Saturday, May 16, 2009

RIDUCIAMO LA MORTALITA' INFANTILE


Ogni giorno nel mondo sono 26 mila i bambini che muoiono, per i motivi più svariati. La maggior parte dei bambini che muoiono quotidianamente vive nell’Africa sub sahariana e nel sud dell’Asia; rispetto a trenta anni fa, però, in altre parole riguardo agli anni ’60 dello scorso secolo, la mortalità infantile è molto più bassa: all’epoca si parlava di 20 milioni di bambini che ogni anno inesorabilmente morivano. Il dato è diminuito, ma resta elevatissimo.
Dei 191 Paesi che sono stati monitorati dall’Unicef, ben 129 stanno per raggiungere il IV obiettivo del millennio: procedendo in questa direzione sarà possibile nel 2015, in questi Stati, ridurre di due terzi la mortalità infantile. I Paesi che si stanno distinguendo per l’impegno nel perseguire lo scopo sono le Maldive, Capo Verde, Mozambico, Haiti, Etiopia, la Cina e l’India.
Rimane però il problema dell’Africa che, nonostante l’impegno e gli aiuti, non riuscirà a farcela, giacché nella maggioranza degli stati sub sahariani l’incidenza di mortalità dei bambini è troppo alta. In questi Paesi i bambini muoiono per i motivi più vari: secondo i dati dell’UNICEF sono nella maggioranza le malattie dei neonati a colpirli quali polmoniti, malaria e AIDS. Se a questo si aggiungono le cattive condizioni di vita, che non permettono di guarire, la fame e la guerra, il quadro diventa completo.
Ecco alcuni dati sulla mortalità infantile, divisi per continente, in milione di decessi infantili (0-5 anni) annui: Asia meridionale: 3,5 mil. decessi/anno. Africa centrale e occidentale: 2,9. Africa orientale e meridionale: 1,8. Asia orientale e Pacifico: 0,9. America Latina e Caraibi: 0,4. Medio Oriente e Nord Africa: 0,4. Europa orientale e Paesi dell'ex URSS: 0,15. Paesi industrializzati (OCSE): 0,1
Nel 40% più ricco della popolazione nei Paesi considerati, il numero di decessi infantili è mediamente di 67 ogni 1.000 nati vivi, mentre nel 60% più povero è di 107 ogni 1.000. In ambiente urbano, la probabilità è calcolata su 69 decessi ogni 1.000 nati, mentre in ambiente rurale è di 105 su mille. Tra le femmine la probabilità è di 93 su mille, mentre tra i maschi è di 96 su mille.
Il rischio di mortalità infantile su base geografica, calcolato come numero di decessi tra zero e 5 anni ogni 1.000 nati vivi, in varie regioni del mondo, è, invece, il seguente: Paesi industrializzati 6 decessi ogni 1.000 nati vivi. America Latina e Caraibi: 27 su mille. Europa orientale e Paesi dell'ex URSS: 27 su mille. Asia orientale e Pacifico: 29 su mille. Medio Oriente e Africa settentrionale: 46 su mille. Asia meridionale: 83 su mille. Africa meridionale e orientale: 131 su mille. Africa Sub sahariana: 160 su mille. Africa centrale e occidentale: 186 su mille. La media mondiale è di 72 decessi infantili ogni 1.000 nati vivi.
La domanda è: cosa possiamo fare per ridurre questi dati e contribuire ad agevolare il raggiungimento nel 2015 del IV obiettivo del millennio? Credo che conoscere la situazione è il primo fatto importante. Da questo si comprende che il problema fondamentale è quello dell’Africa. Allora favoriamo iniziative a favore di questo Continente, pensiamo che i nostri bambini in Occidente hanno tutto mentre la muoiono e magari agevoliamo, nelle forme più disparate, le azioni di volontariato in tal senso.
Anche il Parlamento italiano e quello europeo (che a giorni andremo a rinnovare) dovrebbero fare la loro parte, forse in misura maggiore rispetto al passato, forse non solo in termini economici, ma anche di cultura della vita. L’Onu ha messo quello della riduzione della mortalità infantile tra i suoi obiettivi essenziale.
Senza i bambini (di tutto il mondo) non c’è futuro.

Daniele Damele
http://www.danieledamele.it/

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