Sunday, April 11, 2010

Internet può rendere soli, ma se fissiamo delle regole no


Quello di far rientrare le abitudini e la ricerca di gratificazioni nelle cosiddette "new addiction" è una tentazione diffusa, ma le dipendenze non vanno banalizzate o confuse. Tutto sta nel comprendere oltre quale quantità si deve passare a parlare di ossessioni compulsive.
IL problema sorge anche per quanto riguarda internet dove si moltiplicano gli iscritti a forum che si autodenunciano come dipendenti. Il gruppo del primo italiano consumatore ossessivo della rete a fare outing conta otre 3.500 partecipanti.
Uomini e donne che riconoscono di essere schiavi di immagini e filmini a pagamento, fruiti in solitudine. Ecco, forse, più che di dipendenza dovremmo parlare di solitudine derivante dai new media, di vita virtuale che ti prende e ti allontana da quella reale.
Il fenomeno e' riconosciuto, ma bisogna stare attenti a non confonderne la portata. Esistono delle persone dipendenti, esistono i solitari, esistono le persone che si allontanano dalla vita reale e faticano a rientrarci, ma la dipendenza è altro.
Non si corra il rischio di identificare internet come qualcosa di pericoloso. Sarebbe un errore.
Internet dev'essere proposto sempre più come uno strumento di cultura, divertimento, svago, e per esso occorre determinare delle regole.
Si tratta di determinare regole valide per tutti a tutela in particolare dei bambini, ma anche noi stessi possiamo e forse dobbiamo darci delle regole, a partire dal tempo da dedicare alla rete, che non deve superare certi limiti.

Daniele Damele

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