Saturday, April 14, 2007

BULLISMO: no alla sindrome del Grande Fratello che caratterizza le reazioni al suicidio del giovane piemontese


Ho sentito le prese di posizione di alcuni compagni di scuola del ragazzo suicida piemontese che non ha retto alle continue prese in giro e agli scherni sulla sua presenta omosessualità.
E' inaudito. Come si fa a sostenere che "se era così debole da non reggere, meglio che l'abbia fatta finita" oppure ad affermare che "non ci sentiamo affatto responsabili di quella sua scelta per averlo preso un po' in giro". Dal canto loro gli insegnanti hanno, invece, rinviato le responsabilità alla famiglia.
Io sostengo che un suicidio giovanile è la sconfitta, sempre, di tutti. Ma come fare a debellare il bullismo e far tornare nelle scuole, nella famiglie e nei media i valori?
Sono un convinto assertore che il pugno di ferro e la sindrome da Grande fratello puntando a eliminare, magari sospendere, i ragazzi che sbagliano sia un errore che in una qualche forma trasmettiamo ai ragazzi, anche con certi reality spazzatura.
Nelle scuole non serve alcun atteggiamento da sergente di ferro in stile buttafuori. Questo è un messaggio comunicativo diseducativo che penalizza e intimidisce i ragazzi. E, si badi bene, non si tratta d'essere buonisti, ma di privilegiare attenzione, ascolto, affetto e amore
Ci sono valori da comunicare ai giovani che nulla hanno a che vedere con il pugno di ferro anche perchè lo studio di Einstein e Ghandi salverà molti più giovani di mille consigli di disciplina.

Daniele Damele
Docente di etica e comunicazione
Università di Udine e Gorizia

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