Friday, April 30, 2010

Dipendenti dagli sms e senza limiti: quali danni?


























Siamo dipendenti. Ammettiamolo. E' successo un tasto per volta e in meno di vent'anni. Prendiamone atto. C’è chi usa il T9, chi preferisce il vecchio metodo di spingere i tasti a ripetizione fino a ottenere il senso compiuto della frase. Oggi, il fenomeno degli sms ci ha preso la mano e sta assumendo proporzioni preoccupanti. Secondo uno studio del Pew Research Center, effettuato in collaborazione con l'Università del Michigan, un ragazzo su tre tra i 12 e i 17 anni invia circa 100 messaggi al giorno.
I teenager americani sostengono di non conoscere più nessun loro coetaneo senza cellulare, quattro su cinque ammettono di dormire col telefonino accanto al letto, acceso. Numerose scuole vietano l'uso dei telefonini durante le ore di lezione ma il pranzo è "cell free", e gli studenti tornano liberi di ritrovare il campo. Le percentuali cambiano con l'età. Gli adulti si limitano a 10 messaggi al giorno ma le ragazzine dai 14 ai 17 ne riescono a mandare fino a 3 mila al mese. Una 16enne americana ha confessato di mandarne circa 4 mila al mese e ha spiegato: "ho cominciato a perdere il senso tattile nelle dita e continuavano a cadermi piatti e altre cose in continuazione". Ora ha la sindrome del tunnel carpale e deve essere operata.
Su Facebook è ovviamente arrivato un gruppo che si occupa di messaggi e assuefazione. Secondo un sondaggio riportato dal social network la tendenza sarebbe diversa e in pericolo sarebbero più gli adulti che i ragazzi. Queste le età dei soggetti a rischio: il 19% ha tra 18 e 24 anni, il 24% tra 25 e 34, il 22% tra 35 e 54, il 19% si piazza tra i 45 e i 54. L'età media di un 'texter' - chi manda i messaggi - a rischio è di 38 anni. Il 49% è maschio, il 51% femmina. E ancora: vengono spediti in media 18,5 miliardi di sms al mese da circa 68,7 milioni di persone. Solo il 10% dei messaggi sono spam, il 62% sono quelli scritti agli amici, il 55% a conoscenti, il 19% ai colleghi. I messaggini vengono letti entro 15 minuti dalla ricezione, i tempi di risposta possono arrivare fino all'ora.
D’altra parte dire a noi stessi e ai nostri figli dei no non riusciamo a farlo più. E quindi sì ai telefonini sempre più di nuova generazione e sì alla comunicazione forsennata virtuale e sempre meno reale. Ciò specialmente nelle nuove generazioni. Quelle crescite senza i no che educano all’alterco e all’accettazione dell’altro e della sua individualità. Lo spostamento culturale rispetto alle relazioni stabili, sempre più precarie, deve essere ricercata nell’ambito educativo del presente. I genitori abituano i loro figli ad avere tutto. Sempre. E’ naturale quindi che diventino degli adulti poco propensi ad accreditare un amore che metta anche solo in discussione alcune loro convinzioni. E non sono neppure abituati al confronto. E, banalmente, ma fino a un certo punto, non hanno limiti nemmeno nel numero degli sms inviati. Tutto deve essere rigorosamente chiuso in una gabbia di si incondizionati.
La stessa unione ideale diventa un miraggio in un deserto di individualismi e solitudini. Ciò perché nella ricerca del partner, oltre all’eros e alla sintonia non ci si preoccupa di come sia o quale sia il suo passato. Insomma, ogni rapporto è un capitolo del libro di un’intera esistenza. E quando ci si ritrova innamorati è indispensabile passare attraverso momenti di riflessione e pura razionalità. Cominciando a chiedersi quante pagine del capitolo si sia disposti a concedere all’altro e alla relazione. E qui si aprono nuovi scenari: ci si dovrebbe chiedere se il partner abbia solo una funzione accompagnatoria, se si tratti di pura attrazione o se invece si voglia costruire insieme una famiglia.
E’ davvero difficile ipotizzare un senso collettivo per chi è cresciuto da individualista e viziato. I ragazzi hanno tutto ciò che desiderano dai genitori. E questo senso di onnipotenza viene trasferito anche nel dialogo amoroso; che non è più dialogo bensì monologo e, come tale, esclude le risposte dell’altro e il suo pensiero. Talvolta, invece, si fallisce per l’esagerata sudditanza.
Insomma non avere limiti, non porseli può provocare la sindrome del tunnel carpale da troppi sms, ma anche molto altro e forse ben peggiore.

Daniele Damele

Perchè tanta aggressività e bullismo?


La Polizia di Stato di Modena ha individuato alcuni giovani che taglieggiavano i loro compagni di scuola con 'cutter' e coltelli. Le indagini della Squadra Mobile hanno permesso di scoprire un gruppo di giovani minorenni, tutti di Modena,dedito a rapine a mano armata le cui vittime predestinate erano i loro stessi compagni di scuola che, dietro la minaccia delle armi bianche, cedevano ai bulli, all'uscita di scuola somme di denaro che si aggiravano intorno ai 10-12 euro. In un caso hanno portato a casa anche un I-Pod. Classica l'intimidazione. Non denunciare il fatto, pena la morte assicurata.
Per l'identificazione, gli agenti della Mobile, oltre alle testimonianze dei malcapitati hanno visionato numerosi filmati registrati dalle telecamere poste a bordo degli autobus di linea urbana cittadini e utilizzati dai tre per scappare.
Il comportamento aggressivo dei giovani è un argomento di pregnante attualità. L’analisi dell’origine e delle caratteristiche dell’aggressività oscilla tra interpretazioni che si concentrano sulla sua natura istintuale indispensabile per la sopravvivenza dell’individuo e della specie e teorie che privilegiano l’aspetto di reazione a situazioni di frustrazione, generici di tensioni che possono scaricarsi in comportamenti di sfogo per evitare sofferenze in ambito psicopatico.
Giornalmente i media informano con dovizia di particolari, talvolta agghiaccianti, su fenomeni quali bullismo, violenza di genere, razzismo, abusi infantili, mobbing, terrorismo, che sembrano in continuo preoccupante aumento. Vi sono vari tipi di aggressività: diretta indiretta, pura e strumentale, rivolta verso se stessi o altri; vi sono anche varie possibilità di apprendimento del modello aggressivo offerte da famiglie, società, scuola, mezzi di informazione.
Una delle forme attualmente più frequenti di violenza e cioè di preoccupante fenomeno del bullismo è collegata alla recente messa in rete dei filmati di atti violenti. Il preoccupante aumento di manifestazioni di violenza della società post-moderna può essere attribuito alla drammatica evaporazione del senso del limite e dei tradizionali valori etici per cui l’individuo tende sempre di più a essere valutato soprattutto in base al successo ottenuto e ai risultati conseguiti, indipendentemente dai mezzi utilizzati. Questo tipo di cultura può produrre un sentimento d’intesa frustrazione di fronte al mancato raggiungimento delle mete prefissate soprattutto in personalità emotivamente fragili o scarsamente dotate sotto il profilo intellettivo e culturale o con una storia personale intrisa di traumi e disagi.
E’ pertanto importante una disamina accurata dei fattori favorenti, della conoscenza degli attori e dei luoghi in cui si manifesta la violenza onde individuare azioni di prevenzione. La promozione culturale deve interessare tutta la società civile coinvolgendo in uno sforzo comune, famiglia, scuola, media, istituzioni.

Daniele Damele

Sunday, April 25, 2010

Informare è anche formare, va fatto con credibilità


Sabato 24 aprile ho avuto la fortuna di partecipare all’udienza papale dei testimoni digitali assieme a don Fortunato Di Noto (associazione Meter) e a 10 mila persone. Molte le idee emerse e forte la passione e le emozioni per “andare avanti – come ha incitato don Di Noto – con le nostre battaglie per i bambini e una rete pulita”.
Giusto, giustissimo. Le innovazioni tecnologiche dei new media, essenziali e belle, provocano mutamenti culturali. Occorre avere disponibilità all’ascolto per incontrarsi, imparare la comunicazione dei giovani per dialogare con loro con credibilità. Appunto credibilità. E qui il discorso si allarga: per avere credibilità occorre rispondere della comunicazione che si attua, in primis in relazione alla veridicità. Occorre rispondere degli effetti di quanto si comunica. Quanti blog e siti, ma anche tv e giornali corrispondono a queste necessità di credibilità? Non basta garantire la smentita a una notizia falsa. Oggidì i giornalisti (e i blogger) non cercano più la notizia, è quest’ultima che viene fornita loro allo scopo di farla sapere. E il più delle volte la notizia fornita non viene mai verificata alla fonte.
Viceversa sono convinto che i media, tutti, debbano favorire il senso di appartenenza e di comunità in una fase di rapido cambiamento svolgendo un ruolo da protagonisti nella società. E la vera sfida sta nei contenuti proposti: se essi sono di qualità, senza manipolazioni ad arte, un meccanismo infernale che va contraddetto.
Certi meccanismi mediatici possono, infatti, stritolare chiunque a causa dell’eco del male e dell’odio che, ahimé, naviga soprattutto on line. Certi processi informativi cambiano il contenuto della notizia e se in questo “inferno” ci finisce un “piccolo”, magari un minore, egli non sarà mai risarcito, non potrà difendersi dalla gogna mediatica.
Spesso di attuano azioni, anche di massimo livello (si pensi a decreti legge) sulla base di ciò che si pensa possa essere la percezione della gente basandosi sulle informazioni che vengono fornite. E questa è certamente una novità rispetto al passato.
Informare è anche e soprattutto formare (con buona pace dei dirigenti delle tv commerciali nazionali che rigettanno ciò per evidenti fini di profitto). Informare va fatto con “verità, credibilità e trasparenza”, come ha ricordato ai testimoni digitali padre Lomabardi.
In una situazione in cui ognuno può seminare in rete praticamente ciò che vuole occorre prestare grande attenzione per evitare tensioni dirompenti e negatività ai più deboli.

Daniele Damele

Saturday, April 17, 2010

Google violò la privacy per profitto: questo è un dato etico negativo


Fini di profitto. Questa la motivazione che ha portato alla condanna dei tre dirigenti di Google per violazione della privacy, in relazione a un video caricato in rete di un minore disabile vessato e picchiato. Tra le altre cose, la loro responsabilità dolorosa è stata riconosciuta nel fine di profitto e dell’interesse economico. Lo ha scritto il giudice di Milano, Oscar Magi, nelle motivazioni della sentenza emessa a febbraio.
Per accertare l’illecito trattamento di dati personali e sensibili (reato per cui sono stati condannati gli imputati), serve, come chiarisce il giudice, il fine di profitto, richiesto dalla norma specificamente per la sussistenza del dolo. E nel caso concreto, prosegue il magistrato, tale fine era evidentemente ricollegabile alla intenzione commerciale ed operativa esistente tra Google Italy e Google Video. Google Italy, si legge ancora, trattava i dati contenuti nei video caricati sulla piattaforma di Google Video e ne era quindi responsabile. Il giudice parla di chiara accettazione consapevole del rischio, da parte degli imputati, di inserimento e divulgazione di dati, anche e soprattutto sensibili, come quelli del video in questione, che avrebbero dovuto essere oggetto di particolare tutela.
In parole semplici, chiarisce il dottor Magi, non è la scritta sul muro che costituisce reato per il proprietario del muro, ma il suo sfruttamento commerciale può esserlo. In ogni caso, si legge ancora sulle motivazioni questo giudice, e questo è un dato di tutto rilievo reclamato da tempo, rimane in attesa di una buona legge sull’argomento in questione. Il giudice nelle ultime pagine delle motivazioni scrive una breve chiosa conclusiva imposta dalla grande ricaduta mediatica del processo e della sentenza. Molto rumore per nulla, spiega il giudice parafrasando il titolo di una commedia di Shakespeare.
In realtà è del tutto evidente che tutti si sarebbero interessati a questo processo perché internet è divenuto uno strumento di tanti. Ora, è facile prevedere che la tesi di primo grado possa essere smontata in appello proprio per la mancanza di una legge.
Relativamente all'etica dello spazio virtuale sono convinto che sarà utile valutare in sede parlamentare se introdurre nell'ordinamento penale anche il reato di "connivenza" con chi consente l'accesso a materiale violento o pedopornografico in internet perseguendo così anche eventuali provider o fornitori di servizi di connessione alla rete internet.
Tutti, anche l'industria privata possono e devono aiutare a giungere a un uso consapevole di internet. I provider e i fornitori di servizi di connessione alla rete devono impegnarsi a impedire la visione di pagine non idonee (con contenuti violenti o pedopornografici) pena anche l'inibizione all'esercizio dell'attività di provider a fornitore di servizi di connessione alla rete. In questo sforzo siamo tutti coinvolti e ognuno di noi deve fare la sua parte.

Daniele Damele

Wednesday, April 14, 2010

Uso errato dei new media, che tristezza


A 13 anni inviava proprio foto porno in cambio di ricariche del cellulare, prima ai compagni di scuola, poi a numerosi altri giovani in Friuli e Veneto. La vicenda - riferita da quotidiani locali friulani - è stata scoperta dai Carabinieri di Tolmezzo che hanno sequestrato decine di telefonini, chiavette USB e hard disc di computer con foto e filmati porno della ragazzina.
I sequestri sono stati fatti su ordine della Procura della Repubblica di Tolmezzo e della Procura della Repubblica per i minorenni di Trieste che hanno iscritto ben 34 persone nei registri degli indagati per reati relativi alla pornografia minorile: 29 di questi sono minorenni e cinque hanno da poco tempo superato i 18 anni.
L'inchiesta e' scattata nei mesi scorsi sulla base di una serie di elementi che i Carabinieri hanno acquisito controllando il mondo giovanile in alcuni Comuni friulani. Le due Procure hanno così deciso di tenere sotto controllo una serie di numeri telefonici e hanno scoperto che la ragazzina, che all'epoca frequentava la scuola media, trasmetteva foto porno, nelle quali il viso non era visibile, e filmati in cambio di ricariche del cellulare.
Ma non basta le tristezze di un uso profondamente errato dei new media oggi ci riservano un’altra “chicca”: con un furgone a metano si sono scaraventati contro alcune auto parcheggiate in un piazzale di una ditta e tutto al fine di realizzare un filmato destinato a finire su Youtube! E' quanto hanno ricostruito i carabinieri della compagnia di Lucca che hanno denunciato cinque ragazzi, fra cui tre minorenni, per violazione di domicilio e danneggiamento aggravato.
Secondo quanto spiegato dai militari, tutto e' avvenuto il pomeriggio della vigilia di Pasqua, nel piazzale di una ditta di rettifiche motori. I cinque, indicati, al solito, come giovani di buona famiglia, dopo essersi introdotti all'interno della ditta si sono messi alla guida di un furgone a metano e si sono scaraventati a forte velocità contro le autovetture parcheggiate nel piazzale, causando ingenti danni e rischiando di far esplodere il mezzo che hanno utilizzato. Il tutto è stato regolarmente ripreso da un videotelefono, perché le immagini, hanno spiegato sempre i Carabinieri, erano destinate a finire su Youtube.
Da una parte abbiamo una giovanissima che si vende col telefonino per delle ricariche, dall’altra giovani che fanno non una bravata, ma una colossale stupidaggine estremamente pericolosa solo per apparire, per finire su youtube ed essere visti, notati dagli altri.
C’è da interrogarsi su molte cose. Alcune domande: dove sono i genitori? Che dialoghi hanno con questi ragazzi cosiddetti di “buona famiglia”? La cultura dell’apparire, altrimenti non esisti non ha preso troppo la mano? Perché è divenuto imperante apparire? Che società stiamo dando ai nostri figli?
Forse dobbiamo fermarci un momento a riflettere e gli stessi media favorire una riflessione sui condizionamenti imposti a giovani e non. Ma chi lo fa?

Daniele Damele

Convegno a Sanremo su internet e minori


“Genitori e figli devono dedicare maggior tempo gli uni agli altri anche per condividere quanto fanno on line”: è l’invito rivolto da Daniele Damele, giornalista e scrittore, esperto di media e minori, al convegno sul tema “Anonimo digitale: l’identità dei minori su internet” svoltosi a Sanremo per la promozione del Lions club di Bordighera Otto Luoghi e dell’associazione Mani colorate.
“C’è una cultura predominante oggi – ha proseguito Damele – che è quella del profitto, dell’accumulo di danaro, che ci porta via tanto tempo e ci ha indotto a sostituire l’affetto con regali materiali. E’ una cultura impostaci dai media, tv e internet in primis, che dobbiamo rigettare”.
Il relatore friulano ha, poi, fatto riferimento alla sua esperienza di volontariato in Brasile rilevando come “dobbiamo chiedere, tutti, alle istituzioni mondiali di portare internet e pane nella favelas e nelle zone povere del globo per garantire rapidamente cultura e cibo in queste realtà all’insegna della promozione del valore della vita”.
Damele ha messo in guardia i giovani presenti dalla “spazzatura” presente in rete, ovvero dalla pedopornografia, la violenza, il satanismo, i siti pro anoressia o a favore di suicidi o omicidi, la cessione di sostanze dopanti o stupefacenti e così via, ma ha anche invitato gli adulti a coinvolgersi nelle attività svolte on line dai propri figli con rispetto e cautela, ma con lo stesso interesse che si presta circa le amicizie reali frequentate dai propri figli”.
Il giornalista friulano ha, quindi, invitato i ragazzi a “pensare sempre con la propria testa al di la delle innumerevoli sollecitazioni ricevute dai media” invocando per i giovani anche “il diritto di sbagliare” e ha concluso plaudendo al fatto che il portale Propubblica abbia ottenuto un importante riconoscimento al premio Pulitzer.

Sunday, April 11, 2010

Internet può rendere soli, ma se fissiamo delle regole no


Quello di far rientrare le abitudini e la ricerca di gratificazioni nelle cosiddette "new addiction" è una tentazione diffusa, ma le dipendenze non vanno banalizzate o confuse. Tutto sta nel comprendere oltre quale quantità si deve passare a parlare di ossessioni compulsive.
IL problema sorge anche per quanto riguarda internet dove si moltiplicano gli iscritti a forum che si autodenunciano come dipendenti. Il gruppo del primo italiano consumatore ossessivo della rete a fare outing conta otre 3.500 partecipanti.
Uomini e donne che riconoscono di essere schiavi di immagini e filmini a pagamento, fruiti in solitudine. Ecco, forse, più che di dipendenza dovremmo parlare di solitudine derivante dai new media, di vita virtuale che ti prende e ti allontana da quella reale.
Il fenomeno e' riconosciuto, ma bisogna stare attenti a non confonderne la portata. Esistono delle persone dipendenti, esistono i solitari, esistono le persone che si allontanano dalla vita reale e faticano a rientrarci, ma la dipendenza è altro.
Non si corra il rischio di identificare internet come qualcosa di pericoloso. Sarebbe un errore.
Internet dev'essere proposto sempre più come uno strumento di cultura, divertimento, svago, e per esso occorre determinare delle regole.
Si tratta di determinare regole valide per tutti a tutela in particolare dei bambini, ma anche noi stessi possiamo e forse dobbiamo darci delle regole, a partire dal tempo da dedicare alla rete, che non deve superare certi limiti.

Daniele Damele

Reti tv pubbliche francesi senza pubblicità


Il portavoce del governo francese Luc Chatel ha annunciato che dalla fine 2011 la pubblicità scomparirà del tutto dalle reti tv pubbliche. Questo in linea con la legge votata nel marzo 2009. La prima tappa della riforma era stata messa in atto all'inizio del 2009, con lo stop della pubblicità prima delle 20 su tutti i canali televisivi pubblici francesi. Una valutazione ufficiale del suo impatto e' fissata per maggio del 2011.
E’ senz’altro un’ottima notizia. Tutti sanno quanto certe pubblicità facciano male a minorenni e maggiorenni. Le pubblicità sono realizzate per vendere, ovvero per condizionare i comportamenti altrui. Propongono modelli spesso diseducativi se non addirittura nocivi, creano bisogni artificiali. Insomma ci fanno male. La BBC in Inghilterra ha canali free spot. Certo il canone è più caro, ma così si ha una vera tv di servizio pubblico.
Nel periodo natalizio 2009 è stata trasmessa alla televisione italiana la pubblicità di un gestore di telefonia mobile in cui un noto showman (accompagnato da altrettanta conosciuta presentatrice) entrava in un presepe vivente (in forma di grande centro commerciale) e quando s’imbatte nei magi, dopo aver domandato alla compagna cosa portano in dono, prende la mirra e la fa volare via, inserendosi profanamente nel presepe come Babbo Natale al posto del Re Mago.
La mirra del Re Mago è la predizione simbolica della Passione e di ogni sofferenza che attende Gesù venuto sulla terra per riscattare la negatività totale della sofferenza umana. Dei tre doni è quello più vicino al farsi carne da parte di Dio per la salvezza degli uomini. Sostituire nel presepe il Re Mago che dona la mirra (simbolo di sofferenza) con Babbo Natale che porta doni consumistici è un ribaltamento totale dei valori: presenta infatti un immagine che, al di là del blasfemo, finisce per svalutare il pregnante messaggio cristiano, scomodo per tante conoscenze.
Quella pubblicità dileggiava chi della mirra (ovvero della sofferenza) ha fatto e sta facendo esperienza e trova nel cristianesimo la motivazione per cui accettare il dolore. E’ da meravigliarsi che nessuna voce si sia alzata per fermare questa pubblicità che ha dissacrato il presepe occultando il suo contenuto evangelico.
In Francia tolgono gli spot e risolvono un vero problema. In Italia?

Daniele Damele

Thursday, April 08, 2010

Contratto Rai al ribasso: occasione persa


La Rai e il Ministero per lo Sviluppo economico sono impegnati nel rinnovo del contratto di servizio pubblico 2010/2012, ma la grande assente è la qualità. Una dimenticanza certificata anche dalla commissione di Vigilanza, che ha dovuto prendere atto che il tetto dei programmi di servizio pubblico si attesta al 70%, percentuale inferiore di ben quattro punti a quella riscontrata dalla stessa Agcom già due anni fa: oltre il 74%, con punte di oltre il 92% su RaiTre.
Cosa chiedere allora? Di avere la possibilità di verificare le modalità di utilizzo delle risorse pubbliche derivanti dal canone. Vi è, infatti, la necessità di contraddistinguere le trasmissioni finanziate dal canone e quali con gli spot. Per fare questo basterebbe che la Rai lo segnalasse a tutti i giornali che pubblicano la programmazione, sul proprio sito web e nel televideo.
Il problema vero è che tutti i programmi di servizio pubblico della Rai non sono finanziati esclusivamente dagli introiti che le derivano dal canone. Come emerge proprio dalla contabilità della Rai, infatti, una buona percentuale delle trasmissioni pubbliche contengono dosi di pubblicità, i cui introiti, anche se in parte stornati per finanziare la programmazione commerciale, non consentono di affermare che tali trasmissioni sono finanziate esclusivamente dal canone.
Per uscire dall’equivoco occorrerebbe segnalare solo le trasmissioni definite di servizio pubblico, indipendentemente dal tipo di risorse (pubbliche o pubblicitarie) impiegate per realizzarle. Non solo, i cosiddetti programmi di servizio pubblico della Rai, infatti, producono più pubblicità di quelli cosiddetti commerciali che, per non essere in passivo, devono essere finanziati anche con i proventi della pubblicità di Porta a Porta, della Formula Uno, del calcio.
Grandi assenti del contratto la tv per i ragazzi e gli spazi per le lingue minoritarie storiche.
Intanto segnalo che l’Agcom si è dimenticata di rinnovare il bando per la nomina del Consiglio nazionale degli utenti (Cnu) che ha esaurito il suo mandato il 28 febbraio 2010. Entro il 26 dicembre 2009, infatti, (60 giorni prima) avrebbe dovuto pubblicare sulla Gazzetta Ufficiale il nuovo bando. Non l’ha ancora fatto e chissà quando lo farà.

Daniele Damele

Monday, April 05, 2010

Pedofilia da debellare


La commissione europea ha presentato la sua proposta per una direttiva con pene più severe, da 5 a 10 anni, ed armonizzate a livello Ue per combattere gli abusi su minori e la pedopornografia, anche on line. La bozza legislativa presentata dall’esecutivo Ue prevede tre sostanziali importanti novità: l’inasprimento delle pene per i colpevoli, il considerare come reato anche i crimini commessi fuori dall’Ue come nei casi di turismo sessuale e grooming (adescamento di minori via internet), e un trattamento speciale per i colpevoli per evitare recidive. Vengono anche proposte altre misure in modo da impedire che i colpevoli di atti di pedofilia possano rientrare in contatto con minori in tutti i paesi Ue e il blocco d’accesso dei siti pedopornografici. E chi fuori dal territorio europeo fa turismo sessuale, sarà perseguito al suo ritorno nell’Ue.
Notizie positive che auspichiamo possano avere presto seguito anche perché le cronache si riempiono sempre più di tristi e terribili notizie su questo delicato tema. Un uomo di 77 anni è stato recentemente condannato a cinque anni di carcere per aver abusato sessualmente di una bambina di dieci anni, sua vicina di casa. L'episodio e' avvenuto ad Acquasanta Terme nel 2002. L'anziano, all'epoca sessantanovenne, avrebbe condotto la bimba in una casetta di legno, e l'avrebbe costretta ad atti osceni. La piccola vittima ha raccontato la violenza subita solo anni dopo, facendo scattare le indagini. L'imputato si e' sempre dichiarato innocente, ma il Tribunale di Ascoli ha accolto la richiesta del pm, comminandogli una condanna a cinque anni di reclusione.
Intanto l’osservatore della Santa Sede, monsignor, Silvano Maria Tommasi, ha spiegato che “non ci possono essere scuse per i preti che si macchiano del crimine odioso di pedofilia e che la protezione dei minori da queste aggressioni deve essere in cima alle priorità della Chiesa”. Dunque, nessuna attenuante per i sacerdoti che commettono il reato. Una condanna netta proprio mentre in Austria arrivano i primi provvedimenti. Tre preti del monastero di Kirchdorf, sono stati sospesi dalle funzioni per presunti abusi sessuali e maltrattamenti, avvenuti negli anni ‘80, nei confronti di alcuni ragazzi della scuola gestita dal monastero. Uno dei tre, 75 enne, ha ammesso gli abusi.
Un completo chiarimento su questi casi è dovuto ai confratelli e al pubblico ha detto l’abate di Kremsmuenster Ambros Ebhart, dichiarandosi pronto a lavorare insieme alla diocesi di Linz e alle autorità dell’Alta Austria per far luce su questi episodi. I ragazzi che all’epoca hanno subito abusi sarebbero cinque. Finché non verrà fatta piena luce, i tre preti chiamati in causa, tutti con più di 75 anni, rimarranno sospesi dai loro uffici e dai loro compiti.
Mons. Tomasi ha anche citato le parole di Benedetto XVI: “l’abuso sessuale sui minori è sempre un crimine odioso”. L’integrità fisica e psicologica dei minori viene violata con conseguenze distruttive. Gli studiosi hanno dimostrato che i bambini reagiscono in modi differenti alla violenza sessuale e tra di loro si registrano maggiori probabilità di gravidanze adolescenziali, vagabondaggio, tossicodipendenza e alcolismo. Occorre aggiungere altro?

Daniele Damele

Ddl Carlucci per la cultura della sicurezza on line


La proposta di legge di Gabriella Carlucci, parlamentare pdl, per dare regole a internet è stata pubblicata ufficialmente sul suo blog. L'autrice ha scritto in una lettera aperta che è una proposta per combattere la pedofilia on line.Si tratta di un giusto tentativo del governo di riformare le regole fondamentali di internet. Giustamente il ddl si premura di difendere il diritto d'autore.
Si punta ad abolire l'anonimato in internet. La proposta di legge, infatti, afferma che è vietato immettere in maniera anonima in rete "contenuti in qualsiasi forma". Un divieto che Carlucci vorrebbe estendere anche a operatori e portali: i soggetti che rendono possibile l'anonimato "sono da ritenersi responsabili" al pari con gli utenti "di ogni e qualsiasi reato, danno o violazione amministrativa cagionati ai danni di terzi e dello Stato". Vietato, finalmente, quindi, pubblicare commenti su blog o video anonimi su youtube, per esempio. Opportunamente la legge chiede d’individuare i colpevoli per gli illeciti che accadono on line. Così, la responsabilità ricade anche sui fornitori di servizi se hanno permesso l'anonimato (per esempio sui provider per la pirateria a mezzo “peer to peer”).
La proposta obbliga l'utente a identificarsi a ogni passo che fa on line. La normativa comunitaria, recepita in Italia, vieta, allo stato, che dalle azioni fatte dagli utenti possano ricadere responsabilità sui provider, ma ciò dev’essere superato: chi commette reati in rete dev’essere punito. Arriverebbero nuove responsabilità su portali come facebook e youtube, portali che hanno disponibilità per effettuare eventuali investimenti tecnologici per garantire sicurezza e legalità..
Carlucci chiede esplicitamente che per il diritto d'autore in rete si applichino le norme previste dalla Legge 633/41 e successive modificazioni. Si tratta di una linea dura per il rispetto del diritto d'autore. Niente più, quindi, spezzoni di programmi su youtube, nemmeno pochi secondi.
L'intento generale della proposta toglie ogni dubbio su cosa sia violazione del diritto d'autore e su quali siano gli autori del reato. Il tutto anche istituendo uno speciale comitato (oggi quello Media e minori non è sufficiente) per vigilare sugli illeciti di internet. Condivido la proposta che ha il pregio di attuare una pressione corretta su tutti i soggetti della rete, dagli utenti ai provider ai portali. Spero tanto che prima o poi il Parlamento emani una legge che riesca nell'intento di dare regole al web preservando la libertà, ma garantendo anche regole per la sicurezza e la legalità.

Daniele Damele

MULTA AGCOM: PAGHI CHI HA SBAGLIATO


Nei giorni scorsi è stata comminata una multa dell’Agcom a Tg1 (e Tg5) per violazione della par condicio. Mi preme fornire alcune informazioni in merito anche per evitare che qualcuno possa ritenere che a pagare la multa per il Tg1 della Rai sianno, alla fine, gli abbonati, ovvero i cittadini che pagano il canone.
La Rai è una Spa pubblica che gode di un cospicuo finanziamento, appunto pubblico, derivante per lo più (ma non solo, ci sono anche convenzioni e altri fondi pubblici ad essa riservati) dal cosiddetto canone, che in realtà è una tassa. E’ noto, però, che la Rai incassa anche i proventi delle pubblicità trasmesse.
Ergo si potrebbe tranquillamente sostenere che a pagare la multa Agcom si provvederà con i fondi della pubblicità e non con quelli pubblici, ma anche questo non sarebbe del tutto esatto. Quand’ero presidente del Corerat e poi del Corecom (dal ’98 al 2003) avanzai la proposta di attuare una doppia contabilità del servizio pubblico radiotelevisivo, una pubblica e una privata, ma non ci fu verso di farla nemmeno analizzare. Se fosse stata accolta avremmo potuto chiedere tra l’altro di mettere in sovrimpressione quali programmi erano coperti con fondi pubblici (ad es. tg, talk show, …) e quali con quelli della pubblicità (varietà, …) e soprattutto si sarebbero potute pagare le multe Agcom coi fondi privati e non dei cittadini.
E’, comunque, non corretto affermare che i giornalisti Rai responsabili non pagheranno. La Corte dei conti può intervenire anche sulle società pubbliche e il CdA della Rai può rivalersi su chi è responsabile. Ergo, basta volerlo, e a pagare è chi non rispetta la legge com’è giusto che sia. Basta scrivere a Rai e Corte dei conti romana da parte di chi ha responsabilità in merito.
Qualcuno ha anche avanzato la critica circa la privazione di un’informazione obiettiva e imparziale e l’impossibilità di porre rimedio, ovvero riequilibrare la comunicazione come, invece, vorrebbe la legge per la par condicio, stante i tempi e la fine della campagna elettorale. Ecco allora che sorge evidente il quesito: perché l’Agcom è intervenuta così tardi?

Daniele Damele