Tuesday, September 22, 2009

DON RUVOLETTO UCCISO PER ASSENZA DI PIETA'


La barbara uccisione del missionario veneto Ruggero Ruvoletto a Manaus in Brasile non può che far inorridire. Lo scorso mese di agosto sono stato per 15 giorni in Amazzonia, ma ero dall’altra parte del rio delle Amazzoni, non a Manaus, bensì a Belém, con un altro straordinario missionario, stavolta friulano, padre Claudio Pighin. Con lui ho visitato favelas (che nel Nord del Brasile chiamano “invasioni”), ho avuto paura, ho provato emozioni positive, ho visto che questi missionari del Pime sono degli eroi che vanno celebrati e aiutati da vivi.
Don Ruvoletto è morto per 15 Euro con un colpo di pistola alla testa. Non è stata solo una rapina finita in tragedia come riportato dai media, è qualcosa di più. Il ragionamento da fare è complesso, riguarda il valore della vita, l’assenza della pietà, la situazione di miseria materiale e culturale in cui versano queste popolazioni.
In Brasile ero con mio figlio Marco di 16 anni ed è stata un’esperienza di volontariato di grande livello. Padre Claudio si occupa di giovani e comunicazione, di poveri. Porta la parola di Dio dove altri non andrebbero mai, come ad esempio nella zona rossa di Belém.
Certamente è dura e spesso alla sera ho visto padre Claudio affidarsi alla lettura della Bibbia per cercare quella serenità necessaria per andare avanti, la forza, il coraggio, la volontà di ripartire sempre anche se magari pochi ti ascoltano (e non mi riferisco ai fedeli, ma a chi dovrebbe comprendere queste situazioni). Ad ascoltare dovremmo essere tutti noi. Accanto alla giusta difesa della vita contro aborto ed eutanasia, dobbiamo difendere la vita e la dignità di ogni essere umano durante la sua esistenza.
I media si sono occupati di don Ruvoletto quasi solo per aspetti di cronaca nera. Chi racconterà a tutti quanto questo sacerdote, come tutti i missionari, si fanno amare, stimare e diventano punti di riferimento precisi per la comunità? E perché non ci si interroga sul perché non si difendano ruolo e vita di queste persone?
Siamo coscienti che in Brasile, come in tanti altri Paesi dove regna la miseria (e non solo lì), i valori non ci sono quasi più? A Belém, e sono convinto anche a Manaus, legato a Belém dal bellissimo rio delle Amazzoni, ho visto l’assenza del sentimento della pietà verso se stessi e gli altri. E mi sono accorto che quando manca questo sentimento manca tutto e tutto diventa possibile, anche porre un revolver alla testa di un prete per una rapina e sparare.
Eppure questi drammi durano lo spazio di uno, massimo due giorni sulla stampa, poi via con altre notizie in un rincorrersi continuo di spot e scoop o presunti tali. Perdiamo tanto tempo in banalità effimere, ma perdiamo di vista che in questa terra ci sono eroi in ogni angolo del mondo, come padre Claudio Pighin, come don Ruggero Ruvoletto ai cui familiari va il cordoglio più affettuoso e vicino.
Il sacerdote veneto non è certamente la prima vittima di tanto orrore. Potrebbe essere l’ultima se solo lo volessimo tutti quanti noi.

Daniele Damele

Saturday, September 19, 2009

REGOLE PER INTERNET, CHI SE NE OCCUPA?


La notizia è forte: in caso di emergenza nazionale il presidente degli Stati Uniti Obama potrebbe avere il potere di controllare internet, sconnettendo i computer privati dalla rete. E’ quanto prevede un progetto di legge, non ancora discusso, al Senato degli Usa che, però, al solito, sta già allarmando le aziende che operano nel web e gruppi che si ergono a difesa dei diritti civili.
Nelle 55 pagine del testo redatto dal senatore americano Jay Rockefeller, democratico della West Virginia, anticipato on line sul sito Cnet, si legge che l’inquilino della Casa Bianca, dopo aver dichiarato lo stato d’emergenza nazionale sul fronte della cybersicurezza, è autorizzato a prendere il controllo temporaneo dei computer non governativi.
La legge prevede anche l’introduzione di una certificazione di professionisti sulla cybersicurezza. La proposta punta a risolvere un problema che da tempo preoccupa gli Stati Uniti, ovvero quale debba essere la strategia del governo di fronte a un attacco informatico.
Già nel maggio scorso, lo stesso Obama aveva riconosciuto che gli Stati Uniti non sono preparati come dovrebbero ad affrontare minacce che possono venire dalla rete, cosi pericolose per la sicurezza nazionale.
Non so se quanto previsto in America sia corretto o no, occorrerebbe approfondire il tutto (cosa che non si fa più su nulla limitandosi a spot, titoli e dichiarazioni veloci a effetto su ogni cosa, evitando analisi e studi per ricercare soluzioni il più condivise possibili e opportune). Certo è che quanto stanno proponendo negli States conferma che su internet occorrono regole.
Non è possibile che uno strumento così importante, democratico, libero, culturale possa divenire teatro di tante negatività, possa minare la sicurezza di Paesi e persone, possa delegittimare chi ha il diritto di non essere delegittimato o, peggio ancora, annientarlo. On line troviamo pedo-pornografia, violenza, riti satanici, istigazioni all’omicidio e al suicidio, proposte di sostante stupefacenti e dopanti, vendita di medicine considerate miracolanti e che invece, al meglio, sono caratterizzate da acqua e zucchero.
Occorre dire stop a tutto questo senza per questo gridare a una censura che non esiste. Oggi l’estrema libertà della rete porta alla totale anarchia e all’impunità di chi mette on line quanto citato e ancora calunnie, diffamazioni e denigrazioni di vario tipo.
Per internet occorrono regole. Chi se ne occupa?

Daniele Damele

Sunday, September 13, 2009

MISSIONE FRIULI AMAZZONIA: aiutare il Brasile


“E’ importante portare cibo e cultura, magari anche attraverso internet, alle popolazioni più povere del Brasile facendo loro riconquistare il sentimento della pietà verso se stessi e gli altri e i valori dell’amore e del rispetto reciproco”: è quanto sostenuto da Daniele Damele intervenendo all’ultima conviviale del Lions club Trieste Europa che ha segnato l’avvio delle attività del nuovo presidente Fulvio Sbroiavacca.
Damele ha consegnato ai presenti alcuni fogli riferiti all’associazione Missione Friuli Amazzonia e al suo sito personale raccontando la sua recente esperienza di volontariato, svolta con il figlio Marco a Belém (nel Nord del Brasile) , da padre Claudio Pighin, missionario del Pime originario di Orcenico inferiore di Zoppola di Pordenone.
Ulteriori info sono reperibili sul sito www.missionefriuliamazzonia.pascom.it (dove ci sono le indicazioni anche per effettuare offerte alla Missione medesima).

In foto: Damele e un diacono brasiliano dinanzi a un monastero nella regione del Parà (Brasile)

ALCOL E GIOVANI, anche a Lignano


Lo scorso 23 agosto Vera Slepoj dalle pagine di un noto quotidiano del Nordest in prima pagina ha lanciato un grido d’allarme estremamente allarmante. Nessuno ha replicato, commentato, difeso, criticato, e, ahimè, nemmeno analizzato il problema sollevato correndo ai ripari. Slepoj parlava di spiagge, quelle di Lignano, che si propongono come l’oasi per la famiglia, che poi, come Giano bifronte, all’imbrunire si trasformano e mostrano qualcos’altro che ti colpisce e ti ferisce. È l’altra faccia della vacanza, quella della notte carica di alcol, di musica ad altissimo volume, quella che queste città delle vacanze sfornano per gli adolescenti.
Slepoj è molto attaccata al “suo” Friuli e siccome la conosco da tempo giacché mi onora della sua amicizia so quanto le sia costato scrivere che anche a Lignano quest’estate gli adolescenti arrivavano lentamente, a piccoli gruppi, indistinti per genere, maschi o femmine, piccoli corti pantaloncini di tutti i colori, piccoli abitini, piccoli tubini, borsettine e scarpette per bene, addobbati all’ultima moda, ma soprattutto con le loro bottiglie, birra in lattina, birra in bottiglie di vetro grandi o piccole, gin, vodka, vino. Arrivavano gli scorsi mesi di luglio e agosto così e seduti li trovavi sui bordi della piazza, o dei marciapiedi e a migliaia, indistinti, veramente una massa enorme, quasi infinita, in piedi, rigorosamente carichi di alcol, con il bicchiere ripetutamente in mano: caipirinha (tipica bevanda brasiliana molto alcolica ch’io in agosto in Brasile, con mio figlio di 16 anni, non ho nemmeno sorseggiato) e mojito per il pomeriggio, birra o vodka e affini alla sera, così pieni di alcol, il luogo di ritrovo diventa il luogo dove si beve, si consuma così la schizofrenia della vacanza nel silenzio totale, nella passività totale così fino all’alba, quando barcollanti o finto lucidi rientrano nelle loro case per dormire e rivedere il sole quando è già alto e quando della vacanza non hai che un sospiro alla prossima bottiglia.
Così raccontava Slepoj qualche settimana fa, ma nessuno reagì, né a Lignano, né altrove.
A chi va bene che l’estate dei ragazzi si concretizzi in un luogo del delirio e del divertimento. Qui non si tratta più di semplice trasgressione anche perché le regole non ci sono proprio e diviene realmente mera ipocrisia ogni demagogico discorso sulla prevenzione all’alcolismo per gli adolescenti.
L’alcolismo è una dipendenza sottile che ti devasta il fegato, ti condiziona il carattere, ti euforizza e disinibisce, ma ti fa morire dentro lentamente. Bere è diventata una forma di comunicazione. Nessuno parla di bere consapevole e cosciente, di educazione al bere bene. E’ troppo difficile e non rende. Meglio favorire, apertamente o no, una sorta di connivenza tra chi vende, chi consuma e chi, colpevolmente, si gira dall’altra parte.
Dove sono le istituzioni? E i genitori? Ma lo sanno questi che anche da noi i giovanissimi girano ebbri d’alcol, privi di alternative, ma soprattutto privi della possibilità di avere negli adulti punti di riferimento credibili? E non si lancino censure o divieti illimitati che non servono a nulla se non ad aumentare curiosità e trasgressione non calcolata.
Adesso alcol e droghe tornano nelle città, accanto alle scuole. Saremo capaci di fare qualcosa di più che lanciare proclami, indire convegni, e poi richiuderci nelle nostre case pensando solo a noi stessi quasi che ciò che accade nelle vie della nostra città non ci appartenga (almeno sino a quando non ci disturba…).

Daniele Damele
In foto: Damele e la Slepoj relatori a un convegno

Sunday, September 06, 2009

QUAL'E' IL FUTURO DELLA RELIGIONE?


Nel corso delle prime due settimane di agosto mi sono recato nel Nord del Brasile, a Belém, nello Stato del Parà. Lì ho avuto modo, tra l’altro d’interrogarmi su quale potrà essere il futuro della religione. Ho letto studi recenti che pongo in evidenza come il baricentro attuale e futuro stia nel Sud del mondo
Sulla crescita delle religioni in queste terre, d’altronde, si è sviluppata negli ultimi anni una densa discussione. Nel corso del XX secolo, in Europa il cristianesimo ha conosciuto, purtroppo, un complessivo declino, delineando una tendenza che si è pensato sarebbe presto divenuta mondiale.
Contemporaneamente, invece, proprio nel Novecento l’azione dei missionari europei e nordamericani ha subito una forte accelerazione, con risultati sempre più visibili: già oggi, la maggior parte dei cristiani vive fuori dall’Europa.
Il centro di gravità del mondo cristiano si è cosi spostato verso America latina, Africa e Asia ed è così venuta meno l’identificazione tra Europa e cristianità facendo tramontare la leadership europea in campo religioso.
Vorrei richiamare l’attenzione sul fatto che ogni volta che il cristianesimo si diffonde presso una nuova popolazione, cambiano le sue caratteristiche. E’ accaduto con il passaggio dal mondo ebraico-ellenistico mediterraneo a quello Nord europeo e barbarico e sarebbe, pertanto, di grande interesse capire quali effetti avrà questo nuovo passaggio del cristianesimo.
I cristiani del sud del mondo sono nel complesso più poveri, più giovani e meno alfabetizzati, appaiono in genere piuttosto conservatori sia nelle credenze sia nella dottrina morale ed esprimono tendenze prevalentemente tradizionaliste, ortodosse, soprannaturalistiche. Ma la loro fede è molto dinamica, in rapida trasformazione e imprevedibile nei suoi esiti ultimi. E’, inoltre, denso di implicazioni il fatto che nel Sud del mondo la Bibbia parli dei problemi reali di ogni giorno, come la povertà e il debito, la carestia e la crisi urbana, l’oppressione razziale e sessuale, la brutalità dello Stato e la persecuzione.
Siamo, cioè, dinanzi a nuovi volti del cristianesimo: nel sud del mondo l’impatto del racconto biblico è immediato e forte, la partecipazione e il coinvolgimento alle Messe e agli altri riti son calde ed emozionanti. Forse noi in Europa dovremo cercare di capire lo sviluppo di un nuovo cristianesimo nella nostra terra anche perché potrebbe comportare delle importanti conseguenze anche in Europa.

Daniele Damele

Wednesday, September 02, 2009

MISSIONE FRIULI AMAZZONIA SU TPN


Missione Friuli Amazzonia è un reportage che andrà in onda su Tpn mercoledì 2 settembre alle ore 22.10, giovedì 3 alle ore 9, sabato 5 alle ore 21.40 e, infine, domenica 6 alle ore 22.10. La trasmissione si fonda sull’esperienza di volontariato svolta ad agosto dal giornalista friulano Daniele Damele con suo figlio Marco e si basa su un’intervista al missionario di Orcenico Inferiore di Zoppola di Pordenone padre Claudio Pighin.