Saturday, March 13, 2010

Internet è libertà e merita il Nobel per la pace, ma 13 adolescenti su 100 vittime di cyber-bullismo


Con piacere assistiamo all’adesione del presidente della Camera dei deputati Gianfranco Fini alla proposta lanciata nelle scorse settimane di candidare al Premio Nobel per la pace internet. E’ un’idea opportuna. Occorre, però, accompagnare detta candidatura con l’assunzione da parte degli Stati nazionali di decidere in sede Onu o quantomeno europea di dare delle regole alla rete.
Oggi queste non ci sono. E internet rischia di trasformare la sua libertà in anarchia. La libertà di espressione dev’essere valorizzata, tutelata e preservata, ma questa non deve sfociare in libertà di offendere, ledere, violentare, diffamare.
Qualcuno afferma che internet rispecchia la società e il buono e il cattivo esistono anche nella società (reale). Giusto, ma nella società chi viola le leggi viene punito e in molte realtà si cerca di prevenire attraverso educazione e formazione. Oggi questo on line ancora non c’è. Manca la prevenzione, col terrore che qualunque azione possa divenire censura, e spesso chi si rende protagonista di reati in rete non viene punito ed anzi il reato commesso rimane lì per molto tempo cliccabile da chiunque.
Se un tempo dai compagni di scuola più violenti si potevano temere schiaffi o pettegolezzi diffamanti, ora - ai tempi di Internet e dei telefonini - le aggressioni passano anche attraverso Facebook, Youtube o i messaggini sms: tredici studenti ogni cento, risulta da uno studio, sono vittime di violenza 'tecnologica'. E' il cosiddetto cyber-bullismo. Peter K. Smith, docente all'Università di Londra e coordinatore dei progetti europei in materia di cyber-bullismo, ha recentemente reso noti importanti dati sul fenomeno in Europa che indicano, appunto, come 13 studenti su 100 siano vittime di vessazioni di coetanei perpetuate attraverso i nuovi media.
Si tratta di prevaricazioni digitali che solitamente vengono attuate con e-mail offensive, video registrati all'insaputa del protagonista e poi caricati sul Web, o ancora con il 'voto online', con magari un giovane malcapitato che viene pubblicamente valutato da tutti i compagni di scuola.
I commenti piccanti, neanche a dirlo, si sprecano: specie quando la vittima è di sesso femminile. Occorre pubblicizzare delle istruzioni per difendersi da questi cyber-attacchi. Le istituzioni devono intervenire su un fenomeno in espansione che necessità di essere affrontato in una prospettiva plurale, prospettando interventi di tipo preventivo.
La Germania ha una nuova legge anti-pedopornografia sul web e il governo sta già pensando d'introdurne un'altra. La legge mira a bloccare l'accesso ai siti illegali. Ma la Cdu-Csu della Merkel, più in linea con gli alleati liberali, è decisa a eliminare i siti piuttosto che vietarne l'accesso. Dopo la nuova legge, quindi, ci sarà una serie di regolamenti in linea con il nuovo principio.

Daniele Damele

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