Thursday, October 29, 2009

VIOLENZA SUI MINORI: PERCHE'?


I recenti episodi di violenza singola e di gruppo nei confronti di minorenni fanno sorgere spontanea una domanda: cosa spinge a un gesto cosi brutale? Gli esperti ci dicono in dotte interviste e varie dissertazioni che i fattori sono molti a partire dai modelli culturali e sociologici che stanno cambiando, ma alla base ci sarebbero anche genitori che, dal punto di vista educativo, non si occupano dei propri figli.
Poi scopriamo che è necessario attuare un’analisi comportamentale e verificare se sussiste una spasmodica voglia di affermarsi che si ottiene con una preda. A questo subentra, spesso, anche il cosiddetto effetto branco, ovvero un ulteriore motivo di vanto fra coetanei, meccanismi questi che si autoalimentano.
Generalmente a posteriori questi ragazzi non si rendono nemmeno conto della gravità di quello che hanno fatto, ma solo del gesto e, nel caso si tratti di minorenni, sono pienamente consapevoli che non gli succederà quasi nulla dal punto di vista giuridico. E’ come se il senso di impunità si fosse impadronito di queste generazioni.
Perché? Credo che la situazione di mancata certezza della pena, degli sconti di reclusione, della facilità di uscire dagli arresti pur avendo commesso pene gravissime la dica lunga. Allo stesso tempo i media, tutti, agevolano fortemente questo pensiero.
E la vittima? Chi ci pensa? Non certamente i media se la sbattono in prima pagina con una barbarie incredibile. La vittima si troverà così a dover elaborare un lutto rispetto al suo sistema di valori perdendo fiducia nei coetanei e nel gruppo. Proprio ieri ho ricevuto una mail da una persona che ha aderito al gruppo da me fondato su Face book “Fermare la pedopornografia in rete” che mi ha raccontato della violenza da lei subita a 6 anni. Mi ha detto che “si muore dentro, che sì, si continua ad andare avanti, ma ….”. Occorre aggiungere altro?
Il gruppo ha oltre 350 iscritti, ma quelli che inneggiano alla morte di Berlusconi o di altri sfondano i 10 mila! Gruppi che Face book dovrebbe censurare senza pensarci due volte che incitano alla violenza, allo stupro, all’uso di droghe, allo sballo e tanto altro ancora hanno numeri molto più elevati dei 350 miei “amici” che dicono no alla pedopornografia in rete e ancor di più no alla pedofilia. Siamo indifferenti? Siamo attratti da altro piuttosto che dalle battaglie civili?
Su tutto un invito ai genitori: gli esperti ci mettono spesso sul banco degli imputati. Beh un po’ forse hanno ragione de non dialoghiamo, non ascoltiamo i nostri figli, se non dedichiamo loro del tempo, se non pensiamo a educarli al domani.

Daniele Damele

INTERVISTA A DON FORTUNATO DI NOTO (DA PERIODICO ITALIANO)


Intervista a don Fortunato Di Noto: “il fenomeno della pedofilia è in rapida estensione”
(di Daniele Damele - Oct 29th, 2009 Categoria Attualità, Il blog di Damele, Ultimissime.)

Don Fortunato Di Noto e la sua associazione Meter è da anni in prima linea contro la pedofilia. Mi onora della sua amicizia. Con lui collaboro per contrastare la pedopornografia on line. Ha accettato di rilasciarmi questa intervista per Periodico Italiano.

- Don Fortunato, presentati ai pochi che ancora non ti conoscono.


“Poche parole per dire di me e della mia esperienza come Meter. Sono nato ad Avola, un paese del profondo Sud in provincia di Siracusa, il 18 febbraio del 1963. Nel 1984 sono entrato in Seminario, nel 1991 sono diventato sacerdote. Oggi sono parroco presso la Madonna del Carmelo nella città in cui sono nato”.

- Perché ti interessi di pedofilia?

“La pedofilia ha sfiorato la mia vita negli anni ‘70/80, quando nel quartiere in cui abitavo è stato arrestato un cinquantenne colpevole di aver abusato di un bambino. Poi quando ero in seminario, all’Università Gregoriana di Roma, mi sono comprato un computer. Badate bene, era la fine degli anni ‘80 e sono stato tra i primissimi in Italia ad avere un accesso in rete. Quelli erano i tempi pioneristici di internet. Non esistevano il WWW e la comunicazione che conosciamo oggi. Eppure ho potuto vedere le prime immagini pedopornografiche che giravano nelle BBS, gli antenati dei forum di oggi. Vi lascio immaginare: se non avessi avuto la fede mi sarei lanciato a fare il brigatista armato di mitra. Me ne sarei andato a caccia di pedofili. Oggi ne vado a caccia lo stesso, ma la fede mi aiuta a indirizzare la mia giusta rabbia nella denuncia”.

- Cosa denunci?

“Da quasi vent’anni denuncio l’orrore di chi abusa di bambini da pochi giorni a 12 anni, la volgarità e l’infamia di chi giustifica tutto questo in nome “della cultura” e propone la pedofilia come una cosa buona mascherando il giro criminale e il fatturato di un mercato indegno in forte espansione. Naturalmente non sono solo: Dio mi ha mandato tanti amici con cui abbiamo creato Meter e con i quali lavoriamo attivamente come te caro Daniele. Insieme denunciamo alla Polizia Postale che è nata dopo di noi, così come noi – che siamo stati i primi in assoluto in Italia a combattere contro la pedofilia – abbiamo dato impulso alle leggi contro la pedofilia e la pedopornografia online, ma anche portali, siti, persone che filmano l’abuso dei bambini, lo spacciano e lo comprano”.

- Ci puoi dare qualche dato?

“Si, vi do un dato: quest’anno, fino ad oggi, abbiamo inviato 1.353 segnalazioni alla Polpost. Siccome in ogni segnalazione ci sono di solito 7-8 siti, significa 10.824 indirizzi e contatti. L’anno scorso ne abbiamo sommate 840, pari a 6.720, quasi la metà. È segno dell’estensione di questo fenomeno e dell’allarme. Come Meter, però, svolgiamo anche assistenza alle famiglie e tutela dell’infanzia: prepariamo cineforum per insegnare ai più piccoli quali sono i loro diritti e con i nostri sportelli, gestiti dai volontari, siamo presenti sul territorio nazionale. Per non parlare dei nostri interventi come l’“adozione” di scuole e l’incontro con i ragazzi per metterli in guardia contro i rischi che l’uso non ragionato della Rete può comportare”.

- Magari qualcuno dirà che l’associazione ci guadagna… Assurdo, ma qualcuno lo dirà.

“Se ci siamo arricchiti nel fare questo lavoro Daniele? Come no: di dolori, processi, perquisizioni dei servizi segreti e della cattiva salute. Non siamo diventati ricchi grazie alla lotta alla pedofilia. Anzi: Meter vive del 5 per mille e ha bisogno di tanti finanziatori, di tanti contributi. La nostra lotta è gratuita e avviene giorno e notte, per questo abbiamo bisogno di aiuto. Svolgiamo un’attività sociale semplicemente per amore dei bambini. Quello vero, che cerca e protegge i più piccoli, contrapposto a quello finto dell’abuso e della violenza, della sopraffazione del grande sul più debole”.

- Don Fortunato, io insisto molto anche nella prevenzione. Che ne pensi?

“Giusto. Possiamo prevenire l’abuso in un modo molto semplice: un bambino amato non sarò abusato. Stiamo vicini ai nostri figli e non lasciamoli soli davanti al computer, insegniamo loro che una chat è un posto bellissimo dove si possono conoscere tanti amici, ma questo non vuol dire che siano tutti veri. Andiamo avanti nella lotta contro gli orchi perché tutti devono prendere coscienza di questo dramma e tutti lo devono sanare”.

Daniele Damele

Wednesday, October 28, 2009

VIOLENZA SU UN'UNDICENNE: BARBARIE ASSOLUTA


Era "fissata" con l'idea che la figlia undicenne dovesse avere rapporti a sfondo sessuale e per questo le organizzava in casa incontri, ai quali assisteva, con quasi coetanei (13-17 anni la loro età) contattati all'uscita di scuola, anche se la ragazza si opponeva in lacrime e la notte si svegliava in preda agli incubi. Questo il quadro delineato dalla squadra mobile di Perugia che ha arrestato la madre dell'adolescente, una quarantenne incensurata originaria del perugino. Il reato che le è stato contestato è quello della violenza sessuale. Di cosa si tratta? Di una storia di "degrado e grave disagio familiare"? Non solo.
Dall'indagine è emerso che il desiderio della donna era di creare una "cerchia di ammiratori" intorno alla sua unica figlia. Per farlo convinceva i ragazzi agli incontri anche regalando loro denaro, ricariche telefoniche e un cellulare. Un'azione "quasi quotidiana". Gli accertamenti sono ancora in corso e non è chiaro se la ragazza (ora affidata ai servizi sociali comunali) abbia avuto rapporti sessuali veri e propri. L'indagine della squadra mobile è partita dalla segnalazione di un via vai sospetto nell'appartamento e di grida provenienti da esso. E', quindi, emerso che era frequentato da quattro-cinque ragazzi. Tra loro anche una tredicenne alla quale la donna metteva a disposizione la casa per avere rapporti, in sua presenza, con un ragazzo di 17 anni, denunciato per concorso in violenza sessuale.
Grazie anche alle intercettazioni telefoniche e ambientali la polizia ha accertato che l'undicenne si opponeva in lacrime agli incontri. La notte si svegliava improvvisamente in preda agli incubi, piangendo. Un quadro in base al quale la polizia ha deciso di intervenire e di bloccare la donna, risultata senza occupazione. Assente quando avvenivano gli incontri è risultato invece il padre, lavoratore saltuario, nei confronti del quale non sono stati presi provvedimenti.
Le reazioni sono le solite: “a scuola, che pure frequentava poco, la ragazza non aveva mostrato malessere”. Oggi, solo oggi il paese dove viveva la famiglia è sotto choc e nei bar non si parla d'altro. Anche se nessuno avrebbe immaginato cosa accadeva nell'appartamento.
Ma perché tutto questo sui bambini, sui ragazzi? Perché tanta violenza terribile? E per ché tanta indifferenza: nessuno immaginava, nessuna poteva sapere, perché nessuno poteva sapere? Non ci rendiamo più conto di quanto accade intorno a noi e siamo solo disturbati dai via vai nelle scale?
Quando a essere così tragicamente offeso è un minorenne non basta indignarsi, non è sufficiente dire che ci sono stati dei problemi, occorre interrogarsi sul perché non si è fatto nulla per prevenire un tanto. Cominciamo ad aprire occhi e orecchie a quelle che sono le vere tragedie. Fermiamo la vera barbarie che è quella perpetrata contro minori, indifesi, deboli, disabili.

Daniele Damele

Sunday, October 25, 2009

INVESTIRE SUI GIOVANI PER IL FUTURO DI TUTTI


Un cittadino italiano di 43 anni e' stato arrestato in Perù da agenti dell'Interpol con l'accusa di sequestro di minorenni in Italia. L'arresto è giunto a seguito della richiesta di detenzione giunta dalle autorità giudiziarie di Torino. L'uomo, detenuto nel carcere 'San Jorge' in attesa della richiesta dell'estradizione da parte delle autorità italiane, è stato accusato di sequestro e maltrattamento di minori da parte della giustizia di Torino per fatti avvenuti nel 2006.
Bene: è una notizia buona quella relativa alla repressione di chi fa del male a dei bambini. Siamo tutti (o quasi …) consapevoli che chi abusa dei minori uccide il futuro di tutti. Ma ciò che manca oggidì sono due aspetti: la prevenzione di questi reati e la valorizzazione di bambini e ragazzi.
Per privilegiare questi aspetti si tratta di investire a livello culturale. Occorre andare nelle scuole, nelle università, nei luoghi di ritrovo, tra le associazioni culturali, di solidarietà e sociali, nelle famiglie per parlare di reati barbari e odiosi da debellare, ma soprattutto per affermare che dobbiamo prevenire queste situazioni di tragedia. Chi dovesse avere spinte ad abusare di bambini deve potersi rivolgere a chi lo può e sa aiutare. Chi intravede segnali di qualunque tipo deve poter denunciare ciò che vede senza timori per sé e nemmeno per chi non ha magari ancora commesso nulla, ma potrebbe farlo. Dobbiamo tutti comprendere che è necessario prevenire.
In rete, poi, qualunque segnale dev’essere immediatamente segnalato alle forze dell’ordine. Nessuno si sostituisca a queste ultime e agevoli invece, denunciando, la prevenzione dell’adescamento on line.
Il secondo aspetto è quello della valorizzazione di bambini e ragazzi: lasciamo loro degli spazi, concediamo loro la possibilità di mettersi alla prova, di crescere, diamo ai giovani il diritto di sbagliare, sproniamoli al futuro, a investire in loro stessi attraverso lo studio, l’apprendimento delle lingue, la coltivazione di passioni giuste che possano gratificarli e far vivere loro una vita da protagonisti. Occorre anche qui andare dove loro si ritrovano, ascoltare, parlare e poi ancora e sempre ascoltare, ovvero dialogare con loro comprendendo che i ragazzi sono il loro e il nostro futuro e per questo dobbiamo occuparci, adesso, del loro presente.
Rispettiamo i bambini, diamo loro dolcezza, affetto e amore, ne guadagneremo tutti e tutti cresceremo culturalmente.

Daniele Damele

PSICOLOGO ARRESTATO PER PEDOFILIA ON LINE: MA DI CHI CI POSSIAMO FIDARE?




















C'è anche uno psicologo che lavorava nelle scuola di Milano tra gli arrestati nell'ambito di una grossa operazione per combattere la pedofilia online. Ma allora di chi possiamo fidarci? Il Servizio della Polizia postale e delle comunicazioni ha eseguito 3 arresti e 26 perquisizioni domiciliari, nell'ambito di una operazione contro la pedopornografia online. Tra gli arrestati c'è, appunto, uno psicologo milanese 35enne, celibe e incensurato, che prestava la sua attività all'interno di istituti scolastici e che insegnava educazione fisica per conto di un'associazione di genitori. Arrestati anche due studenti universitari, di cui uno già tirocinante presso una struttura ospedaliera locale.
Insomma persone cui ci si affida quando si hanno problemi e comunque persone alle quali pensi di poter affidare i tuoi figli senza problemi. La stessa odiosa situazione si propone quando il pedofilo è magari un sacerdote, un educatore o un amico di famiglia o, peggio ancora, se in queste situazioni si può mai dire cosa può essere peggio, un familiare. Nei giorni scorsi mi ha scritto un giovane che si trova all’estero e che si è rivolto a me in quanto fondatore del gruppo face book “Fermiamo la pedopornografia on line”. Mi ha raccontato cose tristi della rete. Gli ho immediatamente suggerito di rivolgersi alle forze dell’ordine e consegnare tutto. Ho segnalato la cosa alla Polizia, ma, mi chiedo, dove andremo a finire? E’ mai possibile che non si voglia porre la parola fine a questa piaga che non solo va censurata, va eliminata, bloccata, annullata.
Lo psicologo 35enne è stato arrestato in flagranza nella sua abitazione di Milano con l’accusa di detenzione di materiale pedopornografico. Nel supporti informatici dell'uomo gli agenti hanno trovato migliaia di fotografie e circa duecento filmati che riprendono bimbi che subiscono abusi da parte di adulti, e che dato il loro considerevole numero hanno permesso l’arresto in flagranza. I provvedimenti posti in essere dalla Polizia scaturiscono da un'intensa attività investigativa, a seguito della quale sono stati identificati numerosi soggetti tutti residenti nel territorio italiano, che risultavano avere eseguito download di file di carattere pedopornografico e nei confronti dei quali sono state acquisite evidenze probatorie certe. La polizia postale, elaborando moltissimi dati pervenuti dai colleghi tedeschi ed utilizzando complesse applicazioni software, ha ottenuto un'articolata lista di soggetti dediti alla pedopornografia online. Tra gli indagati, infine, alcuni in passato erano stati destinatari di analoghi provvedimenti ed uno di essi, in particolare, era già stato arrestato in Sri Lanka. Solita storia: era nuovamente libero di raccogliere immagini di tragedie con bambini vittime.
Bisogna dire basta a tutto questo: Onu, Parlamento europeo e italiano non rinviino ciò che non è più improcrastinabile.

Daniele Damele

Wednesday, October 21, 2009

E' SEMPRE EMERGENZA PEDOPORNOGRAFIA ON LINE


Qualcuno mi dice che sono ripetitivo e che me la prendo troppo su pedofilia on line e dintorni. Io credo di no. Anzi sono sempre più convinto che sia sempre emergenza. Vi ricordo alcuni fatti di cronaca, solo alcuni: un sessantenne, padre di due figli di cui uno minorenne, su cui gravano precedenti specifici, in quanto aveva scambiato in passato materiale di questo tipo con altre persone dedite alla stessa perversione, è stato trovato nuovamente in possesso di pen-drive e cd contenenti il materiale.
Da quanto emerso dalle indagini condotte dalla Polizia postale e delle comunicazioni di Venezia, le immagini ed i video pedopornografici venivano prodotti soprattutto nei paesi dell’Est e dell’Asia. Ad occuparsi della vendita erano 59 siti specializzati che sono poi stati oscurati dalle forze dell’ordine: i gestori cercavano potenziali clienti diffondendo sul web numerosi messaggi di spam in cui veniva proposto l’acquisto.
Quando gli annunci raggiungevano la casella mail di una persona interessate, quest’ultima contattava i gestori dei siti, tutti con sede all’estero. Dopo aver effettuato la registrazione, riceveva il materiale, ma non prima di averlo pagato con carta di credito somme che andavano dai 40 ai 100 euro per ciascuna immagine o video. In alcuni casi i pedofili si scambiavano fra di loro il materiale tramite chat o programmi di file-sharing. Queste tracce lasciate su internet, hanno fornito diverse piste che sono tornate utili nell’ambito delle indagini. In tutta Italia, sono state effettuate 40 perquisizioni in 30 province fra Veneto, Trentino, Sardegna, Emilia Romagna, Calabria, Piemonte, Puglia, Toscana, Lazio e Lombardia. L’unico arresto per il momento, è quello di un 29 enne della provincia di Cremona, in possesso di migliaia di file a carattere pedopornografico.
In Friuli, invece, è stato denunciato un quarantenne udinese assolutamente insospettabile nell’ambito di un’indagine sulla pedopornografia condotta dalla locale Polizia postale e delle comunicazioni che ha portato a indagare decine di persone in tutta Italia e all’arresto di un operaio ventinovenne di Cremona.
Al friulano è stato sequestrato un computer che utilizzava anche per il lavoro. Il suo codice identificativo risultava ai provider che gestivano i collegamenti con un sito a pagamento. E’ come un numero di targa spiegano gli investigatori. I filmati ritraevano minori costretti a subire violenza ma non ci sono ad ora elementi che possono far presupporre che la produzione del materiale sia avvenuta in Italia.
Un triestino di 56 anni è stato fermato dalla Polizia di Capodistria, in Slovenia, perché trovato in possesso di materiale pedopornografico, sia foto sia video, che l’uomo avrebbe girato sulla spiaggia di Portorose. I soggetti erano tutte bambine dai quattro ai sei anni senza nulla addosso. L’uomo è stato fermato dalla Polizia slovena e interrogato dal giudice. E’ sospettato di aver girato materiale pedopornografico per farne un uso commerciale.
L’uomo un incensurato che lavora nel pubblico impiego (le autorità non hanno reso noti nome e cognome), è sposato con figli già adulti. Indagini sono in corso per appurare se l’arrestato faccia parte di un giro di pedopornografia di vasta portata.
Potrei continuare a lungo, credetemi è sempre emergenza pepornografia on line.

Daniele Damele

Friday, October 16, 2009

Sofia Riccaboni: “Nuove riflessioni di una ex-neoblogger“, (Sangel Edizioni, 2009)



(tratto da www.ilrecensore.com)

Presso la libreria Gabi International di via Gabi 30 a Roma, quartiere San Giovanni, si è svolta la presentazione del nuovo libro di Sofia Riccaboni: “Nuove riflessioni di una exneoblogger“, (Sangel Edizioni, 2009). Una raccolta dei migliori pezzi dell’autrice, oggi vicedirettrice di Periodico Italiano. Una giornalista che ha saputo farsi strada da sola, cercando e trovando il suo percorso. Con la semplice voglia di dire la sua opinione, esserci. La passione e l’impegno di chi ha scelto la giusta via.

Accanto all’autrice, Vittorio Lussana - direttore del webmagazine Periodico Italiano - e Daniele Damele - docente di etica della comunicazione all’Università di Udine e Gorizia. Il dibattito si è concentrato sull’informazione, soprattutto sul giornalismo online. A prendere la parola per primo è stato Lussana complimentandosi con l’autrice e collaboratrice, per il nuovo libro e per il coraggio delle sue battaglie. Il direttore viene da un lungo percorso “pionieristico” di giornalismo sul web, sa quanto sia duro trovare lo spazio e la notorietà: “A volte la semplice gavetta non basta più. Oggi, nelle redazioni dei grandi giornali, le scelte dei direttori sono sempre meno condizionanti. L’editore è ormai il polo decisionale dell’informazione e spesso a pagarne le conseguenze è il talento. Il merito di Sofia è di aver dimostrato ampiamente il suo valore e le sue capacità, con dignità e orgoglio per tutta la categoria.“

Daniele Damele elogia il giornalismo in rete come strumento fondamentale di approfondimento. Non risparmia critiche all’attuale informaizone dominante, troppo dietro al bisogno di vendere a discapito dell’informare. Vede in internet un’arma fondamentale su cui si gioca il futuro, ma lancia anche la sua provocazione e raccomandazione: “La rete ha bisogno di regole.” Con riferimento all’eccessiva libertà di cui internet è il modello, Damele fa una riflessione importante sull’equilibrio con cui i più giovani devono continuare a crescere, senza gli eccessivi rischi di incontrare spiacevoli situazioni o immagini non idonee a causa di questa assenza di regole. “Per fortuna ci sono persone come Sofia Riccaboni che della rete sono il cuore pulsante.” Ha concluso così il docente di etica della comunicazione.

Gli argomenti presenti nel testo dell’autrice, spaziano da eventi accaduti a problematiche sociali. La donazione degli organi o malattie particolari che vengono spesso ignorate. La presentazione del testo ha dato lo stimolo alla Riccaboni per lanciare il cartaceo quindicinale di Periodico Italiano, che andrà in edicola dal 15 Dicembre, con 145 pagine.

Sofia Riccaboni, 1976, mamma, nata come blogger, editore e vice direttore di www.periodicoitaliano.info. Ama viaggiare, leggere e incontrare persone.

Autore: Sofia Riccaboni
Titolo: Nuove confessioni di una exneoblogger
Editore: Sangel
Anno di pubblicazione: 2009
Prezzo: 10 euro
Pagine: 144

Tuesday, October 13, 2009

NELLA QUERELLE VELINE - LERNER STO CON RICCI


Nella sciocca querelle scoppiata tra le veline di Striscia la notizia e Gad Lerner, provocata da quest’ultimo, sto con Antonio Ricci che ha determinato in questi anni un modo nuovo di fare notizia, non solo satira, ma informazione vera e propria arrivando la dove tg e giornali non sono arrivati o sono giunti molto più tardi.
A Ricci va il merito di aver fatto una trasmissione gradevole, mai sopra le righe, che, specie con Ezio Greggio e Enzo Iacchetti, ha centrato l’obiettivo di sensibilizzare tutti noi rispetto al mondo che abbiamo intorno. Splendide le battaglie per i disabili, i minori, i più deboli. Battaglie efficaci e ripetute nel tempo, mai faziose, sempre super partes.
Lerner al Tg1, assieme a David Sassoli, mandò, invece, in onda immagini alle ore 20 di un pedofilo e per questo fu costretto a mollare quella direzione consegnatagli dal centro sinistra.
D’altra parte cosa attendersi da … un infedele? Meglio, molto meglio le veline di Ricci e Co, meglio Striscia la notizia!

Daniele Damele

Sunday, October 11, 2009

PERIODICO ITALIANO



I post presenti in questo blog sono ospitati anche sul sito Periodico Italiano: http://periodicoitaliano.info/

Daniele Damele

SAPERE A CHI SONO STATI DONATI GLI ORGANI E' UN'OPZIONE


Capita sempre più spesso di leggere appelli di genitori o parenti che chiedono di sapere chi ha ricevuto gli organi donati da un loro figlio. Le norme di legge in vigore (in particolare la legge 91/99) vietano la possibilità di rendere nota l’identità del ricevente. Nella mia vita ho, però, avuto l’opportunità fortunata di ascoltare e stare vicino sia a persone che hanno ricevuto organi sia a parenti di persone decedute che hanno detto sì alla donazione dimostrando un senso civico e un altruismo infinito.
Perché dire no a chi vuole sapere chi ha goduto di questo gesto e si è salvato la vita allora? Giustamente si afferma che non si può sapere come reagirà la famiglia del donatore e ancor di più spesso si pone in guardia rispetto a un legame morboso, a una possibile dipendenza psicologica.
Sono, però, personalmente convinto che, pur nel rispetto della legge, si dovrebbe favorire un’analisi caso per caso. Chi riceve un organo festeggia il giorno del trapianto come un secondo compleanno. E’ già accaduto che parenti di donatori e riceventi si siano incontrati e che l’emozione sia stata intensa, ma molto positiva, così come è accaduto che certi legami siano divenuti non solo morbosi, ma addirittura imbarazzanti.
E allora che fare? Non credo, sempre a livello di opinione personale, si possa dire no aprioristicamente, ma sì all’affidarsi a psicologi in grado di valutare se l’opzione richiesta di sapere possa o meno essere accolta. Credo che il dialogo e la spiegazione del perché si o del perché no possano e debbano avere la meglio sul mero e, mi si permetta, un po’ freddo richiamo alle norme di leggi.
Uno psicologo meglio di altri dovrebbe poter fornire le motivazioni giuste ed anche accompagnare questo delicato passaggio. Si tratta di un’azione che reputo necessaria anche in quanto spesso a chi sono finiti gli organi lo si capisce o quantomeno intuisce dalle notizie di stampa.
Con ciò non voglio dire che occorre cambiare una normativa in vigore e all’avanguardia a livello internazionale, ma solo mettere un po’ di cuore in una situazione sempre delicata e molto particolare.

Daniele Damele
(Articolo presente anche su Periodico Italiano)

HA ANNUNCIATO IL SUICIDIO SU FACEBOOK TRE GIORNI PRIMA


Ha deciso di suicidarsi e, avendo 15 anni, ha deciso di farlo lasciando il suo ultimo messaggio in modo virtuale, ovvero con un post su Facebook. Lui, Carlo D’Urzo, si è impiccato l’altra sera in camera sua, a Torre del Greco. Il fatto tragico è che questo segnale d’allarme appariva con un count down (leggi richiesta disperata d’aiuto) da tre giorni. La rete ha fallito, non ha saputo fare quello che le si chiede, essere strumento di comunicazione per passare dal virtuale al reale.
Carlo gridava al mondo di internet, ai suoi “amici” di Facebook che voleva togliersi la vita, ma nessuno, ripeto nessuno. ha reagito. Certo ciò accade anche nel mondo reale: a Trieste un bagnante muore d’infarto al mare e delicatamente si mette un asciugamano sul corpo, ma al suo fianco si continua a prendere il sole. A Napoli la gente muore ammazzata e tutti, ripeto tutti si voltano dall’altra parte, in Brasile un missionario muore assassinato e dopo due giorni non si scrive più nemmeno una riga sul suo essere stato eroe di pace, sul perché si uccide per 15 euro.
L’indifferenza è peggio di qualunque altro sentimento negativo. Preferisco la rabbia, una reazione scomposta, ma viva al girare lo sguardo dall’altra parte.
Ora, solo ora, Facebook risponde a Carlo, troppo tardi, il suo segnale di solitudine ha gettato tutti e tutto nello sconforto, ma, tranquilli, durerà lo spazio di un post, di un commento, di una notizia on line o sulla stampa. Spazio zero all’analisi, alla verifica del perché uno grida, magari attraverso la rete, e nessuno risponde, del perché nelle nostre famiglie non ci si accorge più che il ragazzo dinanzi al pc o alla tv in cameretta è solo.
Perché i genitori non mettono computer e tv in luoghi comuni della casa? Perché non parlano più con i loro figli, non si siedono sui loro lettini e stanno lì ad attendere una reazione, ad ascoltare, magari anche solo i silenzi, ma stanno lì e parlano e ripetono che c’è amore dentro loro per i propri figli? Perché non lo fanno più?
Erano tre giorni che su Facebook c’era il conto alla rovescia del suicidio di Carlo, atto che, al solito, non trova spiegazioni: sotto il corpo senza vita il padre ha trovato la maglietta della Turris, quella degli scout e un foglio su cui ha lasciato il suo addio a tutti. «Mamma, papà, amici: non è stata colpa vostra».
Gli amici ora invadono Facebook con i suoi ricordi: «adesso l’unica cosa che ti chiediamo a nome di tutta la tua classe è: «Scusaci, non abbiamo capito il tuo disagio - recita un altro commento - potevamo salvarti, starti vicino, farti capire che la vita è una e che vale la pena viverla, ma non abbiamo compreso nulla».
Ecco non comprendiamo nulla, tutti bloccati dinanzi a strumenti sempre più innovativi di comunicazione virtuale fortemente emotivi, ma che c’impediscono d’esternare i nostri sentimenti.
Sveglia, altrimenti fra un po’ ci sarà un altro suicidio annunciato on line.

Daniele Damele
(Nota pubblicata anche su Periodico Italiano)

Saturday, October 10, 2009

SABATO 10 OTTOBRE: GIORNATA MONDIALE CONTRO LA PENA DI MORTE


Sabato 10 ottobre, si è celebrata la giornata mondiale contro la pena di morte. Non è stato dato molto risalto a questo appuntamento e ciò è un vero peccato. Eppure dovremo essere ben orgogliosi di non lasciar passare sotto silenzio una vittoria storica dell'Italia. La sospensione della pena di morte votata lo scorso anno all'Onu da 104 Paesi fu, infatti, un successo dell'Italia e del mondo intero. Si pensi che nel 2007 gli Stati avevano decretato ben 5.628 morti mentre in realtà nessuno Stato può arrogarsi il diritto di decidere sulla vita delle persone. Nella sola Cina le decapitazioni sono state oltre 5 mila nel 2007. Dopo la Cina seguono Iran (che proprio in questa giornata ha condannato a morte tre persone che avevano manifestato contro il regime dopo le elezioni), Pakistan, Iraq, Sudan e Usa.
Quella della moratoria fu una battaglia vinta dal ministero degli esteri italiano e da tutto il nostro Parlamento (l’accordo fu pressoché unanime). E’ da 15 anni che in molti lottano all’Onu per farla finita. Ora si deve passare all'abolizione della pena di morte ovunque. Bisogna far finire una barbarie assurda e inaccettabile. A tutti noi deve essere concesso il diritto di scrivere nei nostri cuori: W i diritti civili umani.
Come spesso accade, però, il risultato del 2008 è stato ben presto accantonato senza dare lode a chi raggiunse tale traguardo: Emma Bonino ad esempio, ma anche Bobo Craxi, all’epoca sottosegretario agli Esteri con delega ai rapporti con l’Onu. Soprattutto non si è andati avanti quasi esistesse un muro di gomma troppo forte, una lobby decisa a non permettere, seppure in silenzio, passi avanti contro lo sterminio di persone ad opera di uno Stato.
Nel 2007 ebbi modo di seguire la 400esima esecuzione in Texas, dal 1976, quella avvenuta contro Johnny Ray Conner nei confronti del quale fu fatta un'iniezione letale per l'assassinio di una commessa di negozio durante una rapina fallita quasi dieci anni prima. Il Texas si conferma ancor oggi lo Stato "capitale" della pena di morte negli Stati Uniti. Altri tre detenuti dovrebbero essere messi a morte entro la fine dell’anno. Eppure ieri a Obama è stato assegnato il Premio Nobel per la pace. Ma di quale pace di tratta, di quale speranza stiamo parlando se a casa sua il presidente degli States ammette ancora la pena di morte?
Altre esecuzioni sono in corso in Cina, in Giappone e in altri Paesi come l’Iran e l’Iraq. Francamente io non avrei mandato a morte nemmeno Saddam Hussein e men che meno avrei tollerato che la rete permettesse di far circolare le immagini complete di quello e di altri assassini. Non si tratta di assurdità, qui stiamo parlando di crimini veri e propri intollerabili.
Si alzi oggi un unico grido: fermiano la pena di morte decisa dagli Stati. Si levi la voce di tutti coloro i quali sono contrari a questi assassini. Si dia l'opportunità a chi afferma un tanto di poterlo dire in tutte le sedi.

Daniele Damele
(articolo pubblicato anche su Periodico Italiano)

Sunday, October 04, 2009

LA RETE COMPRENDE MOLTE PRATICHE, ANCHE ILLEGALI


Bloccare l'accesso a internet non risolve nulla a nessun livello. Impedire che bambini e adolescenti abbiano accesso a determinati programmi e siti in rete mediante il blocco dei filtri non significa che essi non riescono a trovare ciò che si vuole sulla rete, ma solo favorirne una tutela da contenuti inappropriati se non addirittura fortemente nocivi.
Gli strumenti che bloccano i contenuti sono a buon mercato, spesso accurati e completi, ma i giovani imparano velocemente vari modi per aggirare il divieto. Pertanto, il miglior risultato è sempre, il dialogo adulti-figli. In tal senso suggerisco il portale www.davide.it .
Un consiglio per i genitori è quello di spiegare al bambino, prima di bloccare il pc, perché ciò viene fatto. Poi è utile collocare i computer in una stanza dove c’è maggiore frequentazione. Non è opportuno lasciare tv, pc, videogame e quant’altro tutto nelle stanze dei ragazzi che divengono così luoghi tecnologici d’avanguardia, ma privi di dialogo e conversazione reali.
Se il pc è in salone o in un corridoio comune può così divenire più facilmente motivo di condivisione, è più facile parlare di ciò che si fa on line.
Così si potrà venire a conoscenza di quale tipo di interesse hanno i figli in rete. Internet, ricordiamolo, è anche un facilitatore di accesso a contenuti non adatti a bambini. E’ naturale che un ragazzo voglia avere, ad esempio, informazioni sul sesso, ma il problema sta nel fatto che questo si verifica senza criteri, senza passare attraverso la mediazione di un adulto.
Il bambino può agire da solo potendo accedere a una gamma di materiali inadatti alla sua età con anche il rischio di diventare vittima di reati commessi attraverso Internet, come la pedofilia.
Al bambino va anche detto di non aggiungere persone sconosciute su internet, di non fornire informazioni personali o foto in un profilo o in un album, occorre chiedere loro d’essere cauti nelle chat room e di non fidarsi ciecamente dell'identità dell'altro. Insomma dialogare, dialogare, dialogare, spiegando che possiamo trovare informazioni on line che è opportuno non leggere. Non omettiamo, poi, informazioni, parliamo con i nostri bambini in modo tale che riconosca i rischi dell’accesso a contenuti inappropriati, i quali, ahimé, sussistono anche per i maggiorenni giacché internet è talmente libero da divenire addirittura anarchico: ognuno può scrivere ciò che vuole giungendo anche a diffamare, ad esempio.
Per tutti, minorenni e maggiorenni, sarebbe, quindi, opportuno che il Parlamento fissasse regole certe, a partire dall’eliminazione dell’anonimato. Ciò permetterebbe a chi fa un corretto uso della rete di proseguire a farlo con dignità e rispetto e ai tanti che ne fanno un uso illecito di avere almeno qualche difficoltà in più. E’ del tutto inutile affermare che esistono già leggi contro l’adescamento pedofilo, la diffamazione e le tante illegalità presenti on line. Il problema è che spesso questi reati restano impuniti provocando danni di non poco conto.

Daniele Damele

Saturday, October 03, 2009

INTERVISTA A EZIO GAETANO, responsabile della Polizia postale e delle comunicazioni di Udine


Ezio Gaetano è il dirigente della Squadra mobile della Questura di Udine e della sezione provinciale della Polizia postale e delle comunicazioni. Il suo grado e di Vice Questore aggiunto, come dire “braccio destro” del Questore Giuseppe Padulano.
- Gli abbiamo rivolto alcune domande sul Servizio della Polizia postale e delle comunicazioni di Udine, da sempre in prima linea per contrastare i reati, in aumento, che vengono compiuti attraverso internet a cominciare dai dati in suo possesso rispetto a quanto realizzato nel 2009.
“La Polizia postale di Udine, dal gennaio all’agosto 2009, ha affrontato ben 42 casi di pedopornografia in rete, eseguendo nell’ambito di tali indagini 10 perquisizioni domiciliari e denunciando 6 persone per la detenzione e la divulgazione di immagini pedopornografiche: Ha inoltre trattato 69 casi del cosiddetto phishing e addebiti o prelievi fraudolenti su carta di credito denunciando 12 persone. 59 sono stati i casi di truffe on-line con la denuncia di 18 persone, 67 i casi di violazione della privacy con molestie, minacce o diffamazioni con la denuncia di 5 persone”.
- Dottor Gaetano, lo spam è diventato quasi un’ossessione per molti. Ci si può difendere? Come?
“Esistono in commercio programmi anti-spam che riconoscono e bloccano con discreta efficacia le mail pubblicitarie. Va detto però che se si interagisce nei forum e nei social network comunicando il proprio indirizzo di posta elettronica, inevitabilmente questo purtroppo finisce in databases e mailing lists che sono esposte alla raccolta commerciale e talvolta fraudolenta da parte di venditori di pubblicità”.
- Nel caso in cui una persona riceva mail non gradite che magari pubblicizzino qualcosa di non interesse ci si deve sottomettere o ci si può rivolgere a qualcuno per chiedere lo stop dell’invio di detti messaggi? Cosa si può fare?
“In questi casi è bene cancellare la mail senza aprirla per evitare virus. C’è poi il Decreto legislativo 196 del 2003 che tutela chi desidera chiedere la cancellazione del proprio indirizzo mail dalla rubrica di chi invia mail magari con insistenza. E la cancellazione va fatta senza indugi. Se così non avviene ci si può rivolgere all’Autorità garante per la privacy”.
- Sempre più spesso su siti, blog, chat, social network corre la denigrazione ai limiti della diffamazione, notizie non verificate, ovvero non confermate se non addirittura false che mira a porre in cattiva luce qualcuno o qualcosa. Talvolta si tratta di allusioni, altre di veri e propri attacchi personali gratuiti. Il tutto denota una mancanza di cultura di un uso consapevole della rete. Cosa fare se si finisce nel mirino di questi operatori di internet?
“Questo è un problema emergente di grande portata perché lo scambio di informazioni in rete determina la oggettiva non controllabilità delle stesse ed espone le persone alla diffusione di notizie, pettegolezzi, rumors e anche falsità sul loro conto.
Quando si parla di cyberbullismo, neologismo oggi molto di moda, ad esempio, si intende proprio la sistematica e dolorosa denigrazione di adolescenti da parte di altri giovani.
In questi casi consiglio di recarsi presso gli uffici della Polizia Postale per formalizzare una denuncia a carico degli autori che possono rispondere di diversi reati quali la diffamazione, le ingiurie o minacce, le molestie, la sostituzione di persona o la divulgazione illegale di dati personali o di notizie false.
Nei social network comunque è opportuno non rendere accessibili dati personali e sensibili”.
- Una delle piaghe più terribili della rete è la pedofilia. E’ indubbio che internet ha messo uno strumento in più in mano a queste persone senza scrupoli. Anche qui Le chiediamo consigli su cosa fare per prevenire questi incontri virtuali da parte dei più piccoli. IN particolare cosa devono fare genitori ed educatori?
“Non permettere ai bambini di isolarsi con il computer; i genitori e gli educatori devono assistere i minori e spiegare loro che la rete consente a chiunque di dissimulare la sua identità. Le persone adulte che hanno l’obiettivo di entrare in contatto con minori per scopi sessuali studiano tecniche e meccanismi di fascinazione che fanno presa sui piccoli; spesso offrono incoraggiamenti come ricariche telefoniche o doni di modesto valore; sono capaci di spacciarsi per coetanei o poco più grandi. Le parole chiave sono “sorveglianza e prudenza”

Daniele Damele (per Udine economia - Camera di commercio di Udine - 25.9.09)

ADDIO AL BARONE CARLOS MARTINEZ


MONFALCONE - E’ deceduto ieri, 2 ottobre 2009, a 70 anni all’ospedale di Monfalcone Giancarlo Martini detto il “barone Carlos Martinez” per la sua lunga permanenza, da molto giovane, in Brasile. Artista, scultore e pittore, nato nella città dei cantieri il 5 febbraio 1939, nella sua vita era divenuto un protagonista eccentrico e sempre simpatico avendo svolto varie attività: dall’attivazione di boutique era passato alla gestione di ristoranti e aveva contributo a favorire la nascita di un teatro a Roma dove iniziò Pippo Franco, amico di una vita.
Tra i suoi amici più cari nell’isontino, che gli sono stati vicini anche durante questi ultimi giorni di vita al nosocomio monfalconese e che danno la triste notizia, ci sono l’avvocato Cosmani, il professor Tominovi, il dottor Iuculano, il giornalista Damele, il politico Antonaz e ancora Callini, Tiziani, Pascoli, Merviz e tantissimi altri che ricordano “il barone” con il suo sorriso, la sua simpatia e il suo essere stato capace di prendere la vita sempre al meglio.

In foto: il centro di Monfalcone (GO)