Thursday, February 11, 2010

AIDO FVG: lettera aperta ai parlamentari del FVG sulla conferma all'espressione della volonta di donare gli organi nella carta d'identità


LETTERA APERTA AI PARLAMENTARI DEL FVG:

Si chiede di confermare la previsione di legge contenuta nel cosiddetto decreto “milleproroghe” sull’inserimento della dichiarazione volontà di donare i propri organi dopo la morte nella carta d’identità.
La possibilità di dichiarare la propria volontà di donare i propri organi dopo la morte è iniziata in Italia 22 anni fa. L’emendamento approvato in seno al “milleproroghe”, che prevede che la volontà o meno di donare gli organi debba essere espressa nella carta di identità, non è che l’ultimo capitolo di un dibattito cominciato nel febbraio 1988, quando il principio del silenzio-assenso informato debuttò in Parlamento. Per la prima volta allora si considerava che tutti i cittadini italiani al di sopra dei 18 anni avrebbero dovuto decidere se acconsentire o meno a donare i loro organi per i trapianti.
Si prevedeva un silenzio-assenso informato, ossia il cittadino doveva essere informato e chiamato ad esprimere esplicitamente la propria volontà in materia di donazione di organi. Si arrivò così alla legge 91 dell’aprile 1999 che introduceva il silenzio-assenso informato. Un provvedimento rimasto però sulla carta in quanto prevedeva sia l’esistenza di un registro informatico dei potenziali donatori, sia la notifica per circa 48 milioni di italiani con il conseguente costo di circa 10 euro a cittadino, per un totale di 480 milioni di Euro.
Nel frattempo, comunque, ha funzionato bene l’articolo 23 della legge 91, sulla base del quale il cittadino può esprimere la volontà di donare recandosi all’Azienda sanitaria, conservano il tesserino blu inviato nel 2000 dal Ministero della salute, iscrivendosi all’AIDO oppure ancora scrivendo la propria volontà su un foglio specificando nome, cognome e data di nascita, accompagnata da data, firmando in calce e conservando lo stesso con un documento d’identità.
Finora oltre un milione di persone hanno espresso la loro volontà in uno dei modi citati, tutti legalmente validi. Se una persona ha espresso la propria volontà, al momento della morte se ne prende atto; se non lo ha fatto, i familiari hanno diritto ad opporsi al prelievo degli organi. La legge prevede che possa farlo un coniuge, in assenza di questi i figli e, in assenza dei figli, i genitori. Il sistema finora ha funzionato bene, tanto che in Italia i «no» espressi esplicitamente alla donazione sono fra i più bassi in Europa, pari al 30% dei potenziali donatori. Riesce meglio solo la Spagna, con il 18%. In Francia i «no» sono il 34%, in Gran Bretagna oltre il 40%, in Germania fra il 40% e il 50%.
Oggi l’inserimento nella carta d’identità dell’espressione della volontà rappresenta la conclusione di anni e anni di attività di medici, infermieri, volontari e tante altre persone. Grazie al Parlamento italiano per questa scelta.

Daniele Damele
Consigliere nazionale AIDO per il Friuli Venezia Giulia

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