Saturday, April 28, 2007

TELEFRIULI: "Conosciamoci" ospita mercoledì 9 maggio alle 22 i ragazzi del Collegio del Mondo unito dell'Adriatico di Duino (TS)


UDINE – Prosegue con successo il terzo ciclo della rubrica televisiva, in onda su Telefriuli, sulle storie di vita di casa nostra, “Conosciamoci”, trasmissione sulle solidarietà del Friuli Venezia Giulia ideata e condotta in diretta da Daniele Damele. Gli ospiti centrali di mercoledì 9 maggio alle ore 22 (in replica venerdì alle 8.45 e martedì alle 12) saranno gli studenti del Collegio del Mondo unito dell'Adriatico di Duino (nella foto Moretti con Damele) e il loro direttore musicale Stefano Sacher. Chi desidera intervenire alla trasmissione può inviare una mail a damele1962@interfree.it . La trasmissione vedrà la presenza in studio, ogni settimana, di vari ospiti del mondo sociale e culturale del Friuli Venezia Giulia.

AIDO: dal 6 al 13 maggio '07 la Settimana nazionale della donazione e dei trapianti


UDINE – "Il miglior modo di festeggiare le Giornate Nazionali della donazione e del trapianto d'organi, che si terranno anche in Friuli dal 6 al 13 maggio, è quello di sensibilizzare ognuno di noi a dichiarare preventivamente il consenso al prelievo dei propri organi e tessuti dopo la morte anche per non lasciare questo arduo compito ai propri cari già provati da una grave perdita": questo quanto dichiarato da Daniele Damele, responsabile nazionale della comunicazione per l'associazione italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule (AIDO).
Sempre secondo Damele “le Giornate decise a livello nazionale hanno lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica proprio sul tema della donazione di organi e promuovere una campagna per il Consenso informato riguardo alla donazione di organi, tessuti e cellule, come previsto dalla legge sui trapianti 91 del 1999”.
Damele ha, poi, sottolineato che “la semplicità dell’obiettivo, informare correttamente ed esaurientemente tutti i cittadini Italiani in modo che possano realizzare una scelta consapevole e socialmente utile, non deve minimizzare la complessità del progetto dell’Aido, in quanto esistono due problemi di fondo molto complessi, quello riferito alla volontà di sradicare le prevenzioni accumulate da anni di controinformazione e quelle di raggiungere quei cittadini che per situazioni logistiche, spesso sono esclusi dalle comunicazioni degli organi istituzionali”.
In questo campo l’Aido è in grado di dare un notevole contributo sia sul piano culturale, in quanto da oltre trenta anni svolge lavoro di informazione, sia su quello logistico, per la presenza di gruppi attivi in quasi tutto il territorio regionale. Lunedì 7 alle 20.30 l'Aido provinciale udinese terrà un incontro a Latisana proprio per favorire questo progetto comunicativo.
Sempre in occasione delle Giornate nazionali della donazione e del trapianto d'organi Damele ha segnalato che numerose informazioni sono reperibili ai siti internet: http://www.daivaloreallavita.it,/ http://www.trapianto-giornatanazionale.it/, http://www.aido.it/ e http://www.ministerosalute.it/ oppure telefonando al numero verde 800/333033.

TI ASPETTO sabato 5 maggio all'hotel Bristol di Genova alle ore 10


Daniele Damele, docente di etica e comunicazione all'ateneo udinese, terrà una relazione all'hotel Bristol di Genova sabato 5 maggio alle ore 10 al convegno promosso dallo Zonta International Club del capoluogo ligure sul tema "media e ragazzi". Il Convegno prende il titolo di "Rispettiamo i Bambini" e si colloca in seno al programma di prevenzione della violenza contro i minori ideato dal club. Dopo i saluti della presidente del service fondato negli Usa nel 1919, Giustina Greco, prenderà la parola Damele (nella foto Moretti). Seguirà un dibattito con i soci. Hanno già assicurato la loro presenza oltre 200 persone.

Monday, April 23, 2007

DROGA nelle scuole: i doveri degli adulti


La recente vicenda della droga nelle scuole dell'Alto Friuli ha certamente scosso anche se non è affatto una novità. I minori, spesso giovanissimi, sono da tempo protagonisti di storie quotidiane di trasgressione, ammesso che sia questo il termine corretto. Non passa quasi settimana, in questo periodo, infatti, senza che i mass-media non riportino notizie che hanno come protagonisti adolescenti con esiti talvolta anche drammatici ed angoscianti. Come gli innumerevoli casi di bullismo spesso ripresi anche dai telefonini e diffusi in internet.
E’ doveroso provare a interrogarsi sulle cause o concause che determinano certi atteggiamenti nei giovanissimi e cercare con umiltà e tenacia possibili soluzioni, ad una piaga sociale che rischia di degenerare sempre più: reputo, infatti, inutile fingere di meravigliarsi. E’ evidente che i bambini ci guardano e imitano gli adulti magari usando un po’ di fantasia. Siamo noi i cattivi maestri. Ecco allora che vediamo i nostri figli oggi stare ore al computer, denigrare genitori e insegnanti, fare sesso e consumare droga anche sotto i 14 anni.
Oggi viviamo in un contesto civile nel quale anche i valori base tramontano a vantaggio di un esasperato relativismo, di un consumismo e di un edonismo selvaggi, dato che questa società ha eretto l’aspetto della visibilità a valore addirittura irrinunciabile. Ma allo stesso tempo sarebbe un errore accusare le famiglie del cattivo andamento dei figli. Serve che le varie istituzioni, prendano atto insieme di ciò ed assieme agiscano di conseguenza. I genitori e la scuola non vanno lasciati soli occorre per entrambi un supporto adeguato. Nel guidare il soggetto in crescita verso l’acquisizione della ragione è importante l’azione educativa ed istruttiva della scuola che può essere esercitata solo mediante docenti preparati e motivati nello svolgimento della loro delicata professione.
Mettiamocela tutta perché i ragazzi sono il nostro futuro, ma è del loro presente, oggi, che dobbiamo occuparci e bene.

Daniele Damele
Docente di Etica e comunicazione
Università di Udine

Friday, April 20, 2007

UNICEF e Microsoft: missione internet sicuro


"Missione Internet Sicuro!" è ufficialmente partita nelle scuole di tutta Italia. Il nuovo progetto già annunciato e oggi finalmente operativo è stato voluto da Unicef Italia e Microsoft Italia in collaborazione con la Polizia di Stato e la Polizia Postale e delle Comunicazioni, con il patrocinio del ministero per le Politiche della famiglia. L'iniziativa è rivolta a 1.000 scuole, ai loro insegnanti e genitori, attraverso due distinte fasi di sviluppo: una didattica, che si svolgerà direttamente in classe, l'altra di partecipazione a un concorso, cui sarà possibile accedere online. L'obiettivo è insegnare ai più piccoli come usare senza pericolo e in modo produttivo le nuove tecnologie e internet. Senza incorrere in malintenzionati pedofili. "Con tale progetto si fa informazione e formazione tra i giovani e tra gli educatori, sia genitori sia insegnanti" dice Daniele Damele, docente di etica e comunicazione all'ateneo udinese.
"Si entra nelle classi con un gioco, un cruciverba da completare con le parole chiave legate al mondo di internet. Uno spunto per parlare in classe dei vantaggi della rete e delle sue insidie". Internet viene riconosciuto non come uno strumento da demonizzare ma come una risorsa per condividere le informazioni e la conoscenza. "Le tecnologie hanno cambiato il modo di relazionarsi con gli altri - dice sempre Damele - ma deve poter essere un luogo sicuro per tutti, anche per i più piccoli. Come amplificatore della diffusione della conoscenza, internet diventa anche amplificatore dei pericoli. Questo progetto vuole dare gli strumenti per ridurre al minimo i rischi".
Gli insegnanti avranno modo di iscrivere le classi a un concorso per vincere dei pc messi a disposizione da Microsoft e potranno scaricare il materiale multimediale gratuitamente in fase di registrazione al concorso all'indirizzo www.apprendereinrete.it/concorsoUNICEF oppure direttamente dal sito http://www.apprendereinrete.it/. Per partecipare al concorso basterà risolvere il cruciverba, identificare la parola chiave che vi è contenuta e comunicarla via internet. Ciascun insegnante, così, dopo aver inserito la parola chiave e aver risposto a un breve questionario, consentirà alla propria classe di accedere all'estrazione di due dei 10 pc in palio. Ogni docente potrà scegliere tra sette diversi profili, a seconda del livello di istruzione degli studenti. "La collaborazione tra pubblico e privato è fondamentale in questo contesto" continua Damele. "Senza l'Unicef, il ministero per la Famiglia e la Polizia Postale non si sarebbe potuto fa nulla di così capillare e diffuso".
I più piccoli, purtroppo, sono i primi a essere colpiti negativamente dai rischi della Rete e sono anche quelli che hanno meno discernimento tra quello che è giusto e quello che non lo è. E non ne parlano con i genitori. Secondo un'indagine di qualche mese fa condotta dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni, il 75% dei ragazzi che viene adescato in Rete non lo dice ai genitori perché, spiegano alcuni di loro, i genitori non capirebbero. "Qui si tratta di instaurare un dialogo tra ragazzi, insegnanti ed educatori" dice Damele. "E' un programma amplissimo, che dovrà coinvolgere prima di tutto i genitori, con cui il dialogo è più difficile, specialmente se si parla di internet e tecnologie. Tra poco sarà attivato anche un Centro nazionale di contrasto alla pedofilia proprio per avere sempre più strumenti a disposizione contro un fenomeno dilagante. Così come partirà una campagna anche per un uso più consapevole del cellulare". Ministero-imprese-famiglia-scuola. Un circolo virtuoso che se organizzato come una sistema rete può costituire un baluardo duro da sfondare. Un sistema democratico che utilizza strumenti democratici. Tenere i figli lontano da uno strumento valido per crescere e informarsi non è la soluzione, anzi tutt'altro. Importante però è fare rete e far emergere gli elementi positivi in modo non unidirezionale o imposto. Sta poi alle singole famiglie e scuole applicare le modalità attuative che ritengono opportune.
Le scuole potranno partecipare al concorso dal 16 aprile 2007 fino all'11 giugno 2007. Per la lettura integrale del regolamento cliccare su www.apprendereinrete.it/concorsoUNICEF.

YOUTUBE avrà presto un filtro


You Tube avrà presto un filtro che bloccherà i contenuti protetti da copyright. Lo ha annunciato Google.
Battezzato
Claim You Content, il filtro identificherà automaticamente il contenuto coperto da copyright così che sarà possibile rimuoverlo. Sarà online presto, ha detto Daniele Damele, docente di etica e comunicazione all'ateneo udinese. Questo significa che su You Tube non ci saranno più contenuti violenti o nocivi.
"E' una buona notizia - ha detto sempre Damele - in quanto da tempo s'invoca una rete corretta e aperta senza violenza o contenuti inadatti a bambini e ragazzi".

TI ASPETTO mercoledì 2 maggio all'Itc Deganutti di Udine alle ore 18




Nell’ambito del progetto d’Istituto “Accoglienza e prevenzione della dispersione scolastica”, per rispondere all’accresciuta necessità di una fattiva collaborazione con i genitori, al fine di rendere più efficace la comune proposta educativa ed aiutarci ad affrontare la sfida che l’educazione ci pone, l’Itc Deganutti di Udine ha organizzato un Corso per genitori dal titolo “Educazione un rischio necessario”.
Il corso coordinato dalla prof.ssa Eugenia Cinello prevede quattro incontri, i primi due incontri tenuti dal dott. Devid Cescon si sono tenuti nei mesi scorsi, il terzo incontro dal titolo:

“GLI ADOLESCENTI E LA TELEVISIONE”

si svolgerà, invece, mercoledì 2 maggio 2007 dalle ore 18,00 alle 20,00 all’Aula Magna dell’Istituto Deganutti in viale Diaz n.60/a.
Il relatore sarà il dott. Daniele Damele, giornalista, laureato in Scienze politiche, dottore di ricerca in Geopolitica, docente di Etica e Comunicazione presso l’Università degli Studi di Udine. Da sempre si adopera per la tutela dei minori rispetto agli effetti della televisione e ai pericoli della rete e delle truffe nelle televendite, questi temi sono oggetto anche del suo ultimo libro dal titolo: “Società e tutela dei minorenni nel mondo globalizzato dei media”

Sunday, April 15, 2007

BULLISMO e mobbing: contrastiamoli con l'amore


Ai primi di aprile si è svolto un talk show all'Iti Malignani di Udine sul tema "Bullismo? ... No, grazie!". Successivamente si è sviluppata una polemica su come affrontare il bullo. Da una parte il sottoscritto critico sui comportamenti non improntati sull'accoglienza. Dall'altra chi è giunto a descrivere gli insengnanti "a scuola come in trincea". Sono anche stato accusato personalmente. Certamente nell'indicare un percorso da seguire coi ragazzi basato su ascolto, attenzione, affetto e amore ho usato toni forti contro certi atteggiamenti, ma mai contro persone. Ho subito una reazione con un'acredine mai vista prima. Ho pensato di aver sbagliato a usare certi toni e mi sono scusato per gli stessi. Il tutto ha, comunque, provocato un dibattito su bullismo, indifferenza, ruoli e situazione delle scuole in Friuli. Da tempo, infatti, varie notizie riempiono le pagine dei giornali e gli schermi delle tv, specie nazionali, portandoci all'attenzione uno dei maggiori problemi che affigge la nostra, apparentemente civilizzata, società: il bullismo.Non ne siam immuni nemmeno in Friuli, anche se, fortunatamente, qui l'emergenza sembra essere più l'indifferenza ai valori. Tale fenomeno, negli ultimi anni, sembra manifestarsi in modo preoccupante e riguardare tutti i ceti sociali e i generi sessuali, senza alcuna distinzione. Un male della nostra attuale società che in età evolutiva si chiama, comunque e appunto, bullismo e che, quando riguarda l'età adulta, prende il nome di mobbing o violenza.

In tal senso, infatti, il bullismo, al pari del mobbing, deriva da un comportamento vessatorio, ripetuto nel corso del tempo, messo in atto ai danni di un soggetto più debole al fine di compiere azioni offensive, nei confronti di quest'ultimo, da parte di una o più persone.

Nel terzo millennio, nell'area del progresso e dell' integrazione delle differenze, come è possibile poter spiegare la diffusione di una condotta che affonda le proprie radici nel tentativo di prevaricare e vittimizzare un altro essere umano tendenzialmente più debole? Nel bullismo, come nel mobbing, gli atti e i comportamenti rilevanti si traducono in critiche, molestie, minacce, maltrattamenti verbali esasperati e in atteggiamenti, più o meno marcati, che danneggiano la personalità dello studente come del lavoratore, sovente mediante la delegittimazione dell' immagine proposta anche alla presenza di terzi. Al bullismo maschile, in particolare, che si rileva più frequente, diretto e visibile, si affianca il bullismo femminile. Quest' ultimo si caratterizza come fenomeno più psicologico che fisico, in quanto si propone mediante pettegolezzi, sarcasmo e critiche negative indirette (parlare alle spalle), dunque, con dicerie che mettono in cattiva luce la vittima. Nel bullismo e nel mobbing, quindi, vi è la mortificazione della dignità e del rispetto della persona ponendo, in tal modo, le basi per l'instaurarsi di difficoltà crescenti di tipo psicologico ed emotivo che, nel tempo, determinano un disturbo depressivo. A scuola, palestra di apprendimento per la vita, e nell'ambito lavorativo, luogo di espressione delle proprie competenze professionali, si rilevano contesti che incredibilmente nascondono, nel tessuto di relazioni tra pari, una cultura di violenza ancora non sufficientemente presa in considerazione e, conseguentemente, non combattuta appieno nell' Italia dei nostri giorni. Violenza tra ragazzi, tra questi e gli insegnanti oltre che viceversa e tra i genitori e i docenti.Il muro del silenzio eretto su una realtà conosciuta da molti è il grande ostacolo da superare per iniziare a dare delle efficaci risposte a questi mali. L'omertà, come spesso accade, è vera nemica del benessere fisico, ma soprattutto psicologico, delle persone giovani o adulte. In fondo, cosa saranno mai delle prese in giro? Cosa potrà mai far sortire il parlare male di qualcuno? Quanta dignità potrà mai togliere un insulto? A fronte di simili sdrammatizzazioni ciò che colpisce e non può non far riflettere, è l'aspetto sconcertante costituito dal silenzio degli alunni e dei colleghi delle vittime, consapevoli di assistere a violenze e prevaricazioni ma a cui manca il coraggio di denunciare i fatti, di allearsi con il più debole che troppo di frequente soccombe schiacciato dal peso dei comportamenti vili e meschini subiti. Quindi, cosa poter fare per buttar giù il muro dell'indifferenza? Impegno, ascolto, attenzione, sensibilità, affetto, e lo spronare al dialogo e alla presa di posizione: queste le modalità attraverso le quali poter dare uncontributo. E, se si volesse volare più in alto, sopra il muro dell'indifferenza, sarebbe utile il ricorso agli psicologi, professionisti che per lavoro si occupano della prevenzione e della tutela del benessere della persona, i quali sarebbe opportuno fossero presenti nell'organico delle scuole e dei contesti di lavoro.
Lo psicologo, al contrario, quasi mai viene previsto come figura professionale. Un costo economico troppo elevato per un istituto scolastico o una azienda è, spesso, la risposta a tali osservazioni.Purtroppo, i luoghi formativi e professionali frequentemente trascurano l'importanza e l'imprescindibile necessità, per il raggiungimento dell'apprendimento e del profitto, di garantire il benessere psico- fisico di tutti, specie attraverso i valori, specie con l'amore.

A fare la loro parte devono essere anche i mezzi di comunicazione divenuti, ormai, anch'essi agenzie educative con la loro proposta di modelli comportamentali.


Daniele Damele

Docente di Etica e comunicazione

Università di Udine e Gorizia

SANT'AGOSTINO: "La morte non è niente..."


La morte non è niente. Sono solamente passato dall'altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l'uno per l'altro lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di voce, non assumere un'aria solenne o triste. Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Prega, sorridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d'ombra o di tristezza. La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c'è una continuità che non si spezza. Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente,
solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono lontano, sono dall'altra parte, proprio dietro l'angolo. Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata. Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace.

SICUREZZA stradale: dal 23 al 29 aprile la settimana mondiale


Dal 23 al 29 aprile si terrà la settimana mondiale della sicurezza stradale voluta dall'Onu. L'obiettivo è quello di far sì che le domeniche in tv e i lunedì sui giornali non appaiano più dei veri e propri bollettini di morti giovani. Stragi del sabato notte che spesso hanno delle terribili anteprime già il venerdì notte. I fine settimana sono, infatti, caratterizzati dalle uscite dei ragazzi, per lo più in discoteca, ossia da peregrinazioni, una sorta di nomadismo da questa all'altra struttura alla ricerca di divertimento e sballo, una frenetica e spasmodica ricerca di evasione e trasgressione fino alle cosiddette ore piccole. Poi il ritorno a casa con, spesso, una dose elevata, troppo elevata di alcool, ma anche, ahimé, di sostanze stupefacenti. A nulla è valso l'invito, rivolto tempo fa, a non far bere (e nemmeno drogarsi) almeno l'autista della compagnia, quasi, peraltro, fosse inevitabile accettare che i sabato sera si deve eccedere con alcolici e droghe.
Il governo nazionale ha opportunamente predisposto delle linee guida per contrastare e prevenire tale fenomeno che non è certo nato ieri, ma io credo che occorra fare molto di più, andare oltre al fine di favorire la proposta di una nuova cultura della sicurezza, non solo stradale, ma personale di ognuno di noi.
Innanzi tutto le infrastrutture: occorrono investimenti sulle strade per renderle più sicure, al di là dei week end. Creare più corsie e una divisione con guard rail del senso di marcia in tutte le strade dove ciò sia realizzabile con esclusione delle vie comunali è un obiettivo imperativo. Già così si renderebbero impossibili gli scambi di carreggiata e non sarebbe affatto poca cosa. Poi occorre favorire la diffusione di corsi di specializzazione alla guida dei veicoli. La patente di guida è una cosa, specializzarsi mentre si conduce una vettura, magari ad alta velocità e tutt'altra cosa.
Ma ciò che si rende indispensabile è l'accennata ricerca di una nuova cultura con messaggi educativi per tutti di alto livello. Bisogna entrare nelle scuole, nelle università, nelle famiglie con proposte accattivanti e forti che tendano a esaltare il valore della vita umana. Bene sarebbe utilizzare testimonial esaltati dai giovani, favorire la diffusione di film e fiction contenenti messaggi positivi.
I media, sì, ancora una volta sempre loro, tv, internet, videogiochi e tutti gli altri organi di comunicazione possono e devono, assieme e di concerto con istituzioni, associazioni e persone, svolgere un ruolo educativo. L'importante è fare presto perché i fine settimana arrivano inesorabilmente ogni sette giorni.

Daniele Damele
Docente di Etica e comunicazione
Università di Udine e Gorizia

Saturday, April 14, 2007

BULLISMO: no alla sindrome del Grande Fratello che caratterizza le reazioni al suicidio del giovane piemontese


Ho sentito le prese di posizione di alcuni compagni di scuola del ragazzo suicida piemontese che non ha retto alle continue prese in giro e agli scherni sulla sua presenta omosessualità.
E' inaudito. Come si fa a sostenere che "se era così debole da non reggere, meglio che l'abbia fatta finita" oppure ad affermare che "non ci sentiamo affatto responsabili di quella sua scelta per averlo preso un po' in giro". Dal canto loro gli insegnanti hanno, invece, rinviato le responsabilità alla famiglia.
Io sostengo che un suicidio giovanile è la sconfitta, sempre, di tutti. Ma come fare a debellare il bullismo e far tornare nelle scuole, nella famiglie e nei media i valori?
Sono un convinto assertore che il pugno di ferro e la sindrome da Grande fratello puntando a eliminare, magari sospendere, i ragazzi che sbagliano sia un errore che in una qualche forma trasmettiamo ai ragazzi, anche con certi reality spazzatura.
Nelle scuole non serve alcun atteggiamento da sergente di ferro in stile buttafuori. Questo è un messaggio comunicativo diseducativo che penalizza e intimidisce i ragazzi. E, si badi bene, non si tratta d'essere buonisti, ma di privilegiare attenzione, ascolto, affetto e amore
Ci sono valori da comunicare ai giovani che nulla hanno a che vedere con il pugno di ferro anche perchè lo studio di Einstein e Ghandi salverà molti più giovani di mille consigli di disciplina.

Daniele Damele
Docente di etica e comunicazione
Università di Udine e Gorizia

Sunday, April 01, 2007

CARTONI: suicidio della Regina Elisabetta, un grave errore


In Inghilterra hanno messo in onda un cartone animato con il suicidio della Regina Elisabetta. Il cartoon fa vedere la nobile inglese mettersi il revolver in bocca e uccidersi per non essere riuscita a conquistare gl Usa. Inaudito, un grave errore che vede, peraltro, gli autori del cartone niente affatto pentiti.
Non è scandaloso il fatto che a suicidarsi sia la Regina britannica, ma il fatto che un cartone, solitamente destinato ai bambini, che attrae i minori, preveda una scena di suicidio.
Per favore protestiamo e facciamo smettere questa rincorsa frenetica verso messaggi altamente negativi.

Daniele Damele
Docente di Etica e comunicazione
Università di Udine e Gorizia