Tuesday, June 16, 2009

SMS PER ESTORCERE DANARO? OCCORRE UN NUOVO PATTO EDUCATIVO


La notizia è durata lo spazio di un sol giorno: titolo in prima pagina (o di testa in tv), ampio spazio di cronaca, ma analisi zero. Perché? C’è qualcosa nel nostro settore della comunicazione, in seno al quale vi è anche la nobile informazione, che non va. La stessa celerità impressa dai new media è stata fatta propria dagli organi di comunicazione tradizionali.
Innanzi tutto a cosa mi riferisco? All’estorsione tra giovanissimi a colpi di sms. Una studentessa udinese di 16 anni (qualcuno ha scritto soli e vorrei tanto chiedergli cosa intende per soli quando in prima elementare giungono già col cellulare nello zaino) avrebbe ricattato una compagna di scuola di 14 anni minacciandola di rivelare ai suoi genitori che la ragazzina aveva avuto una relazione. Ben 1.500 euro i soldi che la ragazzina di 14 anni era riuscita a racimolare e consegnare a chi la ricattava, ricattatrice che non era sola in quanto si faceva aiutare in questo reato da un giovane di 19 anni.
Tre interrogativi? Se non esistessero i telefonini i due ragazzi avrebbero comunque ricattato la ragazzina, ovviamente non attraverso sms da brivido, ma con l’ausilio di altri mezzi? Con tutta probabilità sì. E’ evidente che non è stato il telefonino a ricattare, ma l’uso che se ne è fatto che, semmai, ha agevolato e impresso dinamiche esasperate tanto da costringere la ragazzina a procurarsi tanti soldi. Da qui la necessità di un’analisi, che trova difficoltà ad essere attuata nei media, in famiglia e nelle scuole, su un uso consapevole e corretto dei nuovi strumenti di comunicazione. Lo ripeto da anni, ma sono una voce nel deserto solo talvolta accompagnata da qualche altra nobile e certamente più degna voce. Troppo poco comunque.
Secondo interrogativo: è possibile che giovani di 19 e 16 anni non si rendano conto che minacciare è un reato? Che estorcere danaro è un reato? E ancora che il danaro non è tutto e che va guadagnato? Che materialismo e consumismo, che apparire ad ogni costo e l’edonismo non portano da nessuna parte? Certamente è possibile perché è avvenuto. Ma la responsabilità non è solo dei ragazzi, ma anche di noi adulti? Che mondo stiamo consegnando ai ragazzi? Dov’è finita l’etica della responsabilità?
Ed ecco il terzo e ultimo interrogativo: quale ruolo possono e, secondo me, devono giocare scuola e famiglia, ma anche tutti i mezzi di comunicazione per proporre nuovi modelli comportamentali positivi all’insegna dei valori condivisi nella nostra società? Sento la necessità di un nuovo patto educativo per il futuro, pena l’uccisione della speranza e della fiducia nel domani.
Forse dobbiamo rimboccarci le maniche.

Daniele Damele

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