Sunday, November 29, 2009

VIDEOGIOCHI: NUOVA CLASSIFICAZIONE DALL'EUROPA



















Dall’Europa giunge un’altra buona notizia per il mondo dei giovanissimi. Dopo il sito web a loro dedicato, ecco il nuovo sistema di classificazione in base all'età. PEGI (Informazioni paneuropee sui giochi), infatti, aiuta i genitori europei a prendere delle decisioni informate sull’acquisto di videogiochi. In verità fu lanciato già nella primavera del 2003 mirando a sostituire le classificazioni in base all’età esistenti in alcuni Paesi con un sistema unico usato, ma ora, e questa è la novità, è attivo in quasi tutta Europa.
Il sistema di classificazione in base all'età PEGI (Pan-European Game Information) aiuta i genitori europei a prendere decisioni informate sull’acquisto di videogiochi. Detto sistema unico, usato ora in 30 Paesi europei (Austria, Danimarca, Ungheria, Lettonia, Norvegia, Slovenia, Belgio, Estonia, Islanda, Lituania, Polonia, Spagna, Bulgaria, Finlandia, Irlanda, Lussemburgo, Portogallo, Svezia, Cipro, Francia, Israele, Malta, Romania, Svizzera, Repubblica ceca, Grecia, Italia, Paesi Bassi, Repubblica slovacca e Regno Unito) fornisce uno strumento a genitori ed educatori al fine di prevenire ed evitare che videogiochi non consono all’età finiscano nelle mani dei nostri figli.
Il sistema riceve il supporto dei principali produttori di console, tra cui Sony, Microsoft e Nintendo, oltre che degli editori e degli sviluppatori di giochi interattivi di tutta Europa. Il sistema di classificazione in base all’età è stato creato dall'ISFE (International Software Federation of Europe - Federazione europea del software interattivo).
Adesso non possiamo più lamentarci se bambini e ragazzi giocano con videogames violenti o non adatti alla loro età. Adesso la responsabilità è degli adulti i quali non possono dire di non avere strumenti idonei per verificare cosa poter acquistare e a quali videogiochi dire no.
Appunto dire no ai nostri figli è spesso difficile e impegnativo, ma è un atto di amore importante. Il no va spiegato, motivato. Occorre, quindi, dialogare con i bambini e i ragazzi, dire loro perché giochi elettronici basati sulla sfida sportiva, ad esempio, possono essere certamente acquistati e magari anche condivisi con loro mentre giochi basati su violenza, odio, sterminio, istigazione razziale e quant’altro (purtroppo molti) devono rimanere sullo scaffale del negozio.
Vado dicendo da tempo che certi videogames fanno male anche agli adulti, ma ciò che più m’importa è l’investimento sulle nuove generazioni. Pensiamoci su e permettiamo loro di giocare con strumenti elettronici adeguati. Esistono addirittura, udite udite, videogiochi educativi coi quali potersi divertire e anche imparare qualcosa.
Magari potremo cercare di favorire quelli all’insegna dell’educazione civica, così assente tra adulti e ragazzi in questi tempi.

Daniele Damele

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