Sunday, December 20, 2009

Un proposito per il 2010: meno visibilità e più attenzione alla vita


Ogni anno arrivano le festività natalizie. E’ il momento dei buoni propositi anche e soprattutto per il nuovo anno. Uno di questi potrebbe essere quello di mirare a meno visibilità, non solo sui media, qualunque essi siano, per godere di più il vero senso della vita.
Forse dovremo tutti pensare a coltivare maggiormente la fortezza, che deriva dal termine latino “fortitudo”, ben distinta dalla forza. Nella fortezza c’è, anzitutto, il senso della forza interiore, della qualità strutturata della persona, che le consente di tenere il mare anche quando i venti sono avversi e le onde alte e minacciose. Nella fortezza c’è disciplina, allenamento, preparazione, affinamento delle qualità personali e correzione dei difetti e dei limiti. Solo chi ha coltivato la forza interiore può andare avanti nonostante minacce, frodi e tranelli, nonostante contrattempi e avversità, malgrado denigrazioni, maldicenze, insinuazioni derivanti da cattiverie, invidie e gelosie. Credo, comunque, che la virtù della fortezza non possa esprimersi al meglio senza la temperanza.
Coltivare se stessi, e realizzare i propri sogni, richiede sobrietà negli stili di vita: quando il cervello è inquinato dall’alcool eccessivo, dal mangiare smodato (qui io faccio fatica a non cedere…), dalla carenza di sonno, quando il bisogno di piacere e trasgressione esasperata domina le nostre scelte, quando cioè affidiamo alle droghe eccitanti la spinta per tenerci su di giri, perdiamo lucidità, capacità di analisi e senso dei limiti.
L’ambizione dev’esserci, ma dev’essere misurata. Bisogna avere prudenza, ma anche coraggio e senso di giustizia, coltivando il corpo e lo spirito, ardenti dentro, ma con sobrietà: solo cosi svilupperemo tutta la nostra capacità auspicando che chi deve decidere su di noi e sul nostro futuro, chi ha in mano decisioni sul nostro destino personale sia motivato e ispirato da senso di giustizia, lealtà e onestà. Occorre sapere che spesso la riconoscenza non è di questo mondo, ma sperare nel giusto è lecito.
Insomma riscoprire la saggezza e coltivare virtù e valori cardinali può garantirci il futuro. Magari esteriormente si ottiene di meno e si è meno visibili: ma la soddisfazione di essere se stessi, di aver conquistato il poco o il tanto con le proprie forze, di amare appassionatamente la vita senza trucchi è un piacere duraturo e impareggiabile.
Insomma meno visibilità, di qualunque tipo, e più attenzione alla vita è un ottimo proposito per il 2010. Lo dico a me stesso per primo. Sarà difficile? Forse, ma è una sfida controcorrente e come tale va colta.
Nel frattempo formulo gli auguri per il Natale 2009 e il 2010 con particolare riguardo a chi è, talvolta, difficile riservarlo, ma è a chi non ci fa del bene, mi hanno insegnato, che bisogna voler più bene ancora. E allora auguri a: A. D. E. G. L. M. N. R. S. T. e altri ancora….

Daniele Damele

Thursday, December 17, 2009

INTERNET SICURO E' DOVEROSO


Giustamente il ministro Maroni non prevede nessun reato speciale, né interventi censori su internet, ma oltre a una norma che consenta alla magistratura di rimuovere dal web le pagine in cui la magistratura stessa ravvisi un reato, ad esempio di apologia o di istigazione, è del tutto necessario prevdere qualcosa che possa giungere a prevenire, e non censurare i reati on line.
Internet è il regno della libertà, ma non può divenire anarchia totale. Non si tratta di costringere Internet in un vincolo di tipo giuridico, ma certamente di far sì che gli Internet service provider (ISP) possano verificare preventivamente le pubblicazioni non permettendo quelle, e sono tante, che coincidono con reati di varia natura.
Mi permetto affermare che oscurare i siti web non significa impedire la libertà di espressione su Internet. Qui si chiede solo impedire di delinquere. A meno che non si affermi che la libertà dev’essere tale anche a costo della sicurezza delle persone, della loro dignità e integrità.
Il sistema dei filtri può essere un buon inizio, ma è dal punto di vista culturale che si deve realizzare un processo di norme per la rete, senza limitare la democrazia su internet (ci mancherebbe), ma per garantire certezze.
Occorre rendere più difficoltosa la navigazione verso certi siti violenti come accade per quelli pedopornografici dando potere effettivo alla magistratura, che deve valutare se ci sonodei messaggi che integrino o meno dei veri e proprio reati al fine di evitare che sul web si compiano attività di istigazione a delinquere e apologia di reato. E’ giusto, quindi, che l'informativa degli investigatori che monitorano costantemente la rete giunga a un giudice che, con un provvedimento motivato, ordinerebbe agli amministratori la chiusura del blog, del sito o del gruppo, ma ciò deve avvenire tempestivamente. Di pari passo il filtraggio da parte degli ISP limiterebbe l’attività di monitoraggio anche perché se i siti sono registrati all'estero non resterà che intraprendere la strada della rogatoria internazionale coi tempi che tutti sappiamo.
Internet è stato progettato sin dalla nascita proprio per favorire la maggiore diffusione possibile delle informazioni, con protocolli che sfuggono ad ogni forma di controllo, ma non può sfuggire alla legge. Affermare che basta applicare le norme in vigore significa che quantomeno non si conosce la rete. Seppure difficile bloccare i siti violenti è tecnicamente possibile. Basta volerlo fare.
Va poi affrontata la questione dell’anonimato. A disposizione di questi, che non vogliono essere “beccati”, ci sono innumerevoli sistemi che rendono praticamente impossibile trovare la persona fisica che ha immesso in rete certi contenuti. Esiste tutta una serie di luoghi virtuali dove circolano informazioni a getto continuo: blog, myspace, social network, youtube. Tenere sotto controllo tutto è più che complicato, ma non impossibile.
Ricordiamoci anche che sul web non esiste diritto di oblio e che quel che viene immesso in rete ci resta praticamente per sempre, compresi certi video pure rimossi. Da tempo ripeto che l'unico modo per arginare certi fenomeni sarebbe lavorare sull'educazione, spiegando agli utenti che internet non e' uno spazio franco dove tutto è possibile, che i comportamenti scorretti o illegali nella vita sono scorretti e illegali anche on line.
A Casini e Franceschini, ultimi paladini di internet, vorrei dire che non si tratta di ambire a censurare alcun ché, ma di garantire rispetto per tutti. Facebook ha fatto sparire i gruppi pro-Tartaglia e quelli fasulli pro-Berlusconi. Non ci vuole molto quindi…

Daniele Damele

Tuesday, December 15, 2009

OSCURARE IL WEB VIOLENTO


Giovedì 17 il Consiglio dei Ministri, su proposta del ministro Maroni, dopo la comparsa di gruppi che esaltano il gesto contro il Premier, presenterà iniziative per le pagine Web “incriminate”, ovvero contro internet violento: finalmente. Bene. E, caro onorevole Casini, non è affatto un’iniziativa illiberale, ma di civiltà.
E’ da tempo che ripeto che occorre regolare il web senza censurarlo. Il 5 febbraio scorso nel decreto sicurezza del governo veniva inserito un emendamento firmato dal senatore Udc D’Alia (caro Casini) che prevedeva (in caso di reato o di apologia di reato) l’oscuramento di siti come Facebook o Youtube. L’emendamento, purtroppo, venne abrogato, e così due mesi fa fece apparizione su Facebook un gruppo dal nome “Uccidiamo Berlusconi”, poi seguita da “Uccidiamo Marrazzo” e così via. Il dibattito finalmente si riapre oggi, in seguito alla comparsa su Facebook di gruppi che inneggiano a Massimo Tartaglia, l’uomo che a Milano ha aggredito Berlusconi. Subito dopo l’aggressione sono comparsi su Facebook, infatti, numerosi gruppi di discussione dedicati all’avvenimento. Alcuni sono nati per manifestare solidarietà al premier, altri per inneggiare all’aggressore: uno di questi conta più di 500mila iscritti, mentre cercando sul social network la voce Massimo Tartaglia, si scopre che ha 55mila fans. Inaudito! E’ necessario oscurare le pagine web “incriminate”, occorre intervenire per porre fine a questo scempio.
Non dobbiamo lasciare sola la Polizia postale e delle comunicazioni a controllare la rete, occorre prevenire le campagne d’odio che corrono sul web. Ci dev’essere un monitoraggio dei siti, dei social network, dei blog, delle chat
Non è più possibile tollerare la presenza in internet di espressioni vergognose e moralmente inaccettabili. Com’è possibile non essere d’accordo sull’oscuramento dei siti in cui si inneggia alla vigliacca aggressione subita dal presidente Silvio Berlusconi.
Ha ragione la parlamentare del Pdl, Gabriella Carlucci che ha ricordato ieri come “Internet e i social network stanno diventando, ogni giorno di più, canali e strumenti di diffusione di odio e veleno. È giunto il momento di eliminare definitivamente l’anonimato in rete”. Il Parlamento appoggi la sua proposta di legge sull’eliminazione dell’anonimato in rete. Non è un provvedimento contro la rete, non è contro la libertà di espressione, ma contro i criminali che abusano di internet per infrangere la legge. I social network, i siti, i blog si sono trasformati in pericolose armi in mano a pochi delinquenti che, sfruttando l’anonimato, incitano alla violenza, all’odio sociale, alla sovversione.

Daniele Damele

Monday, December 14, 2009

L'ODIO SU INTERNET DEVE FINIRE


E’ realmente stupefacente che dopo pochi minuti dalla vile e vigliacca aggressione al presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, in internet, su facebook, nei blog e in vari siti, si sia scatenata una ridda di commenti di felicità, giubilo e addirittura esaltazione per quanto accaduto. Un gruppo di fans per l’atto compiuto da Massimo Tartaglia ha in pochissimo tempo toccato numeri sensibili che fanno amaramente pensare.
Com’è possibile che si possa esprimere tanta rabbia, odio, rancore verso una persona? Ma soprattutto com’è possibile che i gestori di detti siti, dei social network, delle chat e di tutto quanto ruota attorno alla rete permettano che ciò accada?
Qui non si tratta di censurare, qui si tratta di domandarsi cos’è lecito pubblicare e cosa no. E’ ovvio che se una persona qualunque inviasse una lettera al direttore di qualunque giornale o periodico stampato scrivendo offese, ingiurie, o anche solo inneggiando a una persona psicolabile che ha commesso un gesto folle e da censurare non vedrebbe mai tale lettera pubblicata e, magari, qualche direttore, in taluni casi, provvederebbe a rigirare la lettera alle autorità giudiziarie per eventuali loro valutazioni.
In internet no, in detto strumento di libertà e democrazia, di comunicazione al mondo, parrebbe che tutto sia possibile senza alcuna regola. Sussiste una libertà tale che sfocia nell’anarchia. Così anonimamente si può diffamare, fare allusioni, insinuare falsità o verità che vengono manipolate per attaccare qualcuno, creare un clima di contrapposizione, violenza e odio.
Sussistono molte presenze in rete che puntano all’istigazione anche verso la delinquenza. Che dire poi di tutte quelle proposte pro-anoressia, favorevoli all’uso di sostanze proibite, della pedofilia. Eppure nonostante i continui e ripetuti interventi di tanti che chiedono regole per la rete non si fa nulla o si fanno intervenire le autorità preposte solo dopo che il danno è stato compiuto, senza alcun rispetto preventivo della persona umana.
Certamente un dovere ce l’hanno le persone più in vista, famose o note che dir si voglia. Sono dei modelli comportamentali per la posizione che ricoprono, contribuiscono a creare un clima di positività o negatività. Ergo, se un politico, un cosiddetto vip, uno sportivo o un personaggio di altri settori appiano in tv e rendono testimonianze “pulite” e di rispetto fanno un servizio alla comunità, ma se in televisione ci vanno per urlare, per offendere e dipingere l’altro, chiunque esso sia, come un nemico da abbattere e non come uno diverso da me o che la pensa in maniera differente, il messaggio che si invia a tutti è di intolleranza e sopraffazione, dando così modo ad altri, magari, di fare la stessa cosa.
E siccome in questa società dell’apparire se ci sei ok, altrimenti non esisti ecco che per esserci occorre andare su internet, anche solo anonimamente o con pseudonimi pur di mandare avanti la propria idea “contro” e troppo spesso di odio e violenza.
Occorre mettere un freno a tutto ciò, ovvero servono nuove regole per la rete eliminando subito l’anonimato. Chi lo fa? Il Parlamento dovrebbe battere un colpo, subito.

Daniele Damele

Sunday, December 13, 2009

QUANDO LA TV E' OK, MA NON TROPPO...


E’ opportuno, quando ce n’è l’occasione, parlare positivamente della tv. Sono stati archiviati troppo velocemente il successo e l’ottimo ascolto ottenuto da ‘Pinocchio’, miniserie in due puntate trasmessa da Rai Uno che ha superato (che gioia!) il Grande Fratello: una vittoria della televisione di qualità sulla falsità della casa di Canale 5, dove c'è un vuoto di contenuti e una gran quantità di volgarità del tutto gratuite (possibile che gli autori di quel reality non abbiano la capacità di sforzarsi un po’ di più e favorire altro?). Aver scelto Pinocchio è segno di un cambiamento che fortunatamente sembra essere arrivato nel pubblico televisivo, stanco del voyerismo e desideroso di contenuti più alti.
Ma soddisfazione va espressa anche per il risultato ottenuto dalle attività di denuncia all’opinione pubblica e alle istituzioni competenti da molte associazioni, cittadini e opinionisti della messa in onda in fascia pomeridiana del telefilm Gossip Girl, inadatto ad un pubblico di minori per i contenuti complessi e spinti: personalmente avevo chiamato in causa il Comitato Media e Minori, che ha sede al Dipartimento Comunicazioni del Ministero per lo sviluppo economico, il quale ha “suggerito” alla rete televisiva una maggiore attenzione a riguardo. Il telefilm è così stato opportunamente spostato in seconda serata. Ricordo che la richiesta di modifica del palinsesto è una delle opzioni possibili del Comitato Media e minori, opzione che dovrebbe essere utilizzata più spesso. La prima volta fu posta in essere, su mia proposta, per spostare il Grande Fratello dalle ore 18.30 (in piena fascia protetta ad altro orario). Correva l’anno 2002.
Ma non tutto va bene, ahimé, in quanto nelle scorse settimane qualcuno ha pensato bene di porre in circolazione un video, quello del cantante Giuseppe Jr, che vede due bambini protagonisti di una situazione assolutamente non adatta a dei minori. Il video potrebbe, peraltro, essere utilizzato anche da pedofili in quanto le immagini mostrano un bambino che invita una coetanea a spogliarsi e a fare l’amore. Sigh!
In questo filmato c’è una nuova pesante sorta di “adultizzazione” di minori, accentuata anche dal linguaggio utilizzato, parole non consone per dei bambini. Il video non fornisce un buon esempio ai ragazzini e va ad alimentare la piaga della pedopornografia che anche online costituisce, purtroppo, una triste realtà, vanificando gli sforzi di tutti quei soggetti impegnati a contrastarla.

Daniele Damele

Monday, December 07, 2009

QUANTO SIAMO TELEFONINO-DIPENDENTI?





Il telefonino e i servizi di mobilità hanno cambiato la gestione delle nostre amicizie?  Come si sono evoluti i comportamenti e le dinamiche nei luoghi e nel tempo grazie all’utilizzo di dispositivi mobili? Il mondo mobile sviluppa le relazioni esistenti e il proprio network di amicizie? Uomini e donne, giovani e adulti: che rapporto hanno con il loro smartphone? A queste domande hanno risposto gli esperti dell’Osservatorio Mobile di Microsoft Italia e Nextplora che ha cercato di scoprire quale ruolo ricopra oggi il cellulare nella gestione delle proprie reti amicali, quale vissuto ne abbiano gli utenti e in che modo i nuovi servizi di mobilità stiano cambiando le dinamiche sociali e individuali.
Nell’indagine denominata “Il Cellulare e gli amici” emerge che il telefonino nell’era dei nuovi servizi di mobilità viene utilizzato per “mantenere vive” le proprie amicizie, per farne di nuove e, soprattutto per le donne, diventa uno strumento indispensabile per essere sempre raggiungibili e sicure in caso di emergenza e nella gestione degli appuntamenti della vita famigliare.
“Il cellulare è ormai parte integrante della vita delle persone per gestire le loro passioni digitali anche quando sono in movimento. Così per accedere al ricco mondo dei servizi online, oggi, gli utenti richiedono agli smartphone non solo innovazione tecnologica, ma facilità di utilizzo e accesso alla posta elettronica, ai Social Network, all’Instant Messaging, con costi alla portata di tutti.
Le forme di comunicazione caratteristiche di internet migrano così sul cellulare e consentono un ampliamento delle occasioni di relazione tra persone. Il telefonino sta contribuendo ad una profonda trasformazione delle nostre relazioni umane, rendendole ancora più sincrone, plurime ed ubique.
Dal campione di utenti intervistati dall’Osservatorio Mobile di Microsoft Italia e Nextplora emerge che 5,6 milioni di utenti hanno utilizzato almeno una delle nuove forme di comunicazione (Instant Messaging, Social Network, e-mail) sul cellulare nei tre mesi precedenti.
Gli utenti più assidui delle e-mail sono i 35-44enni che utilizzano questi strumenti ogni giorno (54% di chi utilizza la posta elettronica sul cellulare), mentre i 45-54enni almeno una volta alla settimana (98% degli uomini che usano la posta elettronica).
L’Instant Messaging  si rivela un trend soprattutto femminile  (il 94% delle donne usa strumenti di messaggistica istantanea almeno 1 volta a settimana), ma molto diffuso anche fra gli over 45, mentre i Social Network catturano il pubblico tra i 35-44 anni (il 98% degli utenti visita un Social Network almeno una volta a settimana dal cellulare).
I motivi del successo di questi strumenti sono da ricondurre alla semplicità d’utilizzo ed alla velocità della comunicazione. Le donne in particolare hanno dichiarato che non ne farebbero più a meno. Tra i più giovani invece c’è chi lamenta i costi, a volte eccessivi, dei servizi e la necessità di avere un cellulare tecnologicamente adeguato per utilizzarli.
Ma in tutta questa virtualità ci ricorderemo d’essere reali?

Daniele Damele