Sunday, December 20, 2009

Un proposito per il 2010: meno visibilità e più attenzione alla vita


Ogni anno arrivano le festività natalizie. E’ il momento dei buoni propositi anche e soprattutto per il nuovo anno. Uno di questi potrebbe essere quello di mirare a meno visibilità, non solo sui media, qualunque essi siano, per godere di più il vero senso della vita.
Forse dovremo tutti pensare a coltivare maggiormente la fortezza, che deriva dal termine latino “fortitudo”, ben distinta dalla forza. Nella fortezza c’è, anzitutto, il senso della forza interiore, della qualità strutturata della persona, che le consente di tenere il mare anche quando i venti sono avversi e le onde alte e minacciose. Nella fortezza c’è disciplina, allenamento, preparazione, affinamento delle qualità personali e correzione dei difetti e dei limiti. Solo chi ha coltivato la forza interiore può andare avanti nonostante minacce, frodi e tranelli, nonostante contrattempi e avversità, malgrado denigrazioni, maldicenze, insinuazioni derivanti da cattiverie, invidie e gelosie. Credo, comunque, che la virtù della fortezza non possa esprimersi al meglio senza la temperanza.
Coltivare se stessi, e realizzare i propri sogni, richiede sobrietà negli stili di vita: quando il cervello è inquinato dall’alcool eccessivo, dal mangiare smodato (qui io faccio fatica a non cedere…), dalla carenza di sonno, quando il bisogno di piacere e trasgressione esasperata domina le nostre scelte, quando cioè affidiamo alle droghe eccitanti la spinta per tenerci su di giri, perdiamo lucidità, capacità di analisi e senso dei limiti.
L’ambizione dev’esserci, ma dev’essere misurata. Bisogna avere prudenza, ma anche coraggio e senso di giustizia, coltivando il corpo e lo spirito, ardenti dentro, ma con sobrietà: solo cosi svilupperemo tutta la nostra capacità auspicando che chi deve decidere su di noi e sul nostro futuro, chi ha in mano decisioni sul nostro destino personale sia motivato e ispirato da senso di giustizia, lealtà e onestà. Occorre sapere che spesso la riconoscenza non è di questo mondo, ma sperare nel giusto è lecito.
Insomma riscoprire la saggezza e coltivare virtù e valori cardinali può garantirci il futuro. Magari esteriormente si ottiene di meno e si è meno visibili: ma la soddisfazione di essere se stessi, di aver conquistato il poco o il tanto con le proprie forze, di amare appassionatamente la vita senza trucchi è un piacere duraturo e impareggiabile.
Insomma meno visibilità, di qualunque tipo, e più attenzione alla vita è un ottimo proposito per il 2010. Lo dico a me stesso per primo. Sarà difficile? Forse, ma è una sfida controcorrente e come tale va colta.
Nel frattempo formulo gli auguri per il Natale 2009 e il 2010 con particolare riguardo a chi è, talvolta, difficile riservarlo, ma è a chi non ci fa del bene, mi hanno insegnato, che bisogna voler più bene ancora. E allora auguri a: A. D. E. G. L. M. N. R. S. T. e altri ancora….

Daniele Damele

Thursday, December 17, 2009

INTERNET SICURO E' DOVEROSO


Giustamente il ministro Maroni non prevede nessun reato speciale, né interventi censori su internet, ma oltre a una norma che consenta alla magistratura di rimuovere dal web le pagine in cui la magistratura stessa ravvisi un reato, ad esempio di apologia o di istigazione, è del tutto necessario prevdere qualcosa che possa giungere a prevenire, e non censurare i reati on line.
Internet è il regno della libertà, ma non può divenire anarchia totale. Non si tratta di costringere Internet in un vincolo di tipo giuridico, ma certamente di far sì che gli Internet service provider (ISP) possano verificare preventivamente le pubblicazioni non permettendo quelle, e sono tante, che coincidono con reati di varia natura.
Mi permetto affermare che oscurare i siti web non significa impedire la libertà di espressione su Internet. Qui si chiede solo impedire di delinquere. A meno che non si affermi che la libertà dev’essere tale anche a costo della sicurezza delle persone, della loro dignità e integrità.
Il sistema dei filtri può essere un buon inizio, ma è dal punto di vista culturale che si deve realizzare un processo di norme per la rete, senza limitare la democrazia su internet (ci mancherebbe), ma per garantire certezze.
Occorre rendere più difficoltosa la navigazione verso certi siti violenti come accade per quelli pedopornografici dando potere effettivo alla magistratura, che deve valutare se ci sonodei messaggi che integrino o meno dei veri e proprio reati al fine di evitare che sul web si compiano attività di istigazione a delinquere e apologia di reato. E’ giusto, quindi, che l'informativa degli investigatori che monitorano costantemente la rete giunga a un giudice che, con un provvedimento motivato, ordinerebbe agli amministratori la chiusura del blog, del sito o del gruppo, ma ciò deve avvenire tempestivamente. Di pari passo il filtraggio da parte degli ISP limiterebbe l’attività di monitoraggio anche perché se i siti sono registrati all'estero non resterà che intraprendere la strada della rogatoria internazionale coi tempi che tutti sappiamo.
Internet è stato progettato sin dalla nascita proprio per favorire la maggiore diffusione possibile delle informazioni, con protocolli che sfuggono ad ogni forma di controllo, ma non può sfuggire alla legge. Affermare che basta applicare le norme in vigore significa che quantomeno non si conosce la rete. Seppure difficile bloccare i siti violenti è tecnicamente possibile. Basta volerlo fare.
Va poi affrontata la questione dell’anonimato. A disposizione di questi, che non vogliono essere “beccati”, ci sono innumerevoli sistemi che rendono praticamente impossibile trovare la persona fisica che ha immesso in rete certi contenuti. Esiste tutta una serie di luoghi virtuali dove circolano informazioni a getto continuo: blog, myspace, social network, youtube. Tenere sotto controllo tutto è più che complicato, ma non impossibile.
Ricordiamoci anche che sul web non esiste diritto di oblio e che quel che viene immesso in rete ci resta praticamente per sempre, compresi certi video pure rimossi. Da tempo ripeto che l'unico modo per arginare certi fenomeni sarebbe lavorare sull'educazione, spiegando agli utenti che internet non e' uno spazio franco dove tutto è possibile, che i comportamenti scorretti o illegali nella vita sono scorretti e illegali anche on line.
A Casini e Franceschini, ultimi paladini di internet, vorrei dire che non si tratta di ambire a censurare alcun ché, ma di garantire rispetto per tutti. Facebook ha fatto sparire i gruppi pro-Tartaglia e quelli fasulli pro-Berlusconi. Non ci vuole molto quindi…

Daniele Damele

Tuesday, December 15, 2009

OSCURARE IL WEB VIOLENTO


Giovedì 17 il Consiglio dei Ministri, su proposta del ministro Maroni, dopo la comparsa di gruppi che esaltano il gesto contro il Premier, presenterà iniziative per le pagine Web “incriminate”, ovvero contro internet violento: finalmente. Bene. E, caro onorevole Casini, non è affatto un’iniziativa illiberale, ma di civiltà.
E’ da tempo che ripeto che occorre regolare il web senza censurarlo. Il 5 febbraio scorso nel decreto sicurezza del governo veniva inserito un emendamento firmato dal senatore Udc D’Alia (caro Casini) che prevedeva (in caso di reato o di apologia di reato) l’oscuramento di siti come Facebook o Youtube. L’emendamento, purtroppo, venne abrogato, e così due mesi fa fece apparizione su Facebook un gruppo dal nome “Uccidiamo Berlusconi”, poi seguita da “Uccidiamo Marrazzo” e così via. Il dibattito finalmente si riapre oggi, in seguito alla comparsa su Facebook di gruppi che inneggiano a Massimo Tartaglia, l’uomo che a Milano ha aggredito Berlusconi. Subito dopo l’aggressione sono comparsi su Facebook, infatti, numerosi gruppi di discussione dedicati all’avvenimento. Alcuni sono nati per manifestare solidarietà al premier, altri per inneggiare all’aggressore: uno di questi conta più di 500mila iscritti, mentre cercando sul social network la voce Massimo Tartaglia, si scopre che ha 55mila fans. Inaudito! E’ necessario oscurare le pagine web “incriminate”, occorre intervenire per porre fine a questo scempio.
Non dobbiamo lasciare sola la Polizia postale e delle comunicazioni a controllare la rete, occorre prevenire le campagne d’odio che corrono sul web. Ci dev’essere un monitoraggio dei siti, dei social network, dei blog, delle chat
Non è più possibile tollerare la presenza in internet di espressioni vergognose e moralmente inaccettabili. Com’è possibile non essere d’accordo sull’oscuramento dei siti in cui si inneggia alla vigliacca aggressione subita dal presidente Silvio Berlusconi.
Ha ragione la parlamentare del Pdl, Gabriella Carlucci che ha ricordato ieri come “Internet e i social network stanno diventando, ogni giorno di più, canali e strumenti di diffusione di odio e veleno. È giunto il momento di eliminare definitivamente l’anonimato in rete”. Il Parlamento appoggi la sua proposta di legge sull’eliminazione dell’anonimato in rete. Non è un provvedimento contro la rete, non è contro la libertà di espressione, ma contro i criminali che abusano di internet per infrangere la legge. I social network, i siti, i blog si sono trasformati in pericolose armi in mano a pochi delinquenti che, sfruttando l’anonimato, incitano alla violenza, all’odio sociale, alla sovversione.

Daniele Damele

Monday, December 14, 2009

L'ODIO SU INTERNET DEVE FINIRE


E’ realmente stupefacente che dopo pochi minuti dalla vile e vigliacca aggressione al presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, in internet, su facebook, nei blog e in vari siti, si sia scatenata una ridda di commenti di felicità, giubilo e addirittura esaltazione per quanto accaduto. Un gruppo di fans per l’atto compiuto da Massimo Tartaglia ha in pochissimo tempo toccato numeri sensibili che fanno amaramente pensare.
Com’è possibile che si possa esprimere tanta rabbia, odio, rancore verso una persona? Ma soprattutto com’è possibile che i gestori di detti siti, dei social network, delle chat e di tutto quanto ruota attorno alla rete permettano che ciò accada?
Qui non si tratta di censurare, qui si tratta di domandarsi cos’è lecito pubblicare e cosa no. E’ ovvio che se una persona qualunque inviasse una lettera al direttore di qualunque giornale o periodico stampato scrivendo offese, ingiurie, o anche solo inneggiando a una persona psicolabile che ha commesso un gesto folle e da censurare non vedrebbe mai tale lettera pubblicata e, magari, qualche direttore, in taluni casi, provvederebbe a rigirare la lettera alle autorità giudiziarie per eventuali loro valutazioni.
In internet no, in detto strumento di libertà e democrazia, di comunicazione al mondo, parrebbe che tutto sia possibile senza alcuna regola. Sussiste una libertà tale che sfocia nell’anarchia. Così anonimamente si può diffamare, fare allusioni, insinuare falsità o verità che vengono manipolate per attaccare qualcuno, creare un clima di contrapposizione, violenza e odio.
Sussistono molte presenze in rete che puntano all’istigazione anche verso la delinquenza. Che dire poi di tutte quelle proposte pro-anoressia, favorevoli all’uso di sostanze proibite, della pedofilia. Eppure nonostante i continui e ripetuti interventi di tanti che chiedono regole per la rete non si fa nulla o si fanno intervenire le autorità preposte solo dopo che il danno è stato compiuto, senza alcun rispetto preventivo della persona umana.
Certamente un dovere ce l’hanno le persone più in vista, famose o note che dir si voglia. Sono dei modelli comportamentali per la posizione che ricoprono, contribuiscono a creare un clima di positività o negatività. Ergo, se un politico, un cosiddetto vip, uno sportivo o un personaggio di altri settori appiano in tv e rendono testimonianze “pulite” e di rispetto fanno un servizio alla comunità, ma se in televisione ci vanno per urlare, per offendere e dipingere l’altro, chiunque esso sia, come un nemico da abbattere e non come uno diverso da me o che la pensa in maniera differente, il messaggio che si invia a tutti è di intolleranza e sopraffazione, dando così modo ad altri, magari, di fare la stessa cosa.
E siccome in questa società dell’apparire se ci sei ok, altrimenti non esisti ecco che per esserci occorre andare su internet, anche solo anonimamente o con pseudonimi pur di mandare avanti la propria idea “contro” e troppo spesso di odio e violenza.
Occorre mettere un freno a tutto ciò, ovvero servono nuove regole per la rete eliminando subito l’anonimato. Chi lo fa? Il Parlamento dovrebbe battere un colpo, subito.

Daniele Damele

Sunday, December 13, 2009

QUANDO LA TV E' OK, MA NON TROPPO...


E’ opportuno, quando ce n’è l’occasione, parlare positivamente della tv. Sono stati archiviati troppo velocemente il successo e l’ottimo ascolto ottenuto da ‘Pinocchio’, miniserie in due puntate trasmessa da Rai Uno che ha superato (che gioia!) il Grande Fratello: una vittoria della televisione di qualità sulla falsità della casa di Canale 5, dove c'è un vuoto di contenuti e una gran quantità di volgarità del tutto gratuite (possibile che gli autori di quel reality non abbiano la capacità di sforzarsi un po’ di più e favorire altro?). Aver scelto Pinocchio è segno di un cambiamento che fortunatamente sembra essere arrivato nel pubblico televisivo, stanco del voyerismo e desideroso di contenuti più alti.
Ma soddisfazione va espressa anche per il risultato ottenuto dalle attività di denuncia all’opinione pubblica e alle istituzioni competenti da molte associazioni, cittadini e opinionisti della messa in onda in fascia pomeridiana del telefilm Gossip Girl, inadatto ad un pubblico di minori per i contenuti complessi e spinti: personalmente avevo chiamato in causa il Comitato Media e Minori, che ha sede al Dipartimento Comunicazioni del Ministero per lo sviluppo economico, il quale ha “suggerito” alla rete televisiva una maggiore attenzione a riguardo. Il telefilm è così stato opportunamente spostato in seconda serata. Ricordo che la richiesta di modifica del palinsesto è una delle opzioni possibili del Comitato Media e minori, opzione che dovrebbe essere utilizzata più spesso. La prima volta fu posta in essere, su mia proposta, per spostare il Grande Fratello dalle ore 18.30 (in piena fascia protetta ad altro orario). Correva l’anno 2002.
Ma non tutto va bene, ahimé, in quanto nelle scorse settimane qualcuno ha pensato bene di porre in circolazione un video, quello del cantante Giuseppe Jr, che vede due bambini protagonisti di una situazione assolutamente non adatta a dei minori. Il video potrebbe, peraltro, essere utilizzato anche da pedofili in quanto le immagini mostrano un bambino che invita una coetanea a spogliarsi e a fare l’amore. Sigh!
In questo filmato c’è una nuova pesante sorta di “adultizzazione” di minori, accentuata anche dal linguaggio utilizzato, parole non consone per dei bambini. Il video non fornisce un buon esempio ai ragazzini e va ad alimentare la piaga della pedopornografia che anche online costituisce, purtroppo, una triste realtà, vanificando gli sforzi di tutti quei soggetti impegnati a contrastarla.

Daniele Damele

Monday, December 07, 2009

QUANTO SIAMO TELEFONINO-DIPENDENTI?





Il telefonino e i servizi di mobilità hanno cambiato la gestione delle nostre amicizie?  Come si sono evoluti i comportamenti e le dinamiche nei luoghi e nel tempo grazie all’utilizzo di dispositivi mobili? Il mondo mobile sviluppa le relazioni esistenti e il proprio network di amicizie? Uomini e donne, giovani e adulti: che rapporto hanno con il loro smartphone? A queste domande hanno risposto gli esperti dell’Osservatorio Mobile di Microsoft Italia e Nextplora che ha cercato di scoprire quale ruolo ricopra oggi il cellulare nella gestione delle proprie reti amicali, quale vissuto ne abbiano gli utenti e in che modo i nuovi servizi di mobilità stiano cambiando le dinamiche sociali e individuali.
Nell’indagine denominata “Il Cellulare e gli amici” emerge che il telefonino nell’era dei nuovi servizi di mobilità viene utilizzato per “mantenere vive” le proprie amicizie, per farne di nuove e, soprattutto per le donne, diventa uno strumento indispensabile per essere sempre raggiungibili e sicure in caso di emergenza e nella gestione degli appuntamenti della vita famigliare.
“Il cellulare è ormai parte integrante della vita delle persone per gestire le loro passioni digitali anche quando sono in movimento. Così per accedere al ricco mondo dei servizi online, oggi, gli utenti richiedono agli smartphone non solo innovazione tecnologica, ma facilità di utilizzo e accesso alla posta elettronica, ai Social Network, all’Instant Messaging, con costi alla portata di tutti.
Le forme di comunicazione caratteristiche di internet migrano così sul cellulare e consentono un ampliamento delle occasioni di relazione tra persone. Il telefonino sta contribuendo ad una profonda trasformazione delle nostre relazioni umane, rendendole ancora più sincrone, plurime ed ubique.
Dal campione di utenti intervistati dall’Osservatorio Mobile di Microsoft Italia e Nextplora emerge che 5,6 milioni di utenti hanno utilizzato almeno una delle nuove forme di comunicazione (Instant Messaging, Social Network, e-mail) sul cellulare nei tre mesi precedenti.
Gli utenti più assidui delle e-mail sono i 35-44enni che utilizzano questi strumenti ogni giorno (54% di chi utilizza la posta elettronica sul cellulare), mentre i 45-54enni almeno una volta alla settimana (98% degli uomini che usano la posta elettronica).
L’Instant Messaging  si rivela un trend soprattutto femminile  (il 94% delle donne usa strumenti di messaggistica istantanea almeno 1 volta a settimana), ma molto diffuso anche fra gli over 45, mentre i Social Network catturano il pubblico tra i 35-44 anni (il 98% degli utenti visita un Social Network almeno una volta a settimana dal cellulare).
I motivi del successo di questi strumenti sono da ricondurre alla semplicità d’utilizzo ed alla velocità della comunicazione. Le donne in particolare hanno dichiarato che non ne farebbero più a meno. Tra i più giovani invece c’è chi lamenta i costi, a volte eccessivi, dei servizi e la necessità di avere un cellulare tecnologicamente adeguato per utilizzarli.
Ma in tutta questa virtualità ci ricorderemo d’essere reali?

Daniele Damele

Monday, November 30, 2009

SIMPSON OFF LIMITS IN SVIZZERA


I Simpson mi piacciono molto. Si tratta di cartoni animati che guardo con piacere. So di condividere questa passione con molti, tra cui anche l’insigne psicoterapeuta Paolo Crepet, col quale ho discusso a lungo su questi e altri cartoni. Ma i Simpson sono cartoni destinati a un pubblico adulto o quantomeno non ai bambini. La Svizzera lo ha capito, l’Italia ancora no.
Le famosissime e cattivissime creature di Matt Groenning sono state, infatti, messe al bando per la visione ai bambini al di sotto dei 12 anni nella repubblica elvetica mentre da noi non esiste ancora un provvedimento del Comitato nazionale per la tutela dei minori dinanzi alla tv che vieti la diffusione dei Simpson nella fascia protetta (dalle ore 16 alle 19), ma anche nella cosiddetta fascia della Tv per tutti, da mattino a sera, sino alle 22.30.
La graffiante sit-com animata americana, nata alla fine degli anni Ottanta e ben presto divenuta un cult mondiale, grazie alla feroce parodia satirica della società e dello stile di vita statunitensi, sarà trasmessa dalla televisione svizzera di lingua tedesca SF2 con un avvertimento che sconsiglia la visione ai ragazzi minori di 12 anni. Un tanto è stato deciso dando ragione alle richieste di una mamma telespettatrice. La signora lo scorso 6 ottobre, aveva scritto all’emittente televisiva dicendosi turbata per la figlia da alcune scene della serie, a suo parere particolarmente violente.
Più di qualcuno, a questo punto, ironizzerà e rilancerà con battute tendenti a favorire una risata anche da parte del buon Homer e della sua famiglia, ma il problema rimane. E’ sbagliato, poi, sostenere, come certamente farà qualche altro, che sono ben altre le scene inadeguate e inadatte ai bambini al di sotto dei 12 anni e che queste si trovano in seno a tg, reportage, fiction, film e varie altre programmazioni.
Qualcuno giungerà addirittura a tacciare di falso perbenismo tali posizioni incurante del fatto che, invece, in Svizzera hanno avuto il merito di accertare che i cartoons dei Simpson sono destinati ai grandi e non ai più piccolini e che un tanto va comunicato al fine di permettere a genitori ed educatori di fare le loro scelte in merito.
E’ evidente che dette scelte non possono limitarsi solo ai Simpson e che devono toccare anche altre trasmissioni per una ragione contenuta nella stessa Convenzione dei diritti del fanciullo dell’Onu: la crescita equilibrata dei bambini.
Certamente ci sono tante e fors’anche più rilevanti azioni da attuare per favorire ciò, ma sono fermamente convinto che aver fatto attendere i 14 anni a mio figlio prima di guardare assieme i Simpson non sia stato un errore, anzi. E adesso, che di anni ne ha 16, le risate e la consapevolezza di ciò che si guarda sono assicurati.

Daniele Damele

Sunday, November 29, 2009

VIDEOGIOCHI: NUOVA CLASSIFICAZIONE DALL'EUROPA



















Dall’Europa giunge un’altra buona notizia per il mondo dei giovanissimi. Dopo il sito web a loro dedicato, ecco il nuovo sistema di classificazione in base all'età. PEGI (Informazioni paneuropee sui giochi), infatti, aiuta i genitori europei a prendere delle decisioni informate sull’acquisto di videogiochi. In verità fu lanciato già nella primavera del 2003 mirando a sostituire le classificazioni in base all’età esistenti in alcuni Paesi con un sistema unico usato, ma ora, e questa è la novità, è attivo in quasi tutta Europa.
Il sistema di classificazione in base all'età PEGI (Pan-European Game Information) aiuta i genitori europei a prendere decisioni informate sull’acquisto di videogiochi. Detto sistema unico, usato ora in 30 Paesi europei (Austria, Danimarca, Ungheria, Lettonia, Norvegia, Slovenia, Belgio, Estonia, Islanda, Lituania, Polonia, Spagna, Bulgaria, Finlandia, Irlanda, Lussemburgo, Portogallo, Svezia, Cipro, Francia, Israele, Malta, Romania, Svizzera, Repubblica ceca, Grecia, Italia, Paesi Bassi, Repubblica slovacca e Regno Unito) fornisce uno strumento a genitori ed educatori al fine di prevenire ed evitare che videogiochi non consono all’età finiscano nelle mani dei nostri figli.
Il sistema riceve il supporto dei principali produttori di console, tra cui Sony, Microsoft e Nintendo, oltre che degli editori e degli sviluppatori di giochi interattivi di tutta Europa. Il sistema di classificazione in base all’età è stato creato dall'ISFE (International Software Federation of Europe - Federazione europea del software interattivo).
Adesso non possiamo più lamentarci se bambini e ragazzi giocano con videogames violenti o non adatti alla loro età. Adesso la responsabilità è degli adulti i quali non possono dire di non avere strumenti idonei per verificare cosa poter acquistare e a quali videogiochi dire no.
Appunto dire no ai nostri figli è spesso difficile e impegnativo, ma è un atto di amore importante. Il no va spiegato, motivato. Occorre, quindi, dialogare con i bambini e i ragazzi, dire loro perché giochi elettronici basati sulla sfida sportiva, ad esempio, possono essere certamente acquistati e magari anche condivisi con loro mentre giochi basati su violenza, odio, sterminio, istigazione razziale e quant’altro (purtroppo molti) devono rimanere sullo scaffale del negozio.
Vado dicendo da tempo che certi videogames fanno male anche agli adulti, ma ciò che più m’importa è l’investimento sulle nuove generazioni. Pensiamoci su e permettiamo loro di giocare con strumenti elettronici adeguati. Esistono addirittura, udite udite, videogiochi educativi coi quali potersi divertire e anche imparare qualcosa.
Magari potremo cercare di favorire quelli all’insegna dell’educazione civica, così assente tra adulti e ragazzi in questi tempi.

Daniele Damele

Tuesday, November 24, 2009

DONAZIONE DI ORGANI: PIU' INFO DA TV, INTERNET E MEDICI DI FAMIGLIA


E’ stata presentata un’interessante e importante ricerca all’ultimo consiglio nazionale dell’Associazione italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule (AIDO) svoltosi a Roma lo scorso week end. Oltre 700 persone hanno risposto a un sondaggio dal quale sono emersi dati molto rilevanti. La percentuale di incerti dinanzi alla proposta di donare gli organi è molto elevata: raggiunge quasi la metà. Cosa chiedono queste persone? Maggiori informazioni ed essere rassicurati sulla scelta da attuare.
E le informazioni son attese soprattutto da televisione, internet e medici di famiglia. Seguono poi stampa, opuscoli, amici, associazioni e Asl. Mancano, ahimé, università e scuola che dovrebbero mirare a formare gli educatori anche in tal senso e favorire una sensibilizzazione al fine di far sì che ci si attenda anche da queste realtà informazioni corrette sulla donazione, ma anche sugli stili di vita e i valori etici comunemente accettati.
Dichiarare la volontà positiva di donazione deve avvenire senza alcuna forzatura. Ma allo stesso tempo va rafforzata l’informazione a ogni livello collaborando con le istituzioni, specie Comuni e Asl. Insomma la parola d’ordine dev’essere “parlane”!
La “Rete nazionale trapianti” in questi anni ha attuato passi da gigante. Con l’Aido è stato attivato una sistema informatico che garantisce la certezza dell’individuazione del donatore. Ciò evidenzia che il contributo originale del volontariato specializzato affiancato al lavoro delle istituzioni assicura al nostro Paese un maggiore efficienza.
In questi mesi in molte Regioni, come il Friuli Venezia Giulia, le opposizioni alle donazioni sono calate e ciò anche grazie al maggior impegno per l’azione divulgativa della cultura della donazione e alla riflessione sui risultati delle indagini svolte come quella accennata.
Iscrivendosi all'Aido (ogni info è reperibile sul sito www.aido.it appena ristrutturato) si aderisce quale volontario a tale associazione e si sottoscrive un atto olografo che permette di contare su un sempre maggior numero di donatori, unica via possibile per garantire la realizzazione della terapia sociale dei trapianti certi che dichiarare la propria volontà da vivo evita di creare situazioni d'imbarazzo ai propri cari che in un momento di dolore come la perdita di un congiunto devono, magari, decidere per lui rispetto all'opportunità di donare organi e tessuti e salvare vite umane.

Daniele Damele

Wednesday, November 18, 2009

Ragazzi, facebook e regole on line


Il rapporto 2009 di Eurispes-Telefono Azzurro sulla condizione dell'infanzia e dell'adolescenza ci illumina su tante cose. Uno dei tanti dati rilevanti che troviamo in questa importante relazione è che il 71,1% degli adolescenti italiani possiede un profilo su Facebook.
Altri dati ci indicano che il 28,7% degli adolescenti ritiene che i social network siano utili strumenti per rimanere in contatto con gli amici, vicini e lontani (23,6%). Fare nuove conoscenze è il motivo principale per cui il 14,9% dei ragazzi utilizza le community sociali. Solo l'8% le considera una perdita di tempo e solo il 5% crede che rappresentino un rischio per la privacy.
Però fra le minacce che si insidiano nei social network spiccano il “grooming” (l’adescamento on line di minori) e il cyberbullismo. Circa la metà degli adolescenti (47%) dichiara di essere stato contattato on line da sconosciuti con richieste precise su nome, cognome e indirizzo. E al 39,8% è stato chiesto, almeno una volta, un incontro dal vivo. Il 41,4% è entrato in siti vietati ai minori ai minorenni.
La maggioranza dei ragazzi manifesta un atteggiamento di chiusura nei confronti di chi li infastidisce: non risponde il 31,6% e rifiuta l'amicizia il 24,7%. Solo una minoranza, il 4,3%, ritiene che non possa accadere nulla di pericoloso comunicando via rete.
Per verificare l'attendibilità delle risposte i ricercatori del rapporto hanno contattato alcuni minori attraverso facebook dichiarandosi adulti over 40 e chiedendo loro amicizia. Sbalorditivo il risultato: nelle bacheche di molti minori contattati sono presenti foto in atteggiamenti inerenti la sfera della sessualità.
Che fare allora? Occorre insegnare a bambini e ragazzi come comportarsi in rete. Quando si naviga in Internet non si deve dare mai a nessuno l’indirizzo di casa, il numero di telefono o il nome della scuola che si frequenta. Non si devono fissare appuntamenti con persone conosciute sul web, anche se dichiarano di essere coetanee, senza prima avere avuto il permesso dai genitori. Se si frequenta una chat room, ci si deve assicurare che nessuno dica frasi moralmente poco corrette, troppo disinvolte o inerenti a tematiche sessuali spinte o volgari.
Non si deve mai rispondere a messaggi fastidiosi o allusivi, specie se di argomento sessuale. Si devono avvertire sempre i genitori se si ricevono immagini di adulti o bambini nudi o vestiti in modo sconveniente. E i genitori devono al caso rivolgersi al Servizio della Polizia posta e delle comunicazioni. Si deve ricordare che Internet è come il mondo reale, in cui possono verificarsi esperienze positive ed esperienze negative, cose belle e cose brutte. Basta seguire queste regole e fare un po' di attenzione per divertirsi e per imparare tante cose interessanti senza rischiare brutte sorprese.

Daniele Damele

Tuesday, November 17, 2009

SITO WEB DELL'UE PER I BAMBINI


La Commissione Europea ha attivato un sito web in tutte le lingue sui diritti dei bambini dedicato a loro. 'Il sito della Commissione europea fa seguito all'attivazione del numero unico per segnalare la scomparsa dei minori (11 60 00) e ai progetti contro la pedo-pornografia on line. Si tratta di una buona notizia!

Il link per accedere all’area rivolta ai bambini presente sul portale dell’Unione Europea é: http://europa.eu/quick-links/eu-kids/index_it.htm .

Si tratta di un’area (in 23 lingue) dedicata a giochi, quiz, opuscoli gratuiti sull’UE; vi sono giochi interattivi, per esplorare l’Europa per argomento e mettere alla prova le proprie conoscenze e quindi informazioni, giochi e quiz sull’euro e ancora giochi (una bella e gustosa caccia al tesoro dei sapori) per promuovere un’alimentazione sana tra i bambini. Altre informazioni, giochi e concorsi riguardano il tema dell’energia e dell’ambiente. Vi sono anche dei bei test di conoscenza delle lingue dell’Unione europea.

Da tempo pare che il benessere dei nostri bambini, il loro futuro sembra sempre più compromesso. La percezione disincantata sulle loro difficoltà, fors’anche una certa indifferenza che caratterizza la loro piccola vita giunge, non c’è dubbio, essenzialmente dai media. Si tratta di uno scenario, quello propostoci sulla situazione dell’infanzia non certo roseo, né favorevole, parrebbe. E ogni commento riecheggia e costruisce una percezione diffusa.

Ma a me pare che sia anche del tutto evidente, comunque, che sebbene la situazione dei ragazzi non sia meravigliosa oggidì, ci siano larghi spazi di positività a cominciare dalle espressioni più genuine dei giovani. I ragazzi sono spesso protagonisti di buone notizie,ma ai “grandi” sembrano interessare poco.

Le istituzioni spesso operano bene. Il caso del sito web dell’Ue va in tal senso come pure lo stanziamento nella finanziaria statale 2010 per un Osservatorio per i giovani in capo al Ministero della Gioventù per 3 milioni di Euro. E' un’altra bella notizia! Ma chi la diffonde? Meglio essere sempre e solo pessimisti o seguire altro (trash, gossip, …)?

Daniele Damele

Sunday, November 15, 2009

VENERDI' 20 NOVEMBRE: GIORNATA NAZIONALE DELL'INFANZIA


Venerdì 20 novembre si celebrerà la Giornata nazionale dell’infanzia. Da tempo vado ripetendo che i nostri bambini vanno tutelati anche e soprattutto da tv e nuovi mezzi di comunicazione: internet, videogiochi, telefonia cellulare. Qualcuno mi accusa di propugnare la censura, di essere eccessivo se non addirittura bigotto. Non lo credo affatto.
Vorrei spiegare perché oggi il “male” viene proprio da tv, rete e new media. Basterebbe ricordare i pessimi modelli comportamentali propugnati costantemente ai nostri figli da tv e internet collegando queste proposte con il cosiddetto controllo del sapere sociale. Non occorrerebbe aggiungere altro.
La tv ha svolto in passato un’importante funzione formativa ed anche etica, ma oggi è uno strumento che non possiamo non considerare di corruzione culturale mentre la verità, in rete, la si trova solo col lanternino e, intanto, le amine e le menti migliori del Paese si perdono, o meglio non hanno spazio. I mezzi di comunicazione sono un arma determinante per il controllo e la perpetuazione del potere. Ma questo non viene insegnato a scuola nè tantomeno viene spiegato alle nuove generazioni, vittime delle imposizioni di mode, costumi, comportamenti proposti dai media.
Ci si lamenta che il bullismo è aumentato con l’avvento della rete e la messa in commercio di nuovi strumenti come il videofonino, ma di pari passo non si fa altro che alimentare il binomio: appari dunque esisti. Così giovani che attraversano crisi di crescita o altro pensano che se non appaiono non sono nulla, e da qui il passo successivo è “se non vinci non vali nulla”, ma nessuno spiega che a vincere è solo uno e che esistono tanti altri valori da considerare favorevolmente.
Quante notizie positive, prese di posizione a favore degli ultimi, richieste di dare voce ai più deboli, proposte di provvedimenti pubblici tendenti a far crescere cultura, solidarietà, rispetto dei bambini e dei ragazzi non trovano spazio nei media che ci raccontano un Paese diverso?
Quanti chiedono di mantenere in vita la Costituzione, insostenibile bussola etica, magari adeguandola a un federalismo vero in grado di riavvicinare realmente la gente al sistema pubblico? Accanto a ciò serve urgentemente recuperare la tv pubblica. E’ quello il luogo dove gli italiani costruiscono l’identità sociale e la visione del mondo. Riappropriarsi della tv pubblica significa restituire il Paese alla propria dignità. L’errore fu commesso dalla cosiddetta Rai dell’Ulivo di Zaccaria quando scelse di rincorrere la tv commerciale (Mediaset) anziché proporre un alternativa di qualità che possa coniugare informazione con formazione ed educazione. Lo dobbiamo ai nostri figli, promettiamoglielo il 20 novembre, giornata nazionale dell’infanzia.

Daniele Damele

Saturday, November 07, 2009

IN TV BENE SOS TATA, MALISSIMO GOSSIP GIRL


Ho seguito nelle scorse settimane alcuni programmi tv. Segnalo positivamente: Sos Tata, Don Matteo e Per capirti. Si tratta di programmi interessanti anche per i ragazzi. Viceversa mi permetto di ritenere inadatti a una visione per minori: Gossip Girl, L’onore e il rispetto, Uomini e donne.
La nuova edizione di SOS Tata, in onda la domenica alle ore 20.30 su La Sette, fornisce consigli a genitori in difficoltà nell’educazione dei figli, genitori che da casa possono immedesimarsi in ciò che vedono e valutare alcuni consigli. Ricordo che il programma prevede l’intervento di un’esperta pedagoga che visita una famiglia che ha lanciato un SOS e, dopo aver studiato il caso consiglia regole, corregge comportamenti, suggerisce strategie per ristabilire armonie perdute. E tutto ciò sempre con la massima attenzione per la coppia dei genitori, rispettandone la personalità e sostenendo eventuali fragilità. Un plauso, quindi, agli autori de La 7 che ripropone forse l’unico reality che vale la pena vedere in quanto risponde a un’esigenza attuale e urgente: l’educazione dei figli, cioè di persone che, lo sappiamo anche se non investiamo a sufficienza in merito, sono il futuro della nostra società. Se i ragazzi di oggi ricevono un’educazione migliore daranno vita a una società migliore.
Non posso che esprimere un giudizio fortemente negativo per il telefilm “Gossip Girl”, in onda dal lunedì al venerdì su Italia1 alle ore 15.20. Gossip Girl presenta contenuti non adatti alla trasmissione in tale orario: proprio per gli argomenti trattati nella passata stagione era in programmazione in tarda serata, perché non riportare tale telefilm nell’orario dello scorso anno? La serie ha per protagonisti adolescenti appartenenti a ricche famiglie di NewYork. Gli episodi descrivono la vita quotidiana di questi ragazzi che tra college, costosi locali di ritrovo per giovani e camere da letto, trascinano la loro adolescenza tra droga, alcol e sesso, senza progettualità sul proprio futuro e senza ideali. Litigi e tradimenti, atti di bullismo e slealtà, una diffusa assenza di senso morale costituiscono i contenuti e le scene della serie che, nonostante l’ambientazione e le storie di giovani, non è loro adatta. Insomma si tratta di una proposta di modelli negativi per i più piccoli.
Mi chiedo perché il Comitato Tv e minori non sia intervenuto chiedendo lo spostamento di orario, atto che rientra tra le sue prerogative.

Daniele Damele

Tuesday, November 03, 2009

A scuola sì all'educazione sessuale, civica, ma anche ai media - Dopo il caso della 14enne incinta che si racconta sul blog


C’è un aspetto della veloce notizia, al solito priva per lo più di approfondimenti, della ragazza di 14 anni, che frequenta la terza media a Foligno e che nelle prossime settimane darà alla luce una bimba. Il papà ha 15 anni (e non 13 come riportavano i titoli di un seguitissimo Tg serale) e anche lui è uno studente di terza media nella stessa scuola, ma in un'altra classe.
La notizia è stata data “al mondo” dalla ragazza alla rete attraverso il suo blog. Da lì è stata ripresa da un quotidiano locale e poi dai media nazionali ed esteri.
I due ragazzi aspettano la nascita della bambina senza particolari preoccupazioni, e desiderano prendersene cura insieme, mentre le famiglie sono molto preoccupate, anche perché non si tratta di famiglie abbienti.
La ragazza è una studentessa modello con una media scolastica tra l'otto ed il nove. Nel suo blog racconta anche (non solo) di questo momento particolare affermando tra l’altro che: "se c'è qualcosa di detestabile nella vita oltre alla falsità, agli obblighi, alla volgarità, ci sono i momenti in cui la paura di perdere impedisce di giocare".
I genitori della futura mamma sono separati, il padre è in cassa integrazione. La situazione economica è difficile tanto che sono intervenuti anche i servizi sociali. Lei, ci hanno spiegato tg e giornali, continua ad andare regolarmente a scuola. Non indossa più jeans ma maxipull colorati per proteggere il suo pancione.
La ragazza si sarebbe confidata con la mamma quando era già al quarto mese di gravidanza, in un momento, viene precisato sempre dai media, in cui non era più possibile prendere in considerazione l'ipotesi di una sua interruzione volontaria (un’eventualità che i giornalisti danno, evidentemente, come scontato che sia possibile in casi del genere). Il nonno della neomamma, un ex artigiano, non nasconde le preoccupazioni riferendosi sempre alla difficile situazione economica della famiglia: "a scuola - ha detto - insegnano ai ragazzi tante cose. Forse sarebbe il caso che in classe si parli anche della educazione sessuale e del modo di prevenire certe cose". Giusto, ma occorre farlo in modo appropriato puntando su amore e sentimenti.
Ma ciò su cui vorrei soffermarmi ancora un momento è quanto accennato: la notizia è stata data “al mondo” dalla ragazza attraverso il suo blog, un diario pubblico che è diventato qualcosa di più. Piaccia o no è divenuto un mezzo di comunicazione o quantomeno una fonte d’informazione.
Negarlo sarebbe miope e comunque è negare la realtà. Ecco perché chi ha un blog o addirittura un sito deve prestare grande attenzione a cosa scrive, al rispetto di se stessi e degli altri in primis oltre che delle regole (poche) vigenti in materia.
Occorre essere consapevoli di quanto si pubblica. Non so se la ragazza immaginasse che dopo aver scritto sul suo blog della sua futura maternità questa “confidenza” facesse in poche ore il giro delle redazioni. Magari bisognerebbe oltre all’educazione civica e a quella sessuale (e dell’amore) prevedere a scuola anche l’insegnamento di un uso consapevole dei media.

Daniele Damele

BOMBARDATI DALLE INFORMAZIONI SI PERDE L'APPROCCIO CRITICO


Siamo sempre più bombardati dalle informazioni e cosi perdiamo l’approccio critico alle cose della vita. Tv, radio, carta stampata, internet, video-telefonini ci riempiono di dati, informazioni, notizie. La gamma delle opportunità di accesso alle notizie, specie negli ultimi anni e soprattutto grazie alla rete, è cresciuta a dismisura.
Il flusso mediatico che ci insegue, però, non garantisce un approccio critico alle informazioni sfavorito, peraltro, dall’arretramento nella fruizione della carta stampata e nella lettura. La quantità di informazioni è certamente maggiore di gran lunga rispetto al passato, arriva prima, passa velocemente, e così ci si concentra di più e passivamente sulle immagini, sulla registrazione emotiva di queste senza alcun approfondimento.
Qualche volta le emozioni sono così forti da suscitare in noi reazioni analoghe a quelle provate durante la visione di un film. L’informazione assume così i connotati del film, della rappresentazione, addirittura della finzione e in noi appunto finzione e realtà hanno una sempre più sottile linea di demarcazione. Corretto?
Senza parlare, poi, delle falsità riportate, ovvero della totale mancata verifica della fonte della notizia, della sua veridicità. Si pubblica, si buttano in pasto, specie alla e in rete, informazioni senza domandarsi se quanto riportato è vero o no. Corretto? Parlare poi delle responsabilità riferite a commenti su casi particolari coinvolgenti anche minorenni, anche se solo indirettamente, è inutile. Non c’è più alcun rispetto, a farla da padrone sono audience e scoop a discapito di tutto e tutti.
La qualità del rapporto con le fonti di conoscenza è diminuita: oggi è diffuso un assorbimento impressionistico e nozionistico a dispetto del filtro critico. E questo è ciò che ancor oggi fa o dovrebbe fare la differenza nella formazione di una preparazione di base adeguata per i nostri giovani.
Esiste un problema. A resistere, almeno in parte, sono solo gli organi d’informazione che hanno una direzione che è responsabile di tutto ciò che viene riportato, che scelgono cosa pubblicare o cosa gettare nel cestino.
La troppa informazione porta alla non-informazione e l’informazione falsa porta alla diffamazione, spesso impunita. Cosa fare allora? Urge un intervento del Parlamento che favorisca l’emanazione di nuove regole, anche stringenti. Ma non basta: gli organi d’informazione dovrebbero favorire una miglior selezione delle notizie da fornire e soprattutto garantire spazi soprattutto ed anche alla cosiddette buone notizie. Ce ne sono molte, ma faticano a venir fuori, eppure oltre che informare bisogna pensare anche a formare i cittadini, cosa più facile da realizzare con le buone notizie.

Daniele Damele

Thursday, October 29, 2009

VIOLENZA SUI MINORI: PERCHE'?


I recenti episodi di violenza singola e di gruppo nei confronti di minorenni fanno sorgere spontanea una domanda: cosa spinge a un gesto cosi brutale? Gli esperti ci dicono in dotte interviste e varie dissertazioni che i fattori sono molti a partire dai modelli culturali e sociologici che stanno cambiando, ma alla base ci sarebbero anche genitori che, dal punto di vista educativo, non si occupano dei propri figli.
Poi scopriamo che è necessario attuare un’analisi comportamentale e verificare se sussiste una spasmodica voglia di affermarsi che si ottiene con una preda. A questo subentra, spesso, anche il cosiddetto effetto branco, ovvero un ulteriore motivo di vanto fra coetanei, meccanismi questi che si autoalimentano.
Generalmente a posteriori questi ragazzi non si rendono nemmeno conto della gravità di quello che hanno fatto, ma solo del gesto e, nel caso si tratti di minorenni, sono pienamente consapevoli che non gli succederà quasi nulla dal punto di vista giuridico. E’ come se il senso di impunità si fosse impadronito di queste generazioni.
Perché? Credo che la situazione di mancata certezza della pena, degli sconti di reclusione, della facilità di uscire dagli arresti pur avendo commesso pene gravissime la dica lunga. Allo stesso tempo i media, tutti, agevolano fortemente questo pensiero.
E la vittima? Chi ci pensa? Non certamente i media se la sbattono in prima pagina con una barbarie incredibile. La vittima si troverà così a dover elaborare un lutto rispetto al suo sistema di valori perdendo fiducia nei coetanei e nel gruppo. Proprio ieri ho ricevuto una mail da una persona che ha aderito al gruppo da me fondato su Face book “Fermare la pedopornografia in rete” che mi ha raccontato della violenza da lei subita a 6 anni. Mi ha detto che “si muore dentro, che sì, si continua ad andare avanti, ma ….”. Occorre aggiungere altro?
Il gruppo ha oltre 350 iscritti, ma quelli che inneggiano alla morte di Berlusconi o di altri sfondano i 10 mila! Gruppi che Face book dovrebbe censurare senza pensarci due volte che incitano alla violenza, allo stupro, all’uso di droghe, allo sballo e tanto altro ancora hanno numeri molto più elevati dei 350 miei “amici” che dicono no alla pedopornografia in rete e ancor di più no alla pedofilia. Siamo indifferenti? Siamo attratti da altro piuttosto che dalle battaglie civili?
Su tutto un invito ai genitori: gli esperti ci mettono spesso sul banco degli imputati. Beh un po’ forse hanno ragione de non dialoghiamo, non ascoltiamo i nostri figli, se non dedichiamo loro del tempo, se non pensiamo a educarli al domani.

Daniele Damele

INTERVISTA A DON FORTUNATO DI NOTO (DA PERIODICO ITALIANO)


Intervista a don Fortunato Di Noto: “il fenomeno della pedofilia è in rapida estensione”
(di Daniele Damele - Oct 29th, 2009 Categoria Attualità, Il blog di Damele, Ultimissime.)

Don Fortunato Di Noto e la sua associazione Meter è da anni in prima linea contro la pedofilia. Mi onora della sua amicizia. Con lui collaboro per contrastare la pedopornografia on line. Ha accettato di rilasciarmi questa intervista per Periodico Italiano.

- Don Fortunato, presentati ai pochi che ancora non ti conoscono.


“Poche parole per dire di me e della mia esperienza come Meter. Sono nato ad Avola, un paese del profondo Sud in provincia di Siracusa, il 18 febbraio del 1963. Nel 1984 sono entrato in Seminario, nel 1991 sono diventato sacerdote. Oggi sono parroco presso la Madonna del Carmelo nella città in cui sono nato”.

- Perché ti interessi di pedofilia?

“La pedofilia ha sfiorato la mia vita negli anni ‘70/80, quando nel quartiere in cui abitavo è stato arrestato un cinquantenne colpevole di aver abusato di un bambino. Poi quando ero in seminario, all’Università Gregoriana di Roma, mi sono comprato un computer. Badate bene, era la fine degli anni ‘80 e sono stato tra i primissimi in Italia ad avere un accesso in rete. Quelli erano i tempi pioneristici di internet. Non esistevano il WWW e la comunicazione che conosciamo oggi. Eppure ho potuto vedere le prime immagini pedopornografiche che giravano nelle BBS, gli antenati dei forum di oggi. Vi lascio immaginare: se non avessi avuto la fede mi sarei lanciato a fare il brigatista armato di mitra. Me ne sarei andato a caccia di pedofili. Oggi ne vado a caccia lo stesso, ma la fede mi aiuta a indirizzare la mia giusta rabbia nella denuncia”.

- Cosa denunci?

“Da quasi vent’anni denuncio l’orrore di chi abusa di bambini da pochi giorni a 12 anni, la volgarità e l’infamia di chi giustifica tutto questo in nome “della cultura” e propone la pedofilia come una cosa buona mascherando il giro criminale e il fatturato di un mercato indegno in forte espansione. Naturalmente non sono solo: Dio mi ha mandato tanti amici con cui abbiamo creato Meter e con i quali lavoriamo attivamente come te caro Daniele. Insieme denunciamo alla Polizia Postale che è nata dopo di noi, così come noi – che siamo stati i primi in assoluto in Italia a combattere contro la pedofilia – abbiamo dato impulso alle leggi contro la pedofilia e la pedopornografia online, ma anche portali, siti, persone che filmano l’abuso dei bambini, lo spacciano e lo comprano”.

- Ci puoi dare qualche dato?

“Si, vi do un dato: quest’anno, fino ad oggi, abbiamo inviato 1.353 segnalazioni alla Polpost. Siccome in ogni segnalazione ci sono di solito 7-8 siti, significa 10.824 indirizzi e contatti. L’anno scorso ne abbiamo sommate 840, pari a 6.720, quasi la metà. È segno dell’estensione di questo fenomeno e dell’allarme. Come Meter, però, svolgiamo anche assistenza alle famiglie e tutela dell’infanzia: prepariamo cineforum per insegnare ai più piccoli quali sono i loro diritti e con i nostri sportelli, gestiti dai volontari, siamo presenti sul territorio nazionale. Per non parlare dei nostri interventi come l’“adozione” di scuole e l’incontro con i ragazzi per metterli in guardia contro i rischi che l’uso non ragionato della Rete può comportare”.

- Magari qualcuno dirà che l’associazione ci guadagna… Assurdo, ma qualcuno lo dirà.

“Se ci siamo arricchiti nel fare questo lavoro Daniele? Come no: di dolori, processi, perquisizioni dei servizi segreti e della cattiva salute. Non siamo diventati ricchi grazie alla lotta alla pedofilia. Anzi: Meter vive del 5 per mille e ha bisogno di tanti finanziatori, di tanti contributi. La nostra lotta è gratuita e avviene giorno e notte, per questo abbiamo bisogno di aiuto. Svolgiamo un’attività sociale semplicemente per amore dei bambini. Quello vero, che cerca e protegge i più piccoli, contrapposto a quello finto dell’abuso e della violenza, della sopraffazione del grande sul più debole”.

- Don Fortunato, io insisto molto anche nella prevenzione. Che ne pensi?

“Giusto. Possiamo prevenire l’abuso in un modo molto semplice: un bambino amato non sarò abusato. Stiamo vicini ai nostri figli e non lasciamoli soli davanti al computer, insegniamo loro che una chat è un posto bellissimo dove si possono conoscere tanti amici, ma questo non vuol dire che siano tutti veri. Andiamo avanti nella lotta contro gli orchi perché tutti devono prendere coscienza di questo dramma e tutti lo devono sanare”.

Daniele Damele

Wednesday, October 28, 2009

VIOLENZA SU UN'UNDICENNE: BARBARIE ASSOLUTA


Era "fissata" con l'idea che la figlia undicenne dovesse avere rapporti a sfondo sessuale e per questo le organizzava in casa incontri, ai quali assisteva, con quasi coetanei (13-17 anni la loro età) contattati all'uscita di scuola, anche se la ragazza si opponeva in lacrime e la notte si svegliava in preda agli incubi. Questo il quadro delineato dalla squadra mobile di Perugia che ha arrestato la madre dell'adolescente, una quarantenne incensurata originaria del perugino. Il reato che le è stato contestato è quello della violenza sessuale. Di cosa si tratta? Di una storia di "degrado e grave disagio familiare"? Non solo.
Dall'indagine è emerso che il desiderio della donna era di creare una "cerchia di ammiratori" intorno alla sua unica figlia. Per farlo convinceva i ragazzi agli incontri anche regalando loro denaro, ricariche telefoniche e un cellulare. Un'azione "quasi quotidiana". Gli accertamenti sono ancora in corso e non è chiaro se la ragazza (ora affidata ai servizi sociali comunali) abbia avuto rapporti sessuali veri e propri. L'indagine della squadra mobile è partita dalla segnalazione di un via vai sospetto nell'appartamento e di grida provenienti da esso. E', quindi, emerso che era frequentato da quattro-cinque ragazzi. Tra loro anche una tredicenne alla quale la donna metteva a disposizione la casa per avere rapporti, in sua presenza, con un ragazzo di 17 anni, denunciato per concorso in violenza sessuale.
Grazie anche alle intercettazioni telefoniche e ambientali la polizia ha accertato che l'undicenne si opponeva in lacrime agli incontri. La notte si svegliava improvvisamente in preda agli incubi, piangendo. Un quadro in base al quale la polizia ha deciso di intervenire e di bloccare la donna, risultata senza occupazione. Assente quando avvenivano gli incontri è risultato invece il padre, lavoratore saltuario, nei confronti del quale non sono stati presi provvedimenti.
Le reazioni sono le solite: “a scuola, che pure frequentava poco, la ragazza non aveva mostrato malessere”. Oggi, solo oggi il paese dove viveva la famiglia è sotto choc e nei bar non si parla d'altro. Anche se nessuno avrebbe immaginato cosa accadeva nell'appartamento.
Ma perché tutto questo sui bambini, sui ragazzi? Perché tanta violenza terribile? E per ché tanta indifferenza: nessuno immaginava, nessuna poteva sapere, perché nessuno poteva sapere? Non ci rendiamo più conto di quanto accade intorno a noi e siamo solo disturbati dai via vai nelle scale?
Quando a essere così tragicamente offeso è un minorenne non basta indignarsi, non è sufficiente dire che ci sono stati dei problemi, occorre interrogarsi sul perché non si è fatto nulla per prevenire un tanto. Cominciamo ad aprire occhi e orecchie a quelle che sono le vere tragedie. Fermiamo la vera barbarie che è quella perpetrata contro minori, indifesi, deboli, disabili.

Daniele Damele

Sunday, October 25, 2009

INVESTIRE SUI GIOVANI PER IL FUTURO DI TUTTI


Un cittadino italiano di 43 anni e' stato arrestato in Perù da agenti dell'Interpol con l'accusa di sequestro di minorenni in Italia. L'arresto è giunto a seguito della richiesta di detenzione giunta dalle autorità giudiziarie di Torino. L'uomo, detenuto nel carcere 'San Jorge' in attesa della richiesta dell'estradizione da parte delle autorità italiane, è stato accusato di sequestro e maltrattamento di minori da parte della giustizia di Torino per fatti avvenuti nel 2006.
Bene: è una notizia buona quella relativa alla repressione di chi fa del male a dei bambini. Siamo tutti (o quasi …) consapevoli che chi abusa dei minori uccide il futuro di tutti. Ma ciò che manca oggidì sono due aspetti: la prevenzione di questi reati e la valorizzazione di bambini e ragazzi.
Per privilegiare questi aspetti si tratta di investire a livello culturale. Occorre andare nelle scuole, nelle università, nei luoghi di ritrovo, tra le associazioni culturali, di solidarietà e sociali, nelle famiglie per parlare di reati barbari e odiosi da debellare, ma soprattutto per affermare che dobbiamo prevenire queste situazioni di tragedia. Chi dovesse avere spinte ad abusare di bambini deve potersi rivolgere a chi lo può e sa aiutare. Chi intravede segnali di qualunque tipo deve poter denunciare ciò che vede senza timori per sé e nemmeno per chi non ha magari ancora commesso nulla, ma potrebbe farlo. Dobbiamo tutti comprendere che è necessario prevenire.
In rete, poi, qualunque segnale dev’essere immediatamente segnalato alle forze dell’ordine. Nessuno si sostituisca a queste ultime e agevoli invece, denunciando, la prevenzione dell’adescamento on line.
Il secondo aspetto è quello della valorizzazione di bambini e ragazzi: lasciamo loro degli spazi, concediamo loro la possibilità di mettersi alla prova, di crescere, diamo ai giovani il diritto di sbagliare, sproniamoli al futuro, a investire in loro stessi attraverso lo studio, l’apprendimento delle lingue, la coltivazione di passioni giuste che possano gratificarli e far vivere loro una vita da protagonisti. Occorre anche qui andare dove loro si ritrovano, ascoltare, parlare e poi ancora e sempre ascoltare, ovvero dialogare con loro comprendendo che i ragazzi sono il loro e il nostro futuro e per questo dobbiamo occuparci, adesso, del loro presente.
Rispettiamo i bambini, diamo loro dolcezza, affetto e amore, ne guadagneremo tutti e tutti cresceremo culturalmente.

Daniele Damele

PSICOLOGO ARRESTATO PER PEDOFILIA ON LINE: MA DI CHI CI POSSIAMO FIDARE?




















C'è anche uno psicologo che lavorava nelle scuola di Milano tra gli arrestati nell'ambito di una grossa operazione per combattere la pedofilia online. Ma allora di chi possiamo fidarci? Il Servizio della Polizia postale e delle comunicazioni ha eseguito 3 arresti e 26 perquisizioni domiciliari, nell'ambito di una operazione contro la pedopornografia online. Tra gli arrestati c'è, appunto, uno psicologo milanese 35enne, celibe e incensurato, che prestava la sua attività all'interno di istituti scolastici e che insegnava educazione fisica per conto di un'associazione di genitori. Arrestati anche due studenti universitari, di cui uno già tirocinante presso una struttura ospedaliera locale.
Insomma persone cui ci si affida quando si hanno problemi e comunque persone alle quali pensi di poter affidare i tuoi figli senza problemi. La stessa odiosa situazione si propone quando il pedofilo è magari un sacerdote, un educatore o un amico di famiglia o, peggio ancora, se in queste situazioni si può mai dire cosa può essere peggio, un familiare. Nei giorni scorsi mi ha scritto un giovane che si trova all’estero e che si è rivolto a me in quanto fondatore del gruppo face book “Fermiamo la pedopornografia on line”. Mi ha raccontato cose tristi della rete. Gli ho immediatamente suggerito di rivolgersi alle forze dell’ordine e consegnare tutto. Ho segnalato la cosa alla Polizia, ma, mi chiedo, dove andremo a finire? E’ mai possibile che non si voglia porre la parola fine a questa piaga che non solo va censurata, va eliminata, bloccata, annullata.
Lo psicologo 35enne è stato arrestato in flagranza nella sua abitazione di Milano con l’accusa di detenzione di materiale pedopornografico. Nel supporti informatici dell'uomo gli agenti hanno trovato migliaia di fotografie e circa duecento filmati che riprendono bimbi che subiscono abusi da parte di adulti, e che dato il loro considerevole numero hanno permesso l’arresto in flagranza. I provvedimenti posti in essere dalla Polizia scaturiscono da un'intensa attività investigativa, a seguito della quale sono stati identificati numerosi soggetti tutti residenti nel territorio italiano, che risultavano avere eseguito download di file di carattere pedopornografico e nei confronti dei quali sono state acquisite evidenze probatorie certe. La polizia postale, elaborando moltissimi dati pervenuti dai colleghi tedeschi ed utilizzando complesse applicazioni software, ha ottenuto un'articolata lista di soggetti dediti alla pedopornografia online. Tra gli indagati, infine, alcuni in passato erano stati destinatari di analoghi provvedimenti ed uno di essi, in particolare, era già stato arrestato in Sri Lanka. Solita storia: era nuovamente libero di raccogliere immagini di tragedie con bambini vittime.
Bisogna dire basta a tutto questo: Onu, Parlamento europeo e italiano non rinviino ciò che non è più improcrastinabile.

Daniele Damele

Wednesday, October 21, 2009

E' SEMPRE EMERGENZA PEDOPORNOGRAFIA ON LINE


Qualcuno mi dice che sono ripetitivo e che me la prendo troppo su pedofilia on line e dintorni. Io credo di no. Anzi sono sempre più convinto che sia sempre emergenza. Vi ricordo alcuni fatti di cronaca, solo alcuni: un sessantenne, padre di due figli di cui uno minorenne, su cui gravano precedenti specifici, in quanto aveva scambiato in passato materiale di questo tipo con altre persone dedite alla stessa perversione, è stato trovato nuovamente in possesso di pen-drive e cd contenenti il materiale.
Da quanto emerso dalle indagini condotte dalla Polizia postale e delle comunicazioni di Venezia, le immagini ed i video pedopornografici venivano prodotti soprattutto nei paesi dell’Est e dell’Asia. Ad occuparsi della vendita erano 59 siti specializzati che sono poi stati oscurati dalle forze dell’ordine: i gestori cercavano potenziali clienti diffondendo sul web numerosi messaggi di spam in cui veniva proposto l’acquisto.
Quando gli annunci raggiungevano la casella mail di una persona interessate, quest’ultima contattava i gestori dei siti, tutti con sede all’estero. Dopo aver effettuato la registrazione, riceveva il materiale, ma non prima di averlo pagato con carta di credito somme che andavano dai 40 ai 100 euro per ciascuna immagine o video. In alcuni casi i pedofili si scambiavano fra di loro il materiale tramite chat o programmi di file-sharing. Queste tracce lasciate su internet, hanno fornito diverse piste che sono tornate utili nell’ambito delle indagini. In tutta Italia, sono state effettuate 40 perquisizioni in 30 province fra Veneto, Trentino, Sardegna, Emilia Romagna, Calabria, Piemonte, Puglia, Toscana, Lazio e Lombardia. L’unico arresto per il momento, è quello di un 29 enne della provincia di Cremona, in possesso di migliaia di file a carattere pedopornografico.
In Friuli, invece, è stato denunciato un quarantenne udinese assolutamente insospettabile nell’ambito di un’indagine sulla pedopornografia condotta dalla locale Polizia postale e delle comunicazioni che ha portato a indagare decine di persone in tutta Italia e all’arresto di un operaio ventinovenne di Cremona.
Al friulano è stato sequestrato un computer che utilizzava anche per il lavoro. Il suo codice identificativo risultava ai provider che gestivano i collegamenti con un sito a pagamento. E’ come un numero di targa spiegano gli investigatori. I filmati ritraevano minori costretti a subire violenza ma non ci sono ad ora elementi che possono far presupporre che la produzione del materiale sia avvenuta in Italia.
Un triestino di 56 anni è stato fermato dalla Polizia di Capodistria, in Slovenia, perché trovato in possesso di materiale pedopornografico, sia foto sia video, che l’uomo avrebbe girato sulla spiaggia di Portorose. I soggetti erano tutte bambine dai quattro ai sei anni senza nulla addosso. L’uomo è stato fermato dalla Polizia slovena e interrogato dal giudice. E’ sospettato di aver girato materiale pedopornografico per farne un uso commerciale.
L’uomo un incensurato che lavora nel pubblico impiego (le autorità non hanno reso noti nome e cognome), è sposato con figli già adulti. Indagini sono in corso per appurare se l’arrestato faccia parte di un giro di pedopornografia di vasta portata.
Potrei continuare a lungo, credetemi è sempre emergenza pepornografia on line.

Daniele Damele

Friday, October 16, 2009

Sofia Riccaboni: “Nuove riflessioni di una ex-neoblogger“, (Sangel Edizioni, 2009)



(tratto da www.ilrecensore.com)

Presso la libreria Gabi International di via Gabi 30 a Roma, quartiere San Giovanni, si è svolta la presentazione del nuovo libro di Sofia Riccaboni: “Nuove riflessioni di una exneoblogger“, (Sangel Edizioni, 2009). Una raccolta dei migliori pezzi dell’autrice, oggi vicedirettrice di Periodico Italiano. Una giornalista che ha saputo farsi strada da sola, cercando e trovando il suo percorso. Con la semplice voglia di dire la sua opinione, esserci. La passione e l’impegno di chi ha scelto la giusta via.

Accanto all’autrice, Vittorio Lussana - direttore del webmagazine Periodico Italiano - e Daniele Damele - docente di etica della comunicazione all’Università di Udine e Gorizia. Il dibattito si è concentrato sull’informazione, soprattutto sul giornalismo online. A prendere la parola per primo è stato Lussana complimentandosi con l’autrice e collaboratrice, per il nuovo libro e per il coraggio delle sue battaglie. Il direttore viene da un lungo percorso “pionieristico” di giornalismo sul web, sa quanto sia duro trovare lo spazio e la notorietà: “A volte la semplice gavetta non basta più. Oggi, nelle redazioni dei grandi giornali, le scelte dei direttori sono sempre meno condizionanti. L’editore è ormai il polo decisionale dell’informazione e spesso a pagarne le conseguenze è il talento. Il merito di Sofia è di aver dimostrato ampiamente il suo valore e le sue capacità, con dignità e orgoglio per tutta la categoria.“

Daniele Damele elogia il giornalismo in rete come strumento fondamentale di approfondimento. Non risparmia critiche all’attuale informaizone dominante, troppo dietro al bisogno di vendere a discapito dell’informare. Vede in internet un’arma fondamentale su cui si gioca il futuro, ma lancia anche la sua provocazione e raccomandazione: “La rete ha bisogno di regole.” Con riferimento all’eccessiva libertà di cui internet è il modello, Damele fa una riflessione importante sull’equilibrio con cui i più giovani devono continuare a crescere, senza gli eccessivi rischi di incontrare spiacevoli situazioni o immagini non idonee a causa di questa assenza di regole. “Per fortuna ci sono persone come Sofia Riccaboni che della rete sono il cuore pulsante.” Ha concluso così il docente di etica della comunicazione.

Gli argomenti presenti nel testo dell’autrice, spaziano da eventi accaduti a problematiche sociali. La donazione degli organi o malattie particolari che vengono spesso ignorate. La presentazione del testo ha dato lo stimolo alla Riccaboni per lanciare il cartaceo quindicinale di Periodico Italiano, che andrà in edicola dal 15 Dicembre, con 145 pagine.

Sofia Riccaboni, 1976, mamma, nata come blogger, editore e vice direttore di www.periodicoitaliano.info. Ama viaggiare, leggere e incontrare persone.

Autore: Sofia Riccaboni
Titolo: Nuove confessioni di una exneoblogger
Editore: Sangel
Anno di pubblicazione: 2009
Prezzo: 10 euro
Pagine: 144

Tuesday, October 13, 2009

NELLA QUERELLE VELINE - LERNER STO CON RICCI


Nella sciocca querelle scoppiata tra le veline di Striscia la notizia e Gad Lerner, provocata da quest’ultimo, sto con Antonio Ricci che ha determinato in questi anni un modo nuovo di fare notizia, non solo satira, ma informazione vera e propria arrivando la dove tg e giornali non sono arrivati o sono giunti molto più tardi.
A Ricci va il merito di aver fatto una trasmissione gradevole, mai sopra le righe, che, specie con Ezio Greggio e Enzo Iacchetti, ha centrato l’obiettivo di sensibilizzare tutti noi rispetto al mondo che abbiamo intorno. Splendide le battaglie per i disabili, i minori, i più deboli. Battaglie efficaci e ripetute nel tempo, mai faziose, sempre super partes.
Lerner al Tg1, assieme a David Sassoli, mandò, invece, in onda immagini alle ore 20 di un pedofilo e per questo fu costretto a mollare quella direzione consegnatagli dal centro sinistra.
D’altra parte cosa attendersi da … un infedele? Meglio, molto meglio le veline di Ricci e Co, meglio Striscia la notizia!

Daniele Damele

Sunday, October 11, 2009

PERIODICO ITALIANO



I post presenti in questo blog sono ospitati anche sul sito Periodico Italiano: http://periodicoitaliano.info/

Daniele Damele

SAPERE A CHI SONO STATI DONATI GLI ORGANI E' UN'OPZIONE


Capita sempre più spesso di leggere appelli di genitori o parenti che chiedono di sapere chi ha ricevuto gli organi donati da un loro figlio. Le norme di legge in vigore (in particolare la legge 91/99) vietano la possibilità di rendere nota l’identità del ricevente. Nella mia vita ho, però, avuto l’opportunità fortunata di ascoltare e stare vicino sia a persone che hanno ricevuto organi sia a parenti di persone decedute che hanno detto sì alla donazione dimostrando un senso civico e un altruismo infinito.
Perché dire no a chi vuole sapere chi ha goduto di questo gesto e si è salvato la vita allora? Giustamente si afferma che non si può sapere come reagirà la famiglia del donatore e ancor di più spesso si pone in guardia rispetto a un legame morboso, a una possibile dipendenza psicologica.
Sono, però, personalmente convinto che, pur nel rispetto della legge, si dovrebbe favorire un’analisi caso per caso. Chi riceve un organo festeggia il giorno del trapianto come un secondo compleanno. E’ già accaduto che parenti di donatori e riceventi si siano incontrati e che l’emozione sia stata intensa, ma molto positiva, così come è accaduto che certi legami siano divenuti non solo morbosi, ma addirittura imbarazzanti.
E allora che fare? Non credo, sempre a livello di opinione personale, si possa dire no aprioristicamente, ma sì all’affidarsi a psicologi in grado di valutare se l’opzione richiesta di sapere possa o meno essere accolta. Credo che il dialogo e la spiegazione del perché si o del perché no possano e debbano avere la meglio sul mero e, mi si permetta, un po’ freddo richiamo alle norme di leggi.
Uno psicologo meglio di altri dovrebbe poter fornire le motivazioni giuste ed anche accompagnare questo delicato passaggio. Si tratta di un’azione che reputo necessaria anche in quanto spesso a chi sono finiti gli organi lo si capisce o quantomeno intuisce dalle notizie di stampa.
Con ciò non voglio dire che occorre cambiare una normativa in vigore e all’avanguardia a livello internazionale, ma solo mettere un po’ di cuore in una situazione sempre delicata e molto particolare.

Daniele Damele
(Articolo presente anche su Periodico Italiano)

HA ANNUNCIATO IL SUICIDIO SU FACEBOOK TRE GIORNI PRIMA


Ha deciso di suicidarsi e, avendo 15 anni, ha deciso di farlo lasciando il suo ultimo messaggio in modo virtuale, ovvero con un post su Facebook. Lui, Carlo D’Urzo, si è impiccato l’altra sera in camera sua, a Torre del Greco. Il fatto tragico è che questo segnale d’allarme appariva con un count down (leggi richiesta disperata d’aiuto) da tre giorni. La rete ha fallito, non ha saputo fare quello che le si chiede, essere strumento di comunicazione per passare dal virtuale al reale.
Carlo gridava al mondo di internet, ai suoi “amici” di Facebook che voleva togliersi la vita, ma nessuno, ripeto nessuno. ha reagito. Certo ciò accade anche nel mondo reale: a Trieste un bagnante muore d’infarto al mare e delicatamente si mette un asciugamano sul corpo, ma al suo fianco si continua a prendere il sole. A Napoli la gente muore ammazzata e tutti, ripeto tutti si voltano dall’altra parte, in Brasile un missionario muore assassinato e dopo due giorni non si scrive più nemmeno una riga sul suo essere stato eroe di pace, sul perché si uccide per 15 euro.
L’indifferenza è peggio di qualunque altro sentimento negativo. Preferisco la rabbia, una reazione scomposta, ma viva al girare lo sguardo dall’altra parte.
Ora, solo ora, Facebook risponde a Carlo, troppo tardi, il suo segnale di solitudine ha gettato tutti e tutto nello sconforto, ma, tranquilli, durerà lo spazio di un post, di un commento, di una notizia on line o sulla stampa. Spazio zero all’analisi, alla verifica del perché uno grida, magari attraverso la rete, e nessuno risponde, del perché nelle nostre famiglie non ci si accorge più che il ragazzo dinanzi al pc o alla tv in cameretta è solo.
Perché i genitori non mettono computer e tv in luoghi comuni della casa? Perché non parlano più con i loro figli, non si siedono sui loro lettini e stanno lì ad attendere una reazione, ad ascoltare, magari anche solo i silenzi, ma stanno lì e parlano e ripetono che c’è amore dentro loro per i propri figli? Perché non lo fanno più?
Erano tre giorni che su Facebook c’era il conto alla rovescia del suicidio di Carlo, atto che, al solito, non trova spiegazioni: sotto il corpo senza vita il padre ha trovato la maglietta della Turris, quella degli scout e un foglio su cui ha lasciato il suo addio a tutti. «Mamma, papà, amici: non è stata colpa vostra».
Gli amici ora invadono Facebook con i suoi ricordi: «adesso l’unica cosa che ti chiediamo a nome di tutta la tua classe è: «Scusaci, non abbiamo capito il tuo disagio - recita un altro commento - potevamo salvarti, starti vicino, farti capire che la vita è una e che vale la pena viverla, ma non abbiamo compreso nulla».
Ecco non comprendiamo nulla, tutti bloccati dinanzi a strumenti sempre più innovativi di comunicazione virtuale fortemente emotivi, ma che c’impediscono d’esternare i nostri sentimenti.
Sveglia, altrimenti fra un po’ ci sarà un altro suicidio annunciato on line.

Daniele Damele
(Nota pubblicata anche su Periodico Italiano)

Saturday, October 10, 2009

SABATO 10 OTTOBRE: GIORNATA MONDIALE CONTRO LA PENA DI MORTE


Sabato 10 ottobre, si è celebrata la giornata mondiale contro la pena di morte. Non è stato dato molto risalto a questo appuntamento e ciò è un vero peccato. Eppure dovremo essere ben orgogliosi di non lasciar passare sotto silenzio una vittoria storica dell'Italia. La sospensione della pena di morte votata lo scorso anno all'Onu da 104 Paesi fu, infatti, un successo dell'Italia e del mondo intero. Si pensi che nel 2007 gli Stati avevano decretato ben 5.628 morti mentre in realtà nessuno Stato può arrogarsi il diritto di decidere sulla vita delle persone. Nella sola Cina le decapitazioni sono state oltre 5 mila nel 2007. Dopo la Cina seguono Iran (che proprio in questa giornata ha condannato a morte tre persone che avevano manifestato contro il regime dopo le elezioni), Pakistan, Iraq, Sudan e Usa.
Quella della moratoria fu una battaglia vinta dal ministero degli esteri italiano e da tutto il nostro Parlamento (l’accordo fu pressoché unanime). E’ da 15 anni che in molti lottano all’Onu per farla finita. Ora si deve passare all'abolizione della pena di morte ovunque. Bisogna far finire una barbarie assurda e inaccettabile. A tutti noi deve essere concesso il diritto di scrivere nei nostri cuori: W i diritti civili umani.
Come spesso accade, però, il risultato del 2008 è stato ben presto accantonato senza dare lode a chi raggiunse tale traguardo: Emma Bonino ad esempio, ma anche Bobo Craxi, all’epoca sottosegretario agli Esteri con delega ai rapporti con l’Onu. Soprattutto non si è andati avanti quasi esistesse un muro di gomma troppo forte, una lobby decisa a non permettere, seppure in silenzio, passi avanti contro lo sterminio di persone ad opera di uno Stato.
Nel 2007 ebbi modo di seguire la 400esima esecuzione in Texas, dal 1976, quella avvenuta contro Johnny Ray Conner nei confronti del quale fu fatta un'iniezione letale per l'assassinio di una commessa di negozio durante una rapina fallita quasi dieci anni prima. Il Texas si conferma ancor oggi lo Stato "capitale" della pena di morte negli Stati Uniti. Altri tre detenuti dovrebbero essere messi a morte entro la fine dell’anno. Eppure ieri a Obama è stato assegnato il Premio Nobel per la pace. Ma di quale pace di tratta, di quale speranza stiamo parlando se a casa sua il presidente degli States ammette ancora la pena di morte?
Altre esecuzioni sono in corso in Cina, in Giappone e in altri Paesi come l’Iran e l’Iraq. Francamente io non avrei mandato a morte nemmeno Saddam Hussein e men che meno avrei tollerato che la rete permettesse di far circolare le immagini complete di quello e di altri assassini. Non si tratta di assurdità, qui stiamo parlando di crimini veri e propri intollerabili.
Si alzi oggi un unico grido: fermiano la pena di morte decisa dagli Stati. Si levi la voce di tutti coloro i quali sono contrari a questi assassini. Si dia l'opportunità a chi afferma un tanto di poterlo dire in tutte le sedi.

Daniele Damele
(articolo pubblicato anche su Periodico Italiano)

Sunday, October 04, 2009

LA RETE COMPRENDE MOLTE PRATICHE, ANCHE ILLEGALI


Bloccare l'accesso a internet non risolve nulla a nessun livello. Impedire che bambini e adolescenti abbiano accesso a determinati programmi e siti in rete mediante il blocco dei filtri non significa che essi non riescono a trovare ciò che si vuole sulla rete, ma solo favorirne una tutela da contenuti inappropriati se non addirittura fortemente nocivi.
Gli strumenti che bloccano i contenuti sono a buon mercato, spesso accurati e completi, ma i giovani imparano velocemente vari modi per aggirare il divieto. Pertanto, il miglior risultato è sempre, il dialogo adulti-figli. In tal senso suggerisco il portale www.davide.it .
Un consiglio per i genitori è quello di spiegare al bambino, prima di bloccare il pc, perché ciò viene fatto. Poi è utile collocare i computer in una stanza dove c’è maggiore frequentazione. Non è opportuno lasciare tv, pc, videogame e quant’altro tutto nelle stanze dei ragazzi che divengono così luoghi tecnologici d’avanguardia, ma privi di dialogo e conversazione reali.
Se il pc è in salone o in un corridoio comune può così divenire più facilmente motivo di condivisione, è più facile parlare di ciò che si fa on line.
Così si potrà venire a conoscenza di quale tipo di interesse hanno i figli in rete. Internet, ricordiamolo, è anche un facilitatore di accesso a contenuti non adatti a bambini. E’ naturale che un ragazzo voglia avere, ad esempio, informazioni sul sesso, ma il problema sta nel fatto che questo si verifica senza criteri, senza passare attraverso la mediazione di un adulto.
Il bambino può agire da solo potendo accedere a una gamma di materiali inadatti alla sua età con anche il rischio di diventare vittima di reati commessi attraverso Internet, come la pedofilia.
Al bambino va anche detto di non aggiungere persone sconosciute su internet, di non fornire informazioni personali o foto in un profilo o in un album, occorre chiedere loro d’essere cauti nelle chat room e di non fidarsi ciecamente dell'identità dell'altro. Insomma dialogare, dialogare, dialogare, spiegando che possiamo trovare informazioni on line che è opportuno non leggere. Non omettiamo, poi, informazioni, parliamo con i nostri bambini in modo tale che riconosca i rischi dell’accesso a contenuti inappropriati, i quali, ahimé, sussistono anche per i maggiorenni giacché internet è talmente libero da divenire addirittura anarchico: ognuno può scrivere ciò che vuole giungendo anche a diffamare, ad esempio.
Per tutti, minorenni e maggiorenni, sarebbe, quindi, opportuno che il Parlamento fissasse regole certe, a partire dall’eliminazione dell’anonimato. Ciò permetterebbe a chi fa un corretto uso della rete di proseguire a farlo con dignità e rispetto e ai tanti che ne fanno un uso illecito di avere almeno qualche difficoltà in più. E’ del tutto inutile affermare che esistono già leggi contro l’adescamento pedofilo, la diffamazione e le tante illegalità presenti on line. Il problema è che spesso questi reati restano impuniti provocando danni di non poco conto.

Daniele Damele

Saturday, October 03, 2009

INTERVISTA A EZIO GAETANO, responsabile della Polizia postale e delle comunicazioni di Udine


Ezio Gaetano è il dirigente della Squadra mobile della Questura di Udine e della sezione provinciale della Polizia postale e delle comunicazioni. Il suo grado e di Vice Questore aggiunto, come dire “braccio destro” del Questore Giuseppe Padulano.
- Gli abbiamo rivolto alcune domande sul Servizio della Polizia postale e delle comunicazioni di Udine, da sempre in prima linea per contrastare i reati, in aumento, che vengono compiuti attraverso internet a cominciare dai dati in suo possesso rispetto a quanto realizzato nel 2009.
“La Polizia postale di Udine, dal gennaio all’agosto 2009, ha affrontato ben 42 casi di pedopornografia in rete, eseguendo nell’ambito di tali indagini 10 perquisizioni domiciliari e denunciando 6 persone per la detenzione e la divulgazione di immagini pedopornografiche: Ha inoltre trattato 69 casi del cosiddetto phishing e addebiti o prelievi fraudolenti su carta di credito denunciando 12 persone. 59 sono stati i casi di truffe on-line con la denuncia di 18 persone, 67 i casi di violazione della privacy con molestie, minacce o diffamazioni con la denuncia di 5 persone”.
- Dottor Gaetano, lo spam è diventato quasi un’ossessione per molti. Ci si può difendere? Come?
“Esistono in commercio programmi anti-spam che riconoscono e bloccano con discreta efficacia le mail pubblicitarie. Va detto però che se si interagisce nei forum e nei social network comunicando il proprio indirizzo di posta elettronica, inevitabilmente questo purtroppo finisce in databases e mailing lists che sono esposte alla raccolta commerciale e talvolta fraudolenta da parte di venditori di pubblicità”.
- Nel caso in cui una persona riceva mail non gradite che magari pubblicizzino qualcosa di non interesse ci si deve sottomettere o ci si può rivolgere a qualcuno per chiedere lo stop dell’invio di detti messaggi? Cosa si può fare?
“In questi casi è bene cancellare la mail senza aprirla per evitare virus. C’è poi il Decreto legislativo 196 del 2003 che tutela chi desidera chiedere la cancellazione del proprio indirizzo mail dalla rubrica di chi invia mail magari con insistenza. E la cancellazione va fatta senza indugi. Se così non avviene ci si può rivolgere all’Autorità garante per la privacy”.
- Sempre più spesso su siti, blog, chat, social network corre la denigrazione ai limiti della diffamazione, notizie non verificate, ovvero non confermate se non addirittura false che mira a porre in cattiva luce qualcuno o qualcosa. Talvolta si tratta di allusioni, altre di veri e propri attacchi personali gratuiti. Il tutto denota una mancanza di cultura di un uso consapevole della rete. Cosa fare se si finisce nel mirino di questi operatori di internet?
“Questo è un problema emergente di grande portata perché lo scambio di informazioni in rete determina la oggettiva non controllabilità delle stesse ed espone le persone alla diffusione di notizie, pettegolezzi, rumors e anche falsità sul loro conto.
Quando si parla di cyberbullismo, neologismo oggi molto di moda, ad esempio, si intende proprio la sistematica e dolorosa denigrazione di adolescenti da parte di altri giovani.
In questi casi consiglio di recarsi presso gli uffici della Polizia Postale per formalizzare una denuncia a carico degli autori che possono rispondere di diversi reati quali la diffamazione, le ingiurie o minacce, le molestie, la sostituzione di persona o la divulgazione illegale di dati personali o di notizie false.
Nei social network comunque è opportuno non rendere accessibili dati personali e sensibili”.
- Una delle piaghe più terribili della rete è la pedofilia. E’ indubbio che internet ha messo uno strumento in più in mano a queste persone senza scrupoli. Anche qui Le chiediamo consigli su cosa fare per prevenire questi incontri virtuali da parte dei più piccoli. IN particolare cosa devono fare genitori ed educatori?
“Non permettere ai bambini di isolarsi con il computer; i genitori e gli educatori devono assistere i minori e spiegare loro che la rete consente a chiunque di dissimulare la sua identità. Le persone adulte che hanno l’obiettivo di entrare in contatto con minori per scopi sessuali studiano tecniche e meccanismi di fascinazione che fanno presa sui piccoli; spesso offrono incoraggiamenti come ricariche telefoniche o doni di modesto valore; sono capaci di spacciarsi per coetanei o poco più grandi. Le parole chiave sono “sorveglianza e prudenza”

Daniele Damele (per Udine economia - Camera di commercio di Udine - 25.9.09)

ADDIO AL BARONE CARLOS MARTINEZ


MONFALCONE - E’ deceduto ieri, 2 ottobre 2009, a 70 anni all’ospedale di Monfalcone Giancarlo Martini detto il “barone Carlos Martinez” per la sua lunga permanenza, da molto giovane, in Brasile. Artista, scultore e pittore, nato nella città dei cantieri il 5 febbraio 1939, nella sua vita era divenuto un protagonista eccentrico e sempre simpatico avendo svolto varie attività: dall’attivazione di boutique era passato alla gestione di ristoranti e aveva contributo a favorire la nascita di un teatro a Roma dove iniziò Pippo Franco, amico di una vita.
Tra i suoi amici più cari nell’isontino, che gli sono stati vicini anche durante questi ultimi giorni di vita al nosocomio monfalconese e che danno la triste notizia, ci sono l’avvocato Cosmani, il professor Tominovi, il dottor Iuculano, il giornalista Damele, il politico Antonaz e ancora Callini, Tiziani, Pascoli, Merviz e tantissimi altri che ricordano “il barone” con il suo sorriso, la sua simpatia e il suo essere stato capace di prendere la vita sempre al meglio.

In foto: il centro di Monfalcone (GO)

Tuesday, September 22, 2009

DON RUVOLETTO UCCISO PER ASSENZA DI PIETA'


La barbara uccisione del missionario veneto Ruggero Ruvoletto a Manaus in Brasile non può che far inorridire. Lo scorso mese di agosto sono stato per 15 giorni in Amazzonia, ma ero dall’altra parte del rio delle Amazzoni, non a Manaus, bensì a Belém, con un altro straordinario missionario, stavolta friulano, padre Claudio Pighin. Con lui ho visitato favelas (che nel Nord del Brasile chiamano “invasioni”), ho avuto paura, ho provato emozioni positive, ho visto che questi missionari del Pime sono degli eroi che vanno celebrati e aiutati da vivi.
Don Ruvoletto è morto per 15 Euro con un colpo di pistola alla testa. Non è stata solo una rapina finita in tragedia come riportato dai media, è qualcosa di più. Il ragionamento da fare è complesso, riguarda il valore della vita, l’assenza della pietà, la situazione di miseria materiale e culturale in cui versano queste popolazioni.
In Brasile ero con mio figlio Marco di 16 anni ed è stata un’esperienza di volontariato di grande livello. Padre Claudio si occupa di giovani e comunicazione, di poveri. Porta la parola di Dio dove altri non andrebbero mai, come ad esempio nella zona rossa di Belém.
Certamente è dura e spesso alla sera ho visto padre Claudio affidarsi alla lettura della Bibbia per cercare quella serenità necessaria per andare avanti, la forza, il coraggio, la volontà di ripartire sempre anche se magari pochi ti ascoltano (e non mi riferisco ai fedeli, ma a chi dovrebbe comprendere queste situazioni). Ad ascoltare dovremmo essere tutti noi. Accanto alla giusta difesa della vita contro aborto ed eutanasia, dobbiamo difendere la vita e la dignità di ogni essere umano durante la sua esistenza.
I media si sono occupati di don Ruvoletto quasi solo per aspetti di cronaca nera. Chi racconterà a tutti quanto questo sacerdote, come tutti i missionari, si fanno amare, stimare e diventano punti di riferimento precisi per la comunità? E perché non ci si interroga sul perché non si difendano ruolo e vita di queste persone?
Siamo coscienti che in Brasile, come in tanti altri Paesi dove regna la miseria (e non solo lì), i valori non ci sono quasi più? A Belém, e sono convinto anche a Manaus, legato a Belém dal bellissimo rio delle Amazzoni, ho visto l’assenza del sentimento della pietà verso se stessi e gli altri. E mi sono accorto che quando manca questo sentimento manca tutto e tutto diventa possibile, anche porre un revolver alla testa di un prete per una rapina e sparare.
Eppure questi drammi durano lo spazio di uno, massimo due giorni sulla stampa, poi via con altre notizie in un rincorrersi continuo di spot e scoop o presunti tali. Perdiamo tanto tempo in banalità effimere, ma perdiamo di vista che in questa terra ci sono eroi in ogni angolo del mondo, come padre Claudio Pighin, come don Ruggero Ruvoletto ai cui familiari va il cordoglio più affettuoso e vicino.
Il sacerdote veneto non è certamente la prima vittima di tanto orrore. Potrebbe essere l’ultima se solo lo volessimo tutti quanti noi.

Daniele Damele

Saturday, September 19, 2009

REGOLE PER INTERNET, CHI SE NE OCCUPA?


La notizia è forte: in caso di emergenza nazionale il presidente degli Stati Uniti Obama potrebbe avere il potere di controllare internet, sconnettendo i computer privati dalla rete. E’ quanto prevede un progetto di legge, non ancora discusso, al Senato degli Usa che, però, al solito, sta già allarmando le aziende che operano nel web e gruppi che si ergono a difesa dei diritti civili.
Nelle 55 pagine del testo redatto dal senatore americano Jay Rockefeller, democratico della West Virginia, anticipato on line sul sito Cnet, si legge che l’inquilino della Casa Bianca, dopo aver dichiarato lo stato d’emergenza nazionale sul fronte della cybersicurezza, è autorizzato a prendere il controllo temporaneo dei computer non governativi.
La legge prevede anche l’introduzione di una certificazione di professionisti sulla cybersicurezza. La proposta punta a risolvere un problema che da tempo preoccupa gli Stati Uniti, ovvero quale debba essere la strategia del governo di fronte a un attacco informatico.
Già nel maggio scorso, lo stesso Obama aveva riconosciuto che gli Stati Uniti non sono preparati come dovrebbero ad affrontare minacce che possono venire dalla rete, cosi pericolose per la sicurezza nazionale.
Non so se quanto previsto in America sia corretto o no, occorrerebbe approfondire il tutto (cosa che non si fa più su nulla limitandosi a spot, titoli e dichiarazioni veloci a effetto su ogni cosa, evitando analisi e studi per ricercare soluzioni il più condivise possibili e opportune). Certo è che quanto stanno proponendo negli States conferma che su internet occorrono regole.
Non è possibile che uno strumento così importante, democratico, libero, culturale possa divenire teatro di tante negatività, possa minare la sicurezza di Paesi e persone, possa delegittimare chi ha il diritto di non essere delegittimato o, peggio ancora, annientarlo. On line troviamo pedo-pornografia, violenza, riti satanici, istigazioni all’omicidio e al suicidio, proposte di sostante stupefacenti e dopanti, vendita di medicine considerate miracolanti e che invece, al meglio, sono caratterizzate da acqua e zucchero.
Occorre dire stop a tutto questo senza per questo gridare a una censura che non esiste. Oggi l’estrema libertà della rete porta alla totale anarchia e all’impunità di chi mette on line quanto citato e ancora calunnie, diffamazioni e denigrazioni di vario tipo.
Per internet occorrono regole. Chi se ne occupa?

Daniele Damele

Sunday, September 13, 2009

MISSIONE FRIULI AMAZZONIA: aiutare il Brasile


“E’ importante portare cibo e cultura, magari anche attraverso internet, alle popolazioni più povere del Brasile facendo loro riconquistare il sentimento della pietà verso se stessi e gli altri e i valori dell’amore e del rispetto reciproco”: è quanto sostenuto da Daniele Damele intervenendo all’ultima conviviale del Lions club Trieste Europa che ha segnato l’avvio delle attività del nuovo presidente Fulvio Sbroiavacca.
Damele ha consegnato ai presenti alcuni fogli riferiti all’associazione Missione Friuli Amazzonia e al suo sito personale raccontando la sua recente esperienza di volontariato, svolta con il figlio Marco a Belém (nel Nord del Brasile) , da padre Claudio Pighin, missionario del Pime originario di Orcenico inferiore di Zoppola di Pordenone.
Ulteriori info sono reperibili sul sito www.missionefriuliamazzonia.pascom.it (dove ci sono le indicazioni anche per effettuare offerte alla Missione medesima).

In foto: Damele e un diacono brasiliano dinanzi a un monastero nella regione del Parà (Brasile)