Sunday, February 28, 2010

LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA REGIONE FVG ON. RENZO TONDO



Caro Presidente,

il decreto mille proroghe è divenuto legge. In esso è prevista l’indicazione facoltativa della dichiarazione di volontà di donare i propri organi dopo la morte sulla carta d’identità.
E’ del tutto evidente che, adesso, occorrerà favorire una formazione degli ufficiali d’anagrafe dei Comuni al fine di garantire un’informazione adeguata negli sportelli municipali. Ritengo che in tal senso un ruolo istituzionale importante possa essere svolto anche dal Centro regionale trapianti e dalle associazioni che si occupano di donazione e trapianti.
In tal senso mi permetto giungere a Lei per chiederLe di far impostare dagli assessorati regionali competenti in materia una pronta azione formativa del personale addetto oltre che di fornire gli sportelli di adeguate comunicazioni scritte con manifesti, locandine, depliants e, laddove presenti tv a circuito chiuso, video illustrativi la donazione di organi, tessuti e cellule.
Finora oltre un milione di persone in Italia hanno espresso la loro volontà in uno dei modi legalmente validi. Peraltro in Italia i «no» espressi esplicitamente alla donazione sono fra i più bassi in Europa, pari al 30% dei potenziali donatori. Riesce meglio solo la Spagna, con il 18%. In Francia i «no» sono il 34%, in Gran Bretagna oltre il 40%, in Germania fra il 40% e il 50%.
Oggi l’inserimento nella carta d’identità dell’espressione della volontà rappresenta la conclusione di anni e anni di attività di medici, infermieri, volontari e tante altre persone.

Daniele Damele
Consigliere nazionale AIDO per il Friuli Venezia Giulia

Google, la condanna per il videochoc deve indurre a ragionare




















La sentenza del tribunale di Milano di condanna a sei mesi di reclusione per violazione della privacy a tre fra ex e attuali manager del più famoso e ricco motore di ricerca al mondo merita un ragionamento. Il video, girato a fine maggio 2006 e lanciato in rete quattro mesi dopo, riprendeva un ragazzo austriaco vessato dai compagni: c’è chi lo spintona, chi gli lancia oggetti, chi lo sbeffeggia scrivendo SS sulla lavagna e facendo il saluto fascista, nell’indifferenza generale della classe che resta a guardare e filmare col proprio videofonino.
Quelle immagini caricate su Google sono rimaste lì per due mesi totalizzando ben 5.500 contatti.
Tutti hanno riconosciuto la natura biasimevole del materiale, ma la stragrande maggioranza si è detta in disaccordo sul fatto che la responsabilità preventiva dei contenuti caricati dagli utenti ricada sugli internet service provider.
Quella pronunciata dal giudice Oscar Magi è la prima sentenza che affronta il problema dei limiti e della regolamentazione della rete, per sua natura uno strumento senza barriere. Tanti esponenti che hanno la possibilità di diffondere la loro opinione si sono detti contrari a porre dei paletti parlando, ancora una volta, di censura, e Google non ha esitato a definire la condanna un attacco ai principi fondamentali di libertà sui quali è stato costruito internet.
D’accordo che la rete è uno strumento eccezionale da diffondere sempre più, ma per favore nessuno dica che corre il pericolo di essere calpestato. Il principio fondamentale della libertà di espressione in internet è vitale, ma altrettanto vitale e importante è il rispetto di se stessi e degli altri, spesso se deboli.
Il verdetto in questione è ben articolato perché gli imputati sono stati, infatti, assolti dall’accusa di diffamazione. E’ detto che i manager non avevano l’obbligo giuridico di controllare quello che veniva scaricato, quindi il reato non sussiste. La diffamazione sarebbe scattata solo se dolosamente avessero omesso il controllo, ignorando la presenza di quel video pur essendone a conoscenza. Non è passato il principio sostenuto dall’accusa, ovvero l’obbligo di una censura preventiva sui contenuti pubblici in rete. Una condanna per diffamazione avrebbe sancito l’obbligo di censura preventiva da parte degli hosting provider su internet.
Il riconoscimento del reato di violazione della privacy è, invece, conseguenza della finalità di lucro di Google. Questo non è stato e non è un processo sulla libertà della rete, come alcuni hanno sostenuto, ma sui diritti della persona e la libertà di impresa che non può mai prescindere dalla tutela della dignità umana. Google poteva e doveva togliere il video e non lasciarle lì per due mesi.
La rete dev’essere libera, ma se degli idioti, non dei bulli, degli idioti immettono on line simili video il provider deve, poi, toglierlo. Questa non è censura, ma rispetto umano. Nel caso di specie richieste di togliere quel video dalla rete erano giunte da molti. Perché Google non l’ha fatto?
E a proposito di cose che non vanno in internet richiamo l’attenzione, ancora una volta, anche sulle truffe come quella, l’ultima, su facebook. Due giovani veronesi sono stati denunciati per frode informatica, sostituzione di persona e truffa, accesso abusivo ad un sistema telematico.
Erano riusciti a rubare l’identità di un altro ragazzo e a spacciarsi per lui, venire i contatto con i suoi amici e cercare di farsi dare del denaro a nome suo. Ma una ragazza ha fiutato la truffa, vedendosi chiedere da quell’amico, all’improvviso, un prestito di 500 euro. Ha interpellato conoscenti e amici del ragazzo scoprendo cosi che alcune dichiarazioni avute su internet non combaciavano con la figura del suo amico.
La Polizia Postale di Padova ha predisposto la trappola che ha portato alla scoperta dei due truffatori. I due, spacciandosi sempre per l’amico della giovane, hanno chiesto alla ragazza di incontrarsi in un determinato punto della città per la consegna del denaro. Lei si è presentata, accompagnata dagli uomini della Mobile Veronese che ha bloccato i due giovani con le mani nel sacco. Per loro una denuncia per truffa e frode informatica.

Daniele Damele

Tuesday, February 23, 2010

Facebook: gli autori del gruppo contro i down siano puniti




















Degli idioti, perché altrimenti è difficile definirli, hanno pensato bene di scrivere “parassiti, ignobili creature, stupidi, esseri buoni a nulla” e ancora: i bambini down sono solo un peso per la nostra società”, insulti scritti, appunto, su una pagina di face book, un gruppo denominato “giochiamo al tiro al bersaglio con i bambini down”. Il tutto è opera di fantomatici “Il Signore Della Notte” e “Il Vendicatore Mascherato”. Cosi, infatti, si fanno chiamare i due amministratori di questa vergogna in rete. Idioti che hanno avuto un notevole seguito: oltre 1200 membri iscritti fino a domenica sera, anche se va detto che la maggior parte lo ha fatto per poter gridare allo sdegno per l’iniziativa.
Il gruppo è attivo da qualche giorno e ovviamente ha subito richiamato l’attenzione di genitori e di familiari di persone disabili che attraverso il passaparola hanno immediatamente attivato la procedura che prevede la segnalazione di un gruppo che incita alla violenza. Una procedura però che passa attraverso il filtro oltre Oceano dei responsabili di facebook. Ci vuole tempo.
Come dire che reati come istigazione, apologia, discriminazione, quest’ultima prevista dalla legge Mancino possono rimanere lì per del tempo.
E siccome di reati si tratta chi li ha commessi deve essere punito. Ma accanto a ciò occorre cercare di far togliere tutti i siti, i blog, i forum contenenti detti reati. La rete non è una sorta di zona franca dove tutto è possibile. Chi commette reati lo fa nella vita reale come in quella virtuale e i reati sono gli stessi e devono essere sempre puniti.
Esistono soggetti, poi, che non possono esimersi dall’intervenire: mi riferisco all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, al Comitato Media e minori (la fotina del ragazzo down nel gruppo incriminato è di un minore) senza attendere che solo il Servizio della polizia postale e delle comunicazioni faccia, come puntualmente fa, la sua parte.
D’altronde le segnalazioni son molte. Anche su Haiti non c’è stata pietà. Si tratta di proposte inaccettabili, non degne di persone civili, ma, soprattutto, si tratta di reati che, in quanto tali, devono essere perseguiti.
I responsabili possono essere individuati e denunciati. Ma è giunto il momento di favorire la nascita di un nuovo codice etico di autoregolamentazione della rete che porti il web all’autotutela dei diritti di libertà a garanzia di tutti. Esiste un razzismo serpeggiante per cui alla Presidenza del Consiglio dei ministri dovrebbe sorgere un Osservatorio permanente su disabilità e razzismo.

Daniele Damele

Sunday, February 21, 2010

Fair Play e Aido nazionali uniti per la donazione all'insegna dell'etica


“La donazione di un organo è il gesto più nobile di fair play che una persona può fare”: con queste parole il presidente del Comitato nazionale italiano Fair Play (CNIFP), Ruggero Alcanterini, ha consegnato nella sede dell’Associazione italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule (AIDO), a Roma, il premio fair play 2009 al presidente dell’organizzazione nazionale di volontariato Vincenzo Passarelli.
Nella motivazione del premio si riporta, tra l’altro, il riconoscimento all’Aido “di aver contribuito a diffondere e promuovere la cultura dell’etica e del dono nella società civile italiana”.
L’occasione della consegna del premio è stata utile anche per presentare un accordo di collaborazione tra le due realtà che operano sull’intero territorio nazionale attraverso i comitati regionali, provinciali e locali.
Alla cerimonia di consegna è intervenuto anche il presidente del Comitato regionale del Fair play del Friuli Venezia Giulia, Alessandro Grassi, medico di famiglia e dello sport, che ha sottolineato come “l’accordo tra CNIFP e AIDO punta molto proprio sulle figure professionali che io rappresento”. I vertici del CNIFP parlando dinanzi al consiglio nazionale dell’AIDO, che si è riunito a Roma e che ha assistito alla cerimonia, hanno anche fatto riferimento al lancio dell’iniziativa “Medici Fair play” che si concretizzerà nei prossimi mesi, “medici che favoriranno anche il consenso alla donazione di organi, tessuti e cellule”.
Ad aver curato la preparazione dell’evento e aver proposto l’accordo tra i due soggetti è stato Daniele Damele che è responsabile della commissione “Giovani e comunicazione” del CNIFP e consigliere nazionale AIDO per il Friuli Venezia Giulia.
L’accordo tra CNIFP e AIDO mira a sollecitare la coscienza del mondo dello sport sulla necessità della donazione, dopo la morte, per i trapianti.
Il CNIFP si impegnerà a richiamare l’attenzione degli sportivi sulle problematiche legate al trapianto di organi e a favorire l’adesione della donazione tra gli atleti che per il loro comportamento esemplare possano rappresentare un modello positivo per gli altri, ma anche a collaborare alla promozione e al sostegno di progetti informativi e culturali per lo sviluppo della cultura del “dono” come valore aggiunto nella attività sportiva.
Presenti alla cerimonia per il CNIFP anche il Segretario Generale Giorgio de Tommaso, il Consigliere Massimo Bissattini, i soci Francesca R. de Tommaso e Rita Nesci, insegnante di ballo sportivo.

Saturday, February 20, 2010

Morgan e Sanremo: ancora un attimo di riflessione


Durante il festival di Sanremo si è tornati a parlare di Morgan (quanta pubblicità gratis per l’artista…) e l’opinione pubblica si è ancora una volta divisa: escluderlo dalla kermesse è stata una decisione saggia oppure sfoggio di ipocrisia?
Perché fare ciò se in tanti sniffano? Beh sarà anche vero che tanti (ahimè) lo fanno, ma non se ne vantano. Nessuna ipocrisia, quindi, in quanto che nel mondo dello spettacolo, ma anche fuori, ci sia molta gente che fa uso di cocaina è noto, ma il problema è un altro: Morgan, approfittando malamente della sua visibilità e notorietà, ha tessuto un elogio pubblico della cocaina proponendo una sostanza letale per una sorta di polvere magica che avrebbe non solo qualità terapeutiche contro la depressione, ma anche la capacità di aprire la mente e di sviluppare la creatività. Questo è inaccettabile.
Ed è proprio quanto riportato che ha detto Morgan nell’intervista al mensile Max. Detta intervista è oggettivamente indifendibile. E’ stato detto che “la droga apre i sensi a chi li ha già sviluppati e li chiude agli altri. Avercene di antidepressivi come la cocaina. Fa bene. Io ne faccio un uso quotidiano e regolare”. Per come appare Morgan in tv, quelle parole non gli possono essere scappate. E’ ragionevole pensare che siano vere. Fanno, evidentemente, parte del suo personaggio. Al di là delle sue intenzioni, sono una piccola apologia della cocaina come tranquilla e salutare compagna di vita, come l’insulina per i diabetici. La Rai non poteva far finta di niente. Perciò ha fatto bene a escludere Morgan dalla gara di Sanremo. Al di là di scontate valutazioni morali, dopo questa polemica Morgan non sarebbe stato un concorrente come gli altri. I giurati non avrebbero votato solo la sua canzone, ma si sarebbe aperto un referendum sul personaggio ovvero la legittimità o meno di un artista di vivere muovendosi su schemi diversi da quelli delle persone comuni.
Piacciono o no le sue canzoni, Morgan ha tratti artistici molto attraenti. Quasi tutti quelli che hanno criticato la decisione della Rai (e non sono pochi), obiettano che molti cantanti hanno fatto notoriamente uso della cocaina (a cominciare da Vasco Rossi) e non hanno mai pagato pegno. Aggiungono: guardatevi intorno, a cominciare dal Parlamento. E’ facile rispondere che non va punito chi si droga, ma chi fa apologia della droga. Se un deputato rilasciasse un’intervista come quella di Morgan, non sarebbero molti i gruppi parlamentari disposti ad ospitarlo.
Morgan in televisione non potrà mai più essere lo stesso di prima. Almeno le sue prime apparizioni dovranno contenere un convinto, forte messaggio ai giovani perché capiscano che dietro il Morgan che vuole assomigliare al diavolo c’è un uomo sofferente. Morgan deve dire a tutti che ha sbagliato non solo nel dire, ma soprattutto nel fare certe cose, poi basta. Si lanci il messaggio per il quale la musica è vita e la droga è morte. Si ricominci da qui. La pena Morgan l’ha pagata, adesso si vada avanti correggendo il tiro.

Daniele Damele

Sunday, February 14, 2010

AIUTIAMO LA MISSIONE FRIULI AMAZZONIA


Ho avuto la fortuna di rincontrare in questi giorni a Orcenico Inferiore di Zoppola, nel pordenonese, padre Claudio Pighin, missionario friulano, anima e cuore della Missione Friuli Amazzonia dove sono stato ad agosto 2009, con mio figlio Marco, per una fantastica esperienza di volontariato. Mi ha lanciato un appello. La casa della Missione è stata messa in vendita. Troppi costi, troppi pochi aiuti.
Ma padre Claudio non si arrende e, da eroe friulano qual è, è ripartito per costruire una nuova struttura, sempre a Belém, nella regione brasiliana del Parà. Si chiamerà “Divina Provvidenza”, mira ad ospitare almeno 20 ragazzi a rischio in famiglie che si dedicano agli altri. Una sorta di casa famiglia, di progetto affido per salvare dalla strada e da una fine segnata criminale e di morte degli adolescenti brasiliani.
La struttura verterà su due piani. Per realizzarla occorrono 100 mila Euro.
In una qualche forma l’iniziativa potrebbe anche sostituire il corso tecnico di comunicazione sociale che da alcuni anni padre Claudio aveva attivato per favorire dei giovani diplomati poveri e non in grado di accedere a un corso universitario. Nuove disposizioni regionali stanno, purtroppo, mettendo a rischio la prosecuzione del corso o comunque lo limiteranno in futuro a soli radio e tv.
Padre Claudio rimarrà in Italia sino a Pasqua, insegnerà a Roma e porterà la sua eccezionale esperienza brasiliana nei fine settimana in tutta Italia. Il Comitato fair play di Pordenone e del Friuli Venezia Giulia si attiveranno per favorire l’opera del missionario friulano coinvolgendo le istituzioni locali.
Ma chiunque può contribuire e sostenere la Missione Friuli Amazzonia. Sul link http://www.missionefriuliamazzonia.pascom.it/sostienici.html ci sono tutte le info necessarie. C’è bisogno dell’aiuto di tutti. Non lasciamo padre Claudio da solo.

Daniele Damele

In foto: Daniele Damele e padre Claudio Pighin

Saturday, February 13, 2010

Decreto Romani: norme a tutela dei bambini



















Il decreto Romani su tv e internet prevede importanti norme in materia di tutela dei minori. Si parte dal divieto di trasmissione di contenuti porno in tv dalle 7 alle 23, una disciplina molto più restrittiva sul cosiddetto “parental control” per i decoder satellitari e una classificazione dei programmi nocivi per i minori.
Lascia, però esterefatti la quantità di infrazioni al codice sui minori da parte di Sky Italia nel 2009. Attenzione quindi.
Per quanto riguarda internet è prevista l’assimilazione, richiesta dalla direttiva europea, fra reti televisive e chi fa tv su Internet tramite Web casting o live streaming. Chi fa televisione on line deve sottostare alle regole della televisione, tutto il resto non è toccato da questa direttiva con buona pace di chi grida allo scandalo per inesistenti censure alla rete.
I ministeri della Giustizia, dello Sviluppo Economico e dell’Interno stanno, intanto, valutando come vigilare e prevedere meccanismi di prevenzione, perché laddove ci siano profili, ad esempio, di istigazione all’odio, su social network tipo facebook si deve poter intervenire, anche se nessuno immagina di interferire.
D’altronde che il rapporto internet e bambini sia sensibile non lo è da oggi: l'8% di ragazzi italiani tra i 15 e i 17 anni che usa Internet mette in rete proprie foto nudi o sexy. L’allarme arriva dalla ricerca “Sessualità e Internet: i comportamenti dei teenager italiani” realizzata da Ipsos per Save the Children e Adiconsum e presentata a Roma in occasione del Safer Internet Day 2010, giornata europea per la sicurezza in Rete organizzata da InSafe, rete europea di cooperazione per l'uso sicuro di Internet costituita e cofinanziata dalla Commissione europea. Per questo e molto altro occorre diffondere tra i giovani le regole per una corretta navigazione in Rete.
Secondo la ricerca di Save the Children e Adiconsum, ragazzi e ragazze italiane fanno ampio uso di Internet per esprimere e vivere la loro sessualità e rilasciano con relativa facilità i loro dati personali. Tra i comportamenti che gli intervistati dichiarano diffusi tra la propria cerchia di amici, è presente inviare messaggi con riferimento al sesso (43%), inviare dati personali a qualcuno conosciuto on line (43%), guardare video o immagini a sfondo sessuale su internet (41%), ricevere messaggi con riferimento al sesso (41%), dare il proprio numero di telefono a qualcuno conosciuto in Rete (40%) e, non ultimo, tra i più diffusi, avere rapporti intimi con qualcuno conosciuto solo via web (22%).
Anche lo scambio di immagini o video personali a contenuto sessuale sembra essere un fenomeno piuttosto diffuso (fra gli amici) secondo il 22% degli intervistati: percentuale che scende al 17% per i giovanissimi (12-14 anni), ma risale al 25% per i 15-17enni e al 26% per gli over 17. Interessante sottolineare come la percentuale di diffusione sia pari al 14% per lo scambio di immagini proprie di nudo al fine di ricevere regali come ricariche e ricompense in denaro.
La facilità per i ragazzi di accedere alla rete e assimilarne i messaggi pone le istituzioni e la società di fronte a precise e ineludibili responsabilità. Non si tratta di controllare né tantomeno di vietare l'uso di Internet, ma di promuoverne sempre più efficacemente la funzione educativa e di conoscenza consentendo così ai giovani di affrontare con maggiore padronanza le sfide future.
Ma il “grooming”, l’adescamento in rete, deve diventare reato, ciò contro lo sfruttamento e l'abuso sessuale. E poi giochi come “Rapelay” devono non giungere o, comunque, sparire dalla rete. Non si tratta di criminalizzare Internet, anzi, ma di proteggere i minori e responsabilizzare le nuove generazioni ai rischi del web.

Daniele Damele

Thursday, February 11, 2010

E' il delitto perfetto: la Rai ha ucciso la tv dei ragazzi


Addio Fantabosco, Melevisione, Trebisonda, È domenica papà. Sì addio: la Rai ce l’ha fatta. Era da tempo che studiava come fare e finalmente ha commesso il delitto perfetto: ha ucciso definitivamente la tv dei ragazzi. Messo in soffitta da anni Solletico erano rimasti per i più piccoli delle produzioni realizzate con grande professionalità, impegno e dedizione, ma non portavano soldi evidentemente. Eppure il canone dovrebbe servire proprio per realizzare una tv di servizio.
Raitre ha cancellato i programmi per bambini da RaiTre da ottobre 2010. E pochissime voci, sinora, si sono levate contro la decisione del Cda della Tv pubblica. Perché mai l’ottimizzazione dei costi e la necessità, in tempi di crisi, di risparmiare un po’ devono passare per prime proprio per i bambini.
Tranquilli, che sarà mai, i nostri piccoli potranno rimanere “vittime” dell’aggressività degli spot e di tante altre trasmissioni che propongono, sia in Rai sia nelle Tv private dei “meravigliosi” (!?) modelli comportamentali. Già sento la reazione di qualche alto dirigente televisivo: “mica possiamo sostituirci alle famiglie noi, spetta a loro vietare la visione di certe scene, noi non siamo educatori”, … quanta ipocrisia.
Così dal prossimo ottobre, se non ci faremo sentire in massa, verranno cancellati gli appuntamenti quotidiani come la Melevisione, Trebisonda e il Tg dei ragazzi, Zorro, i cartoni animati e i piccoli documentari, ma saranno tolti dal palinsesto anche i programmi del weekend come il videogiornale del Fantabosco, “E’ domenica papà” e “Mamme in blog”.
Una scelta del tutto incomprensibile, assurda che grida vendetta da tutte le parti. Agcom, Cnu, i Corecom, associazioni, parlamentari, politici, amministratori, cittadini dicano no a questa scelta e obblighino la Rai a fare retromarcia subito.
L’esperienza dei programmi per l’infanzia maturata in seno alla Rai da tanti ottimi professionisti è unica nel suo genere a livello europeo. Si tratta di autori, registi, redattori eccellenti che in passato ho avuto modo di conoscere e apprezzare anche personalmente.
Il taglio dei programmi dal palinsesto della terza rete della tv pubblica, purtroppo, coinvolgerà anche produzioni straordinarie come il “Gran concerto”, esperienza televisiva che ha avuto un successo immenso. Il programma è realizzato con l’orchestra sinfonica della Rai di Torino e 700 bambini in platea, si fregia di nomi prestigiosi come autori e registi. Ai primi di giugno, verranno trasmesse le repliche delle prime due eccezionali stagioni. Altrettanto auspico possa avvenire anche sui canali Rai satellitari.
E’ chiaro che il passaggio alla tv digitale obbliga la Rai a riorganizzazione contenuti e palinsesti delle tre reti generaliste ed è anche vero che esistono canali tematici per bambini, ma ciò non vuol dire che i programmi per l’infanzia debbano tutti sparire dalla tv generalista, anzi. O sarà, forse, che siccome ci sono canali dedicati allo sport il calcio sparirà dalle tre maggiori reti Rai? Sono certo che La domenica sportiva proseguirà su Raiuno anche col digitale. E allora? Perché cancellare i bambini e non altro? Audience, profitto, interessi?
La programmazione per l’infanzia va, invece, promossa con spot e iniziative nelle scuole oltre che con orari adeguati di messa in onda. In passato avevo protestato per il fatto che una diretta dal Parlamento o il Giro d’Italia fanno saltare quasi sempre e prevalentemente proprio le trasmissioni per i bambini. Poco e nulla è cambiato, anzi.
Consideriamo con il merito necessario il mondo dell’infanzia favorendo una cultura dei e per i bambini da parte del mondo adulto. Siamo tutti d’accordo che i giovani sono il nostro futuro, ma ben pochi si occupano oggi del loro presente.

Daniele Damele

AIDO FVG: lettera aperta ai parlamentari del FVG sulla conferma all'espressione della volonta di donare gli organi nella carta d'identità


LETTERA APERTA AI PARLAMENTARI DEL FVG:

Si chiede di confermare la previsione di legge contenuta nel cosiddetto decreto “milleproroghe” sull’inserimento della dichiarazione volontà di donare i propri organi dopo la morte nella carta d’identità.
La possibilità di dichiarare la propria volontà di donare i propri organi dopo la morte è iniziata in Italia 22 anni fa. L’emendamento approvato in seno al “milleproroghe”, che prevede che la volontà o meno di donare gli organi debba essere espressa nella carta di identità, non è che l’ultimo capitolo di un dibattito cominciato nel febbraio 1988, quando il principio del silenzio-assenso informato debuttò in Parlamento. Per la prima volta allora si considerava che tutti i cittadini italiani al di sopra dei 18 anni avrebbero dovuto decidere se acconsentire o meno a donare i loro organi per i trapianti.
Si prevedeva un silenzio-assenso informato, ossia il cittadino doveva essere informato e chiamato ad esprimere esplicitamente la propria volontà in materia di donazione di organi. Si arrivò così alla legge 91 dell’aprile 1999 che introduceva il silenzio-assenso informato. Un provvedimento rimasto però sulla carta in quanto prevedeva sia l’esistenza di un registro informatico dei potenziali donatori, sia la notifica per circa 48 milioni di italiani con il conseguente costo di circa 10 euro a cittadino, per un totale di 480 milioni di Euro.
Nel frattempo, comunque, ha funzionato bene l’articolo 23 della legge 91, sulla base del quale il cittadino può esprimere la volontà di donare recandosi all’Azienda sanitaria, conservano il tesserino blu inviato nel 2000 dal Ministero della salute, iscrivendosi all’AIDO oppure ancora scrivendo la propria volontà su un foglio specificando nome, cognome e data di nascita, accompagnata da data, firmando in calce e conservando lo stesso con un documento d’identità.
Finora oltre un milione di persone hanno espresso la loro volontà in uno dei modi citati, tutti legalmente validi. Se una persona ha espresso la propria volontà, al momento della morte se ne prende atto; se non lo ha fatto, i familiari hanno diritto ad opporsi al prelievo degli organi. La legge prevede che possa farlo un coniuge, in assenza di questi i figli e, in assenza dei figli, i genitori. Il sistema finora ha funzionato bene, tanto che in Italia i «no» espressi esplicitamente alla donazione sono fra i più bassi in Europa, pari al 30% dei potenziali donatori. Riesce meglio solo la Spagna, con il 18%. In Francia i «no» sono il 34%, in Gran Bretagna oltre il 40%, in Germania fra il 40% e il 50%.
Oggi l’inserimento nella carta d’identità dell’espressione della volontà rappresenta la conclusione di anni e anni di attività di medici, infermieri, volontari e tante altre persone. Grazie al Parlamento italiano per questa scelta.

Daniele Damele
Consigliere nazionale AIDO per il Friuli Venezia Giulia

Friday, February 05, 2010

Decreto Romani: positive le norme sulla rete


Il cosiddetto “decreto Romani” sulle comunicazioni contiene degli importanti punti relativi al Web. C’è, infatti, una definizione più chiara dei soggetti che rientrano nella definizione di servizi di media audiovisivo: i blog, i video amatoriali, i giornali online, i motori di ricerca, le versioni elettroniche delle riviste non sono disciplinati dalla nuova normativa, sono liberi. Nessuna censura alla rete in quanto le nuove regole non riguardano i servizi lineari (blog e siti Internet), ma solo i cosiddetti servizi on demand, ovvero quelli che 'riproducono' la televisione senza però dover rispettare i vincoli che invece hanno i broadcaster.
La delicata questione di Youtube e degli hosting che veicolano contenuti generati dagli utenti va, quindi, ancora affrontata giacché la responsabilità editoriale incombe, attualmente, su terzi e non sui provider che ospitano o trasmettono contenuti realizzati da altri.
L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) deve, infatti, poter attuare un controllo sui contenuti di quanto pubblicato on line nell'ambito dei poteri e delle competenze riconosciute all'Autorità stessa.
Amplificare polemiche su Internet e su una presunta aggressione alla rete che non c'è mai stata, anche grazie alla previsione che delega all'Agcom l'autorizzazione per i servizi di tv sul web, è fuorviante e sbagliato.
La gestione dei contenuti in rete deve avvicinarsi a quella televisiva in quanto se è vero che quanto trasmesso dalle tv è veicolato tramite frequenze concesse dallo Stato e, per questo, soggetti a controlli, anche la rete, ormai, influenza le persone e si propone come grande mezzo di comunicazione che rischi di essere anarchico.
Non si tratta di comprimere spazi di libertà, che la rete garantisce, come qualcuno teme, ma solo di dare delle regole a internet nel rispetto delle persone. Oggi in rete sono diffamazioni, istigazioni, commerci illeciti e pedofilia. Queste e altre attività illecite e illegali vanno fermate e certamente non bastano le norme oggi in vigore in quanto hanno già dimostrato d’essere inefficaci in proposito.

Daniele Damele

Tuesday, February 02, 2010

ADDIO ADRIANO BIASUTTI, GRANDE PRESIDENTE DEL FVG


Oggi si sono celebrati i funerali di Adriano Biasutti, già presidente della Regione Friuli Venezia Giulia e parlamentare dc. Quando lui guidava Dc e Friuli Venezia Giulia io ero uno dei tanti giovani dc e lo ammiravo. Era un grande.
Oggi l'onorevole Michelangelo Agrusti lo ha ricordato in forma esemplare. Tra l'altro ha anche detto che "Biasutti ha vissuto un'epoca differente da quella attuale caratterizzata da chi colpevolmente impedisce ai giovani di entrare in politica e impegnarsi civilmente.
Dal canto suo l'attuale presidente della Regione, on. Renzo Tondo, ha parlato di Biasutti presidente e delle "luci e ombre della sua vita, come tutti", ecco "come tutti" abbiamo luci e ombre. Molti oggi praticano lo sport dell'attacco moralista quasi fossero immacolati mentre tutti abbiamo luci e ombre nelle nostre vite.
I tanti amici e gli avversari politici accorsi alle esequie hanno evidenziato che il coraggio della squadra oggi non c'è più perché non ci son più le squadre, ma è rimasto il coraggio dei singoli, ecco il coraggio è l'insegnamento più bello che a me ha lasciato Adriano Biasutti che ha ceduto solo a una terribile malattia che miete ancora troppe vittime.
Grazie Presidente.

Daniele Damele

Monday, February 01, 2010

Ad Haiti rubano i bambini: pericolo adozioni illegali, trapianti d'organi illeciti e assassini e pedofilia




















La macchina degli aiuti internazionali continua a lavorare a pieno ritmo, portando ogni giorno nuovi materiali e volontari, ma ad Haiti è ancora il caos a regnare. Al di fuori delle zone di sicurezza statunitensi e dell’Onu non si arrestano i saccheggi mentre le Nazioni Unite lanciano l’allarme sia per la minaccia rappresentata dai trafficanti di bambini. I saccheggi nella capitale sono sistematici, e vengono affiancati di chi tra le macerie cerca legno e metallo o chi recupera la merce dal proprio negozio distrutto, prima che i bulldozer entrino in azione, ma preoccupare dev’essere soprattutto la scomparsa di bambini. Possono risultare vittime di adozioni illegali, di trapianti d’organi illeciti compiuti, ovviamente, ben lontani da Haiti e persino di pedofili senza scrupoli. Il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (Unicef) ha annunciato l’avvio di indagini sulle tratte di bambini terremotati, ma forse è già tardi.
La situazione ad Haiti è un vantaggio per i trafficanti delle adozioni illegali e per chi vuole approfittare della situazione per portare i bambini fuori da Haiti. Tra l’altro sono bambini metà dei feriti ricoverati.
Quello dei ladri di bambini è un nuovo fenomeno nell’orrore di Port au Prince: sarebbero già molti i bimbi scomparsi dagli ospedali stando a quanto riportano vari siti internet. L’Unicef, l’organizzazione mondiale per la protezione dell’infanzia, come accennato, ritiene che siano finiti nelle mani della mafia delle adozioni illegali, e pochi oggi ricordano che detta mafia si scatenò già nel 2004 dopo lo tsunami dell’Oceano Indiano.
L’Ong Save the Children avverte di non cimentarsi in una corsa a far adottare all’estero i presunti orfani haitiani. E’ giusto: prima occorre accertare la loro vera situazione parentale e procedere con estremo ordine e cautela. Ma Onu, Ue e chi ha a cuore i bambini non perdano tempo: non possiamo permettere che questi cadano in trappola a chi favorisce adozioni illegali, trapianti d’organi illeciti e assassini e pedofili pronti a pagare per avere un bimbo tutto per sé.

Daniele Damele