Monday, August 10, 2009

MISSIONE FRIULI AMAZZONIA (8)

Domenica Marco ed io siamo rimasti da soli alla Casa della Missione Friuli Amazzonia. Ne avevamo bisogno. Oltre alla piscina e al pranzo preparato da Marco (ottimi gli insegnamenti culinari avuti l’anno scorso a Tolmezzo, peccato solo che certe frequentazioni si siano diradate, quasi perse, e non siamo coltivate) abbiamo così avuto modo di parlare e scambiare idee.
La situazione delle relazioni dopo la separazione tra sua madre e me non è mai stata semplice. D’altronde è facile che in una separazione un figlio tenda a prendere le parti di uno dei genitori senza comprendere che nessun divorzio o annullamento di matrimonio potrà mai cancellare il rapporto genitore-figlio che anzi va continuamente rinsaldato e riempito di positività. Facile a dirsi molto meno a farsi.
Nel tardo pomeriggio padre Claudio Pighin e Francesco Tius sono, quindi, rientrati e siamo andati a Messa alla Casa della Gioventù (Caju) dove il giorno prima ero intervenuto al convegno su giovani e internet. Ancora una volta si è trattato di una Messa partecipata con canti, preghiere e lodi a differenza di quanto accade altrove dove i riti sono più distaccati.
Il caso ha voluto che in Brasile questa domenica si festeggiassero i papà. Forse è proprio vero che niente accade a caso e che non è, pertanto, per caso, che Marco e io siamo qui in Brasile, proprio a Belém, terrà originaria della famiglia della mamma di Marco.
La comunità che ha partecipato alla Messa ha voluto festeggiare ì papà presenti e quelli che non sono più con noi con uno speciale affetto. Ho così pensato a mio papà in cielo e abbracciato Marco, gli ho detto che lo amo e che sarà per sempre. Lui ha accettato il mio affetto e battendomi la mano sulla spalla mi ha fatto capire che anche lui prova amore per me.
Durante la Messa padre Claudio (divenuto un brasiliano vero stante anche il fatto che segue le vicissitudini dei campionati di calcio locali) ha voluto ricordare la battaglia che mia sorella Susanna sta portando avanti contro una malattia. E’ stato, per me, un momento di grande emozione pari a quella dell’abbraccio con Marco. In ambedue i casi gli occhi mi sono diventati lucidi. Marco ha, poi, detto che "è bello lasciare che le proprie emozioni possano uscire da dentro e che in Italia questo non accade, anzi se una persona piange a una Messa tutti la guardano con meraviglia".
Ha ragione, ha tanta ragione. Dovremmo capire tutti che non esiste un Paese più o meno bello, popoli più o meno interessanti, posti dove vivere è meglio, ma che esistono diversità che andrebbero e vanno tutte rispettate. Così come ricordo quanto detto in una delle lezioni date al corso tecnico di comunicazioni sociali di padre Pighin: tutti noi siamo unici e irripetibili e siamo il frutto della nostra reazione personale all’aspetto ereditario e all’ambiente nel quale siamo stati cresciuti e viviamo.
Tornando a casa la sera ho visto, ancora una volta, tanti stabili ben tenuti e imperiosi di sette religiose, del tipo "L’Assemblea del Regno di Dio". Su tutto mi basta ripetere una riflessione di un fedele cattolico brasiliano: "la differenza tra i nostri sacerdoti cattolici e quelli delle vostre sette che ai vostri sacerdoti i fedeli devono dare soldi mentre da noi sono i nostri padri che aiutano i loro fedeli".

Daniele Damele
In foto: padre Claudio da la Comunione a Marco nella cappella di Santa Clara a Guamà

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