Friday, November 12, 2010

FIOCCO AZZURRO IN CASA DAMELE


Il 10 novembre è nato Matteo Damele, figlio di Elena Bonivento e Daniele Damele. Il piccolo Matteo è venuto alla luce alle ore 22.38 all’ospedale di Udine nel reparto di ostetricia direttore dal professor Diego Marchesoni. Al momento della nascita Matteo pesava 3746 grammi per oltre 51 centimetri. Mamma Elena e piccolo stanno bene e presto potranno fare rientro nella loro abitazione di Udine dove tutto è pronto per accogliere il nuovo arrivato.
La nascita di Matteo era attesa con impazienza non solo dai felici e frastornati genitori, ma anche dai nonni, dagli zii e dal fratello Marco. A Matteo, i suoi genitori e i parenti tutti sono giunte le felicitazioni di tanti.

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E adesso mi prendo una pausa.

Perché una pausa? Evidente: voglio stare con Matteo e sua mamma Elena nei primi giorni di vita di nostro figlio.
Ho sempre pensato che lo strumento di cambiamento più grande è quello che sta in noi stessi e che solo i paracarri non cambiano nulla. Il mondo ha bisogno di cambiare, occorre puntare a una nuova cultura che miri alla verità e all’autenticità in alternativa all’apparenza e alle scelte dettate dalla percezione, una vera e propria imbecillità che contraddistingue, ahinoi, il nostro tempo.
Con una nuova vita in famiglia il pensiero non può che essere quello del superamento della solitudine e dell’individualizzazione per riportare al centro la persona e le relazioni. In questo senso tutti siamo chiamati a creare una nuova rete reale e virtuale che sostituisca quella attuale dove, purtroppo, impera il relativismo.
Possiamo cambiare questa vita all’insegna della speranza e della costruttività, ovvero dell’amore.
A Matteo dedico una frase di Ghandi: “cerca di essere sempre come il mondo che desideri”. L’augurio è che queste parole divengano l’espressione della sua, della nostra, della vita di ognuno di noi.

Buona fortuna Matteo e auguri per la vita che comincia.

Daniele Damele

Sunday, November 07, 2010

Damele alla Pasianese calcio: "favorire lo spogliatoio"


“Favorite lo spogliatoio perché quanto accade prima e dopo la partita, appunto nello spogliatoio, può modificare radicalmente esiti della competizione, ma anche soprattutto può favorire un atteggiamento proteso verso il fair play, l’etica, l’impegno per la vittoria in campo e nella vita”: è quanto detto da Daniele Damele, presidente della Commissione Comunicazione e giovani del Comitato nazionale italiano per il Fair play (CNIFP), ai dirigenti e agli allenatori della Pasianese calcio nel corso di un incontro di formazione promosso dal presidente della società Ermanno Venier.
Damele ha pungolato i presenti affermando che “siete degli educatori prima ancora che allenatori e dirigenti e come tali avete responsabilità che vanno al di la delle gare e degli allenamenti” per poi ammonire sul fatto che “oggi bambini e ragazzi ce l’hanno più dura rispetto a quando eravamo adolescenti noi per la mole enorme di stimoli che giungono dai i quali propongono, talvolta, modelli comportamentali diseducativi e negativi”. Che fare allora? “Proporre un’alternativa ai ragazzi basata sui valori, tra i quali campeggia, nel mondo dello sport, il fair play, quello stesso che ha fatto sì che uno dei giovani calciatori della Pasianese calcio in una gara recente dopo aver subito un errore arbitrale per un “mani” non visto in area di rigore, nella stessa partita si sia recato dallo stesso giudice di gara per segnalargli un altro “mani”, ma questa volta fatto da lui. Un’autodenuncia che assume un sapore ancor più bello per il torto subito in precedenza causa una sempre possibile svista arbitrale.
“Spesso – ha concluso Damele – questi fatti non fanno notizia mentre, invece, in molti dovremmo parlarne e scriverne per evidenziare la positività di quanto realizzato, modello per tanti”.

Saturday, November 06, 2010

INVIA UN SMS AL 45505


Dona 2 euro alla Fitot dal tuo telefono cellulare, dal 7 al 21 novembre, mandando un sms al numero 45505.

http://www.aido.it/

Thursday, October 21, 2010

DAMELE DAI GENITORI DEI GIOVANI CALCIATORI DELLA PASIANESE (UDINE)


Dopo i giovani calciatori ai primi di settembre e dirigenti e allenatori lo scorso lunedì, Daniele Damele completa il suo “trittico” di presentazioni del fair play alla Pasianese calcio, stavolta con i genitori degli atleti per un “tifo consapevole e corretto”. Lunedì 25 ottobre alle ore 20.00 al campo sportivo di Pasian di Prato (Udine) Damele, coordinatore della Commissione nazionale “Comunicazione e giovani” del Comitato Fair play e consigliere nazionale Aido (Associazione italiana per la donazione di organi), parlerà, infatti, ai genitori dei calciatori della Pasianese su “tifo consapevole e corretto”. Damele sarà presentato ai tesserati della Pasianese dal presidente della società sportiva Ermanno Venier.

Monday, October 18, 2010

L'Aido a Cividale del Friuli


Ha riscosso notevole successo la manifestazione dell’Aido (associazione italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule) svoltasi sabato scorso a Cividale del Friuli in occasione della sfilata delle auto d’epoca in piazza Municipio a Cividale del Friuli. Assieme ai volontari dell’Aido, guidati dalla presidente regionale, Daniela Mucignat e dal responsabile Aido di Udine e Cividale, Daniele Damele, che è anche consigliere nazionale del sodalizio, c’erano anche il sindaco Stefano Balloch, l’assessore Mario Strazzolini e altri amministratori. I volontari hanno distribuito diverso apprezzato materiale informativo sulla donazione di organi accanto a gadget di vario tipo, comprese magliette e cappellini.

Saturday, October 09, 2010

Sarah Scazzi: quando l’informazione deve fermarsi


Quando l’informazione deve fermarsi? Ad analizzare quanto accaduto con il tragico caso di Sarah Scazzi sembrerebbe mai. E’ giusto che sia così? Per quaranta giorni si è scavato alla ricerca di non so proprio cosa in una vita nemmeno sbocciata, la vita di un’adolescente “colpevole” di essere carina. Si è parlato di lei come di una ragazza insoddisfatta e le sono state attribuite amicizie di persone adulte: quante volte abbiamo sentito ripetere e abbiamo letto che “Sarah chattava con trentenni”. A 15 anni è, forse, proibito dialogare con adulti?
Fantasie e falsità mentre lei era già in fondo a quel maledetto pozzo. Magari chi ha scavato morbosamente alla ricerca di qualcosa che non c’era avrebbe dovuto cercare meglio nella famiglia di Sarah e nei campi dello zio…
L’informazione dimostra di non conoscere più alcun limite, il privato e il dolore non contano più nulla, tutto sacrificato sull’altare della notizia, dell’audience, del profitto. Perché Federica Sciarelli e gli autori di “Chi l’ha visto” non hanno deciso per la madre di Sarah di chiudere il collegamento con lei? La decisione non andava rimessa a una madre straziata dal dolore ed evidentemente nel pallone più totale per la situazione e le notizie in arrivo in diretta. No, la tv ci ha riservato anche il fatto di sbattere in faccia alla mamma la terribile realtà di una figlia ritrovata cadavere e di uno zio assassino. Bisognava fermarsi, e invece no: dalla stanza vicina si sente il pianto della cugina di Sarah, anche questo è spettacolo, e, si sa: the show must go on”.
Pur di fare ascolto si arriva alla violenza perché quanto perpetrato nei confronti della famiglia di Sarah è stata pura violenza. Bisognava e bisogna fermarsi. Non lo si è fatto e si è sbagliato. A nulla serve, ora, invocare sanzioni disciplinari, meglio sarebbe un esame di coscienza di chiunque è responsabile di quanto si propone in tv, alle radio, on line, sulla stampa: non sacrifichiamo tutto e tutti sull’altare del profitto e dell’audience, il rispetto è cosa saggia, utile e importante per tutti.

Daniele Damele

MARTEDÌ 12 OTTOBRE AL ROTARY DI CIVIDALE






















MARTEDÌ 12 OTTOBRE ALLE ORE 19.45 IL ROTARY DI CIVIDALE DEL FRIULI TERRA’ UNA CONVIVIALE AL RSTORANTE “AL CASTELLO” con ospite il giornalista e scrittore Daniele Damele che terrà una relazione sul tema: “Genitori, figli e mass media”.

Sunday, October 03, 2010

LUNEDI' 4 OTTOBRE A MONFALCONE IL RICORDO DEL BARONE CARLOS MARTINEZ


Lunedì 4 ottobre alle ore 20.30 alla trattoria Alla Fortuna di via Garibaldi a Monfalcone si terrà un incontro, aperto a chiunque fosse interessato, in ricordo del “barone” Carlos Martinez, scomparso Il 2 ottobre di un anno fa. Nel corso dell’incontro sarà distribuita, sino ad esaurimento, una pubblicazione del “barone” ristampata a cura di Franco Tominovi, Igor Mervic e Daniele Damele, che vogliono ricordare così che “Carlos era un artista, scultore e pittore, vero amico di tanti”.
Deceduto lo scorso 2 ottobre a 70 anni all’ospedale di Monfalcone Giancarlo Martini nella sua vita era divenuto un protagonista eccentrico e sempre simpatico avendo svolto varie attività: dall’attivazione di boutique era passato alla gestione di ristoranti e aveva contributo a favorire la nascita di un teatro a Roma dove iniziò Pippo Franco, amico di una vita. Eclettica anche la sua permanenza giovanile in Brasile.
Tra i suoi amici più cari nell’isontino, che gli sono stati vicini anche durante questi ultimi giorni di vita al nosocomio monfalconese un anno fa, ci sono l’avvocato Cosmani, il dottor Iuculano, il politico Antonaz e ancora Lizia Kriziah, Callini, Tiziani, Pascoli, e tantissimi altri che ricordano “il barone” con il suo sorriso, la sua simpatia e il suo essere stato capace di prendere la vita sempre al meglio.

IL CODICE DI AUTOREGOLAMENTAZIONE INTERNET E MINORI VA AGGIORNATO


Daniele Damele, giornalista e scrittore friulano, alla vigilia della pubblicazione del suo settimo libro dal titolo “Vola figlio mio. Raccontarsi e fare il genitore oggi” (Minerva edizioni), previsto nelle libererie a mettà ottobre, ha tenuto una relazione sabato scorso al quarto congresso nazionale della Federazione italiano medici pediatri in programma a Firenze dal titolo “Cicatrici sulla pittura fresca”.
La relazione di Damele è stata inserita in seno alla sessione “Informazione e infanzia”. Il tema era quello del codice di autoregolamentazione internet e minori rispetto al quale Damele, a suo tempo, si spese molto. “Oggi – ha detto Damele ai pediatri italiani – il codice di fatto è del tutto inapplicato in quanto la sua applicazione dipende dal Comitato Media e minori che si occupa, però, quasi esclusivamente di tv. Un errore che andrebbe sanato al più presto”.

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Sunday, September 26, 2010

Appello dell'Aido: stop alle notizie su chi vuole vendere un rene


Relegare le notizie riferite a persone che pensano di vendere un rene per risolvere una propria situazione personale di oggettiva difficoltà a dei trafiletti a fondo pagina o a delle veloci comunicazioni a fine tg affermando che chi pensa, erroneamente, che ciò possa essere una soluzione sbaglia mentre bene farebbe a rivolgersi ai servizi sociali dei Comuni”: è l’appello lanciato da Daniele Damele, consigliere nazionale per il Friuli Venezia Giulia dell’Associazione italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule (Aido) all’indomani del 58enne friulano recatosi nei giorni scorsi in più di una redazione di giornale e tv locale per rendere nota la sua disperazione.
Un tv locale ha già reso noto che un uomo, attraverso un amico, aveva chiesto di lanciare un appello sulla sua intenzione di mettere in vendita un suo rene. Decisione dettata dalla disperazione del momento in cui questa persona si trova. Quella redazione ha preferito non dare voce a questa sua richiesta invitandolo a cercare aiuto presso le sedi adeguate, ovvero i servizi sociali. La scelta della tv è stata dettata dal desiderio di non creare sensazione che può certamente provocare un’emulazione da parte di altre persone che si potrebbero trovare nell'identica condizione. “Nel plaudire a questa scelta – ha detto Damele - sono certo che anche i telespettatori abbiano compreso questa saggia decisione”. Damele, che è anche responsabile Aido per Udine e Cividale del Friuli, ha aggiunto che “sono senz’altro più d’uno i casi di questo tipo e a favore di queste e altre persone in difficoltà sia i servizi sociali, sia le associazioni tutte intervengono sempre con aiuti concreti”.
Damele prosegue ricordando che “è illegale comprare organi umani. La donazione di organi, tessuti e cellule è un atto anonimo e gratuito di solidarietà. Non è permessa alcun tipo di remunerazione economica e non è possibile conoscere l’identità del donatore e del ricevente”.
La Legge 1 aprile 1999, n. 91 stabilisce il principio del consenso o dissenso esplicito, per cui a chiunque è data la possibilità di dichiarare validamente la propria volontà scegliendo una delle modalità di seguito indicate: il tesserino blu inviato dal Ministero della Sanità nel maggio 2000 da portare sempre con sé; la registrazione della volontà effettuata presso gli appositi sportelli delle Aziende Sanitarie Locali e dei Comuni; una dichiarazione di volontà alla donazione di organi e tessuti scritta su un comune foglio bianco che riporti nome, cognome, data e luogo di nascita, data e firma; la tessera o l’atto olografo dell’Aido, onlus nazionale, unica che ha questa prerogativa.
“In mancanza di una esplicita dichiarazione espressa in vita, i familiari (coniuge non separato o convivente more uxorio o figli maggiorenni o genitori) – ha detto sempre Damele - possono presentare opposizione scritta al prelievo durante il periodo di accertamento di morte. L’opposizione non è consentita se dai documenti personali di cui sopra o dalle dichiarazioni depositate presso le ASL di appartenenza, risulta che il soggetto abbia espresso volontà favorevole al prelievo di organi, tessuti e cellule. Il prelievo non ha luogo se viene presentata una dichiarazione del potenziale donatore, contraria alla donazione, successiva alla precedente dichiarazione favorevole”.
Recentemente il Consiglio Superiore di Sanità ha espresso un parere articolato sul tema della donazione di organi in vita da parte di «samaritani» in cui ritiene ammissibile questa pratica, nel quadro normativo esistente. Detta operazione può avvenire solo dopo una valutazione psicologica e psichiatrica del donatore e nel rispetto della privacy, escludendo qualsiasi contatto tra donatore e ricevente.
Il donatore «samaritano» va inserito prioritariamente nel programma di trapianti con modalità cross-over e, qualora non fosse possibile, occorre tenere conto della provenienza regionale del donatore. Il trapianto cross-over è quello che può essere viene attuato quando vi sono almeno due coppie, ciascuna delle quali è composta da un paziente in attesa di trapianto di rene e da una persona a lui consanguinea o affettivamente vicina disposta alla donazione, ma biologicamente incompatibile. Se si constata che vi è compatibilità biologica tra il donatore della prima coppia e il ricevente della seconda e viceversa, e se vi è il consenso dei quattro soggetti, è possibile effettuare una donazione «incrociata» tra le coppie.
Va inoltre svolta un'attenta valutazione psichiatrica e psicologica non solo del donatore ma anche del suo nucleo familiare. Non solo: l'accertamento della sua idoneità deve essere accertata da una «parte terza» estranea all'organizzazione medica che effettuerà il “prelievo-trapianto”. Infine va eseguita una completa e accurata valutazione clinica strumentale delle condizioni fisiche del donatore samaritano da parte del Centro trapianti che organizza il prelievo, analogamente a quanto previsto nel caso della donazione cross over. Il follow-up di donatore-ricevente, anche in questa modalità di trapianto, non può essere difforme da quanto a tal fine espletato per donatori e riceventi di rene da viventi.
Anche il Consiglio superiore di sanità ha ritenuto anch'esso valido il trapianto di rene tra persone che non si conoscono e non hanno legami affettivi o di consanguineità. In modo specifico va sottolineata l'importanza dell'anonimato tra donatore e ricevente e la necessità che il donatore ben comprenda i rischi potenziali e le conseguenze psicofisiche dell'intervento e l'irreversibilità della scelta. Fondamentale anche l'accertamento delle condizioni cliniche e psichiche del donatore e le motivazioni del gesto attraverso una "parte terza" estranea all'organizzazione medica che effettuerà il prelievo e il trapianto del rene.
“Come si vede – conclude Damele - siamo lontani anni luce dalla volontà espressa dal friulano di porre in vendita il proprio rene. In Italia ciò è del tutto impossibile. Anzi il Paese è all’avanguardia nel settore della donazione e dei trapianti in Europa e nel mondo. Sono quasi 3 mila trapianti stimati per il 2010, ma c’è anche un positivo lieve calo delle liste di attesa per i pazienti che attendono un organo salvavita. Un dato senz'altro positivo, che dà conto di un quadro stabile e che ci consente di affermare che il sistema è in equilibrio, considerando il parziale e limitato calo delle donazioni e, fortunatamente, quello delle opposizioni”.

Servono pubblicità più rispettose


E’ tornata nelle reti tv la pubblicità d una nota marca di caffè con testimonial George Clooney. E’ del tutto incomprensibile come gli autori degli spot pubblicitari non pensino a realizzare promo accattivanti e allo stesso tempo anche rispettosi nel messaggio che lanciano. In questo caso c’è la necessità di fare il verso a un'altra ditta produttrice di caffè che per prima ha “sistemato” Bonolis e Laurenti in paradiso. Ebbene in questo caso a finire in paradiso è Clooney, ma questi lamenta che “non è ancora il mio momento”. La soluzione alla protesta? Immediata e all’insegna del materialismo. Basta barattare la macchina per il caffè appena acquistata con un “disponibile” (!) San Pietro e così si torna sulla terra, pronti per acquistare un'altra macchina per il proprio caffè e uscire, stavolta, da una porta sul retro per evitare, magari, di dover ribarattare ancora il prodotto appena acquistato visto che i pianoforti cadono dal cielo piuttosto ripetitivamente!
E’ evidente che il messaggio proposto non è affatto rispettoso di chi crede che almeno con i Santi non si deve scherzare o quantomeno non li si deve coinvolgere in improbabili cose terrene dettate dal mero materialismo. La pubblicità in questione non assume, infatti, minimamente un valore nobile, ma esclusivamente quello dello scambio materiale. Si replicherà che una pubblicità mira alla vendita. Vero, ma perché farlo con spregio sui valori? E’ del tutto possibile farlo in maniera diversa e maggiormente rispettosa, ugualmente affascinante. Basta impegnarsi. Stavolta i “nostri” Bonolis e Laurenti battono Clooney!

Daniele Damele

Saturday, September 25, 2010

DAMELE AL CONGRESSO NAZIONALE DEI PEDIATRI IL 2 OTTOBRE


Daniele Damele, giornalista e scrittore friulano, alla vigilia della pubblicazione del suo settimo libro dal titolo “Vola figlio mio. Raccontarsi e fare il genitore oggi” (Minerva edizioni), terrà una relazione sabato 2 ottobre al quarto congresso nazionale della Federazione italiano medici pediatri in programma a Firenze dal titolo “Cicatrici sulla pittura fresca”.
La relazione di Damele è prevista all’auditorium del palacongressi fiorentino in seno a “Informazione e infanzia” dalle ore 9 alle ore 11 e verterà sul codice di autoregolamentazione internet e minori.

Favorire un uso consapevole e corretto de cellulare


Spesso quando vado a parlare a colleghi genitori o a insegnanti mi viene posta la fatidica domanda: “ma, secondo lei, a che età possiamo dare il cellulare ai ragazzi?”. Bei tempi, i miei, quelli dell’infanzia e dell’adolescenza, dove il telefonino non esisteva. Siamo cresciuti ugualmente, senza alcuna necessità di reperibilità costante e immediata. Come abbiamo fatto? Vivendo la nostra vita normalmente. Ecco, forse, basta vivere e lasciar vivere i nostri figli normalmente, senza eccessive ansie. Una pubblicità di qualche tempo fa sosteneva che “il telefono allunga la vita”, sarà anche vero, ma certamente la condiziona.
E allora l’età? Mio figlio ha oggi 17 anni. E’ stato l’ultimo ad avere il cellulare nella sua classe alle medie inferiori. Non credo esista un’età, ma certamente mi spingerei a dire no al cellulare prima dei 12 anni. Uno studio del Governo inglese per il programma MHTR (Mobile Telecomunications and Health Research Programme) afferma, infatti, che ai bambini sotto i 12 anni dovrebbe essere bandito l’uso dei telefoni cellulari.
Anche se i possibili danni non sono ancora stati accertati (i primi risultati saranno disponibili tra 5 anni), si teme un collegamento tra le radiofrequenze e alcune di neoplasie e malattie neurologiche. In ogni caso bisogna sempre ricordare che i bambini, in quanto tali, subiscono maggiormente ogni tipo di fattore esterno (es. raggi ultravioletti) e, quindi, il rischio, soprattutto sotto i 12 anni per loro è, comunque, maggiore.
Lungi da me allarmare o provocare stati di agitazione. Forse tener conto, bambini e adulti, che un uso consapevole e corretto de cellulare è senz’altro utile è cosa buona e saggia. Al di la, poi, delle precauzioni per la salute, sempre molto rilevanti, quanto cerco di studiare sono le implicazioni educative e psicologiche dell’uso di questo mezzo di comunicazione.
Ritengo che nel darlo ai nostri figli sia necessario il dialogo per insegnare loro a cosa serve il telefonino. Mettiamoci dal loro punto di vista e pensiamo all’utilità effettiva di avere un telefonino in tasca, senza necessariamente consegnargli l’ultima versione di grido presente sul mercato dalle mille funzioni, spesso non utilizzate appieno.
Anche il telefonino può divenire uno strumento che favorisce il dialogo tra adulti e ragazzi.

Daniele Damele

Tuesday, August 31, 2010

FINITE LE FERIE A PARIGI


La terza è ultima parte delle ferie è stata caratterizzata da Parigi, un bel ritorno in una capitale europea fantastica. Al rientro colazione a Fregene con i cari amici Sergio e Chiara. Adesso di nuovo al lavoro.

Daniele Damele

Mercoledì 1.9 / Pasian di Prato / h 18


Mercoledì 1 settembre alle ore 18 al campo sportivo di Pasian di Prato (Udine) Daniele Damele, coordinatore della Commissione nazionale “Comunicazione e giovani” del Comitato Fair play e consigliere nazionale Aido (Associazione italiana per la donazione di organi), parlerà ai tesserati della Pasianese su “Etica, giovani, sport e fair play”. Damele sarà presentato ai giovani atleti e agli altri presenti (l’incontro è libero a aperto a chiunque desiderasse intervenire) dal presidente della società sportiva Pasianese Ermanno Venir.

DOMENICA 5 SETTEMBRE ore 9.45 Tavola rotonda sul tema: “UNA VOCE PER L’ANZIANO: CAREZZE DELL’ASCOLTO”


DOMENICA 5 SETTEMBRE ore 9.45 Tavola rotonda sul tema:

“UNA VOCE PER L’ANZIANO: CAREZZE DELL’ASCOLTO”

relatori:
Pasquale Borsellino
Direttore della struttura complessa materno infantile età evolutiva e famiglia dell’Ulss n. 8

Giuliano Enzi
Professore ordinario di Medicina interna e Geriatria, già direttore della clinica Geriatrica di Padova

Maria Chiara Santin
Direttore generale Ser.S.A. S.p.A.

Angelo Tanzarella
Direttore Servizi Sociali Ulss n. 1

Angelo Paganin
Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Belluno

Nevio Meneguz
Direttore CSV di Belluno

moderatore: Daniele Damele – Giornalista e scrittore

MERCOLEDI' 1 SETTEMBRE DALLE ORE 19.45 SU TELEFRIULI


Mercoledì 1° settembre alle ore 19:45 andrà in onda su Telefriuli uno special del concerto di Caetano Veloso che ha caratterizzato l’estate tarvisiana in seno al “No borders Festival”. Lo special è stato realizzato da Daniele Damele.

Successivamente: Ezio Gaetano, vice-questore di Udine e protagonista della cattura dell’omicida Ramon Berloso, l’imprenditore sandanielese, Carlo Dall’Ava, di Confcommercio, il giornalista e cabarettista, Andro Merkù, e l’imprenditore isontino, Lucio Vittor, saranno gli ospiti de “Gli speciali di Conosciamoci” in onda su Telefriuli mercoledì 1 settembre alle ore 21.00 (repliche sabato 4 alle ore 23 e martedì 7 dopo Mezzanotte).
La registrazione della rubrica tv, ideata da Daniele Damele e condotta da Chiara Montesoro, è sempre effettuata al Centro commerciale Città Fiera di Martignacco (UD) gentilmente concesso da Antonio Maria Bardelli.

Rene in vendita sul web e donazione organi Berloso


Le vicende del friulano che ha messo in rete l’annuncio di voler vendere un rene perché in una situazione di disagio sociale ed economico e il suicidio dell’omicida Ramon Berloso, con l’asupicato, ma poi non possibile donazione dei suoi organi sono in questi giorni oggetto di numerosi articoli con interventi anche di associazioni cui generosamente viene sistematicamente concesso spazio.
Innanzi tutto va detto che è illegale comprare organi umani. La donazione di organi, tessuti e cellule è un atto anonimo e gratuito di solidarietà. Non è permessa alcun tipo di remunerazione economica e non è possibile conoscere l’identità del donatore e del ricevente.
La Legge 1 aprile 1999, n. 91 stabilisce il principio del consenso o dissenso esplicito, per cui a chiunque è data la possibilità di dichiarare validamente la propria volontà scegliendo una delle modalità di seguito indicate: il tesserino blu inviato dal Ministero della Sanità nel maggio 2000 da portare sempre con sé; la registrazione della volontà effettuata presso gli appositi sportelli delle Aziende Sanitarie Locali e dei Comuni; una dichiarazione di volontà alla donazione di organi e tessuti scritta su un comune foglio bianco che riporti nome, cognome, data e luogo di nascita, data e firma; la tessera o l’atto olografo dell’A.I.D.O. (Associazione italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule), onlus nazionale, unica che ha questa prerogativa.
In mancanza di una esplicita dichiarazione espressa in vita, i familiari (coniuge non separato o convivente more uxorio o figli maggiorenni o genitori) possono presentare opposizione scritta al prelievo durante il periodo di accertamento di morte. L’opposizione non è consentita se dai documenti personali di cui sopra o dalle dichiarazioni depositate presso le ASL di appartenenza, risulta che il soggetto abbia espresso volontà favorevole al prelievo di organi, tessuti e cellule. Il prelievo non ha luogo se viene presentata una dichiarazione del potenziale donatore, contraria alla donazione, successiva alla precedente dichiarazione favorevole.
Recentemente il Consiglio Superiore di Sanità ha espresso un parere articolato sul tema della donazione di organi in vita da parte di «samaritani» in cui ritiene ammissibile questa pratica, nel quadro normativo esistente. Detta operazione può avvenire solo dopo una valutazione psicologica e psichiatrica del donatore e nel rispetto della privacy, escludendo qualsiasi contatto tra donatore e ricevente.
Il donatore «samaritano» va inserito prioritariamente nel programma di trapianti con modalità cross-over e, qualora non fosse possibile, occorre tenere conto della provenienza regionale del donatore. Il trapianto cross-over è quello che può essere viene attuato quando vi sono almeno due coppie, ciascuna delle quali è composta da un paziente in attesa di trapianto di rene e da una persona a lui consanguinea o affettivamente vicina disposta alla donazione, ma biologicamente incompatibile. Se si constata che vi è compatibilità biologica tra il donatore della prima coppia e il ricevente della seconda e viceversa, e se vi è il consenso dei quattro soggetti, è possibile effettuare una donazione «incrociata» tra le coppie.
Va inoltre svolta un'attenta valutazione psichiatrica e psicologica non solo del donatore ma anche del suo nucleo familiare. Non solo: l'accertamento della sua idoneità deve essere accertata da una «parte terza» estranea all'organizzazione medica che effettuerà il “prelievo-trapianto”. Infine va eseguita una completa e accurata valutazione clinica strumentale delle condizioni fisiche del donatore samaritano da parte del Centro trapianti che organizza il prelievo, analogamente a quanto previsto nel caso della donazione cross over. Il follow-up di donatore-ricevente, anche in questa modalità di trapianto, non può essere difforme da quanto a tal fine espletato per donatori e riceventi di rene da viventi.
Anche il Consiglio superiore di sanità ha ritenuto anch'esso valido il trapianto di rene tra persone che non si conoscono e non hanno legami affettivi o di consanguineità. In modo specifico va sottolineata l'importanza dell'anonimato tra donatore e ricevente e la necessità che il donatore ben comprenda i rischi potenziali e le conseguenze psicofisiche dell'intervento e l'irreversibilità della scelta. Fondamentale anche l'accertamento delle condizioni cliniche e psichiche del donatore e le motivazioni del gesto attraverso una "parte terza" estranea all'organizzazione medica che effettuerà il prelievo e il trapianto del rene.
Come si vede siamo lontani anni luce dalla volontà espressa dal friulano in rete di porre in vendita il proprio rene. In Italia ciò è del tutto impossibile. Anzi il Paese è all’avanguardia nel settore della donazione e dei trapianti in Europa e nel mondo.
Sono quasi 3 mila trapianti stimati per il 2010, ma c’è anche un positivo lieve calo delle liste di attesa per i pazienti che attendono un organo salvavita. Un dato senz'altro positivo, che dà conto di un quadro stabile e che ci consente di affermare che il sistema è in equilibrio, considerando il parziale e limitato calo delle donazioni e, fortunatamente, quello delle opposizioni.
E’ un vero peccato che il 52enne friulano si sia affidato al web, strumento di libertà e democrazia, ma non avendo regole e regnando l’anonimato, è divenuto uno strumento di vera e propria anarchia. C’è molta violenza, di ogni tipo, vi è la terribile piaga della pedofilia, vi è la possibilità di gettare sassi conto chiunque nascondendo la mano (viltà?) e tanto altro.
Ma il sito che ospita un annuncio come quello giustamente censurato dalla Polizia postate e delle comunicazioni dovrebbe essere sanzionato al pari di tutti i siti che ospitano liberamente (anarchicamente) “spazzatura”.
Su Berloso, invece, va detto che nulla potrà in questa terra modificare quanto di terribile egli ha fatto, ma voler lasciare questo mondo con la donazione dei propri organi poteva essere un segnale forte, non certamente di riabilitazione, ma di umile richiesta di perdono ai parenti delle vittime da egli provocate. Peccato che non sia stato possibile concretizzare l’idea che era maturata.

Daniele Damele
Consigliere nazionale Aido per il Friuli Venezia Giulia

Tuesday, August 17, 2010

ADDIO PRESIDENTE COSSIGA


Cossiga rievoca con Strassoldo il '76: dal Friuli un esempio di compostezza

Messaggero Veneto — 23 giugno 2007 pagina 08 sezione: REGIONE

UDINE. «Gli Strassoldo derivano da nobili dell’Austria e di Trento. Un suo antenato divenne segretario generale della Farnesina e un altro salvò parecchie vite umane dalle SS». Ha accolto cosí, nella sua residenza privata l’ospite Marzio Strassoldo, il senatore a vita Francesco Cossiga, che prima ancora di ascoltare e convenire sulla battaglia da portare avanti a favore delle lingue friulana e sarda («ma sarà durissima, caro professor Strassoldo, per il marcato e trasversale nazionalismo presente in Parlamento»), si è lasciato andare a ricordi, aneddoti, domande. «Dodici ore dopo il terremoto del ’76 ero a Udine. Fummo Moro e io che nominammo Zamberletti commissario. Venni nel suo Consiglio provinciale coi sindaci dei Comuni terremotati e spesso ci fermavamo attoniti perché la terra tremava ancora», ha ricordato Cossiga che al presidente della Provincia di Udine ha anche fatto molte confidenze, come quella del farmacista che non voleva lasciare il suo lavoro seppure in pericolo di crollo («mi disse che lui svolgeva un servizio pubblico. Riuscii a convincerlo a venir via solo quando gli trovai un posto per fornire farmaci in Comune»).Ma è Moro, la cui foto campeggia a fianco del divano dove il presidente emerito della Repubblica siede, a tornare di continuo nei ricordi: «Atterrai con Moro in aperta campagna, io ero ministro dell’Interni, Moro presidente del Consiglio. Ci venne incontro un contadino con due bicchieri di vino fresco in mano per noi. Ci disse che pensava ci avessero fatto piacere». Ricordi che il senatore sardo dispensa a uno Strassoldo attento che, a richiesta, indica luoghi e precisa i nomi dei protagonisti di allora. «Un bimbo di cinque anni non voleva farsi operare. Me lo riferirono. Andai a parlargli – racconta sempre Cossiga – gli spiegai quali e quanti interventi chirurgici avevo già fatto. Lo convinsi, ma fui costretto ad andare tutto bardato in sala operatoria con lui a tenergli la mano. Pochi anni fa mi venne a trovare, ora è un omone alto e forte».E quando Strassoldo fa riferimento ai fondamentali aiuti avuti dall’estero, Cossiga lo blocca: «Ma lei lo sa che mio cugino, Enrico Berlinguer, obbligò un sindaco comunista a chiedere scusa ai tedeschi per non averli voluti nel suo paese? Si presentarono autosufficienti in tutto per venti giorni, ma non furono accolti da quel primo cittadino e furono costretti a recarsi altrove». E sempre a proposito di aiuti internazionali, Cossiga ha anche evidenziato come «quando andai in Canada per ringraziare quello Stato a ricevermi fu un comandante di aeroporto nato a Udine mentre chi reggeva lo stormo canadese era un goriziano». Su terremoto e ricostruzione il presidente Cossiga ha, quindi, tranciato un giudizio netto: «Non c’è altra terra che abbia la compostezza del popolo friulano». Ma anche sul tema delle minoranze il senatore non ha lesinato memorie: «Quando andai a Resia, con Moro, mi dissero che in Ucraina capiscono la loro lingua». E la situazione in Sardegna? Sono chiare le idee del presidente: «abbiamo una minoranza catalana e un milione di persone considerate sardo-parlanti. Io parlo, ma non scrivo in sardo che è, al pari del friulano, una variante del ladino». Molte le telefonate giunte durante l’ora e mezza di colloquio tra Cossiga e Strassoldo, ma solo due hanno interrotto la conversazione, quelle dei due figli del senatore («uno è deputato di Fi, ma non discutiamo mai di politica») che ricorda ancora come «da presidente inaugurai la tv in lingua tedesca in Alto Adige, ora mi batterò per friulani e sardi».

Daniele Damele

http://ricerca.gelocal.it/messaggeroveneto/archivio/messaggeroveneto/2007/06/23/NZ_08_REGB3.html

Sunday, August 15, 2010

GRADO, isola d'oro del mare friulano


La seconda parte delle ferie estive, qualche giorno, l'ho trascorsa a Grado (GO), sole, mare, spiaggia e ... pc. Finito il settimo libro (in autunno nelle librerie) e iniziato l'ottavo.

Daniele Damele

PRIME PARTE DELLE FERIE NELLA MONTAGNA FRIULANA


Le ferie estive 2010 le ho trascorse in parte in montagna a Bagni di Lusnizza, frazione di Malborghetto Valbruna (UD), bellissimo e con tanti amici, tra cui Chiara e Beppe coi quali anche mio figlio Marco ha molto familiarizzato.

Daniele Damele

Finalmente certi film saranno vietati al cinema ai minori di 10 anni


Finalmente i film saranno vietati al cinema anche ai minori di 10 anni. L’Italia si allinea così agli altri Paesi europei, e non solo, e aggiunge una terza soglia ai due bollini rossi per minori di 14 e 18 anni. E’ una delle novità del disegno di legge per il cinema recentemente approvato dal Consiglio dei Ministri. Un provvedimento voluto dal ministroai Beni e alle attività culturali, Sandro Bondi. Nel ddl oltre al nulla osta alla visione per tutti, ai minori di 14 e 18 anni, si prevede, quindi, l’ulteriore soglia relativa ai minori di 10 anni per assicurare la tutela della sensibilità dei minorenni in età infantile ampliando al contempo la platea dei maggiori di 14 anni.
Cosi il ddl Bondi interviene sulla revisione cinematografica. Non si tratta, come potrebbe apparire, di una misura restrittiva, anzi il contrario. Questa terza soglia non è, infatti, una restrizione, ma un’apertura. Si tratta di una forma di tutela per i più piccoli che contemporaneamente lascia liberi i 14enni di vedere film che altrimenti sarebbero loro vietati. Ad esempio, l’introduzione del divieto ai minori di dieci anni potrebbe essere applicata a pellicole sul genere Avatar (l’uscita senza divieti ha fatto molto discutere) e Paranormal activity (che fu vietato agli under 14).
Nell’uniformarsi all’Europa, stavolta, l’Italia ci guadagna nella tutela dei bambini. Bene ha fatto, quindi, il ministro Bondi a proporre tale norma.
Quando fu diffusa la pellicola “Avatar” contemporaneamente le tv misero in onda il promo che dava l’idea di un sofisticato cartone animato. E allora perché non portarci i bambini. C’era un però: soltanto in Italia questo film non fu vietato ai bambini sino a 10 anni.
La censura a maglie larghe in Italia, rispetto ad altri Paesi europei, fece, però, discutere e giustamente protestare. Perchè? Semplice: la violenza e la velocità di alcune scene di quel film possono impressionare i minori di 10 anni.
In molti altri Paesi, come accennato, il divieto ai minori è già presente. Negli Stati Uniti il film in 3d di James Cameron è segnalato con un PG 13,, ovvero non adatto ai bambini di età inferiore ai 13 anni. In Inghilterra i minori di 12 anni devono essere accompagnati da un adulto. Cosi come in Germania, Paesi Bassi, Irlanda, Corea del Sud, Svizzera e Brasile, Norvegia e Danimarca, Islanda e Argentina. Il perché di questi divieti è più che comprensibile: un bambino può rimanere impressionato e spaventarsi vedendo la pellicola al cinema. Il fatto che il film non contenga scene legate al sesso non esclude il problema, ben più grave, delle immagini di violenza e guerra, che la tecnologia del 3D rende ancora più reali agli occhi degli spettatori.
La Convenzione Onu per i diritti del fanciullo chiede di tutelare e preservare i bambini dalla violenza, chiede anche di garantire loro una crescita equilibrata. Che tutela e che equilibrio ci sono nel lasciare andare, magari da soli, bambini di meno di 10 anni a vedere “Avatar” o film analoghi?

Daniele Damele

Tuesday, July 27, 2010

Difficile, ma obbligatorio e doveroso crescere i figli oggi come ieri


La società mediatica di oggi impone modelli difficilissimi: devi essere ricco, magro, “figo”, avere e sapere tutto. Per un genitore garantire tutto questo insieme a un’educazione valoriale è estremamente difficile, complice soprattutto la cosiddetta tv spazzatura. Quando siamo bambini, siamo tutti straordinari con capacità incredibili, che hanno bisogno di poter uscire, di manifestarsi. Le potenzialità dei bimbi sono fantastiche.
Un ambiente amorevole e sano, ma anche l’attenzione anche solo di persone che ti dicono bravo, che fanno da testimoni della tua unica e irripetibile esistenza, sono fondamentali, ma la società moderna va di corsa e le condizioni economiche sono sempre più difficili. Ci si trova addosso un carico di stress molto maggiore di quello dei nostri genitori e sicuramente dei nostri nonni, che vivevano in un mondo più lento ma più naturale e a misura d’uomo. Se erano più poveri, vivevano più sereni dei poveri d’oggi. Non c’erano telefoni cellulari, non c’era internet, non c’erano i videogiochi.
La qualità della vita pare appartenere solo a una fascia di ricchi. Questo non va bene. Per garantire una cultura e un’educazione ai figli devi superare ostacoli e pericoli brutti che una volta non c’erano. Un genitore oggi deve obbligatoriamente fare i conti con tutto questo. Sono pesi per la famiglia di oggi che non possiamo accantonare. Stiamo vivendo situazioni in cui gli aspetti sociologici ci stanno cambiando con l’istinto della famiglia in crisi. Dobbiamo essere tutti collaboratori per una comunità migliore domani. E’ difficile crescere i figli oggi, ma è obbligatorio e doveroso farlo.

Daniele Damele

Aido: i dati delle donazioni e dei trapianti al 20.7.2010


Sono positivi i dati del primo semestre delle donazioni in Italia: al 20 luglio sono 1.077 donatori, 1.147 i trapianti effettuati (di cui 69 di vivente). Numeri che stridono solo con quello delle persone in lista d’attesa: 9.849, sempre alla data del 20 luglio. Sono cifre rese note da Daniele Damele, consigliere nazionale Aido per il Friuli Venezia Giulia, Altri numeri sono quelli dei cittadini italiani che hanno espresso il loro consenso alla donazione di organi, tessuti e cellule: 1.190.537 di cui 98.019 mediante registrazione alle Aziende sanitarie e 1.092.518 mediante l’iscrizione all’Aido.
Ulteriori informazioni possono essere reperite sui siti del Centro nazionale trapianti e su quello dell’Aido. Damele ha anche affermato che “quanto si sta attuando in parecchie regioni, come il Friuli Venezia Giulia, da sempre ai vertici della speciale classifica dei donatori di organi, è del tutto encomiabile e lascia ben sperare per il futuro. Mi riferisco – ha detto Damele – al coinvolgimento dei Comuni e dei medici di famiglia”. Un altro impulso ala donazione potrà giungere anche dagli accordi sottoscritti in questi anni dall’Aido nazionale, sotto la guida di Vincenzo Passarelli, tra cui quello con il Comitato nazionale per il Fair play anche in virtù dell’iniziativa Medici Fair play. “Sport, giovani e medici – ha concluso Damele – sono infatti realtà con le quali poter operare per sensibilizzare a stili di vita sani, necessari per non implementare le liste d’attesa, e favorire l’essere donatori”.

Sono Ciao Darwin e Amici i programmi più trash della tv


Ciao Darwin e Amici di Maria De Filippi seguiti da Centoxcento e Grande Fratello, Pomeriggio cinque e I Raccomandati i programmi più trash della tv italiana. La concorrenza è nutrita. Questi programmi per immagini, dialoghi e temi trattati non sono certamente adatti alla programmazione in fascia della Tv per tutti prevista dalle ore 8 del mattino alle 22.30 (quella protetta va solo dalle 16 alle 19). Si tratta di programmi di scarsa qualità dei messaggi veicolati con presenza di elementi problematici per la visione dei bambini.
Segnalo, quindi, che in questi giorni è giunta nelle librerie italiane la terza edizione di “Un anno di zapping”, la prima guida critica all’offerta televisiva italiana realizzata dal Moige che attraverso il suo osservatorio Media analizza la tv attuale, premiandone i pregi ed evidenziandone i difetti. Un’ottima iniziativa.
Edito anche quest’anno dalle Edizioni Magi, l’edizione 2009/2010 si apre con la prefazione di Anna Oliverio Ferrarsi, psicologa dell’età evolutiva e si chiude con la postfazione di Tonino Cantelmi, professore di psicologia dello sviluppo e dell’educazione.
Sono oltre 130 i programmi televisivi analizzati dal volume, trasmessi sia dai canali generalisti sia satellitari e tutti in onda in fascia Tv per tutti: scelti in base alle centinaia di segnalazioni che giungono quotidianamente all’Osservatorio Media del Moige attraverso il numero verde 800.93.70.70 e il forum di segnalazione online sul sito www.genitori.it e in base alle caratteristiche specifiche proprie delle trasmissioni che le hanno rese dei “must” del palinsesto tv, quest’anno i programmi sono stati esaminati da un punto di vista tecnico ma anche psicologico.
Promossi per essersi rivelati una televisione che sa coniugare qualità ed esigenze di share senza scadere in volgarità sono, invece, Ballando con le stelle, Chi vuol essere milionario, il quiz show condotto da Gerry Scotti, Don Matteo, la fiction con Terence Hill, I migliori anni, I soliti ignoti e SOS Tata 2.
Insomma fare tv di qualità attenta anche ai bambini si può e si deve fare, basta volerlo. Certe trasmissioni volgari hanno una formulazione facile e share garantiti, ma fanno male, propongono modelli comportamentali diseducativi e non favoriscono le coscienze.
Insomma basta scegliere e si può fare molto e bene: dipende da editori, autori, pubblicitari, operatori della comunicazioni e organi di controllo. Fatevi sotto.

Daniele Damele

Fatti di sangue: l'emulazione è responsabilità anche dei media


Più di uno ha proposto un’analisi precisa dei fatti di sangue (ben otto) che si sono succeduti in queste settimane. Quasi tutte storie d’amore finite in tragedia con dolore per tutti.
In pochi giorni nel pezzetto di terra italiana che da tempo funziona al meglio chiamato Nordest si sono succedute, quindi, terribili violenze. L’ultima avvenuta a Mestre lascia attoniti al pari delle altre. Su tutto c’è anche l’incapacità di risolvere i conflitti con se stessi e gli altri senza ricorrere alla violenza, anzi questa è divenuta una possibile soluzione a situazioni mal gestite con il proprio io e con gli altri. Un dramma.
Ma c’è un qualcosa in più su cui vorrei richiamare l'attenzione: il rischio emulazione derivante dall'eccessivo spazio riservato a questi fatti di sangue familiare. Tutti sanno tutto di Cogne, di Novi Ligure, e di tanti altri delitti. Tv nazionali, internet e gli altri media hanno responsabilità evidenti. Sono divenuti anche un'agenzia educativa, propongono modelli comportamentali e molti fanno propria la convinzione che "se lo fanno altri posso farlo anch'io" come pure "se ne parlano in tv è proprio possibile farlo".
La tv fa spettacolo anche quando vanno in onda i tg o, peggio ancora, i talk show. Certe scene ripercorrono ogni passaggio avvenuto in questi drammi, ricostruiscono dinamiche con stile perfetto, per qualcuno addirittura affascinante. Ma questa non è informazione, non è diritto sacrosanto di cronaca. Indugiare su tutto questo può divenire molto pericoloso per più d’una persona incapace di mediare rispetto alla propria vita e alle proprie scelte.
Alcuni limiti a certe proposte di cronaca nera sono necessarie, specie per tv e internet. Gli operatori della comunicazione devono essere consapevoli delle responsabilità che hanno. Il problema non è solo del mondo del giornalismo, ma anche di chi cura la realizzazione di fiction, film tv, reality, talk show. Occorre andare al di la dei codici e dei buoni propositi. Autolimitarsi rispetto alla ricerca ostinata dell'audience, sangue compreso potrebbe essere un buon inizio.

Daniele Damele

Monday, June 28, 2010

SITI PORNO AVRANNO MARCHIO, OK A SUFFISSO XXX: E' LA STRADA GIUSTA?


I siti internet a luci rosse avranno presto la loro inequivocabile etichetta: l'Icann, l'organismo responsabile degli indirizzi web per conto del governo Usa, ha dato da Bruxelles un importante via libera al suffisso '.xxx' che identificherà, su base volontaria, le pagine web con contenuti pornografici.
Il semaforo verde arriva dopo dieci anni dalla prima richiesta per la creazione di un dominio '.xxx' e dai numerosi 'no' che l'Icann ha confermato di volta in volta prima della svolta odierna ammettendo, in fase di dibattito, che è stato un errore negare negli anni questa approvazione. Da sei anni è ICM Register, provider di registri internet, che porta avanti a nome di numerose aziende questa 'battaglia' e che oggi afferma di avere già più di 110 mila prenotazioni per siti web 'hard' col nuovo dominio, cifra destinata a lievitare dopo l'ok all'agognato suffisso '.xxx'.
Se vediamo la cosa dal punto di vista degli utenti di internet è indubbio che se da un lato chi interessato avrà uno strumento in più per cercare con immediatezza (se mai ce ne fosse stato bisogno) l'intrattenimento per adulti, dall'altro potranno al contrario più facilmente tenersi alla larga dai contenuti 'hard'. C’è, però un pericolo, quello per cui alcuni produttori di contenuti hard potrebbero dire no all'adozione di un marchio così netto, che facilita sì le ricerche, ma anche l'attività di filtri e censure per minorenni. L'adozione del suffisso sarà, comunque, volontaria e non obbligatoria.
L'industria on line del porno e' una delle più fiorenti, basti pensare che il mercato potenziale del suffisso '.xxx' è di almeno 370 milioni di siti web con contenuti vietati a minori, mentre la parola ''sex'' e' la più cliccata di sempre in rete e rappresenta un quarto di tutte le ricerche effettuate su internet. Un mercato 'affollato' e a quanto pare anche remunerativo, come indicano i dati di alcune statistiche sulla pornografia on line secondo i quali gli internauti spendono ogni secondo più di tremila dollari in contenuti porno, e ogni secondo sono più di 28mila gli utenti di siti per adulti.
Negli ultimi anni l'Icann ha approvato numerosi domini 'specifici', come il '.travel' o il '.jobs' e ora apre un processo di alcuni mesi al termine del quale compariranno accanto ai siti '.org' o '.it' anche quelli con la tripla X. Il prossimo passo, ha precisato l'ente, sarà quello di verificare insieme ad ICM Registry che il suffisso goda ancora di un supporto dell'industria tale da giustificarne la creazione.
ICM si aspetta che il primo sito '.xxx' sara' on line non oltre l'inizio del 2011, se non prima, e c'è già chi scommette che le pagine appartenenti al nuovo dominio diventeranno una delle fette maggiori di tutto il web arrivando ad eguagliare, se non a superare, l'inossidabile '.com' che ha compiuto 25 anni a marzo e conta più di 80 milioni di siti registrati.
Forse quella del suffisso riservato può essere la strada giusta senza criminalizzare un’attività attuata da una vasta platea di adulti, permettendo, però, allo stesso modo di garantire i bambini attraverso l’installazione nei loro pc di filtri adeguati che blocchino il citato suffisso al fine di permettere una crescita adeguata, serena ed equilibrata delle nuove generazioni.

Daniele Damele

Thursday, June 24, 2010

DROGA: DIMINUISCE IL CONSUMO, MA AUMENTANO I RICOVERI PER COCAINA E CANNABIS E LA DIPENDENZA DA UNA TV DROGATA



























La crisi economica colpisce anche i consumi di sostanze stupefacenti, ma aumentano, purtroppo, i ricoveri per uso di cocaina e di cannabis: il dato emerge dalla Relazione annuale al Parlamento sulle droghe, che allo stesso tempo conferma, appunto, la favorevole tendenza in atto da qualche anno alla diminuzione di morti per motivi legati alla droga.
I ricoveri in ospedale per uso di cocaina sono aumentati nel 2009 del 4,2% rispetto all'anno precedente, e quelli per uso di cannabinoidi del 5%. Diverse le classi di eta' più frequentemente coinvolte: più giovani per la cannabis (20-24 anni), per la cocaina 30-39 anni, per l'eroina 35-44 anni. La media nazionale e' di 41,7 ricoveri ogni 100 mila abitanti.
Si conferma, poi, la tendenza alla diminuzione dei decessi per droga: nel 1999 erano stati 1.002, nel 2009 sono stati 484. Aumenta l'età media delle persone morte per droga. La regione più critica è l'Umbria, con un tasso medio di mortalità per droga tre volte superiore a quello nazionale. E si continua a morire soprattutto per eroina, ma anche per cocaina che registra un aumento delle overdose.
Esistono, comunque, anche altri tipi di dipendenze. Un ragazzo di 12 anni è stato incatenato in casa dal nonno nella provincia di Jangxi, nella Cina meridionale, per impedirgli di frequentare un Internet café. Lo ha scritto il quotidiano cinese Global Times nella didascalia di una foto che mostra il ragazzo con una catena fissata ad una caviglia, seduto per terra. L’altro capo della catena è nelle mani di un uomo, del quale si vedono solo le gambe (rispetto della privacy dei maggiorenni?). Il giornale aggiunge che il ragazzo rubava ai familiari i soldi per recarsi a navigare su Internet. In marzo, per analoghi problemi, sempre nel sud della Cina, un ragazzo era stato legato dal padre a un palo.
Ma ad essere drogata oggi è anche la tv e, forse, tutti noi. Si pensi, ad esempio, al trash televisivo. Pensate per un attimo a certe scene di Ciao Darwin. Incredibilmente il programma di Mediaset a base di “vermetti” è stato in assoluto il più visto della stagione televisiva. La tv drogata piace eccome. Non è sempre cosi,a ma spesso sì.
Quanta tv sopra le righe ci propongono? Chi si droga è persona incapace di gestire i propri problemi, di affrontarli, per cui sfugge dalla realtà rifugiandosi nei paradisi artificiali e talvolta letali delle sostanze stupefacenti.
La tv fa fatica oggi ad affrontare la propria identità comunicazionale, a capire ciò che piace alla gente e ciò che si è in grado di dare. Esempi? La Pupa e il secchione, dove a essere rappresenta è una realtà artificiale rispetto a quella dei rapporti di coppia. L’Isola dei famosi e i reality sono pieni zeppi di volgarità e ci eccessi espressivi. Che dire delle litigate ricorrenti nei programmi pomeridiani (quando i ragazzi stanno davanti allo schermo da soli) di intrattenimento e chiacchiere da salotto. Ma insomma è proprio vero che più abbassi la qualità, più sale l’ascolto. E gli autori tv hanno in testa solo il trash più deteriore? Insomma per disintossicarsi da una certa tv è possibile avere documentari, varietà e gli “one man show” di una volta, ovvero la tv di qualità?

Daniele Damele

Saturday, June 19, 2010

MANDI AGNE (Ciao Zia)


Venerdì 18 è mancata a Udine Tina Zardi Damele all’età di 88 anni. Tina Zardi era la sorella più giovane di Giorgio, giornalista e sindaco di San Daniele del Friuli, scomparso due anni fa. Tina aveva sposato Bernardo Damele, detto Dino, col quale si era trasferita a Venezia dove aveva svolto la professione di insegnante e ebbe due figli, Michele e Fabio. Andati in quiescenza Tina e Dino rientrarono a San Daniele del Friuli, luogo d’origine di Tina, dove i due rimasero sino al 1990 quando Dino scomparse. Da quell’anno Tina visse a Udine vicino al fratello Giorgio. Qui veniva spesso raggiunta dai suoi figli che operano in Veneto. Oltre a loro lascia i nipoti Ilaria, Alfonso, Giampaolo, Carlo, Susanna e Daniele, la cognata Bianca Maria, altri parenti e molti amici. Le esequie, per espresso volere testamentario, si svolgeranno in forma privata mercoledì 23 nel cimitero di San Daniele del Friuli dove Tina riposerà nella tomba di famiglia assieme al marito, al cognato Giulio, ai parenti Zardi tutti e alla suocera Lia.

Thursday, June 17, 2010

Finalmente l'obbligo di rettifica anche per i blog


Se la legge sulle intercettazioni passerà così com'è stata licenziata dal Senato, tutti quelli che hanno un sito internet registrato in Italia, anche i semplici blogger amatoriali, dovranno rispettare i nuovi obblighi di rettifica: 48 ore di tempo per pubblicarla con lo stesso rilievo e posizione, altrimenti scattano le sanzioni che vanno da 7.746 a 12.911 euro: finalmente una norma che regola il divieto di diffamare, insinuare e infangare.
Si tratta di una norma che tiene in considerazione la necessità di favorire la pubblicazione delle notizie su internet in forma corretta e rispettosa. Perché mai notizie che mai troverebbero spazio su giornali, radio e tv in quanto mancanti di verifiche oppure proprio diffamanti possono essere postate on line senza alcuna responsabilità? E’ vero che esistono leggi che tutelano chi è diffamato, ma la rete non conosce il diritto all’oblio, purtroppo, e non è, obbligata, oggidì, a rettificare notizie infondate, a differenza della stampa.
Per chi non ha nulla da temere in quanto riempie internet di notizie non offensive, né prive di fondamento non cambierà nulla. Chi grida allo scandalo e alla censura null’altro vuole che poter mantenere il diritto a diffamare, a offendere, a denigrare.
E’ del tutto necessario pretendere rettifiche e chiarimenti dai siti il cui responsabile è chi si è registrato e giusto farlo nei tempi prescritti. E’ vero molti potranno trasmigrare su siti stranieri, così da non rispettare le norme con la facoltà di esprimere liberamente la propria diffamazione. Si commenteranno da soli. Si collocheranno al di fuori delle norme italiane e, come tali, non meriteranno alcun rispetto.
E’ da tempo che chiedo regole per la rete. E’ del tutto opportuno che le stesse siano emanate e rispettate.
Il web è capace di ricordare tutto. Viviamo nell’epoca più carica di memoria di tutti i tempi, ma, questo non semplifica, anzi complica le cose. La memoria infatti è strettamente legata all’oblio, ha un senso quando è selezione. Oggi è diverso, si ricorda tutto e nel web c’è quello che vi mettono insigni studiosi some quello che scrivono i peggiori cretini, ci sono i negazionisti e i testimoni del lager, e questa massa di informazioni ci impedisce di capire subito cosa conservare e cosa no, senza parlare del problema dei supporti..
Abbiamo i più capienti ma anche i più effimeri. Sappiamo che il proprio supera i 2000anni, la carta a stampa i 500, ma nessuno sa quanto potrebbe durare un floppy disk visto che non ci sono più strumenti per leggerli e cosi sta accadendo con i Cd e, magari, presto con le chiavette usb. Del resto, cosa accadrebbe se un black out o qualche incidente cancellasse i dati delle banche, se queste non li conservasse anche su carta?

Daniele Damele

Sunday, June 13, 2010

Giovani violenti: ma la tv è senza limiti


Calci e pugni per avere messo gli occhi su un giovane italiano e andare a braccetto con lui. E’ la punizione che 4 ragazzine tra i 15 e i 17 anni hanno inflitto a una loro compagna di scuola marocchina in Piemonte. Viceversa in Veneto un alunno marocchino di 16 anni colpisce un 13enne al culmine di una lite, dopo averlo accusato di aver danneggiato un cartellone in aula, con una coltellata ferendolo all’avambraccio.
La notizia dura un giorno, nulla più. Si legge, si ascolta, ci si meraviglia e poi basta. Ci si meraviglia? Ma di cosa? Nei reality tv la media è di un’aggressione ogni minuto. Siamo assuefatti ormai, de-sensibili a causa dei continui messaggi negativi dei media.
Uno studio della Brigham Young University, un ateneo statunitense, rivela che i reality sono molto più violenti e aggressivi delle altre trasmissioni tv. Dal confronto di cinque reality show e cinque trasmissioni tv, viste in Gran Bretagna e Stati Uniti, si è visto che nel primo gruppo c’erano ogni ora 52 atti di aggressione, rispetto ai 33 dei programmi non reality. Uno ogni minuto. The Apprentice, il reality sul mondo del lavoro, è ampiamente sopra la media con 85 atti di aggressione verbale o relazionale. E ha ulteriormente dimostrato (se qualcuno aveva ancora dubbi) che nei reality di vero c’è ben poco: metà delle aggressioni sono, infatti, scatenate con strategie e tecniche precise dai produttori. Una meschinità, aggiunge lo studio, che ha come effetto il contagio degli spettatori.
Ha creato autentico panico un falso mediatico degno di Orson Welles nella repubblica caucasica della Georgia della Imedi Tv, un’emittente privata, che ha interrotto la programmazione per annunciare, usando immagini di repertorio, che i carri armati russi avevano nuovamente invaso il Paese.
Non era vero niente e lo scherzo ha suscitato reazioni critiche e polemiche, anche in Russia. Ma l’allarme si è subito diffuso a macchia d’olio, ed è stato solo allora che il conduttore ha abbandonato i toni concitati e ha informato il pubblico che quanto era stato mostrato documentava non quanto stava accadendo veramente, ma quanto potrebbe succedere in un futuro più o meno prossimo.
Il programma ha scatenato reazioni di panico simili a quelle suscitate dal famoso falso documentario radiofonico di Orson Welles del 1938 sull’invasione degli alieni, con deboli di cuore che si sono sentiti male, svenimenti, centralini della polizia in tilt e cellulari fuori uso per un sovraccarico della rete.
Il conduttore di Imedi Tv, all’inizio del programma, aveva accennato di sfuggita a eventi possibili, ma nessuno ci ha fatto caso. E cosi, quando è stato detto che i russi erano alle porte della capitale Tbilisi e che il presidente Mickhail Saakashvili era morto si è scatenato il finimondo.
Le notizie erano corredate dalle immagini autentiche di mezzi militari russi che stavano avanzando ma si trattava di filmati della guerra di due anni fa, quando le forze armate di Mosca avevano invaso veramente il Paese dopo l’intervento georgiano contro l’Ossezia del Sud, territorio ribelle proclamatosi indipendente.
Le autorità georgiane non hanno gradito la messa in scena e il portavoce della presidenza della Repubblica ha definito il programma un pessimo esempio di giornalismo.
Ma non basta: polemiche anche in Francia su Il gioco della morte, un documentario dove i concorrenti di un (finto) reality show infliggono torture (finte, ma i concorrenti non lo sanno) agli altri giocatori. In onda mercoledì su France 2, il film ha riaperto il dibattito sui limiti del piccolo schermo.
Forse occorre darci una regolata (in tv e non solo), contribuirebbe ad avere meno violenza nella vita.

Daniele Damele

Saturday, June 12, 2010

No al lavoro minorile


Fra il 1 gennaio 2006 e il 30 aprile 2010, il Servizio 114 - Emergenza Infanzia ha gestito complessivamente 7.165 casi di sfruttamento lavoro minorile, con una media mensile di 138 casi. Un numero complessivo costituito dal numero dei casi di emergenza sommati al numero delle chiamate relative ad altre situazioni di disagio per le quali e' stato richiesto l'intervento del 114. I dati sono di Telefono azzurro che in occasione della Giornata Internazionale contro il lavoro minorile, insieme ai Consulenti del lavoro fanno un'analisi del fenomeno, individuando linee guida comuni per una efficace azione di contrasto.
Tra le principali tipologie di emergenza per cui il Servizio 114 e' stato chiamato ad intervenire troviamo le situazioni di ''accattonaggio'' (circa il 7%, corrispondente a 491 casi) che coinvolgono bambini e adolescenti. Si tratta di minorenni cui nessuno provvede o che, fin da piccoli, sono coinvolti nella ricerca di un sostentamento per la famiglia: bambini trascurati e sfruttati. Sono passati ormai dieci anni dall'entrata in vigore della Convenzione dell'Ilo sulle peggiori forme di lavoro minorile (n. 182) e a oggi la convenzione e' stata ratificata da più del 90% dei 182 Stati membri dell'Ilo.
Il lavoro minorile riguarda ancora 215 milioni di bambini nel mondo di cui 115 milioni in lavori ad alto rischio (Ilo, 2010). Numeri che, seppure in calo (si stimavano 222 milioni di bambini nel 2004), rischiano di allontanare l'obiettivo di eliminare le forme più gravi di sfruttamento entro il 2016.
Il fenomeno in Italia e' ancora poco monitorato. Le vittime dello sfruttamento economico vanno ricercate nelle pieghe dell'economia sommersa: agricoltura, lavoro domestico, commercio al minuto, prostituzione, attività illegali.
Le richieste di intervento per situazioni di conflittualità all'interno del nucleo familiare ed episodi di violenza domestica hanno riguardato in misura maggiore bambini/adolescenti italiani. Ma la maggior parte delle chiamate (60,5%) ha riguardato minori stranieri. Oltre al lavoro in senso proprio, dove l'elemento culturale si aggiunge alla necessità di sostentamento del nucleo, si segnala l' ''accattonaggio'' (circa il 7%, corrispondente a 491 casi), che coinvolge bambini e adolescenti quasi esclusivamente di nazionalità straniera (nel 97,7% dei casi gestiti dal 114 Emergenza infanzia).
Ma non basta: dal 1 gennaio al 4 marzo 2010 risultano già 222 segnalazioni di minori scomparsi in Italia (più di tre bambini al giorno). E’ quanto emerge da un altro report di Telefono Azzurro presentato. Secondo la Polizia, nel 2009 sono stati ben 1.033 i minori italiani e stranieri per i quali sono state attivate le segnalazioni di ricerca sul territorio nazionale e che risultano ancora inseriti nell’archivio delle ricerche. Per Telefono Azzurro, che gestisce in Italia il numero 116.000, la linea diretta istituita dalla Commissione europea per fronteggiare il fenomeno, la maggior parte delle segnalazioni (il 34%) riguarda situazioni di sottrazione internazionale. Dal 1 gennaio ‘74 al 31 ottobre 2009 in Italia sono scomparsi e ancora da rintracciare 10.768 minori, di cui 1.944 italiani e 8.774 stranieri. Il numero dei bambini scomparsi, peraltro, potrebbe essere anche superiore se si tiene conto che alcuni minori stranieri non vengono denunciati.
Molti bambini "rubati" sono destinati all'accattonaggio in altri Paesi al fine di recuperare, in media, 100 € al giorno, cifra che si moltiplica sino a dieci volte quando i bimbi sono destinati a furti, scippi oppure messi a disposizione di pedofili.
Non lasciamo cadere nel vuoto quest'ennesima piaga riguardante i bambini, il nostro futuro.

Daniele Damele

Tuesday, June 08, 2010

Damele: l'AIDO è sempre più presente in Friuli


Daniele Damele è stato eletto responsabile della sezione dell’associazione italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule (Aido) di Udine e Cividale. La nomina è avvenuta nel corso dell’assemblea intermedia provinciale dell’associazione friulana che ha visto confermata alla presidenza provinciale Cristina Ferrara che potrà avvalersi per i prossimi due anni della collaborazione di cinque consiglieri: Nevio Altan, Mario Ambrosio, Gino Driol, Daniele Damele e Giuseppe Sclosa, quest’ultimo presidente provinciale Avis. L’assemblea ha rilevato che nella provincia di Udine sono attive sezioni Aido oltre che a Udine e Cividale anche a Latisana, Lignano e Prepotto. L'Aido conta di 12 mila iscritti donatori in Friuli Venezia Giulia.
Nel corso dell’assemblea Damele ha, ricordato che "il Friuli Venezia Giulia è una regione che per numero di donatori di organi utilizzati è da tempo ai vertici nazionali" e ha, quindi, lanciato un appello: "i pazienti in lista d'attesa in Italia son ancora molti. Occorre implementare la schiera di chi volontariamente e consapevolmente dichiara in vita la propria volontà a donare organi e tessuti all'atto della propria morte e bene fa la Regione a coinvolgere i medici di famiglia e i Comuni in tal senso".
Ma quali sono i fattori che alimentano ancora pregiudizi e distanze rispetto alla donazione? "Da un sondaggio del governo italiano il 21% della popolazione coinvolta nutre dubbi sulla definizione e l'accertamento della morte cerebrale - ha detto Damele, che è anche consigliere nazionale dell'Aido - mentre il 9% evidenzia che il no dipende dalla diffusione attraverso i media di messaggi negativi sulla sanità"
Damele ha, infine, ricordato che "iscrivendosi all'Aido si aderisce quale volontario a tale associazione e si sottoscrive un atto olografo che permette di contare su un sempre maggior numero di donatori, via possibile per garantire la realizzazione della terapia sociale dei trapianti" per poi sottolineare come "dichiarare la propria volontà da vivo evita di creare situazioni d'imbarazzo ai propri cari che in un momento di dolore come la perdita di un congiunto devono, magari, decidere per lui rispetto all'opportunità di donare organi e tessuti e salvare vite umane".

Saturday, June 05, 2010

Buone notizie: stop alla tratta degli esseri umani, sì a progetti per la montagna


Quotidianamente gli organi d’informazione ci comunicano le divisioni e le contrapposizioni tra maggioranza e opposizioni in Italia. Ma capita, talvolta, che ci siano anche dei voti resi al Parlamento all’unanimità. Titoli nei tg, nei gr o nelle prime pagine di questi provvedimenti non ce ne sono. Per saperne qualcosa occorre navigare on line.
Il Parlamento ha detto sì senza alcun voto contrario alla legge contro la tratta degli esseri umani. Ci sono oltre 12 milioni di persone di cui 500 mila soltanto in Europa, sottoposte ad ogni sfruttamento lavorativo e sessuale. Circa 800 mila sono trasportate ogni anno oltre i confini del loro stato d'origine per essere sfruttate in altri Paesi e l'80% delle vittime è costituito da donne e ragazze che, in più della metà dei casi sono minorenni.
Purtroppo l'Italia non è indenne se, come dice la relazione presentata dal Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, tra il 2000 e il 2008 quasi 50 mila persone sono state vittime di sfruttamento.
Con il voto del Parlamento finalmente abbiamo una legge che mira a prevenire e combattere la tratta degli esseri umani, a proteggere i diritti umani delle vittime della tratta, a proteggere e ad assistere vittime e testimoni, a promuovere la cooperazione internazionale nel campo della lotta alla tratta e a permettere la concessione di permessi di soggiorno per ragioni umanitarie.
La notizia potrà sembrare non rilevante rispetto alle contrapposizioni dei finiani con Berlusconi sul ddl intercettazioni o in relazione alla manovra Tremonti e alla critiche di Bersani sulla stessa senza mai una proposta alternativa valida. E potremmo continuare a lungo.
L’altro giorno sono giunti da tutta Italia a Tolmezzo, città montana del Friuli, imprenditori e dirigenti appartenenti all’Unione cattolica imprenditori e dirigenti (Ucid). Hanno ragionato su come favorire lo sviluppo della montagna guardando al futuro specificando che non è possibile dimenticarsi di un territorio pena provocare problemi alle rimanenti realtà. In buona sostanza in Friuli non è possibile scordarsi di oltre il 50% del proprio territorio che è composto dalla montagna a meno che non si accetti di danneggiare anche pianura e collina. Ma soprattutto si è ragionato su cosa fare per il futuro: elaborare una Carta per la montagna da condividere e confrontare con tutti e a ogni livello, ma soprattutto realizzare progetti per favorire la popolazione montana.
Migliore maniera di festeggiare la terza giornata Woityla non c’era. Ma anche qui la stampa era assente. E’ ora di dare spazio anche alle belle notizie: divenga un impegno di tutti e non di solo dei soliti pochi.

Daniele Damele

Sunday, May 23, 2010

Suicidi giovanili: valutare bene i segnali


“Mi fa schifo vivere così, però non dimenticatemi”: questo l’annuncio di un ragazzo veneto di 17 anni lasciato su facebook. Ha scelto la rete per dire al mondo che voleva farla finita, poi si è gettato nelle acque del Piave. L.F., giovane di una paesino del ricco Veneto ha scritto on line ciò che avrebbe fatto e poi lo ha messo in pratica. Ha raggiunto un ponte a San Donà di Piave, è sceso dal motorino e si è buttato nel fiume morendo poco dopo annegato. Una tristezza infinta, una tragedia da non imitare ragazzi, mai, nonostante il clamore che alcuni media riservano a queste notizie.
Piena vicinanza e massimo rispetto al dolore infinito della famiglia. Niente riuscirà a lenire la perdita del ragazzo che certamente nessuno dimenticherà.
Il suicidio, specie giovanile, non è mai un fulmine a ciel sereno. Tanto più in una persona che ha problemi e magari non li fa emergere. Chi si toglie la vita lancia sempre dei segnali prima, che vanno monitorati. Chi non riesce a farlo non deve sentirsi in colpa. E’ difficile realizzare un tanto, ma può aiutare altre famiglie sulla via della prevenzione.
Persino un’eccessiva e immotivata serenità dopo una grave angoscia (la sensazione di non essere promosso, il rifiuto di una ragazzina, i nostri figli sono deboli, spesso perché noi li abbiamo cresciuti così) rappresenta un chiaro campanello d’allarme cosi come dare via un oggetto a cui si tiene molto.
Perdere il lavoro, in un adulto ad esempio, e lo abbiamo visto anche recentemente, può portare al suicidio persone fragili che già vivono una forte angoscia esistenziale. E’ una condizione che implica perdita, insicurezza, vergogna e anche colpa verso la famiglia. Per questo nelle persone che vivono questo forte disagio vanno valutati i segnali come il cambiamento del comportamento, l’insonnia, la minore cura dell’aspetto fisico, le dichiarazioni sull’inutilità della vita.
L.F. ha scritto “mi fa schifo vivere così”. Ora questa “sentenza” getterà nello sgomento per molto tempo la famiglia che si addosserà la colpa di non aver capito, non aver compreso che qualcosa non andava. Attenzione, quindi, ai nostri giovani: sono pieni di stimoli, ci sembrano adulti già da bambini, hanno mille opportunità, ma ce l’hanno più dura di quando noi eravamo giovani.
La crisi di valori in atto porta a non capire il senso della vita. Apparire è più rilevante che essere, vincere ad ogni costo e spesso con ogni mezzo è indispensabile, altrimenti si è falliti anche se si arrivi solo secondi o terzi. Non poter sbagliare mai, non fallire in nulla, essere chiamati a primeggiare sempre: sono questi i modelli comportamentali che ci vengono dalla società, media, vecchi e nuovi, in primis.
Una volta i nostri genitori, i nonni impiegavano più tempo per trasmettere conoscenze e appunto valori veri ai figli e ai nipoti. Ora questo sembra essersi perso nelle città come nei paesini, tutti “inebetiti” davanti ai tanti schermi che caratterizzano la nostra vita.
Urge una riflessione immediata per tornare alla vita vera e smetterla di vivere di percezioni e attuare scelte solo su queste basi. A muso duro magari, ma si torni alla realtà di una vita che va vissuta sempre e comunque, da tutti.
Addio L.F.

Daniele Damele

Saturday, May 15, 2010

STOP ALL'ANONIMATO IN RETE


Molti anni fa, prima che nascesse internet, qualcuno disse che il valore dei commenti ad un articolo giornalistico dipende dal fatto che, presi nel loro insieme, i lettori ne sanno sempre più di chi scrive. Spesso il contributo dei lettori, espresso in forma di commento a un articolo e, oggi, a un post su un blog, completa il valore informativo del testo pubblicato. Ma molte volte non è così.
Non c’è dubbio che sia opportuno guardare con favore ai cosiddetti media partecipativi e agli ambiti informativi costruiti con i contributi volontari degli utenti. L’intervento di esperti, magari testimoni di eventi, può correggere o arricchire il lavoro giornalistico, ma è anche utile ricordare che il numero di commenti che sul web è possibile raccogliere, moltiplica le pagine viste e accresce il valore pubblicitario sul sito.
Per esprimere il proprio punto di vista è spesso richiesta una procedura di registrazione. Il valore dell’anonimato, uno dei principi fondanti della rete, ne esce, però, incrinato solo parzialmente: chiunque desideri commentare un articolo sul sito del Corriere della Sera, ad esempio, per non parlare dei “blogghetti” di cui è piena la rete, può registrarsi sotto falso nome senza troppe difficoltà, a patto di disporre di un indirizzo e-mail valido.
Le Monde consente i commenti solo ai propri abbonati, il sito della Bbc accetta, invece, commenti da chiunque, pur riservandosi il sacrosanto diritto di editarli o cancellarli. Così se ne assume la responsabilità, parola che pare non esistere in internet.
Non sempre i commenti sono un affare: spesso il rumore di fondo di decine di commenti inutili o fuori tema annulla l’eventuale contributo di valore dei lettori.
Questo accade in special modo sui siti Web. Il blog di Beppe Grillo, sito ad alto traffico e bassa moderazione, offre commenti di difficilissima lettura, dove una comunicazione spesso urlata, da toni accesi e talvolta offensivi, oscura ogni eventuale contributo di valore.
Ma perfino su You Tube, sito sociale per eccellenza, la scarsa moderazione dei commenti crea numerosi e noti problemi.
Per contrastare questa tendenza nelle ultime settimane in Usa si discute di eventuali passi ulteriori. I siti web dei principali quotidiani stanno cercando di capire quale sia la maniera migliore per selezionare ulteriormente i contributi dei lettori.
Alcuni adotteranno sistemi di rating dei commenti votati dai commentatori stessi (uno schema selettivo inaugurato molti anni fa che affibbia ai commentatori che non desiderano rilasciare le generalità, il “nikname” ironico di Anonimo Codardo), altri si apprestano a chiedere ai commentatori l’uso del nome e cognome, magari premiando con una maggiore visibilità chi decida di dichiararsi esplicitamente.
Archiviata la prima fase euforica dell’apertura della rete ai contributi di tutti sembra arrivato il tempo, per lo meno negli ambiti informativi professionali (gli altri è meglio dimenticarli), della selezione dei contenuti raccolti. In ossequio ai molti aspetti positivi che riguardano la partecipazione collettiva all’elaborazione delle notizie e delle conoscenze, saranno benvenuti tutti coloro i quali sapranno aggiungere senso e valore alle informazioni date in rete.
Collettivamente, i lettori ne sanno spesso più di chi scrive, ma presi uno per uno probabilmente no e il mondo degli internauti è pieno di anonimi codardi e di chi li utilizza per propri fini. Serietà impone di dire stop all’anonimato in rete.

Daniele Damele

Tuesday, May 11, 2010

La Chiesa nel web, utile strumento


















"Sacerdoti e presbiteri devono imparare a utilizzare le nuove tecnologie come mezzo di comunicazione e dialogo. E' urgente una campagna di sensibilizzazione su questa realta' che rappresenta il presente e il futuro della nostra societa'. La Chiesa deve partecipare a questa forma di comunicazione”: questo quanto dichiarato da monsignor Gastone Simoni, vescovo di Prato, presentando il programma della Settimana della comunicazione organizzata dalla Commissione regionale CET per le comunicazioni sociali, l'ufficio comunicazioni sociali dell'Arcidiocesi di Firenze e il vicariato di Porta Romana.
L’attenzione della Chiesa per il web e i new media in generale è di fondamentale rilevanza, perché questi strumenti vanno riempiti di contenuti positivi.
La Diocesi di Gorizia ha recentemente allestito il nuovo portale web. Il sito internet del Duomo di Gorizia viene aggiornato ogni sabato sera. I ragazzi della pastorale giovanile curano le pagine di www.gopagio.org. Diversi parroci utilizzano i social network Facebook e inviano newsletter. La chiesa isontina è on line da tempo. Nel Goriziano la fede ha già conquistato il mondo digitale.
In riva all’Isonzo, insomma, l’invito lanciato da papa Benedetto XVI a evangelizzare il web è realtà non di oggi ma di ieri. Mauro Ungaro, portavoce del vescovo Dino De Antoni e direttore del settimanale diocesano Voce Isontina, ricorda che molte parrocchie hanno un proprio sito da almeno cinque o sei anni. Alcuni sono “clickati” anche dall’estero assicura. Il problema, però, riguarda l’aggiornamento dei contenuti. In molti casi ci si affida a volontari, quasi sempre a dei giovani.
Se quasi tutti i religiosi utilizzano la rete per trovare documenti utili al proprio ministero o spunti per le omelie, più contenuto è il numero dei cyber parroci quelli che per tenere i contatti con i propri fedeli sfruttano internet in modo attivo. La crisi delle vocazioni e la mancanza di seminaristi in provincia di Gorizia costringe alcuni preti a dividersi su più parrocchie e, in questo senso, i nuovi strumenti di comunicazione aiutano a ridurre le distanze sia in termini di spazio, sia in termini di tempo e a diffondere le informazioni in modo più capillare. I parrocchiani che frequentano la chiesa sono una percentuale ridotta del totale.
Attivare una pagina non è difficile e permette di illustrare aspetti della vita della comunità cristiana che altrimenti rimarrebbero circoscritti a soli praticanti. Il web però non si sostituisce alle relazioni interpersonali reali. Dobbiamo credere ancora al sedersi sui banchi della chiesa a una comunicazione più fisica. La formazione deve continuare ad essere fatta a quattrocchi perché altrimenti può essere deviante. Con le sole parole scritte spesso si creano dei fraintendimenti. Anche se i social network permettono di rimanere in contatto con fedeli, il rapporto personale diretto rimane l’unico di condivisione.
Certamente internet non può sostituire la vita sacramentale. Per fare un esempio comprensibile a tutti, sarebbe come se due fidanzati si baciassero alla webcam. Per i giovani è normale ricevere informazioni e avere contatti attraverso il web, ma il web è un’illusione di intimità, non realtà di profondità. Può essere un inizio ma non sostituisce i rapporti reali.
Insomma Facebook può servire per avvicinarsi ai ragazzi anche nel mondo della Chiesa. Quello che bisogna però avere chiaro è che è solo uno strumento, non il fine.

Daniele Damele

Wednesday, May 05, 2010

Oggi è la giornata contro la pedofilia





























"Gli aguzzini sono quasi sempre persone di cui i bambini si fidano ciecamente: familiari molto prossimi, ambiente scolastico e, purtroppo anche elementi della chiesa”. Recita questo un passo del messaggio inviato dal Gioventù Giorgia Meloni in occasione dell'iniziativa 'Un futuro di sole e di azzurro' organizzato dalla Fondazione Luca Barbareschi nella seconda giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia.
“Sicuramente - aggiunge il ministro - chi si macchia di questo crimine infame ha gravissimi problemi di natura psichica, ma onestamente, ogni volta che mi pongo di fronte a queste situazioni, mi risulta difficile distinguere il limite tra malattia e volontà considerando semplicemente dei malati gli aguzzini”.
Anche alcuni membri della Chiesa hanno violato i diritti dell’infanzia, un comportamento che la Santa sede non manca e non mancherà di deplorare e condannare. Il Papa più volte è, infatti, tornato a condannare gli abusi sessuali sui minori commessi dai preti. Ma non dobbiamo generalizzare.
L’insegnamento di Gesù, ci ricorda sempre il Pontefice, ha sempre costituito un appello pressante a nutrire nei loro confronti profondo rispetto e premura. Nel corso dei secoli, la Chiesa sull’esempio di Cristo ha promosso la tutela della dignità e dei diritti dei minori e, in molti modi, si è presa cura di essi. Purtroppo alcuni dei suoi membri, agendo in contrasto con questo impegno, hanno violato tali diritti.
Le dure parole di Gesù contro chi scandalizza uno di questi piccoli impegnano tutti a non abbassare mai il livello di tale rispetto e amore. E’ per questo motivo che la Convenzione dell’infanzia è stata accolta con favore dalla Santa Sede perché contiene enunciati positivi circa l’adozione, le cure sanitarie, l’educazione, la tutela dei disabili e la protezione dei piccoli contro la violenza, l’abbandono e lo sfruttamento sessuale e lavorativo.
Secondo il rapporto Murphy, finito lo scorso dicembre sulla scrivania del Pontefice, in Irlanda, tra il 1914 e il 2000, circa 35 mila bambini sono stati sottoposti ad abusi sessuali e maltrattamenti. In Canada, invece, la Chiesa cattolica ha risarcito con 79 milioni di dollari migliaia di bambini che hanno subito abusi nelle scuole cattoliche. Occorre tolleranza zero contro i preti pedofili, ma il Papa ha chiesto altrettanta coerenza anche alle autorità civili, ai genitori e a tutti gli educatori.
La famiglia è l’aiuto più grande che si possa offrire ai bambini. I più piccoli, infatti, vogliono essere amati da una madre e da un padre che si amano, ed hanno bisogno di abitare, cresce e vivere insieme con ambedue i genitori, perché la figura materna e paterna sono complementari nell’educazione dei figli e nella costruzione della loro personalità e della loro identità. Inoltre un ambiente familiare non sereno non sono mai senza conseguenze per i bambini.

Daniele Damele

Tuesday, May 04, 2010

L'agro-alimentare friulano sbarca a San Paolo del Brasile


“Quando parliamo di cultura alimentare del Friuli e dell’Italia ci riferiamo a prodotti dell’agroalimentare che raccontano la storia di tante nostre piccole imprese, una ogni dieci abitanti, che si tramandano di generazione in generazione”: con queste parole ha aperto i lavori della conclusiva giornata della missione friulana a San Paolo del Brasile il presidente della Camera di commercio di Udine, Giovanni Da Pozzo, qui presente anche quale componente dell’esecutivo nazionale di Unioncamere. Da Pozzo, parlando a importatori paulistas ha invitato a “guardare con attenzione ai prodotti friulani e italiani” sottolineando “la valida rappresentatività della ventina di imprese presenti in questa missione, di cui la metà è del Friuli”.
Il presidente camerale ha anche ricordato come “in Friuli Venezia Giulia siano presenti centri di ricerca di alta tecnologia di sicuro livello”, posto l’accento sulla posizione geopolitica al centro della Nuova Europa della regione e ha ricordato come “il Friuli esporti in Sud America tecnologia di alto livello pari all’8,2%. Il Brasile è per il Friuli il 54esimo partner nell’export per cui ci sono certi margini di miglioramento”
Dopo Da Pozzo è intervenuto il console generale d’Italia a San Paolo, Marco Marsilli, che ha proseguito quanto detto dal presidente camerale affermando che “il nostro Paese è storia ed arte,a ma anche prodotti enogastronomici di sicuro livello”.
Alle imprese nazionali presenti è stato detto di fare attenzione nelle scelte da attuare sull’importatore scelto, evitando la concessione di esclusive, sul canale distributivo, ma anche sulla necessaria ingegneria tributaria e doganale da porre in atto, sui marchi e i prodotti da promuovere, sulle norme e i sigilli non doganali da prevedere. In tal senso l’Istituto per il commercio con l’estero (Ice) paulista si è posto a disposizione di chi è ormai sbarcato nella “capitale” economica del Brasile.
Di particolare livello anche l’incontro con Milton Bogus, direttore del Dipartimento delle piccole e medie imprese di San Paolo che ha detto come “l’euro oggi più basso può favorire nel breve termine l’export friulano e italiano mentre per il medio e lungo termine è opportuno ipotizzare joint venture, le quali possono confidare su un mercato brasiliano in forte crescita”. Con questa associazione di categoria Da Pozzo ha ipotizzato di “sperimentare un fondo di garanzia comune per le imprese se norme e prassi saranno all’insegna della reciprocità”.
La fitta agenda di questa missione ha visto Da Pozzo incontrarsi anche con il presidente della Camera di commercio italo-brasiliana, Edoardo Pollastri, che consta di 1000 soci e 75 delegati, Giulia Farfoglia Barbieri, presidente dell’associazione Friuli Venezia Giulia in Brasile e, quindi, con il Fogolar friulano a San Paolo, 90 famiglie, tra cui i Papaiz.
Un seminario sull’alimentazione è stato tenuto dal professor Carlo Cannella mentre altri incontri si sono svolti all’associazione brasiliana delle industrie del mobile. La missione si è conclusa con una degustazione guidata dal sommelier Walter Filiputti all’associazione brasiliana dei sommeliers. Nutrita la presenza di sommeliers, ma anche di importatori coi quali erano stati fissati specifici incontri.
Soddisfazione è stata espressa dagli imprenditori presenti per il livello della missione che in poche ore ha permesso importanti e concreti incontri, ma anche di poter tornare in Italia, per qualcuno, già con qualche ordine in tasca. Per tutti resta la gratificazione dell’effettuazione di uno “sbarco” in Brasile senza nulla di esotico, ma tutto improntato all’insegna del mercato e degli affari commerciali.

Daniele Damele

Brasile: un mercato economico per il Friuli e l'Italia


Siamo qui per presentare al Brasile il settore dell’agroalimentare friulano e italiano convinti che questo settore sia una delle nostre eccellenze tramite il quale presentiamo anche il nostro territorio locale”: ha esordito così il presidente della Camera di commercio di Udine, Giovanni Da Pozzo, che è anche componente dell’esecutivo nazionale di Unioncamere, aprendo i lavori del primo di una serie nutrita di incontri, seminari, workshop e presentazione previste per tre giorni in seno alla missione imprenditoriale a San Paolo del Brasile dal titolo “Sapori d’Italia nel mondo”.
E proprio al titolo della missione che ha, poi fatto riferimento Da Pozzo specificando che “si tratta di un percorso teso a far capire il concedtto di qualità nel sistema produttivo friulano e italiano”.
La missione riguarda soprattutto il settore agroalimentare e vitivinicolo. Tra le aziende presenti segnaliamo le friulane Vigna Traverso, Forchir, Valchiaro, Conte Attimis, Bitussi, Petrussa, Foffani, la triestina Parovel, l’isontina Venturini e altre imprese di Toscana, Campania, Veneto, Basilicata e Puglia.
Dopo Da Pozzo ha preso la parola il direttore dell’Istituto per il commercio con l’estero (Ice), Giovanni Sacchi, che ha reso noto che “il Brasile gode, adesso, di una certa stabilità macro-economica e ha visto un progressivo concreto innalzamento della classe media con una crescita nel primo bimestre del 2010 del 7,5 %”. Riferendosi al settore vitivinicolo Sacchi ha affermato che “dagli attuali due litri pro capite di consumo di vino in Brasile si stima di passare ai 3,4 litri, sempre pro capite, nel corso dei prossimi anni raggiungendo così i mercati argentini e nord americani”. Da qui l’interesse del mercato dei vini.
Il Brasile è un mercato di 90 milioni di abitanti (su un totale di quasi 200 milioni) dei quali 45 milioni di classe media. Di questi 20 milioni sono oriundi italiani. Questo perché la percentuale più elevata di immigrati in Brasile, il 30 per cento, proviene proprio dal nostro Paese.
Molte le scadenze importanti che il Brasile avrà prossimamente: le presidenziali di autunno 2010, la Coppa del mondo di calcio del 2014, le Olimpiadi di Rio de Janeiro due anni dopo, nel 2016 e, forse, anche l’Expo 2020. Tutte date da segnare perché di estremo interesse per chi punta a quel mercato.
Un euro vale 2,5 real, la moneta del Brasile che cura con attenzione la propria immagine all’estero anche on line. Basti dare un’occhiata al sito www.ubrafe.com.br dove chiunque sia interessato alle fiere, compresa ovviamente la volontà di esporre, trova ogni info necessaria.
Il target delle aziende interessate è quello delle PMI. Una idea di quali servizi può offrire la Camera di commercio italo-brasiliana (CCIB) la si evince dal sito internet: www.ccib.it.

Daniele Damele