Tuesday, August 05, 2008

BULLISMO: non mandiamolo in vacanza




La scuola è in vacanza, ma non facciamo lo stesso con il fenomeno del bullismo, anzi proprio questo periodo può essere favorevole a una riflessione comune. Innanzi tutto non dobbiamo scordare quanto accaduto negli scorsi mesi. Troppo spesso, per non dire sempre le notizie passano velocemente senza quasi lasciar traccia e soprattutto prive di riflessioni motivate e tese a proporre soluzioni adeguate a certe realtà negative come quella del bullismo giovanile.
Qualcuno ha già scordato i ragazzi obbligati dal "branco" a prendersi a schiaffi? Dei bulli organizzavano dei "match" sullo scuolabus. Le regole le dettavano questi teppistellii dopo aver scelto i "combattenti": due ragazzi dovevano così affrontarsi, seduti agli ultimi posti del bus scolastico, a suon di ceffoni. Uno contro l’altro, costretti a un gioco violento, senza possibilità nemmeno di schivare il colpo, e se lo facevano, erano i due arbitri a stabilire le penalità, sferrando a loro volta schiaffi e pugni contro il più debole. Per chi decideva di ribellarsi non c’era scampo: loro, con aria da "duri", mostravano tirapugni di ferro ed un taglierino.
Le accuse vanno dalle lesioni al porto di oggetti atti ad offendere; violenza privata, lesioni e porto di oggetti atti ad offendere fuori dalle mura domestiche. Uno studente di sedici anni un giorno tornò a casa con il volto tumefatto, dolori al collo e segni inequivocabili di violenza. I medici evidenziarono una forma di disagio psicologico manifestata dal giovane. Una sorta di depressione, forse dovuta alle continue sopraffazioni. E i bulli cosa dissero? "Era un gioco non pensavamo fosse così grave". I genitori (dei bulli) caddero dalle nuvole.
Nulla sappiamo sul corso della giustizia, nemmeno con un’attenta ricerca on line, niente, eppure una sanzione adeguata sarebbe stata del tutto necessaria anche quale deterrente.
Come nulla sappiamo di com’è andata a finire con quel bullo (!) che, nel nome di Hitler, giacché aveva in casa oggetti nazisti, bruciò i capelli ad un compagno di scuola.
Si tratta di un ragazzo di 14 anni, arrestato, che aveva bruciato i capelli a un compagno di scuola con la complicità di due tredicenni. I tre avevano filmato con un telefonino l’"impresa" facendolo circolare a scuola.
Gli hanno bruciato i capelli, spento sigarette sulle braccia e inferto altre umiliazioni, tra cui quelle immortalate nelle immagini che gli esperti della Mobile hanno scoperto nel videotelefonino e nel pc sequestrati al capobanda di 14 anni.
Padre e madre del ragazzo arrestato anziché condannare i gesti di violenza compiuti dal figlio attaccarono indirettamente il preside della scuola, reo di aver segnalato l’esistenza del filmato in cui compariva il compagno con i capelli in fiamme, e la polizia, che rese di dominio pubblico l’accaduto. Un comportamento sconcertante che dimostra l’assenza del ruolo delle famiglie nell’educazione dei figli.
Il bullismo non deve andare in vacanza, ma deve rimanere una delle maggiori preoccupazioni di genitori e insegnanti.
Vi sono alcuni metodi per contrastare il problema come ad esempio impostare discussioni identificando liberamente il problema; un pregio di questo metodo consiste nel fatto che le soluzioni vengono calate nella concretezza della vita quotidiana. Un altro vantaggio consiste nel fatto che le soluzioni emergono all’interno di un confronto.
Il bullismo si previene anche con attività di studio in gruppo e lavori di squadra programmati ad hoc, dove bulli e vittime si trovano a collaborare insieme nel progettare e portare a termine un lavoro. Anche lo sport e il teatro possono svolgere questa funzione così come la musica. Quando si suona in una orchestra bisogna coordinarsi, collaborare, concentrarsi sulle note, imparare l’uno dall’altro e sviluppare un tipo di sensibilità che va nella direzione opposta al bullismo.
Perché non pensare a un ritorno a una scuola dove sia possibile anche "pensare le emozioni", insegnare ai bambini il potere del ragionamento, imparare cioè a pensare le emozioni e a gestirle.
Occorre dare un valore morale ad ogni scelta. Il mondo delle emozioni è un negozio di cristalleria nel quale la tv e internet spesso entrano con la delicatezza di un elefante.
Prestiamo attenzione a tutto ciò e ognuno col e nel suo ruolo, genitori, docenti, operatori della comunicazione facciamo la nostra parte con amore.


Daniele Damele

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