Friday, August 14, 2009

MISSIONE FRIULI AMAZZONIA (12)


L’esperienza di volontariato di Marco e mia in Brasile si è conclusa. E’ tempo di fare un bilancio di questi intensi giorni. Innanzi tutto va posta in primo piano l’opera preziosa umanitaria, religiosa e di amore svolta in questi anni da padre Claudio Pighin, un sacerdote che riesce a far apprezzare sempre di più quanto, caritatevolmente, i missionari del Pime svolgono in moltissime località del mondo dove c’è bisogno di amore, cultura, pane e Dio. Padre Claudio riesce a far sentire orgogliosi i friulani e gli italiani. E’ un personaggio, un maestro di vita, una persona talmente autorevole che senti di potergli chiedere di tutto e di apprezzare ogni sua parola. Ha portato fede, amore e carità nelle favelas dell’Amazzonia costruendo chiese e oggi contrasta la povertà con la cultura.
La Missione Friuli Amazzonia, onlus che lui presiede, è un motivo di vanto per i friulani che, mi auguro, possano aiutare questa associazione per poter realizzare la “Casa do menor” in una favela. E a tal proposito non potrò mai scordare gli occhi, i volti, le mani di chi ho visitato in queste realtà: Dona Flor, Sidney, Marcos Luiz. Non potrò cancellare mai gli sguardi di chi ci guardava quando entravamo in queste “invasioni” (così chiamano qui le favelas). Povertà, tristezza, mancanza di igiene, ma anche sorrisi e bambini che si divertono con poco (una palla di pezza, qualche cartone, una biciclettina sgangherata che sta su per miracolo). Sono certo che anche a Marco queste immagini rimarranno nel cuore per sempre.
Poi c’è stato il confronto con i ragazzi, gli studenti, anche loro poveri, ma con la voglia di riscattarsi. Non ho visto un desiderio bruciante, un entusiasmo alle stelle, ma la coscienza di una vita dura, l’assenza di modelli comportamentali di riferimento e la ricerca di qualcosa di migliore. Ho cercato di trasmettere loro le mie conoscenze, di dare loro quello che so, ma soprattutto di infondere in loro fiducia nel futuro, di far capire loro che la nostra vita è nelle nostre mani e dipende solo da noi.
L’ultimo giorno ho avuto colloqui personali con alcuni di questi giovani che seguono il corso tecnico di comunicazione sociale ideato da padre Claudio e al quale contribuisce volontariamente in questi mesi (e non solo) anche Francesco Tius di Zoppola (PN). Mi hanno raccontato le loro vite più nel dettaglio rispetto a quanto non mi fosse stato detto per prepararmi al confronto con loro in precedenza. Si tratta di situazioni di difficoltà: padri che sono fuggiti, madri abbandonate e senza lavoro, genitori disadattati, magari ubriachi e violenti, situazioni di ricerca del danaro per sopravvivere e, quindi, con disponibilità a tanto, tutto. Famiglie al cui interno qualcuno ruba i soldi all’altro. Uno di loro mi ha detto: “spero che Marco comprenda e apprezzi il papà che ha, è un ragazzo davvero fortunato”.
Ho pensato spesso a quante miserie caratterizzano la nostra vita in Europa, in Italia, ahimè nello stesso nostro Friuli, al confronto con queste realtà. Certamente torno in Italia cambiato e mi auguro tanto lo stesso accada con Marco.
Appunto Marco, il mio piccolo grande figlio che a fine settembre compirà 16 anni. Se sono venuto qui solo con lui è anche perché ho voluto investire nel nostra rapporto. Sono del tutto convinto che un figlio non debba, mai, essere coinvolto in una separazione genitoriale. Non si devono provocare situazioni tali per cui un ragazzo si senta tradito e offeso da uno dei due genitori. La responsabilità del fallimento di un’unione è sempre di ambedue, mai di uno solo. E comunque e in ogni caso il divorzio o l’annullamento di un matrimonio è cosa che deve coinvolgere solo i due genitori e mai i figli. Certo non è cosa facile, ma occorre evitare di avere comportamenti e porre in essere condizionamenti che vanno nel verso totalmente opposto.
Da parte mia ho voluto portare Marco nella terra di origine di sua madre, spero lo abbia compreso e apprezzato e abbia sentito dentro sé il desiderio di un papà che vuole donarsi a lui, scusandosi per gli errori fatti, ma garantendogli per sempre il cuore sempre aperto di papà.
Marco cresce in fretta e tra qualche anno spiccherà il volo. Io vorrei essere lì sotto ad applaudire e incoraggiare il suo volo verso la sua vita augurandogli tanto amore, fede e speranza nel domani. In Friuli dicono “sperin ben”, appunto speriamo in bene.

Daniele Damele
In foto: dinanzi a una chiesa a Guamà

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