Saturday, March 28, 2009

NO AI VIDEOGIOCHI VIOLENTI


Quella dei videogiochi è la più importante industria europea dei contenuti e cresce a ritmi più rapidi di quella statunitense, con un fatturato, nel 2008, pari a 7,3 miliardi di euro, ben al di sopra di quello delle sale cinematografiche. E’ quanto emerge dal rapporto della Commissione UE "Mercato interno e protezione dei consumatori" sulla situazione di questa filiera di mercato nei 27 Stati membri.
Al Parlamento europeo, intanto, è stata opportunamente approvata una relazione che promuove la protezione dei consumatori, in particolare dei minorenni, a giochi inappropriati, violenti o dal messaggio fuorviante. Non si tratta d’introdurre censure o divieti (stiano tranquille le persone che vogliono tutto "free"), ma di riconoscere l’utilità dei videogiochi che contribuiscono a sviluppare capacità e conoscenza introducendo, però, norme precise di classificazione per tutti quei videogiochi dai contenuti particolarmente violenti o fuorvianti.
Il gioco è, infatti, una dimensione fondamentale per la crescita e la formazione e non meraviglia che nell’epoca dell’elettronica anche i giochi cambino e assumano la forma di videogiochi. Al computer, però, possiamo giocare ad ammazza il negro o l’alieno, ma anche a scacchi o a monopoli. Non è, cioè, indifferente quali tipi di giochi si fanno e se si gioca ossessivamente allo stesso gioco o allo stesso tipo di gioco così come non è indifferente se si gioca da soli, avendo come avversario il computer o i personaggi virtuali del gioco, o se si gioca insieme ad altri favorendo così il confronto.
Il bambino ha bisogno di giocare, di studiare, di fare movimento. Se il tempo dedicato ai videogiochi diventa eccessivo fino a impedire le altre attività di abuso è necessario che al bambino sia fatto capire che gioco e realtà non coincidono, che le regole dell’uno non valgono per l’altra che ciò che nel gioco è tollerato o addirittura premiato nella realtà è vietato e punito.
I giochi violenti possono indurre all’aggressività e persino alla violenza solo, si badi bene, se non c’è educazione, se non ci sono genitori che aiutano il bambino a imparare a gestire i passaggi tra i vari momenti e le diverse dimensioni dell’esperienza. L’attuale aumento di comportamenti tendenti al bullismo e violenti da parte di adolescenti dipenda più dalla crisi educativa delle famiglie e della scuola che da altro, ma è chiaro che la chiusura ossessiva di un minorenne solo su questo tipo di giochi va decisamente scoraggiata.
Il tempo che si passa giocando davanti al computer o alla consolle, il rimanere chiusi per troppo tempo nella propria stanza può avere anche conseguenze psicologiche gravi. Si pensi solo alla piaga sociale dei videopoker o dei giochi d’azzardo. E’ ovvio che tutto questo va prevenuto con il dialogo e attraverso un nuovo necessario patto educativo tra genitori, educatori, operatori della comunicazione, istituzioni basato sui valori propri di ognuno di noi.

Daniele Damele

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