Saturday, March 27, 2010

LUNEDì 29 MARZO PREMIO FAIR PLAY A PORDENONE A PADRE CLAUDIO PIGHIN


Lunedì 29 marzo alle ore 11 nella sala stampa della Provincia di Pordenone il Comitato fair play di Pordenone assegnerà il premio fair play 2009 a padre Claudio Pighin, missionario pordenonese in Brasile. Accanto a lui ci saranno altri premi per il gesto sportivo, la carriera e gli artisti pordenonesi de L’Arte del fair play, progetto voluto dall’assessore provinciale udinese Mario Virgili.
Mi permetto porre in evidenza il premio alla personalità che sarà consegnato dal presidente della Provincia di Pordenone, Alessandro Ciriani, a padre Claudio Pighin ringraziando il comitato fair play e in particolare il delegato pordenonese, Andrea Canzian, e il presidente regionale, Alessandro Grassi, che hanno accolto la mia proposta di candidatura.
Lo scorso mese di agosto sono stato per 15 giorni in Amazzonia, a Belém, proprio con lo straordinario missionario friulano padre Claudio Pighin. Con lui ho visitato favelas (che nel Nord del Brasile chiamano “invasioni”), ho avuto paura, ho provato emozioni positive, ho visto che questi missionari del Pime sono degli eroi che vanno celebrati e aiutati da vivi.
In Brasile ero con mio figlio Marco di 16 anni ed è stata un’esperienza di volontariato di grande livello. Padre Claudio si occupa di giovani e comunicazione, di poveri. Porta la parola di Dio dove altri non andrebbero mai, come ad esempio nella “zona rossa” di Belém.
Certamente è dura e spesso alla sera ho visto padre Claudio affidarsi alla lettura della Bibbia per cercare quella serenità necessaria per andare avanti, la forza, il coraggio, la volontà di ripartire sempre anche se magari pochi ti ascoltano (e non mi riferisco ai fedeli, ma a chi dovrebbe comprendere queste situazioni). Ad ascoltare dovremmo essere tutti noi. Accanto alla giusta difesa della vita contro aborto ed eutanasia, dobbiamo difendere la vita e la dignità di ogni essere umano durante la sua esistenza.
I media si occupano spesso di questi missionari, ma quasi solo per aspetti di cronaca nera, magari dopo un’esecuzione che ce li porta via. Chi racconta a tutti, invece, quanto questo sacerdote di Orcenico inferiore, come tutti i missionari, si fanno amare, stimare e diventano punti di riferimento precisi per la comunità? E perché non ci si interroga sul perché non si difendano ruolo e vita di queste persone?
Siamo coscienti che in Brasile, come in tanti altri Paesi dove regna la miseria (e non solo lì), i valori non ci sono quasi più? A Belém ho visto l’assenza del sentimento della pietà verso se stessi e gli altri. E mi sono accorto che quando manca questo sentimento manca tutto e tutto diventa possibile, anche porre un revolver alla testa di un prete per una rapina e sparare com’e accaduto a Manaus con don Ruvoletto.
Eppure questi drammi durano lo spazio di uno, massimo due giorni sulla stampa, poi via con altre notizie in un rincorrersi continuo di spot e scoop o presunti tali. Perdiamo tanto tempo in banalità effimere, ma perdiamo di vista che in questa terra ci sono eroi in ogni angolo del mondo, come padre Claudio Pighin.

Daniele Damele

Ladri a 12 anni a Udine


Venerdì 19 marzo si è svolto uno sciopero generale in Friuli Venezia Giulia. A scioperare anche insegnanti e addetti delle scuole per cui per i ragazzi è stato un giorno di vacanza aggiuntivo. Lo è stato anche per gli adolescenti di una scuola media inferiore ubicata a Udine vicino all’abitazione dove alloggio. Ho notato ragazzi per la strada e ho ripercorso momenti di quando oltre 30 anni fa anch’io vivevo quegli attimi con gioia. Spesso si andava in un parco, altre volte si improvvisavano partite di calcio o, se era brutto tempo, tornei di flipper o calcio balilla.
Il giorno dopo, sabato 20, mi sono recato dall’edicolante dove abitualmente mi reco per acquistare la solita “mazzetta” di giornali. Attendo il mio turno e noto con un certo stupore che un ragazzino si rivolge al giornalaio dandogli del tu. Chiedo all’amico edicolante se conosce quel giovincello, ma la risposta è no, anzi il giornalaio mi confida che “ho dovuto mettere dietro la vetrina, chiusa e al sicuro tutti i prodotti esposti per una serie di furti subiti. Entrano in 15 se non più, si lanciano occhiate d’intesa e rubano quello che possono. Ho dovuto correre al riparo e mettere tutto al sicuro, mi spariva troppa roba”.
Imbarazzato e perplesso esco, guardo la scuola e i ragazzi lì fuori pronti a entrare con amarezza. Mi reco lì vicino in un supermercato per qualche spesa, entro, saluto il gerente il quale anziché rispondermi con simpatia come solitamente fa, mi guarda storto e sbotta: “eccolo qui quello che difende i giovani, altro che difenderli, bisognerebbe dare loro delle lezioni esemplari”. Chiedo perché tanta foga contro i ragazzi ed ecco il secondo racconto: “ieri c’era sciopero vero? – mi racconta il direttore – ebbene, qui da me era pieno di ragazzini. Dopo poco ho dovuto chiudere la porta d’ingresso e mettere un avviso d’entrare solo da quella d’uscita dove in due ci siamo messi a controllarli”. Incuriosito chiedo di andare avanti e dirmi perché tutto questo. “Entravano per rubare superalcolici”: la triste affermazione con la successiva immediata precisazione: “tra loro c’erano anche delle ragazze”. Intristito acquisto quanto mi serve e mi incammino verso casa.
Al portone di casa lascio il passo a una signora anziana coinquilina che senza nemmeno rispondere al mio saluto evidenzia la necessità di attuare il cosiddetto “outing”,così mi dice: “sa cosa m’è successo ieri? Due ragazzini hanno tentato qui davanti al portone di portarmi via la borsetta, poi, per fortuna, è uscito il Mario (un signore piuttosto robusto) e così se la sono data a gambe. Meno male. Io, comunque, porto sempre pochi soldi in borsetta con me….”.
Rientro a casa e decido di non uscire più per quella giornata, meglio fare lo struzzo che rischiare di ascoltare altri racconti così tristi, racconti di Udine centro città. Quelli descritti sono i nostri figli delle scuole medie inferiori di 12, 13 anni. Possibile che si comportino così? Sono queste le bravate del 2010? Gli scherzi, la trasgressione è altro rispetto a questo.
La sensazione che fregando gli altri sei più “figo”, spesso lanciata o addirittura inculcata da media vecchi e nuovi con la complicità di genitori ed educatori assenti, non va bene. Ragioniamoci sopra prima che sia troppo tardi. Questi ragazzi di oggi sono i futuri adulti: pensiamoci oggi.

Daniele Damele

Tuesday, March 23, 2010

FACEBOOK ANCHE SUI TELEFONINI, MA ATTENTI AI RISCHI DELLA DIPENDENZA


Sta diventando sempre più facile ed economico usare i social network anche dal cellulare: è un fenomeno che vede lavorare a braccetto quasi tutti i produttori e gli operatori mobili italiani. Entro l’estate 2010 arriveranno molti modelli semplici e low cost, ottimizzati per la chat, internet e i social network. Gli operatori italiani propongono così tariffe fatte apposta per connettersi ai social network dal cellulare. Sono offerte senza limiti di tempo: hanno un tetto solo sul volume di dati.

Tali servizi comporteranno certamente degli aumenti dei costi per le famiglie a fronte di un servizio non propriamente indispensabile ai ragazzi, o meglio non necessariamente avente necessità di immediatezza e continuità.

I cosiddetti new media hanno comportato numerosi dati positivi, ma accanto a questi anche qualche negatività. Si pensi da una parte alla velocizzazione delle comunicazioni, alla reperibilità, all’immediatezza (sempre e solo un bene?), ma si presti attenzione anche ai costi aumentati per potersi dotare di telefonini all’avanguardia e per avere il cellulare sempre carico al fine di poterlo utilizzare. Oggi sono molti coloro i quali, stante la crisi economica, non riescono a garantire a se stessi e ai propri figli sempre e comunque ricariche adeguate ai servizi proposti.

Così scatta l’esclusione, il rimanere fuori dal branco, il sentirsi di meno, perché nessuno spiega che per dialogare, fissare appuntamenti, condividere esperienze siano sempre e solo necessario farlo con i nuovi (giusto definirli ancora tali?) strumenti di comunicazione.

E così ecco che la cronaca ci racconta di ragazzine che si esibiscono nude per una ricarica oppure si fanno toccare da adulti senza scrupoli sempre per una ricarica.

I social network e le chat su instant messenger tendono, poi, a prendere parecchio tempo all’utente. Oggidì sono circa 2,6 milioni gli italiani che accedono regolarmente a Facebook dal cellulare (secondo Vodafone) mentre nel mondo lo fanno addirittura cento milioni

I cellulari utili per navigare in face book o twitter sono rivolti ai giovani, per forme, colori, prezzo (dai 100 ai 300 euro). Integrano l’accesso ai principali social network, con un clic si fa un post, si pubblica una foto; si vedono subito sul display o nella rubrica gli status update dei propri contatti. Non è necessario avere un sistema operativo sofisticato per usare le principali applicazioni di internet.

Tim ha già capito come vanno le cose e ha modificato a marzo le proprie tariffe, così a 2 euro a settimana, senza limiti orari può navigare sul social network. Vodafone costa un euro in più, ma include più traffico dati

Per gli operatori mobili, il fenomeno Facebook consente di vendere offerte internet mobile che non abbisognano della banda larga. Il tetto sul volume di dati la pone in sicurezza. E i giovani non potranno attivare un’offerta dati su ciascuna delle proprie sim: dovranno scegliere. Grazie ai social network si apre, poi,, un nuovo orizzonte: pubblicità mirata sui cellulari, associata ai profili degli utenti. Magari con la formula degli spot in cambio di (un po’ di) traffico gratuito.

Il tutto senza tener conto che l’uso del cellulare per i giovani è un’abitudine talmente consolidata che ormai non si sa più farne a meno. Nemmeno se si sa che potrebbe causare dei danni alle mani. Alla giovane Annie Levitz è successo: studentessa adolescente che usa il suo cellulare per raggiungere i suoi amici con almeno 100 sms al giorno, come dichiara lei stessa quasi orgogliosa. I primi dolori alle mani e alle dita e il senso di intorpidimento non le sono stati di avvertimento e ha continuato a smanettare col suo cellulare mentre l’irritazione e la compressione del nervo mediano, situato all’altezza dei polsi, continuava a fare i suoi danni.

Solitamente la sindrome del tunnel carpale è tipica delle donne ultraquarantenni ed è davvero insolito che colpisca in età puberale. Ma i giovani polsi di Annie, messi sotto sforzo dall’eccessivamente ripetuto gesto quotidiano di usare la tastiera del cellulare ha portato la ragazzina in sala operatoria. I dolori sono stati sempre più importanti e la situazione è degenerata tanto che Annie non riusciva nemmeno a tenere oggetti in mano per un tempo prolungato.

La mamma della ragazzina ha affermato di non riuscire ad impedirle di continuare a inviare i suoi messaggini, sebbene si siano ridotti a 2000 al mese, perché, dice “significherebbe dare un taglio netto alla vita sociale della figlia”, come se questa dipendesse solo dal cellulare: ma allora quando i telefonini non esistevano come si faceva ad avere una vita sociale?

Un fatto, questo, che non dovrebbe essere considerato come un episodio isolato e lontano dal diffondersi. I nostri ragazzini utilizzano la tecnologia troppo spesso in maniera smodata, tanto da compromettere la loro salute. Genitori ed educatori non possono semplicemente rimanere a guardare ma guidarla ad un’educazione e ad un equilibrio che non permetta di trasformare la tecnologia in un nemico continuamente in agguato, ma foriero di positività.

Daniele Damele

In rete c'è anche l'abominio, stiamo attenti


In rete ci sono tante opportunità fantastiche, ma anche l'abominio che non conosce limiti. "Libera moralità" è un portale con circa mille foto delle quali il 90% sono bambini  neonati. Almeno 900 piccoli coinvolti e violati in tutte le maniere possibili e immaginabili, un orrore senza fine. A denunciare questa strage di innocenti alla Polizia Postale e delle Comunicazioni di Catania e al Centro Nazionale per il contrasto alla pedofilia online (CNCPO) di Roma, è stata ancora una volta l'associazione avolese Meter fondata da don Fortunato Di Noto, il sacerdote  pioniere nella lotta alla pedofilia.
Stando alla denuncia quella presente in rete è una sorta di bacheca dove i pedofili di tutto il mondo si scambiano materiale di foto e video, con specifica preferenza per i neonati. E’ una cosa sconvolgente, a cui non ci si abitua mai e mai dovremo farlo. I server pare si appoggino negli USA e in Giappone, ma il portale viene utilizzato da migliaia di pedofili da tutto il mondo.
Impressionante la mole dei documenti trasmessi, foto e video che vengono scambiati, ma ancor più sconvolgente l'età dei bambini coinvolti, raccolti tutti in due bacheche elettroniche a dimostrazione di come l'età dei bambini violati è sempre più bassa: anche di bambini di pochissimi mesi.
La pedofilia è un orrore senza fine ed è per questa ragione che è un crimine contro l'infanzia che minaccia le fondamenta della dignità umana e anche della società. Non possiamo tacere e dobbiamo passare dalle parole ai fatti più concreti e più efficaci.
L'associazione Meter di don Fortunato Di Noto, che si occupa di rintracciare pedofili on line, ha trovato, questa volta, qualcosa di realmente raccapricciante: oltre 900 foto di bambini sottoposti a sevizie sessuali di vario tipo.
Navigando in rete s’incappa, però, anche in una donna che ha annunciato su facebook l'intenzione di farla finita, e che è stata salvata proprio da un'altra utente del social network che ha allertato il 112. L'allarme, partito dalla provincia di Imperia, e' stato girato agli agenti della Polizia Postale, che nel giro di un quarto d'ora hanno individuato l'abitazione dell'aspirante suicida, una 45enne residente. La donna, trovata in stato confusionale e malnutrita dai carabinieri, e' stata subito ricoverata in ospedale.
Insomma la rete può anche essere uno strumento di comunicazione per aiutare e addirittura salvare la vita a qualcuno. Tutto sta nel mantenere sempre ferma la consapevolezza derivante dalla vita reale utilizzando correttamente i new media.

Daniele Damele

Il pc serve a parlare con gli amici


Facebook vola sempre più in alto . Anche se per un pelo e per pochi giorni soltanto, il social network più popolare del momento ha superato la scorsa settimana un colosso come Google, il re dei motori di ricerca e uno dei server più diffusi di posta elettronica, titolare anche di YouTube, il sito di condivisione dei filmati. Per una settimana, ha scritto il Financial Times citando i dati della società di ricerca Hitwise, e per la prima volta, Facebook ha surclassato Google catturando il 7,07% dei navigatori contro il 7,03% per il colosso di Mountain View. Complessivamente i due portali rappresentano quindi oltre il 14% della navigazione sul web negli Stati Uniti, cioè un americano se sette, con una percentuale verosimilmente più elevata tra i giovani.
Lo scorso anno solo il 2% dei navigatori a stelle e strisce frequentava Facebook. Il balzo - spiega il quotidiano della City - conferma che la rete è ormai un vasto social network, oltre ad essere una grande campo di ricerca. E Google ne è pienamente consapevole tanto che ha lanciato lo scorso mese il proprio social network, Buzz, anche se tra le polemiche perché, secondo diversi utenti mette a rischio la privacy. Complessivamente in tutto il mondo, gli utenti di Facebook sono raddoppiati in poco tempo, passando dai 200 milioni dell'aprile scorso ai 400 milioni di febbraio.
Sempre a livello globale i navigatori della rete hanno trascorso in media 5 ore e mezza sui siti di social network a dicembre 2009, ovvero l'82% in più rispetto all'anno precedente. La grande differenza tra Google e Facebook riguarda la raccolta pubblicitaria, confermando che il social network creato da Marck Zuckenberg, diventato secondo Forbes il più giovane miliardario del mondo, ha spazi di crescita ancora molto grandi. Secondo i calcoli dell'Ft, Facebook incassa annualmente tra 1 e 1,5 miliardi di dollari, mentre Google ha superato quota 23 miliardi l'anno scorso. Buzz di Google era stato duramente criticato per la sua mancanza di privacy, ma anche Facebook inizia a preoccupare per ragioni dello stesso tipo, come anche il servizio di micro blogging Twitter e quello di condivisione delle foto Flickr.
Secondo il New York Times, alcuni studenti del prestigioso Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Cambridge sono stati per esempio in grado di indovinare, con una percentuale di successo pari al 78%, se un profilo inserito su Facebook appartiene ad un gay. Inoltre non è stato molto difficile carpire, inserendo alcuni parametri di ricerca automatici, gli estremi del codice di social security Usa (l'equivalente del nostro codice fiscale) di alcuni utenti Facebook, aumentando così i rischi di furto di identità, sempre più comuni negli Usa. Secondo il ministero della giustizia americano Facebook è, comunque, quello più che coopera, tra i social network, con le forze dell'ordine, rispondendo tempestivamente alle loro richieste.
Internet ha, in ogni caso, una doppia funzione, quella dello svago e quella lavorativa. E accanto ai sociale network la posta elettronica sembra spadroneggiare. Un’inclinazione trasversale che tocca tutte le fasce d’età. Ed è certamente uno dei canali preferiti di comunicazione.
Insomma dalla chiacchierata al bar si è passati alla tecnologica conversazione nel pc. Tutto ora nel dialogo di Internet ha il sapore dello scambio di opinioni, passato attraverso i telefoni fissi prima e i cellulari poi. Come dire, ora si ritorna al bar, virtuale sicuro, ma ritornano le immagini.
Il futuro ci vedrà impigrirci innanzi ad un monitor e ad una tastiera? Se le nuove tecnologie mantengono l’entusiasmo per il dialogo non c’è nulla da temere. E poi è sempre meglio una conversazione attraverso una telecamera e il pc ad un sms che pone degli ostacoli nella conversazione. Le comunicazioni attuali all’avanguardia sono un’estensione delle chiacchiere al bar e come tali devono essere riconsiderati e mai demonizzati.

Daniele Damele

Due milioni di euro per realizzare Centri di pubblico accesso a Internet in Veneto: il digital non divide più


La notizia è estremamente positiva: i Comuni del Veneto avranno a disposizione due milioni di euro per realizzare Centri di pubblico accesso a Internet, denominati P3. Sarà anche una notizia data anche per fini elettorali, ma magari si ripetesse in tutte le Regioni dove si vota. L’annuncio dell’assessore uscente all’informatica della Regione Veneto, Renato Chisso, è bello davvero: complimenti.
I centri saranno promossi e gestiti in collaborazione con varie associazioni locali. Metteranno gratuitamente a disposizione dei cittadini l’accesso ad Internet a banda larga mediante postazioni individuali multimediali. Ma non basta: forniranno assistenza ai cittadini con limitate conoscenze di natura informatica, che saranno accompagnati nell’apprendimento dell’uso delle tecnologie, e daranno accesso ai servizi digitali della Pubblica Amministrazione, un po’ come accaduto in Friuli Venezia Giulia con l’alfabetizzazione informatica dei nonni, corsi ad hoc che hanno avuto il pregio di far avvicinare nonni e nipoti.
Il finanziamento regionale coprirà l’intero costo di realizzazione di ciascun centro P3, fino ad un massimo di 7 mila euro per i Comuni con popolazione fino a 5 mila abitanti e di 9 mila euro per quelli con popolazione superiore. Il contributo non costituisce quello che giuridicamente è definito «aiuto di Stato» e potrà, q uindi, essere richiesto per un centro P3 nei Comuni con popolazione fino a 15 mila abitanti, per due centri in quelli con popolazione oltre 15 mila e fino a 35 mila, per tre centri in quelli sopra i 35 mila e fino a 55 mila, per quattro centri nei Comuni con oltre 55 mila abitanti.
Nei Comuni fino a cinquemila abitanti, ogni P3 dovrà avere un minimo di tre postazioni complete; di almeno quattro negli altri casi. Insomma la notizia ci dimostra che qualcosa si muove nel diminuire il cosiddetto “digital divide”: si compie un rilevante passo in avanti nella diffusione della rete che sempre più si evidenzia come un .luogo di libertà, democrazia, cultura e divertimento.
Un solo suggerimento alla Regione Veneto: accanto agli strumenti informatici e agli insegnanti sull’uso tecnico si promuovano anche degli incontri per un uso corretto e consapevole della rete a favore di chi si approccia a internet per la prima volta, ma anche di chi lo utilizza da tempo.
In Veneto il Corecom da tempo evidenzia sensibilità di rilievo e tuttora il suo presidente attuale porta avanti con dedizione certi temi sensibili: non si lasci cadere nel vuoto tale positiva opportunità.

Daniele Damele

Osservatorio Internet sul mondo della messaggistica istantanea


Microsoft e Nextplora hanno presentato la scorsa settimana i risultati dell'indagine Osservatorio Internet sul mondo della messaggistica istantanea verificando l'utilizzo dei programmi di chat, dei social network e delle console per videogiochi nelle famiglie italiane connesse alla rete.
Il quadro emerso dal campione è del tutto interessante e fornisce la possibilità di ragionare su cosa accade intorno a noi almeno nel mondo virtuale e forse non solo. L’indagine mostra come ormai gli utenti di internet utilizzino più questo mezzo digitale della televisione o del telefono. In una giornata il consumo medio della connessione alla Rete è infatti di 3 ore circa, contro le due ore della TV, allo stesso modo si trascorre più tempo a comunicare via Internet (1:10) contro fare e ricevere telefonate tradizionali (48 minuti). Non è raro, specie alla sera, che molti si colleghino e nella stessa stanza sia accesa la tv, ma anche i telefonini così da potersi dedicare anche contemporaneamente a più strumenti di comunicazione.
Sempre secondo l'analisi il 74% della popolazione internet, presa dal campione è iscritta ad almeno un sito di social networking, contro il 67% degli utilizzatori di programmi di instant messaging. Il 57% del totale usa entrambi i servizi, mostrando come, a lungo andare, il social network sia per lo più la base che spinge gli utenti a utilizzare l'instant messaging per approfondire le amicizie.
In questo quadro il sistema di messaggistica più utilizzato risulta Windows Live Messenger, adottato da oltre l'80% degli intevistati, seguito da Skype (58%, in crescita), Yahoo Messanger (34%, stabile), Alice Messenger (20%, in crescita), Google Talk (19%, in crescita), C6 (15%, in calo). Anche qui si rileva che molti utenti internet usano più sistemi di messaggistica istantanea contemporaneamente.
Negli ultimi tre anni c'è un dato che non è variato, ovvero la frequenza d'uso. Secondo i dati forniti da Nextplora, circa il 60% degli intervistati si connette tutti i giorni, o quasi, a un servizio di instant messaging e la rivoluzione mobile degli ultimi mesi sta portando questa forma di comunicazione anche sul mondo della telefonia. Gli intervistati ritengono, tra l'altro, chattare dal telefono un modo per risparmiare rispetto all'uso dei tradizionali SMS, a cui si aggiunge la possibilità di consultare i contatti dei social network e inviare messaggi affidandosi esclusivamente alla connessione dati dell'operatore, naturalmente a patto di utilizzare una flat dati.
In quest'ottica si aggiunge la seconda analisi fornita da Nextplora, ovvero quella relativa alle console casalinghe e alla loro diffusione. Secondo i dati, sembra che si sia assistito nell'ultimo anno all'acquisto di una nuova piattaforma da gioco in sostituzione della precedente per il 41% degli intervistati. L'8% del totale ha ricevuto una nuova console domestica a Natale, il 16% nel corso dell'anno e il 17% da circa un anno.
Insomma i dati ci evidenziano, senza alcun indugio, che la comunicazione è cambiata decisamente ed è destinata a traslocare da giornali e tv alla rete e a tutto quanto la rete può offrire. Il futuro è questo, il cammino è decisamente ben avviato, a tutti quanti non resta che cogliere la sfida.

Daniele Damele

PAR CONDICIO, UNA LEGGE DA FAR RISPETTARE



















In questi giorni di campagna elettorale si è tornati a discutere sulla legge sulla par condicio che qualcuno si spinge a definire qualcosa su cui sorridere, da non prendere sul serio, buona per lamentarsi e borbottare, ma tutto sommato senza troppa convinzione.
Vorrei ricordare che si parla di una legge dello Stato, non di una battuta o peggio ancora di una barzelletta. Si tratta di norme che Commissione parlamentare di vigilanza, Agcom e Corecom sono tenuti e chiamati a far rispettare. E’ una legge nata quando al Parlamento c’era una maggioranza di centro sinistra. Chi è chiamato a far rispettare detta legge e chi la deve osservare non può affermare di vivere queste disposizioni con rassegnato fastidio.
La Commissione parlamentare di vigilanza e l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni hanno, però, esagerato nel disporre la chiusura dei programmi di approfondimento alla Rai e nelle tv private commerciali.
Qui a sbagliare è il centro destra: non si può immaginare di mettere bavagli a nessuno. Detta coalizione dovrebbe, invece, chiedere di aumentare le sedi di dibattito con conduttori e giornalisti di loro ispirazione. Ciò dando per scontato che sia vero quanto sostenuto da più parti sul fatto che i giornalisti nominati dai politici non fanno il loro lavoro in autonomia. Accanto allora all’ex-eurodeputato pd Santoro, a Floris e altri si propongano giornalisti con programmi di differente ispirazione, ovvero di centro destra. Gli spettatori potranno così poi scegliere e formarsi delle opinioni con un ventaglio maggiore di opzioni.
Certamente non è opportuno delegare detta formazione alle della De Filippi, della Ventura o della Marcuzzi, ma sì garantire una maggiore offerta che, guarda un po’, è uno degli obiettivi, magari difficile da perseguire, proprio delle norme sulla par condicio.
Occorre non chiudere gli accessi ai mezzi di comunicazione a nessuno, ma privilegiare il reale pluralismo informativo e comunicativo anche al di la di quanto stabilito dall’Autorità per le comunicazioni che stabilisce due terzi dei tempi per la maggioranza e un terzo per la minoranza.
Purtroppo questa battaglia, che nel mio piccolo porto avanti, accanto a quella sulla tutela dei minorenni in rete e dinanzi agli altri mezzi di comunicazione, è durissima. Alcuni hanno spazi ripetuti in vari organi d’informazione, per altri c’è solo il clic di eliminazione delle mails ovvero il cestino.
Chi è vicino a chi decide gli spazi, in tv, radio, carta stampata, gode della possibilità di esprimere le proprie opinioni ripetutamente, chi non lo è resta nell’anonimato. Triste, ma vero.

Daniele Damele

Saturday, March 13, 2010

Internet è libertà e merita il Nobel per la pace, ma 13 adolescenti su 100 vittime di cyber-bullismo


Con piacere assistiamo all’adesione del presidente della Camera dei deputati Gianfranco Fini alla proposta lanciata nelle scorse settimane di candidare al Premio Nobel per la pace internet. E’ un’idea opportuna. Occorre, però, accompagnare detta candidatura con l’assunzione da parte degli Stati nazionali di decidere in sede Onu o quantomeno europea di dare delle regole alla rete.
Oggi queste non ci sono. E internet rischia di trasformare la sua libertà in anarchia. La libertà di espressione dev’essere valorizzata, tutelata e preservata, ma questa non deve sfociare in libertà di offendere, ledere, violentare, diffamare.
Qualcuno afferma che internet rispecchia la società e il buono e il cattivo esistono anche nella società (reale). Giusto, ma nella società chi viola le leggi viene punito e in molte realtà si cerca di prevenire attraverso educazione e formazione. Oggi questo on line ancora non c’è. Manca la prevenzione, col terrore che qualunque azione possa divenire censura, e spesso chi si rende protagonista di reati in rete non viene punito ed anzi il reato commesso rimane lì per molto tempo cliccabile da chiunque.
Se un tempo dai compagni di scuola più violenti si potevano temere schiaffi o pettegolezzi diffamanti, ora - ai tempi di Internet e dei telefonini - le aggressioni passano anche attraverso Facebook, Youtube o i messaggini sms: tredici studenti ogni cento, risulta da uno studio, sono vittime di violenza 'tecnologica'. E' il cosiddetto cyber-bullismo. Peter K. Smith, docente all'Università di Londra e coordinatore dei progetti europei in materia di cyber-bullismo, ha recentemente reso noti importanti dati sul fenomeno in Europa che indicano, appunto, come 13 studenti su 100 siano vittime di vessazioni di coetanei perpetuate attraverso i nuovi media.
Si tratta di prevaricazioni digitali che solitamente vengono attuate con e-mail offensive, video registrati all'insaputa del protagonista e poi caricati sul Web, o ancora con il 'voto online', con magari un giovane malcapitato che viene pubblicamente valutato da tutti i compagni di scuola.
I commenti piccanti, neanche a dirlo, si sprecano: specie quando la vittima è di sesso femminile. Occorre pubblicizzare delle istruzioni per difendersi da questi cyber-attacchi. Le istituzioni devono intervenire su un fenomeno in espansione che necessità di essere affrontato in una prospettiva plurale, prospettando interventi di tipo preventivo.
La Germania ha una nuova legge anti-pedopornografia sul web e il governo sta già pensando d'introdurne un'altra. La legge mira a bloccare l'accesso ai siti illegali. Ma la Cdu-Csu della Merkel, più in linea con gli alleati liberali, è decisa a eliminare i siti piuttosto che vietarne l'accesso. Dopo la nuova legge, quindi, ci sarà una serie di regolamenti in linea con il nuovo principio.

Daniele Damele

Wednesday, March 10, 2010

LA REGINA E' A FAVORE DI INTERNET


I mercati delle Nazioni in via di sviluppo soffrono a causa della difficoltà di accedere a internet. Lo ha dichiarato la regina Elisabetta nel suo discorso annuale alle Nazioni del Commonwealth proprio mentre un sondaggio della Bbc condotto in 26 Paesi del mondo rivela che per il 79% della gente l'accesso alla rete è un diritto fondamentale. La sovrana inglese afferma che il progresso tecnologico e scientifico ha migliorato la qualità della vita e ridotto gli ostacoli temporali e geografici.

Si tratta, indubbiamente, di affermazioni importanti destinate a lasciare il segno. Nei Paesi in via di sviluppo occorre portare cultura e pane. I mezzi più veloci per sfamare queste persone sono internet, quale strumento culturale immediato, e alimenti visto che un terzo della popolazione mondiale vive con i due terzi della produzione alimentare mentre ai rimanenti due terzi di persone non resta che dividersi un terzo di cibo e spesso morire di fame.

Anche quando lo scorso anno sono stato per volontariato nel Nordest del Brasile, a Belém da padre Claudio Pighin, ebbi modo di affermare dinanzi ai giovani studenti della regione brasiliana del Parà che nelle favelas occorre portare internet e pane e mi spingevo a citare per prima la rete proprio perché convinto che solo attraverso un percorso culturale si possa giungere a un’emancipazione delle popolazioni. Ovvio che occorre anche provvedere al bisogno primario del cibo, ma è con la cultura che si vincono le battaglie.

E internet può essere lo strumento più veloce per poter aprire a questi mondi la cultura e il sapere. La sfida del “digital divide” è aperta da tempo. Passi in avanti sono stati compiuti in maniera considerevole. Ma molta strada dev’essere ancora compiuta.

Nelle settimane scorse qualcuno ha lanciato l’idea di candidare internet al Premio nobel per la pace: è senz’altro un’idea innovativa e speciale. Certo se guardiamo alla purtroppo e ahimè notevole “spazzatura” presente on line dovremo dire che quanto prospettato è folle. In internet ci sono persone senza scrupoli dedite alla pedopornografia, alla violenza, ai riti satanici, all’anoressia, all’odio, e ancora il razzismo, la cessione di sostanze dopanti e stupefacenti, ci sono criminali e cialtroni che lucrano sulla buona fede delle persone, c’è anche tanta diffamazione, ma non per questo la rete va censurata, né penalizzata.

Internet va esteso al maggior numero di persone possibili anche con investimenti cospicui a favore di imprese e cittadini. Occorrono anche regole per evitare l’anarchia e difendere la liberta di espressione, ma già adesso la rete ha dimostrato d’essere un valore aggiunto di grande peso per tutti noi.

Grazie Queen Elizabeth per l’attenzione e W internet.

Daniele Damele

Sunday, March 07, 2010

Corea: curano un bimbo on line e fanno morire il loro nella vita reale


Quanto accaduto in Corea deve farci pensare. I fatti: due genitori, padre di 41 e mamma di 25 anni si “perdono” letteralmente dietro a un videogioco on line dinanzi al quale passano dalle due alle dodici ore al giorno per curare virtualmente un bambino in rete. Lo accudiscono e lo fanno crescere. Peccato che da tre mesi i due genitori coreani hanno un bambino nella vita reale che dimenticano a casa col risultato che il neonato muore di stenti e fame. Assurdo no?
Una storia di depressione, povertà, mancanza di valori, educazione e chi più ne ha ne metta? Probabilmente sì, ma c’è un dato preoccupante, quello della dipendenza dalla rete, da un gioco virtuale che ti allontana dalla vita reale fino a questi estremi così tristi e pesantemente dolorosi.
Porre sul chi va la sui pericoli di internet e richiedere un uso consapevole dei new media, ovvero l’inserimento di questa nuova materia nelle scuole (non l’alfabetizzazione informatica, ma la guida a un uso corretto di detti strumenti) credo sia ormai improcrastinabile.
Quello della Corea è certamente un caso estremo, ma deve indurre ad attuare dei ragionamenti su videogiochi, internet, tv, videofonia per minorenni e maggiorenni. Prestiamo attenzione a vecchi e nuovi mezzi di comunicazione. Facciamolo nelle famiglie, nelle scuole, lo facciano le istituzioni e i cittadini tutti.

Daniele Damele

Tutelare sempre i bambini on line


Il gruppo su facebook contro i bambini down è stato oscurato e il responsabile individuato. Non si trattava, quindi, di quel fenomeno che esiste online chiamato "troll", ossia una finta provocazione con lo scopo di sminuire il valore di una comunità virtuale.
Ancora una volta la polizia postale ha attuato uno straordinario lavoro. Mi permetto invitare a non sottovalutare certi comportamenti perché anche se molte voci si sono alzate, indignate, si tratta di un segnale di allarme che non deve essere banalizzato né sottovalutato. E' vero che sulla rete circola tutto e il contrario di tutto, ma proprio per questo non è tollerabile che il disprezzo della dignità della persona umana si esprima senza conseguenze: non si tratta di ragazzate, non sono atti goliardici: sono parole indegne di un Paese civile, che non hanno alcun diritto di cittadinanza.
Ciò che fa rimanere male è che il gesto di un singolo giovane sia stato seguito da un così elevato numero di persone. Li ho definiti idioti, confermo la definizione.
L'Autorità Garante per la privacy ha preso atto che il gruppo shock su Facebook contro i bambini down è stato doverosamente e tempestivamente oscurato, ma allo stesso tempo ha “avvertito” i media: anche la foto del neonato con la scritta ingiuriosa sulla fronte, pubblicata da alcune testate, lede la dignità della persona. Nello spazio utilizzato dal gruppo appariva anche la foto di un neonato con una scritta ingiuriosa sulla fronte. L'immagine è stata ripresa da alcune testate, seppur in un contesto di generale riprovazione di quanto accaduto, senza l'adozione di accorgimenti che la rendessero anonima. Perché i mezzi di informazione che intendono documentare questo grave episodio, siano essi agenzie di stampa, giornali, quotidiani on line, tg, ma anche gruppi attivi su internet, non pensano che sia necessario rendere irriconoscibile il bambino oggetto dello sfregio, avendo l'accortezza di oscurarne adeguatamente il volto.
Questa non è censura, vivaddio, ma rispetto dei principi sanciti da varie norme come il Codice deontologico dei giornalisti e la Carta di Treviso, in particolare quando si tratta di dare notizie riguardanti minorenni e persone affette da problemi di salute.
Basta poco…

Daniele Damele