Monday, November 30, 2009

SIMPSON OFF LIMITS IN SVIZZERA


I Simpson mi piacciono molto. Si tratta di cartoni animati che guardo con piacere. So di condividere questa passione con molti, tra cui anche l’insigne psicoterapeuta Paolo Crepet, col quale ho discusso a lungo su questi e altri cartoni. Ma i Simpson sono cartoni destinati a un pubblico adulto o quantomeno non ai bambini. La Svizzera lo ha capito, l’Italia ancora no.
Le famosissime e cattivissime creature di Matt Groenning sono state, infatti, messe al bando per la visione ai bambini al di sotto dei 12 anni nella repubblica elvetica mentre da noi non esiste ancora un provvedimento del Comitato nazionale per la tutela dei minori dinanzi alla tv che vieti la diffusione dei Simpson nella fascia protetta (dalle ore 16 alle 19), ma anche nella cosiddetta fascia della Tv per tutti, da mattino a sera, sino alle 22.30.
La graffiante sit-com animata americana, nata alla fine degli anni Ottanta e ben presto divenuta un cult mondiale, grazie alla feroce parodia satirica della società e dello stile di vita statunitensi, sarà trasmessa dalla televisione svizzera di lingua tedesca SF2 con un avvertimento che sconsiglia la visione ai ragazzi minori di 12 anni. Un tanto è stato deciso dando ragione alle richieste di una mamma telespettatrice. La signora lo scorso 6 ottobre, aveva scritto all’emittente televisiva dicendosi turbata per la figlia da alcune scene della serie, a suo parere particolarmente violente.
Più di qualcuno, a questo punto, ironizzerà e rilancerà con battute tendenti a favorire una risata anche da parte del buon Homer e della sua famiglia, ma il problema rimane. E’ sbagliato, poi, sostenere, come certamente farà qualche altro, che sono ben altre le scene inadeguate e inadatte ai bambini al di sotto dei 12 anni e che queste si trovano in seno a tg, reportage, fiction, film e varie altre programmazioni.
Qualcuno giungerà addirittura a tacciare di falso perbenismo tali posizioni incurante del fatto che, invece, in Svizzera hanno avuto il merito di accertare che i cartoons dei Simpson sono destinati ai grandi e non ai più piccolini e che un tanto va comunicato al fine di permettere a genitori ed educatori di fare le loro scelte in merito.
E’ evidente che dette scelte non possono limitarsi solo ai Simpson e che devono toccare anche altre trasmissioni per una ragione contenuta nella stessa Convenzione dei diritti del fanciullo dell’Onu: la crescita equilibrata dei bambini.
Certamente ci sono tante e fors’anche più rilevanti azioni da attuare per favorire ciò, ma sono fermamente convinto che aver fatto attendere i 14 anni a mio figlio prima di guardare assieme i Simpson non sia stato un errore, anzi. E adesso, che di anni ne ha 16, le risate e la consapevolezza di ciò che si guarda sono assicurati.

Daniele Damele

Sunday, November 29, 2009

VIDEOGIOCHI: NUOVA CLASSIFICAZIONE DALL'EUROPA



















Dall’Europa giunge un’altra buona notizia per il mondo dei giovanissimi. Dopo il sito web a loro dedicato, ecco il nuovo sistema di classificazione in base all'età. PEGI (Informazioni paneuropee sui giochi), infatti, aiuta i genitori europei a prendere delle decisioni informate sull’acquisto di videogiochi. In verità fu lanciato già nella primavera del 2003 mirando a sostituire le classificazioni in base all’età esistenti in alcuni Paesi con un sistema unico usato, ma ora, e questa è la novità, è attivo in quasi tutta Europa.
Il sistema di classificazione in base all'età PEGI (Pan-European Game Information) aiuta i genitori europei a prendere decisioni informate sull’acquisto di videogiochi. Detto sistema unico, usato ora in 30 Paesi europei (Austria, Danimarca, Ungheria, Lettonia, Norvegia, Slovenia, Belgio, Estonia, Islanda, Lituania, Polonia, Spagna, Bulgaria, Finlandia, Irlanda, Lussemburgo, Portogallo, Svezia, Cipro, Francia, Israele, Malta, Romania, Svizzera, Repubblica ceca, Grecia, Italia, Paesi Bassi, Repubblica slovacca e Regno Unito) fornisce uno strumento a genitori ed educatori al fine di prevenire ed evitare che videogiochi non consono all’età finiscano nelle mani dei nostri figli.
Il sistema riceve il supporto dei principali produttori di console, tra cui Sony, Microsoft e Nintendo, oltre che degli editori e degli sviluppatori di giochi interattivi di tutta Europa. Il sistema di classificazione in base all’età è stato creato dall'ISFE (International Software Federation of Europe - Federazione europea del software interattivo).
Adesso non possiamo più lamentarci se bambini e ragazzi giocano con videogames violenti o non adatti alla loro età. Adesso la responsabilità è degli adulti i quali non possono dire di non avere strumenti idonei per verificare cosa poter acquistare e a quali videogiochi dire no.
Appunto dire no ai nostri figli è spesso difficile e impegnativo, ma è un atto di amore importante. Il no va spiegato, motivato. Occorre, quindi, dialogare con i bambini e i ragazzi, dire loro perché giochi elettronici basati sulla sfida sportiva, ad esempio, possono essere certamente acquistati e magari anche condivisi con loro mentre giochi basati su violenza, odio, sterminio, istigazione razziale e quant’altro (purtroppo molti) devono rimanere sullo scaffale del negozio.
Vado dicendo da tempo che certi videogames fanno male anche agli adulti, ma ciò che più m’importa è l’investimento sulle nuove generazioni. Pensiamoci su e permettiamo loro di giocare con strumenti elettronici adeguati. Esistono addirittura, udite udite, videogiochi educativi coi quali potersi divertire e anche imparare qualcosa.
Magari potremo cercare di favorire quelli all’insegna dell’educazione civica, così assente tra adulti e ragazzi in questi tempi.

Daniele Damele

Tuesday, November 24, 2009

DONAZIONE DI ORGANI: PIU' INFO DA TV, INTERNET E MEDICI DI FAMIGLIA


E’ stata presentata un’interessante e importante ricerca all’ultimo consiglio nazionale dell’Associazione italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule (AIDO) svoltosi a Roma lo scorso week end. Oltre 700 persone hanno risposto a un sondaggio dal quale sono emersi dati molto rilevanti. La percentuale di incerti dinanzi alla proposta di donare gli organi è molto elevata: raggiunge quasi la metà. Cosa chiedono queste persone? Maggiori informazioni ed essere rassicurati sulla scelta da attuare.
E le informazioni son attese soprattutto da televisione, internet e medici di famiglia. Seguono poi stampa, opuscoli, amici, associazioni e Asl. Mancano, ahimé, università e scuola che dovrebbero mirare a formare gli educatori anche in tal senso e favorire una sensibilizzazione al fine di far sì che ci si attenda anche da queste realtà informazioni corrette sulla donazione, ma anche sugli stili di vita e i valori etici comunemente accettati.
Dichiarare la volontà positiva di donazione deve avvenire senza alcuna forzatura. Ma allo stesso tempo va rafforzata l’informazione a ogni livello collaborando con le istituzioni, specie Comuni e Asl. Insomma la parola d’ordine dev’essere “parlane”!
La “Rete nazionale trapianti” in questi anni ha attuato passi da gigante. Con l’Aido è stato attivato una sistema informatico che garantisce la certezza dell’individuazione del donatore. Ciò evidenzia che il contributo originale del volontariato specializzato affiancato al lavoro delle istituzioni assicura al nostro Paese un maggiore efficienza.
In questi mesi in molte Regioni, come il Friuli Venezia Giulia, le opposizioni alle donazioni sono calate e ciò anche grazie al maggior impegno per l’azione divulgativa della cultura della donazione e alla riflessione sui risultati delle indagini svolte come quella accennata.
Iscrivendosi all'Aido (ogni info è reperibile sul sito www.aido.it appena ristrutturato) si aderisce quale volontario a tale associazione e si sottoscrive un atto olografo che permette di contare su un sempre maggior numero di donatori, unica via possibile per garantire la realizzazione della terapia sociale dei trapianti certi che dichiarare la propria volontà da vivo evita di creare situazioni d'imbarazzo ai propri cari che in un momento di dolore come la perdita di un congiunto devono, magari, decidere per lui rispetto all'opportunità di donare organi e tessuti e salvare vite umane.

Daniele Damele

Wednesday, November 18, 2009

Ragazzi, facebook e regole on line


Il rapporto 2009 di Eurispes-Telefono Azzurro sulla condizione dell'infanzia e dell'adolescenza ci illumina su tante cose. Uno dei tanti dati rilevanti che troviamo in questa importante relazione è che il 71,1% degli adolescenti italiani possiede un profilo su Facebook.
Altri dati ci indicano che il 28,7% degli adolescenti ritiene che i social network siano utili strumenti per rimanere in contatto con gli amici, vicini e lontani (23,6%). Fare nuove conoscenze è il motivo principale per cui il 14,9% dei ragazzi utilizza le community sociali. Solo l'8% le considera una perdita di tempo e solo il 5% crede che rappresentino un rischio per la privacy.
Però fra le minacce che si insidiano nei social network spiccano il “grooming” (l’adescamento on line di minori) e il cyberbullismo. Circa la metà degli adolescenti (47%) dichiara di essere stato contattato on line da sconosciuti con richieste precise su nome, cognome e indirizzo. E al 39,8% è stato chiesto, almeno una volta, un incontro dal vivo. Il 41,4% è entrato in siti vietati ai minori ai minorenni.
La maggioranza dei ragazzi manifesta un atteggiamento di chiusura nei confronti di chi li infastidisce: non risponde il 31,6% e rifiuta l'amicizia il 24,7%. Solo una minoranza, il 4,3%, ritiene che non possa accadere nulla di pericoloso comunicando via rete.
Per verificare l'attendibilità delle risposte i ricercatori del rapporto hanno contattato alcuni minori attraverso facebook dichiarandosi adulti over 40 e chiedendo loro amicizia. Sbalorditivo il risultato: nelle bacheche di molti minori contattati sono presenti foto in atteggiamenti inerenti la sfera della sessualità.
Che fare allora? Occorre insegnare a bambini e ragazzi come comportarsi in rete. Quando si naviga in Internet non si deve dare mai a nessuno l’indirizzo di casa, il numero di telefono o il nome della scuola che si frequenta. Non si devono fissare appuntamenti con persone conosciute sul web, anche se dichiarano di essere coetanee, senza prima avere avuto il permesso dai genitori. Se si frequenta una chat room, ci si deve assicurare che nessuno dica frasi moralmente poco corrette, troppo disinvolte o inerenti a tematiche sessuali spinte o volgari.
Non si deve mai rispondere a messaggi fastidiosi o allusivi, specie se di argomento sessuale. Si devono avvertire sempre i genitori se si ricevono immagini di adulti o bambini nudi o vestiti in modo sconveniente. E i genitori devono al caso rivolgersi al Servizio della Polizia posta e delle comunicazioni. Si deve ricordare che Internet è come il mondo reale, in cui possono verificarsi esperienze positive ed esperienze negative, cose belle e cose brutte. Basta seguire queste regole e fare un po' di attenzione per divertirsi e per imparare tante cose interessanti senza rischiare brutte sorprese.

Daniele Damele

Tuesday, November 17, 2009

SITO WEB DELL'UE PER I BAMBINI


La Commissione Europea ha attivato un sito web in tutte le lingue sui diritti dei bambini dedicato a loro. 'Il sito della Commissione europea fa seguito all'attivazione del numero unico per segnalare la scomparsa dei minori (11 60 00) e ai progetti contro la pedo-pornografia on line. Si tratta di una buona notizia!

Il link per accedere all’area rivolta ai bambini presente sul portale dell’Unione Europea é: http://europa.eu/quick-links/eu-kids/index_it.htm .

Si tratta di un’area (in 23 lingue) dedicata a giochi, quiz, opuscoli gratuiti sull’UE; vi sono giochi interattivi, per esplorare l’Europa per argomento e mettere alla prova le proprie conoscenze e quindi informazioni, giochi e quiz sull’euro e ancora giochi (una bella e gustosa caccia al tesoro dei sapori) per promuovere un’alimentazione sana tra i bambini. Altre informazioni, giochi e concorsi riguardano il tema dell’energia e dell’ambiente. Vi sono anche dei bei test di conoscenza delle lingue dell’Unione europea.

Da tempo pare che il benessere dei nostri bambini, il loro futuro sembra sempre più compromesso. La percezione disincantata sulle loro difficoltà, fors’anche una certa indifferenza che caratterizza la loro piccola vita giunge, non c’è dubbio, essenzialmente dai media. Si tratta di uno scenario, quello propostoci sulla situazione dell’infanzia non certo roseo, né favorevole, parrebbe. E ogni commento riecheggia e costruisce una percezione diffusa.

Ma a me pare che sia anche del tutto evidente, comunque, che sebbene la situazione dei ragazzi non sia meravigliosa oggidì, ci siano larghi spazi di positività a cominciare dalle espressioni più genuine dei giovani. I ragazzi sono spesso protagonisti di buone notizie,ma ai “grandi” sembrano interessare poco.

Le istituzioni spesso operano bene. Il caso del sito web dell’Ue va in tal senso come pure lo stanziamento nella finanziaria statale 2010 per un Osservatorio per i giovani in capo al Ministero della Gioventù per 3 milioni di Euro. E' un’altra bella notizia! Ma chi la diffonde? Meglio essere sempre e solo pessimisti o seguire altro (trash, gossip, …)?

Daniele Damele

Sunday, November 15, 2009

VENERDI' 20 NOVEMBRE: GIORNATA NAZIONALE DELL'INFANZIA


Venerdì 20 novembre si celebrerà la Giornata nazionale dell’infanzia. Da tempo vado ripetendo che i nostri bambini vanno tutelati anche e soprattutto da tv e nuovi mezzi di comunicazione: internet, videogiochi, telefonia cellulare. Qualcuno mi accusa di propugnare la censura, di essere eccessivo se non addirittura bigotto. Non lo credo affatto.
Vorrei spiegare perché oggi il “male” viene proprio da tv, rete e new media. Basterebbe ricordare i pessimi modelli comportamentali propugnati costantemente ai nostri figli da tv e internet collegando queste proposte con il cosiddetto controllo del sapere sociale. Non occorrerebbe aggiungere altro.
La tv ha svolto in passato un’importante funzione formativa ed anche etica, ma oggi è uno strumento che non possiamo non considerare di corruzione culturale mentre la verità, in rete, la si trova solo col lanternino e, intanto, le amine e le menti migliori del Paese si perdono, o meglio non hanno spazio. I mezzi di comunicazione sono un arma determinante per il controllo e la perpetuazione del potere. Ma questo non viene insegnato a scuola nè tantomeno viene spiegato alle nuove generazioni, vittime delle imposizioni di mode, costumi, comportamenti proposti dai media.
Ci si lamenta che il bullismo è aumentato con l’avvento della rete e la messa in commercio di nuovi strumenti come il videofonino, ma di pari passo non si fa altro che alimentare il binomio: appari dunque esisti. Così giovani che attraversano crisi di crescita o altro pensano che se non appaiono non sono nulla, e da qui il passo successivo è “se non vinci non vali nulla”, ma nessuno spiega che a vincere è solo uno e che esistono tanti altri valori da considerare favorevolmente.
Quante notizie positive, prese di posizione a favore degli ultimi, richieste di dare voce ai più deboli, proposte di provvedimenti pubblici tendenti a far crescere cultura, solidarietà, rispetto dei bambini e dei ragazzi non trovano spazio nei media che ci raccontano un Paese diverso?
Quanti chiedono di mantenere in vita la Costituzione, insostenibile bussola etica, magari adeguandola a un federalismo vero in grado di riavvicinare realmente la gente al sistema pubblico? Accanto a ciò serve urgentemente recuperare la tv pubblica. E’ quello il luogo dove gli italiani costruiscono l’identità sociale e la visione del mondo. Riappropriarsi della tv pubblica significa restituire il Paese alla propria dignità. L’errore fu commesso dalla cosiddetta Rai dell’Ulivo di Zaccaria quando scelse di rincorrere la tv commerciale (Mediaset) anziché proporre un alternativa di qualità che possa coniugare informazione con formazione ed educazione. Lo dobbiamo ai nostri figli, promettiamoglielo il 20 novembre, giornata nazionale dell’infanzia.

Daniele Damele

Saturday, November 07, 2009

IN TV BENE SOS TATA, MALISSIMO GOSSIP GIRL


Ho seguito nelle scorse settimane alcuni programmi tv. Segnalo positivamente: Sos Tata, Don Matteo e Per capirti. Si tratta di programmi interessanti anche per i ragazzi. Viceversa mi permetto di ritenere inadatti a una visione per minori: Gossip Girl, L’onore e il rispetto, Uomini e donne.
La nuova edizione di SOS Tata, in onda la domenica alle ore 20.30 su La Sette, fornisce consigli a genitori in difficoltà nell’educazione dei figli, genitori che da casa possono immedesimarsi in ciò che vedono e valutare alcuni consigli. Ricordo che il programma prevede l’intervento di un’esperta pedagoga che visita una famiglia che ha lanciato un SOS e, dopo aver studiato il caso consiglia regole, corregge comportamenti, suggerisce strategie per ristabilire armonie perdute. E tutto ciò sempre con la massima attenzione per la coppia dei genitori, rispettandone la personalità e sostenendo eventuali fragilità. Un plauso, quindi, agli autori de La 7 che ripropone forse l’unico reality che vale la pena vedere in quanto risponde a un’esigenza attuale e urgente: l’educazione dei figli, cioè di persone che, lo sappiamo anche se non investiamo a sufficienza in merito, sono il futuro della nostra società. Se i ragazzi di oggi ricevono un’educazione migliore daranno vita a una società migliore.
Non posso che esprimere un giudizio fortemente negativo per il telefilm “Gossip Girl”, in onda dal lunedì al venerdì su Italia1 alle ore 15.20. Gossip Girl presenta contenuti non adatti alla trasmissione in tale orario: proprio per gli argomenti trattati nella passata stagione era in programmazione in tarda serata, perché non riportare tale telefilm nell’orario dello scorso anno? La serie ha per protagonisti adolescenti appartenenti a ricche famiglie di NewYork. Gli episodi descrivono la vita quotidiana di questi ragazzi che tra college, costosi locali di ritrovo per giovani e camere da letto, trascinano la loro adolescenza tra droga, alcol e sesso, senza progettualità sul proprio futuro e senza ideali. Litigi e tradimenti, atti di bullismo e slealtà, una diffusa assenza di senso morale costituiscono i contenuti e le scene della serie che, nonostante l’ambientazione e le storie di giovani, non è loro adatta. Insomma si tratta di una proposta di modelli negativi per i più piccoli.
Mi chiedo perché il Comitato Tv e minori non sia intervenuto chiedendo lo spostamento di orario, atto che rientra tra le sue prerogative.

Daniele Damele

Tuesday, November 03, 2009

A scuola sì all'educazione sessuale, civica, ma anche ai media - Dopo il caso della 14enne incinta che si racconta sul blog


C’è un aspetto della veloce notizia, al solito priva per lo più di approfondimenti, della ragazza di 14 anni, che frequenta la terza media a Foligno e che nelle prossime settimane darà alla luce una bimba. Il papà ha 15 anni (e non 13 come riportavano i titoli di un seguitissimo Tg serale) e anche lui è uno studente di terza media nella stessa scuola, ma in un'altra classe.
La notizia è stata data “al mondo” dalla ragazza alla rete attraverso il suo blog. Da lì è stata ripresa da un quotidiano locale e poi dai media nazionali ed esteri.
I due ragazzi aspettano la nascita della bambina senza particolari preoccupazioni, e desiderano prendersene cura insieme, mentre le famiglie sono molto preoccupate, anche perché non si tratta di famiglie abbienti.
La ragazza è una studentessa modello con una media scolastica tra l'otto ed il nove. Nel suo blog racconta anche (non solo) di questo momento particolare affermando tra l’altro che: "se c'è qualcosa di detestabile nella vita oltre alla falsità, agli obblighi, alla volgarità, ci sono i momenti in cui la paura di perdere impedisce di giocare".
I genitori della futura mamma sono separati, il padre è in cassa integrazione. La situazione economica è difficile tanto che sono intervenuti anche i servizi sociali. Lei, ci hanno spiegato tg e giornali, continua ad andare regolarmente a scuola. Non indossa più jeans ma maxipull colorati per proteggere il suo pancione.
La ragazza si sarebbe confidata con la mamma quando era già al quarto mese di gravidanza, in un momento, viene precisato sempre dai media, in cui non era più possibile prendere in considerazione l'ipotesi di una sua interruzione volontaria (un’eventualità che i giornalisti danno, evidentemente, come scontato che sia possibile in casi del genere). Il nonno della neomamma, un ex artigiano, non nasconde le preoccupazioni riferendosi sempre alla difficile situazione economica della famiglia: "a scuola - ha detto - insegnano ai ragazzi tante cose. Forse sarebbe il caso che in classe si parli anche della educazione sessuale e del modo di prevenire certe cose". Giusto, ma occorre farlo in modo appropriato puntando su amore e sentimenti.
Ma ciò su cui vorrei soffermarmi ancora un momento è quanto accennato: la notizia è stata data “al mondo” dalla ragazza attraverso il suo blog, un diario pubblico che è diventato qualcosa di più. Piaccia o no è divenuto un mezzo di comunicazione o quantomeno una fonte d’informazione.
Negarlo sarebbe miope e comunque è negare la realtà. Ecco perché chi ha un blog o addirittura un sito deve prestare grande attenzione a cosa scrive, al rispetto di se stessi e degli altri in primis oltre che delle regole (poche) vigenti in materia.
Occorre essere consapevoli di quanto si pubblica. Non so se la ragazza immaginasse che dopo aver scritto sul suo blog della sua futura maternità questa “confidenza” facesse in poche ore il giro delle redazioni. Magari bisognerebbe oltre all’educazione civica e a quella sessuale (e dell’amore) prevedere a scuola anche l’insegnamento di un uso consapevole dei media.

Daniele Damele

BOMBARDATI DALLE INFORMAZIONI SI PERDE L'APPROCCIO CRITICO


Siamo sempre più bombardati dalle informazioni e cosi perdiamo l’approccio critico alle cose della vita. Tv, radio, carta stampata, internet, video-telefonini ci riempiono di dati, informazioni, notizie. La gamma delle opportunità di accesso alle notizie, specie negli ultimi anni e soprattutto grazie alla rete, è cresciuta a dismisura.
Il flusso mediatico che ci insegue, però, non garantisce un approccio critico alle informazioni sfavorito, peraltro, dall’arretramento nella fruizione della carta stampata e nella lettura. La quantità di informazioni è certamente maggiore di gran lunga rispetto al passato, arriva prima, passa velocemente, e così ci si concentra di più e passivamente sulle immagini, sulla registrazione emotiva di queste senza alcun approfondimento.
Qualche volta le emozioni sono così forti da suscitare in noi reazioni analoghe a quelle provate durante la visione di un film. L’informazione assume così i connotati del film, della rappresentazione, addirittura della finzione e in noi appunto finzione e realtà hanno una sempre più sottile linea di demarcazione. Corretto?
Senza parlare, poi, delle falsità riportate, ovvero della totale mancata verifica della fonte della notizia, della sua veridicità. Si pubblica, si buttano in pasto, specie alla e in rete, informazioni senza domandarsi se quanto riportato è vero o no. Corretto? Parlare poi delle responsabilità riferite a commenti su casi particolari coinvolgenti anche minorenni, anche se solo indirettamente, è inutile. Non c’è più alcun rispetto, a farla da padrone sono audience e scoop a discapito di tutto e tutti.
La qualità del rapporto con le fonti di conoscenza è diminuita: oggi è diffuso un assorbimento impressionistico e nozionistico a dispetto del filtro critico. E questo è ciò che ancor oggi fa o dovrebbe fare la differenza nella formazione di una preparazione di base adeguata per i nostri giovani.
Esiste un problema. A resistere, almeno in parte, sono solo gli organi d’informazione che hanno una direzione che è responsabile di tutto ciò che viene riportato, che scelgono cosa pubblicare o cosa gettare nel cestino.
La troppa informazione porta alla non-informazione e l’informazione falsa porta alla diffamazione, spesso impunita. Cosa fare allora? Urge un intervento del Parlamento che favorisca l’emanazione di nuove regole, anche stringenti. Ma non basta: gli organi d’informazione dovrebbero favorire una miglior selezione delle notizie da fornire e soprattutto garantire spazi soprattutto ed anche alla cosiddette buone notizie. Ce ne sono molte, ma faticano a venir fuori, eppure oltre che informare bisogna pensare anche a formare i cittadini, cosa più facile da realizzare con le buone notizie.

Daniele Damele