Tuesday, March 23, 2010

PAR CONDICIO, UNA LEGGE DA FAR RISPETTARE



















In questi giorni di campagna elettorale si è tornati a discutere sulla legge sulla par condicio che qualcuno si spinge a definire qualcosa su cui sorridere, da non prendere sul serio, buona per lamentarsi e borbottare, ma tutto sommato senza troppa convinzione.
Vorrei ricordare che si parla di una legge dello Stato, non di una battuta o peggio ancora di una barzelletta. Si tratta di norme che Commissione parlamentare di vigilanza, Agcom e Corecom sono tenuti e chiamati a far rispettare. E’ una legge nata quando al Parlamento c’era una maggioranza di centro sinistra. Chi è chiamato a far rispettare detta legge e chi la deve osservare non può affermare di vivere queste disposizioni con rassegnato fastidio.
La Commissione parlamentare di vigilanza e l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni hanno, però, esagerato nel disporre la chiusura dei programmi di approfondimento alla Rai e nelle tv private commerciali.
Qui a sbagliare è il centro destra: non si può immaginare di mettere bavagli a nessuno. Detta coalizione dovrebbe, invece, chiedere di aumentare le sedi di dibattito con conduttori e giornalisti di loro ispirazione. Ciò dando per scontato che sia vero quanto sostenuto da più parti sul fatto che i giornalisti nominati dai politici non fanno il loro lavoro in autonomia. Accanto allora all’ex-eurodeputato pd Santoro, a Floris e altri si propongano giornalisti con programmi di differente ispirazione, ovvero di centro destra. Gli spettatori potranno così poi scegliere e formarsi delle opinioni con un ventaglio maggiore di opzioni.
Certamente non è opportuno delegare detta formazione alle della De Filippi, della Ventura o della Marcuzzi, ma sì garantire una maggiore offerta che, guarda un po’, è uno degli obiettivi, magari difficile da perseguire, proprio delle norme sulla par condicio.
Occorre non chiudere gli accessi ai mezzi di comunicazione a nessuno, ma privilegiare il reale pluralismo informativo e comunicativo anche al di la di quanto stabilito dall’Autorità per le comunicazioni che stabilisce due terzi dei tempi per la maggioranza e un terzo per la minoranza.
Purtroppo questa battaglia, che nel mio piccolo porto avanti, accanto a quella sulla tutela dei minorenni in rete e dinanzi agli altri mezzi di comunicazione, è durissima. Alcuni hanno spazi ripetuti in vari organi d’informazione, per altri c’è solo il clic di eliminazione delle mails ovvero il cestino.
Chi è vicino a chi decide gli spazi, in tv, radio, carta stampata, gode della possibilità di esprimere le proprie opinioni ripetutamente, chi non lo è resta nell’anonimato. Triste, ma vero.

Daniele Damele

No comments: