Sunday, September 13, 2009

ALCOL E GIOVANI, anche a Lignano


Lo scorso 23 agosto Vera Slepoj dalle pagine di un noto quotidiano del Nordest in prima pagina ha lanciato un grido d’allarme estremamente allarmante. Nessuno ha replicato, commentato, difeso, criticato, e, ahimè, nemmeno analizzato il problema sollevato correndo ai ripari. Slepoj parlava di spiagge, quelle di Lignano, che si propongono come l’oasi per la famiglia, che poi, come Giano bifronte, all’imbrunire si trasformano e mostrano qualcos’altro che ti colpisce e ti ferisce. È l’altra faccia della vacanza, quella della notte carica di alcol, di musica ad altissimo volume, quella che queste città delle vacanze sfornano per gli adolescenti.
Slepoj è molto attaccata al “suo” Friuli e siccome la conosco da tempo giacché mi onora della sua amicizia so quanto le sia costato scrivere che anche a Lignano quest’estate gli adolescenti arrivavano lentamente, a piccoli gruppi, indistinti per genere, maschi o femmine, piccoli corti pantaloncini di tutti i colori, piccoli abitini, piccoli tubini, borsettine e scarpette per bene, addobbati all’ultima moda, ma soprattutto con le loro bottiglie, birra in lattina, birra in bottiglie di vetro grandi o piccole, gin, vodka, vino. Arrivavano gli scorsi mesi di luglio e agosto così e seduti li trovavi sui bordi della piazza, o dei marciapiedi e a migliaia, indistinti, veramente una massa enorme, quasi infinita, in piedi, rigorosamente carichi di alcol, con il bicchiere ripetutamente in mano: caipirinha (tipica bevanda brasiliana molto alcolica ch’io in agosto in Brasile, con mio figlio di 16 anni, non ho nemmeno sorseggiato) e mojito per il pomeriggio, birra o vodka e affini alla sera, così pieni di alcol, il luogo di ritrovo diventa il luogo dove si beve, si consuma così la schizofrenia della vacanza nel silenzio totale, nella passività totale così fino all’alba, quando barcollanti o finto lucidi rientrano nelle loro case per dormire e rivedere il sole quando è già alto e quando della vacanza non hai che un sospiro alla prossima bottiglia.
Così raccontava Slepoj qualche settimana fa, ma nessuno reagì, né a Lignano, né altrove.
A chi va bene che l’estate dei ragazzi si concretizzi in un luogo del delirio e del divertimento. Qui non si tratta più di semplice trasgressione anche perché le regole non ci sono proprio e diviene realmente mera ipocrisia ogni demagogico discorso sulla prevenzione all’alcolismo per gli adolescenti.
L’alcolismo è una dipendenza sottile che ti devasta il fegato, ti condiziona il carattere, ti euforizza e disinibisce, ma ti fa morire dentro lentamente. Bere è diventata una forma di comunicazione. Nessuno parla di bere consapevole e cosciente, di educazione al bere bene. E’ troppo difficile e non rende. Meglio favorire, apertamente o no, una sorta di connivenza tra chi vende, chi consuma e chi, colpevolmente, si gira dall’altra parte.
Dove sono le istituzioni? E i genitori? Ma lo sanno questi che anche da noi i giovanissimi girano ebbri d’alcol, privi di alternative, ma soprattutto privi della possibilità di avere negli adulti punti di riferimento credibili? E non si lancino censure o divieti illimitati che non servono a nulla se non ad aumentare curiosità e trasgressione non calcolata.
Adesso alcol e droghe tornano nelle città, accanto alle scuole. Saremo capaci di fare qualcosa di più che lanciare proclami, indire convegni, e poi richiuderci nelle nostre case pensando solo a noi stessi quasi che ciò che accade nelle vie della nostra città non ci appartenga (almeno sino a quando non ci disturba…).

Daniele Damele
In foto: Damele e la Slepoj relatori a un convegno

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