuno ha anche avanzato la critica circa la privazione di un’informazione obiettiva e imparziale e l’impossibilità di porre rimedio, ovvero riequilibrare la comunicazione come, invece, vorrebbe la legge per la par condicio, stante i tempi e la fine della campagna elettorale. Ecco allora che sorge evidente il quesito: perché l’Agcom è intervenuta così tardi?

Daniele Damele

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