Sunday, May 27, 2007

FVG: l'emergenza della politica



Cementificio, Tav, ma anche rigassificatori, elettrodotti e vetreria hanno riportato a galla l'emergenza politica presente nella nostra realtà. Ricette miracolose non ce ne sono anche perché dobbiamo, amaramente, constatare che scontiamo, per lo più, le "non scelte" del passato. Oggi, occorre interrogarci, e dobbiamo farlo velocemente, proprio a causa degli errori del passato, non certamente solamente recente, su quale modello di sviluppo socio-economico intendiamo attuare per il futuro delle nostre genti e su quanto risulta necessario porre in atto.
Chi sta nelle istituzioni ha il compito di recepire le istanze della gente, ma anche di guidare la comunità consci della situazione attuale e delle prospettive future.
Oggi occorre attuare nel settore delle infrastrutture, ma non solo, scelte coraggiose anche a prezzo dell'impopolarità. Ogni insediamento o infrastruttura deve garantire al 100% il rispetto dell'ambiente e della salute pubblica. Per questo ci sono leggi, giudicate sinora adeguate (altrimenti ci sono Parlamento e Consiglio regionale a cui rivolgersi per chiederne modifiche e integrazioni) ed Enti preposti ad effettuare tutti i controlli preventivi del caso. Arpa e Aziende sanitarie hanno tecnici preparati e competenti che sanno quello che fanno. Basta dare loro il tempo necessario a compiere ogni verifica e attenersi a un tanto.
Il problema che sollevo è quello precedente e successivo a queste procedure. Mi riferisco al ruolo della politica la quale prima dell'entrata in campo dei tecnici (tutori della salute e dell'ambiente) deve scegliere: dapprincipio va definito il modello di sviluppo ecocompatibile e poi l'attuazione di quanto approvato in quanto a norma di legge e compatibile senza più ripensamenti o tentennamenti per tardive (se le scelte sono state spiegate prima) sollevazioni di piazza.
Occorre che la politica si riappropri del proprio ruolo decisionale confrontandosi con la popolazione spiegando i perché delle scelte. Occorre spiegare, ad esempio, che di energia non possiamo fare a meno ed è meglio se paghiamo meno queste fonti. Quindi sì a tutte le possibili fonti energetiche alternative, ma sì anche a elettrodotti e rigassificatori, o meglio a quanto di dette strutture servono per il nostro futuro. Il cittadino sa questo? E' stato reso edotto dalla politica di ciò? Sono stati discussi i piani energetici con la gente, magari attraverso il coinvolgimento dei partiti e del loro ruolo previsto dalla Costituzione che non dev'essere limitato a quello di meri movimenti elettorali?
Una volta scelto che un elettrodotto e un rigassificatore vanno realizzati e fatte salve la tutele ambientali e di salute, lo ripeto al 100%, la politica deve guidare l'attuazione delle scelte, ancora una volta spiegando compiutamente ai cittadini quanto s'intende fare e quanto scelto in precedenza secondo un modello di sviluppo sociale ed economico condiviso, pena il rischio di vivere in un'area isolata e povera anche perché no a tutto non si può dire, meglio, molto meglio dei sì convinti a progetti rispettosi della salute e dell'ambiente come pure dei cittadini.

Daniele Damele

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