Sunday, May 31, 2009

PIU' RESPONSABILITA' PER PREVENIRE I SUICIDI


Uno dei temi più inquietanti da affrontare nel panorama giovanile è quello del suicidio. Va subito detto che l’adolescenza è un momento di grande turbolenza, è uno dei momenti considerati più a rischio dell’esistenza umana. L’idea di sparire per attirare l’attenzione l’abbiamo avuta tutti, inutile negarlo. Trattasi di una fantasia molto frequente. Talvolta, purtroppo, dalla fantasia si passa alla realtà. Per fortuna questo passaggio è limitatissimo. Ma c’è un rischio, quello dell’emulazione che questi gesti possono avere. Per questo bisognerebbe parlarne il meno possibile.
Sono notizie che vanno date con un’estrema cautela. Non voglio dire che non devono essere date, ma pubblicate con cautela sì. Quando espressi tale concetto nel 2001, quand’ero presidente del Corecom del Friuli Venezia Giulia, fui cancellato da un quotidiano locale per anni. Mi permisi di criticare.
Sono rimasto della stessa idea e considero del tutto inutile e grave scrivere o riferire che un giovane si è ucciso perché la ragazza l’ha mollato oppure a causa di un brutto voto a scuola.
Sono delle semplificazioni sciocche e pericolose. Si pensi al solo dato di quanti altri sono mollati dal partner o vanno male a scuola e non per questo si tolgono la vita.
Gli adolescenti del 2009 dipendono dai genitori, ma hanno molta più libertà degli adolescenti del secolo scorso. In passato c’erano più regole e la necessità di rispettarle. E poi l'indipendenza si conquistava mentre oggi pare sia concessa, ma senza la necessaria responsabilità, senza limiti, senza regole. E in questo "baillame" oltre alle famiglie c’entra anche la scuola.
D’altra parte i genitori che oggi hanno dai 30 ai 50 anni hanno limiti? Come si comportano nella vita? Che modelli siamo per i nostri figli? E che modelli propongono i media?
L’adolescenza è un misto di turbolenze ed ebollizioni, i ragazzi son dei vulcani. Per questo bisogna fissare dei confini. Certamente la crisi sociale, etica ed economica che ci caratterizza non agevola, c’è preoccupazione per il futuro. Gli adulti sono, quindi, chiamati a fare la loro parte per trasmettere, in famiglia, a scuola e nei media, sicurezza e fiducia nel futuro basando un tanto sulla concretezza del lavoro e sui valori più genuini e veri.



Daniele Damele

FERMARE LA VIOLENZA SUI MINORI (e altre note di facebook)


IN RETE REGNANO CALUNNIE, FALSITA' E DENIGRAZIONI: OCCORRONO REGOLE


Quella tra il diritto alla privacy e a non subire gratuite calunnie e denigrazioni, ossia diffamazioni basate su falsità, e internet è sempre più la storia di un rapporto complicato per non dire assurdo. L’Autorità Garante per la privacy ha recentemente messo a punto un vademecum mentre l’Autority per la comunicazioni e lo stesso Parlamento sono latitanti quando invece servirebbero precise regole.
La rete non può essere scambiata per uno spazio privato dove tutto è possibile.
Lo stesso facebook non mette in contatto l’utente solo con i soli amici in una sorta di compagnia del muretto virtuale, in quanto i nostri messaggi e le nostre note, i gruppi che creiamo possono essere conosciuti da un numero indeterminato di persone, che a loro volta possono utilizzare questi dati e diffonderli nelle proprie comunità e on line.
I dati inseriti su Facebook non sono cancellabili, possono essere catturati dai motori di ricerca e di conseguenza viaggiare. Le comunità virtuali non danno garanzie di essere immuni ai motori di ricerca.
E’ bene, poi, che i giovani sappiano che le società di selezione del personale fanno riferimento sempre più spesso alle notizie sui candidati recuperabili da internet per cui una calunnia fatta circolare a danno di qualcuno, magari anche ignaro a un tanto, può diventare un ingiusto elemento di giudizio negativo.
In rete impazzano i falsi profili di personaggi famosi. Montanelli, Verdone, Del Piero, Venditti, tanto per citarne alcuni, hanno falsi profili.
Una ragazzina americana di 10 anni ha trovato su Youtube un video fatto per lei dalle sue compagne di classe su come farla morire. Il video s’intitolava addirittura "sei modi per uccidere Piper", ed è un montaggio di disegni dei suoi compagni che la ritraggono mentre muore in diverse forme: impiccata, avvelenata, fucilata, annegata. Tollerabile?
Quanto conosciamo i rischi della rete? Quanta cattiveria naviga on line basata su falsità o su volontà di esprimere quanto di più negativo si ha dentro?
E’ necessario un intervento prima di fare troppe vittime innocenti.
Daniele Damele
http://www.danieledamele.it/

Friday, May 29, 2009

LA CASSAZIONE SUI BLOG: basta diffamazione, calunnia e denigrazione gratuita


La Corte di Cassazione ha emesso una sentenza che non mancherà di far discutere e che farà gridare alla limitazione della libertà di espressione: i blog non potranno essere più equiparati a un giornale e per questo motivo non potranno più essere tutelati dalle stesse regole che sono a garanzia della libertà di stampa. Ad affermarlo è, infatti, una sentenza della Cassazione (la numero 10535) con la quale la Corte Suprema ha confermato la legittimità del sequestro di alcune pagine web del sito di una associazione nelle quali erano contenuti messaggi ritenuti diffamatori nei confronti di un'altra associazione.
In particolare la vicenda si riferisce ad alcune pagine del sito dell'Associazione per i Diritti degli utenti e consumatori nelle quali erano state pubblicate frasi ingiuriose nei confronti dei sacerdoti e in particolare frasi prese da un forum dove si parlava dello scandalo dei preti pedofili. Dopo una denuncia della Associazione Meter dell’amico don Fortunato Di Noto la magistratura di Catania ha disposto il sequestro di quelle pagine.
A quel punto si mossero gli avvocati dell'associazione i quali nel ricorso sostennero che "ai nuovi mezzi di comunicazione (blog, chat, social network) dovevano essere riconosciute le stesse garanzie riservate alle testate giornalistiche".
La Suprema Corte, però, ha replicato che tali siti "non possono essere qualificati come un prodotto editoriale, o come un giornale online, o come una testata giornalistica informatica". La Cassazione spiega che i nuovi mezzi di comunicazione, come quelli citati sopra, "sono una semplice area di discussione dove qualsiasi utente è libero di esprimere il proprio pensiero ma non per questo resta soggetto alle regole e agli obblighi cui è soggetta la stampa" e non possono quindi "giovarsi delle garanzie in tema di sequestro che la Costituzione riserva solo alla stampa". Per questo motivo ha giudicato regolare il sequestro effettuato dalla Polizia postale delle pagine in questione.
In definitiva la Cassazione pone dei paletti intorno ad alcuni reati, come appunto la diffamazione e la calunnia, purtroppo sempre più frequenti in rete e troppo spesso mascherati dalla "libertà di stampa e di parola". Non solo, questa sentenza apre le porte alla responsabilità civile e penale degli amministratori delle piattaforme blog nei casi in cui non venga accertata l'identità di colui o coloro che gestiscono il blog, o una qualsiasi delle nuove forme di comunicazione.
Spesso le piattaforme internet offrono spazi web gratuiti senza però accertarsi mai della effettiva identità di chi gestisce questi spazi dando quindi a queste persone la possibilità, spesso nell'anonimato, di diffamare chiunque.
La rete non dev’essere una giungla dove chiunque può fare qualsiasi cosa. I reati devono essere perseguiti esattamente come avviene nella vita quotidiana e per fare questo occorre imporre ai gestori di quelle piattaforme che rappresentano "i nuovi mezzi di comunicazione" di accertarsi chi sia l'utente che fa uso di dette piattaforme o, in alternativa, di essere loro stessi responsabili di quanto viene pubblicato sulla loro piattaforma. Ogni frase, ogni commento, ogni espressione dev’essere riconducibile a una persona, non può essere anonima. Ciò non è un limite alla libertà di parola o di critica, ma riuscire a rendere responsabile chi scrive su questi "mezzi" delle cose di cui scrive. Tali libertà non possono divenire impunemente possibilità di diffamazione senza colpa.

Daniele Damele

Friday, May 22, 2009

PONTEBBA: Damele replica a Legambiente


PONTEBBA. «Spiace rilevare che Legambiente, e purtroppo non è la prima volta, disinforma». Comincia così la replica del commissario straordinario del Comune di Pontebba, Daniele Damele, alle preoccupazioni espresse ieri dall’associazione ambientalista. Damele precisa che «l’adozione della delibera numero 100, avvenuta il 13 maggio 2009 su proposta del competente Ufficio tecnico, della segretaria e del direttore comunale dell’Ente, accanto ad altre quattro deliberazioni analoghe, aventi tutte la conclusione degli iter di Vas con la mera approvazione delle relazioni finali di verifica di assoggettabilità oppure l’adozione dell’iter, non si riferisce all’impianto a biomasse e nulla, proprio nulla modifica in proposito in alcun senso. Si tratta infatti – continua Damele - di un atto dovuto, al pari delle altre citate deliberazioni, che solo conclude un iter avviato mesi fa. Non adottare queste deliberazioni sarebbe un’omissione ingiustificata». Damele rende noto in particolare che «con la citata delibera è stata approvata, in assenza di osservazioni, rilievi o opposizioni pervenute nei termini, la relazione di verifica di assoggettabilità alla Vas, ai sensi della legge regionale 06/05/2005 numero 11, concludendo in tal modo un procedimento già avviato con la delibera di Giunta comunale numero 179 del 20 novembre 2008». Damele conferma che «le decisioni sull’impianto, e sono ben altre, saranno adottate dalla futura amministrazione giacché il ruolo che intendo mantenere in questo breve periodo di gestione tecnica amministrativa è al di sopra delle parti e all’insegna della continuità amministrativa», e rinvia per eventuali ulteriori dettagli tecnici all’Ufficio comunale competente. (a.c.)


Dal Messaggero Veneto del 22.5.09 - di Alessandro Cesare

Saturday, May 16, 2009

RIDUCIAMO LA MORTALITA' INFANTILE


Ogni giorno nel mondo sono 26 mila i bambini che muoiono, per i motivi più svariati. La maggior parte dei bambini che muoiono quotidianamente vive nell’Africa sub sahariana e nel sud dell’Asia; rispetto a trenta anni fa, però, in altre parole riguardo agli anni ’60 dello scorso secolo, la mortalità infantile è molto più bassa: all’epoca si parlava di 20 milioni di bambini che ogni anno inesorabilmente morivano. Il dato è diminuito, ma resta elevatissimo.
Dei 191 Paesi che sono stati monitorati dall’Unicef, ben 129 stanno per raggiungere il IV obiettivo del millennio: procedendo in questa direzione sarà possibile nel 2015, in questi Stati, ridurre di due terzi la mortalità infantile. I Paesi che si stanno distinguendo per l’impegno nel perseguire lo scopo sono le Maldive, Capo Verde, Mozambico, Haiti, Etiopia, la Cina e l’India.
Rimane però il problema dell’Africa che, nonostante l’impegno e gli aiuti, non riuscirà a farcela, giacché nella maggioranza degli stati sub sahariani l’incidenza di mortalità dei bambini è troppo alta. In questi Paesi i bambini muoiono per i motivi più vari: secondo i dati dell’UNICEF sono nella maggioranza le malattie dei neonati a colpirli quali polmoniti, malaria e AIDS. Se a questo si aggiungono le cattive condizioni di vita, che non permettono di guarire, la fame e la guerra, il quadro diventa completo.
Ecco alcuni dati sulla mortalità infantile, divisi per continente, in milione di decessi infantili (0-5 anni) annui: Asia meridionale: 3,5 mil. decessi/anno. Africa centrale e occidentale: 2,9. Africa orientale e meridionale: 1,8. Asia orientale e Pacifico: 0,9. America Latina e Caraibi: 0,4. Medio Oriente e Nord Africa: 0,4. Europa orientale e Paesi dell'ex URSS: 0,15. Paesi industrializzati (OCSE): 0,1
Nel 40% più ricco della popolazione nei Paesi considerati, il numero di decessi infantili è mediamente di 67 ogni 1.000 nati vivi, mentre nel 60% più povero è di 107 ogni 1.000. In ambiente urbano, la probabilità è calcolata su 69 decessi ogni 1.000 nati, mentre in ambiente rurale è di 105 su mille. Tra le femmine la probabilità è di 93 su mille, mentre tra i maschi è di 96 su mille.
Il rischio di mortalità infantile su base geografica, calcolato come numero di decessi tra zero e 5 anni ogni 1.000 nati vivi, in varie regioni del mondo, è, invece, il seguente: Paesi industrializzati 6 decessi ogni 1.000 nati vivi. America Latina e Caraibi: 27 su mille. Europa orientale e Paesi dell'ex URSS: 27 su mille. Asia orientale e Pacifico: 29 su mille. Medio Oriente e Africa settentrionale: 46 su mille. Asia meridionale: 83 su mille. Africa meridionale e orientale: 131 su mille. Africa Sub sahariana: 160 su mille. Africa centrale e occidentale: 186 su mille. La media mondiale è di 72 decessi infantili ogni 1.000 nati vivi.
La domanda è: cosa possiamo fare per ridurre questi dati e contribuire ad agevolare il raggiungimento nel 2015 del IV obiettivo del millennio? Credo che conoscere la situazione è il primo fatto importante. Da questo si comprende che il problema fondamentale è quello dell’Africa. Allora favoriamo iniziative a favore di questo Continente, pensiamo che i nostri bambini in Occidente hanno tutto mentre la muoiono e magari agevoliamo, nelle forme più disparate, le azioni di volontariato in tal senso.
Anche il Parlamento italiano e quello europeo (che a giorni andremo a rinnovare) dovrebbero fare la loro parte, forse in misura maggiore rispetto al passato, forse non solo in termini economici, ma anche di cultura della vita. L’Onu ha messo quello della riduzione della mortalità infantile tra i suoi obiettivi essenziale.
Senza i bambini (di tutto il mondo) non c’è futuro.

Daniele Damele
http://www.danieledamele.it/

FOTO DI INTUBATI IN RETE: possibile per l'assenza di regole!


Sunday, May 10, 2009

INFLUENZA A: reale emergenza?


Quando mi hanno proposto di donare i proventi del mio ultimo libro alla Fondazione Tommasino Baciotti per le malattie rare dei bambini non ho avuto dubbi nel rispondere sì. Ho il sospetto che le case farmaceutiche non abbiano uno spiccato interesse a favorire la ricerca per le malattie rare in quanto essendo rare non permetterebbero un’ampia diffusione dei farmaci eventualmente idonei a combattere dette malattie. Profitto pari a zero o sotto zero.
In queste settimane si è parlato di pandemia con riguardo all’influenza A e poco dopo dei farmaci idonei a contrastarlo. Ho un dubbio: è tutto regolare? Siamo realmente dinanzi a un’emergenza sanitaria? Noi dobbiamo avere fiducia nell’OMS, ma questa istituzione dev’essere trasparente, corretta, precisa in tutto, anche nell’informazione al fine di evitare di creare allarmismi mediatici fuori luogo. E le case farmaceutiche hanno o no svolto un ruolo in questo caso?

Daniele Damele

Saturday, May 09, 2009

CIANFLONE SUBENTRA A DAMELE NELLA GUIDA DELL'AIDO DI UDINE-CIVIDALE


Gabriele Cianflone è subentrato a Daniele Damele quale referente per Udine-Cividale per l’associazione italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule (Aido). Il passaggio del testimone è avvenuto nel corso dell’assemblea provinciale dell’Aido di Udine alla presenza della presidente regionale, Daniela Mucignat, e di quella provinciale, Cristina Ferrara.
A chiedere di essere sostituito nella guida dei donatori di organi di Udine e Cividale è stato lo stesso Damele che rimane consigliere nazionale e provinciale del sodalizio che martedì 12 maggio terrà la sua assemblea regionale proprio nella nuova sede di Udine ascoltando le relazioni di Damele e della Mucignat.
I volontari Aido di Udine e Cividale e chi volesse iscriversi all’associazione nazionale può inviare una mail a gabriele.cianflone@tin.it . Cianflone prima di giungere a Cividale è stato vice-presidente dell’Ato di Milano.

MONTANELLI, il ricordo del 12 maggio, centenario della nascita


Il 12 maggio ricorre il centenario della nascita di Indro Montanelli. Molti si sono esercitati nel ricordo di questo grande giornalista. Alcune riflessioni non gli hanno, però, reso merito e onore, anzi. Eppure bastava ricordare alcune frasi “storiche” del direttore. Bastava scrivere quanto egli disse: “i giornalisti sono al servizio dei giornali e i giornali del lettori. Chi pensa il contrario farebbe bene a cambiare mestiere”.
Poi disse che “lo scoop è la scorciatoia dei somari”, ma anche che “cercare il consente di arrivare prima, ma male e si perde la fiducia del lettore”. Per Montanelli “ il giornalismo è un mestiere che richiede umiltà, il protagonismo contrasta con questa legge”.
Nella sua mitica “Olivetti lettera 22” Montanelli scrisse anche che “merito del giornalismo italiano è avere strappato la cultura ai fortilizi mafiosi dell’accademia”.
Frasi dette dal mito che non moriranno mai, come mai potrà morire quanto fatto da questo nostro grande italiano.

Daniele Damele