Saturday, September 06, 2008

Donazione di organi: gli errori dell'Osservatore Romano


Lo scorso 3 settembre sull’Osservatore Romano Lucetta Scaraffia lanciò non solo un sasso, ma una vera e propria “bomba” mediatica nello stagno. Mettere in discussione i principi di Harvard sulla morte dell’individuo e farlo sull’autorevolissimo quotidiano della Santa Sede non è cosa da poco.
Molto nei giorni scorsi è stato detto. Sacrosante le parole del direttore del Centro nazionale trapianti, Alessandro Nanni Costa, al pari di quelle del presidente dell’Associazione italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule (Aido), Vincenzo Passarelli.
Non chiedo ospitalità, quindi, per aggiungermi alla salvaguardia dei protocolli oggi in essere sulla dichiarazione di morte, sulla validità sociale della donazione di organi, sulla terapia dei trapianti. E non credo sia nemmeno il caso di ricordare come il Friuli Venezia Giulia sia da sempre in cima alle classifiche per la donazione di organi e non solo (anche per il sangue siamo ai vertici) a conferma di un cuore grande così della stragrande maggioranza degli abitanti di questa regione.
Vorrei richiamare l’attenzione sull’aspetto della comunicazione in un settore delicato come quello della salute, al pari di tanti altri aspetti della nostra vita. Non è immaginabile che chi detiene la responsabilità di organi di comunicazione di massa, magari punti di riferimento per ampie comunità o, com’è spesso il caso di media locali, monopolisti in uno specifico territorio, non s’interroghi prima della pubblicazione di un articolo, un’opinione, un servizio sugli effetti che deriveranno da quanto proposto al pubblico.
Ovvio la libertà di stampa è prevista dalla Costituzione e nessuno è così fesso da mettere in dubbio questo principio. Ciò su cui vorrei soffermarmi è il fatto che L’Osservatore Romano (e qualunque altro strumento di comunicazione di massa si trovi nelle medesime condizioni) avrebbe dovuto garantire il medesimo spazio nello stesso giorno a due opinioni a confronto differenti tra loro. Lucetta Scaraffia avrebbe potuto così esprimere la sua opinione, ma allo stesso tempo i lettori avrebbero potuto subito leggere a fianco un’altra opinione, magari scientifica, magari del dottor Nanni Costa e farsi una propria opinione. Stante la particolarità editoriale del quotidiano in oggetto non sarebbe stato affatto sbagliato, inoltre, precisare subito, a fianco dell’opinione della Scaraffia che la stessa era un’opinione personale e che la posizione della Chiesa sui trapianti d'organi non cambia, rimanendo la stessa di quarant’anni fa secondo l'intuizione che fu di Pio XII. E’ stato fatto il giorno dopo, peccato.
Quando si scrive sui giornali o sui siti internet o si annunciano in tv o alla radio fatti o anche opinioni su aspetti particolari (religione, salute, minorenni, fatti personali di vita privata) occorre domandarsi su che effetto avrà quanto si dice sulle persone in questione.
L’Osservatore Romano e Lucetta Scaraffia si sono domandati che effetto avrebbe avuto quell’opinione singola e non messa a confronto con altre idee alternative, che la scienza approva e adotta tuttora, sulle oltre 9 mila persone in lista d’attesa di un organo in Italia?

Daniele Damele
Consigliere nazionale Aido
per il Friuli Venezia Giulia

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