Sunday, July 12, 2009

MINORI: ATTENZIONE ALLE PUBBLICITA'


Parto dalla serie di spot della Red Bull, che certamente non peccano di fantasia, ma viene proposta anche in fascia protetta (16 – 19), per denunciare che troppe pubblicità veicolano messaggi provocatori e non adatti ai bambini senza scordare che certi prodotti, come la bibita Red Bull, sono bevande ad alto contenuto di caffeina, di sicuro da sconsigliare (e non favorire) vivamente ai minori più piccoli.
Insomma è chiaro che la pubblicità serve a far conoscere, promuovere e vendere i prodotti. Non fosse così non la farebbe nessuno. Ma le pubblicità da tempo sono divenute più accattivanti, si propongono serie a puntate (vedi Tim tribù), anche simpatiche, si cerca l’affezione del pubblico, di chi guarda gli spot, per cercare di entrare sempre più dentro le famiglie, le persone, i clienti.
Anche le pubblicità veicolate propongono modelli comportamentali e affascinano salvo far credere che per essere felice devi possedere quell’oggetto o consumare quel prodotto. Il fatto è che troppo spesso ci si scorda che tra il pubblico che segue i messaggi pubblicitari, i famosi “consigli per gli acquisti” ci sono anche bambini e ragazzi.
Tra questi c’è anche chi ha difficoltà a mediare, a comprendere cos’è reale e cosa virtuale a capire che non sei più “figo” se bevi Red Bull e non fai parte del “branco” solo se aderisci a Tim tribù. Potrei continuare a lungo, ma mi fermo qui.
Cosa fare allora? Lancio tre proposte: in famiglia si torni al dialogo tra genitori e figli. Gli adulti sappiano che non è con i regali che si dimostra l’affetto ai propri figli che hanno bisogno di colloquiare con noi, di capire quali sono i loro diritti e i loro doveri, di conoscere le regole, anche quelle che normano il mercato pubblicitario ad esempio, cos’è vero e cosa finto.
Secondo: la scuola deve fare la sua parte. Occorre prevedere aggiornamenti adeguati per gli insegnanti e l’inserimento dell’educazione ai media sin dalle scuole elementari. Non mi riferisco all’alfabetizzazione multimediale, ma agli aspetti psicologici dei contenuti proposti.
Terzo appello: le istituzioni svolgano un ruolo forte su chi propone pubblicità e tutti i contenuti che passano in tv, internet, telefonini, videogiochi e tutti gli altri media. Non si tratta di controllare, né tanto meno di censurare, ma di tutelare i bambini. Troppo spesso ci si nasconde dietro al falso altare dell’audience puntando solo al profitto. Tutto questo non può andare a discapito dei bambini. Fasce protette, filtri, parental control, blocchi di vario tipo possono aiutare e devono essere utilizzati, ma ciò a cui si deve puntare è a una nuova cultura dell’infanzia e dell’adolescenza. Lo impone il nostro futuro.

Daniele Damele

1 comment:

luigiciamb said...

Gentile Daniele Damele,

sono un redattore del quotidiano nazionale www.reportonline.it, una testata regolarmente registrata che conta 200mila utenti mensili. Ci complimentiamo sinceramente per il suo blog e saremmo davvero onorati di poter ospitare qualche suo articolo. Nella speranza di poterla contattare porgo i miei più cordiali saluti.

luigi_ciamb@tele2.it