Friday, July 10, 2009

VIDEOGIOCHI: IMPARARE A USARLI CORRETTAMENTE


Il videogioco è ormai nelle mani di tanti bambini e adolescenti (e non solo). Tanti di questi giochi sono, peraltro, scaricabili, anche gratuitamente, dal web. Interrogarsi su quali siano le implicanze del videogioco nello sviluppo psicofisico dei bambini credo sia non solo opportuno, ma necessario.
I ragazzini non hanno più a disposizione i giochi di una volta o meglio non li utilizzano come facevamo noi. Hanno l’ultima generazione dei videogiochi o, in alternativa, si dilettano con i cellulari mandando migliaia di sms (tanto in estate non costano, ma ci si abitua sempre più all’uso…) o smanettando sui giochi scaricati sul telefonino. La play station è diventata uno strumento che si concede e si nega a seconda di come il ragazzo va a scuola o si comporta. Potrei continuare all’infinito.
Io sono convinto che certi videogiochi facciano più male che bene e non siano affatto un passatempo innocuo. Videogiochi violenti o proponenti modelli comportamentali negativi, fuorvianti e diseducativi fanno male, molto male.
A suo tempo, assieme ad altri, proposi un bollino e chiesi che il Comitato Tv e minori istituito al Ministero dello Sviluppo economico – Dipartimento Comunicazioni si occupasse oltre che di tv anche di videogiochi, internet e cellulari. Tutto caduto nel vuoto. Il Comitato ha solo cambiato nome in "Media e minori", ma non ha prodotto nulla e certamente non per responsabilità di chi ne fa parte. Il Comitato non ha mezzi e possibilità per fare alcun ché ed è limitato all’opzione tv. Il bollino verde per i videogiochi positivi non c’è.
Certo l’indice va puntato sui genitori, magari anche sulla scuola, ma cosa possono fare certi genitori (tanti) impreparati in materia e magari preoccupati ossessivamente di giungere alla fine del mese? Vabbé, si dirà, se una famiglia non ha i soldi per mangiare dal 20 del mese in poi non comprerà certo videogiochi ai propri figli. Giusto, ma esistono gli amici, i regali di parenti e conoscenti. Suvvia non nascondiamoci dietro a un dito.
Occorre capire come usare i videogiochi e magari suggerire ai ragazzi di correre in un prato piuttosto che stare davanti agli schermi. Il videogioco isola la persona, non favorisce il contatto né certe emozioni, tantomeno i sentimenti. Insomma cerchiamo (noi adulti) di capire che coi figli occorre dialogare anche sui videogiochi dicendo anche qualche sano no alle petulanti richieste dei ragazzi.

Daniele Damele

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