Tuesday, July 07, 2009

PEDOFILIA: ma ci pensiamo veramente?


Ho incontrato qualcuno che è giunto a dire che al fine di garantire l’attuale totale libertà di tutto in internet occorre sopportare anche la pedofilia on line, tanto ci sono leggi ad hoc che puniscono chi commette questo e altri reati. Assurdo veramente. Ma ci rendiamo conto di cosa significhi essere vittima di pedofilia? Ci pensiamo veramente? Ebbene i tecnici informatici del Servizio della Polizia postale e delle comunicazioni sostengono che la maggior parte delle immagini che circolano in rete di natura pedofila non sono affatto fotomontaggi, ma realtà. Per capirsi bene: si filmano atti di pedofilia per poi metterli in internet. E qualcuno sostiene che dovremmo accettare tutto questo supinamente in nome della libertà di espressione?
Ma mi si faccia il favore! E non si venga nemmeno a dire che con la scusa (!) della pedofilia si vorrebbe mettere un bavaglio all’ultima e unica possibilità di libertà d’espressione. Soluzioni adeguate per filtrare certe e non altre immagini ci sono eccome, basta volerlo. Già ma chi non lo vuole?
Recentemente sono risultate addirittura 34 le perquisizioni eseguite in Italia, Friuli Venezia Giulia compreso, per risalire ai computer in cui venivano custoditi centinaia di gigabyte di materiale pedopornografico ed alle persone che gestivano ed usufruivano di quella che era una vera e propria rete di pedofili. La grossa operazione ha preso le mosse dalle indagini che stava svolgendo la Polizia postale di Reggio Calabria, per contrastare appunto il fenomeno della pedofilia sul web. Pezzo dopo pezzo, il puzzle è stato ricomposto e sono scattati i primi due arresti, uno in Emilia Romagna e l’altro in Basilicata. In seguito alla perquisizione domiciliare, le due persone sono finite in manette perché colte in flagranza: nei loro computer sono stati trovati centinaia dei files che la Polizia stava cercando. I due italiani arrestati gestivano altrettanti siti, che sono finiti sotto sequestro, i quali erano registrati a nome di società inesistenti e si appoggiavano su server tedeschi.
Fondamentale ai fini dell’operazione è stata infatti la collaborazione con gli organi investigativi tedeschi austriaci ed americani fra cui il Safe, una task force di investigatori e procuratori statunitensi, di cui fa parte anche l’Fbi per tracciare la mappa globale di questo fenomeno che, su internet, non ha confini territoriali. Grazie a questa collaborazione è stato possibile risalire ad otto degli attuali indagati italiani; le altre 25 persone sono invece state individuate tramite l’attività di monitoraggio di programmi chat e di file sharing, svolta dalla Polizia postale calabrese. In particolare uno degli agenti, che si fingeva un utente di 13 anni, è riuscito ad entrare in contatto con uno degli indagati: quest’ultimo, utilizzando il nickname sweetgirl, si spacciava per una donna, adescava i minorenni in chat e li induceva a commettere atti sessuali via webcam (libertà di espressione salva…).
In tutto, sono stati sequestrati 50 computer, 38 hard disk, 47 pendrive e 1580 fra cd e dvd, contenenti il materiale illegale.

Daniele Damele

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